Praga – Istruzioni per l’uso

  Una gita a Praga,  

ovvero come unire al dilettevole anche il dilettevole.

Dall’1 al 3 aprile 2011, in quel di Praga, si terrà il 5° Meeting internazionale di Patchwork.

Le due edizioni precedenti, che ho avuto la fortuna di vedere, sono state piacevolmente sorprendenti per l’originalità e la freschezza dei lavori esposti. Anche il clima aveva una certa sua freschezza, ma questo è un altro discorso…

Un’inventiva sciolta, unita a una assoluta temerarietà nell’uso del colore, hanno generato dei veri capolavori, composizioni geniali, mai scadenti nella supponenza o nell’inutilmente elaborato.

L’ammirazione è maggiormente dovuta anche in considerazione del fattore età, che nel caso delle quilter praghesi è relativamente bassa, e sappiamo bene quanto conti l’esperienza in questa attività. Non oso pensare cosa saranno capaci di combinare tra qualche anno!


In molte parti della Boemia, il patchwork è una piacevole novità, e le artiste locali hanno trovato in esso vasti spazi di espressione estetica e culturale. Se poi sommiamo pure la voglia di libertà espressiva, di spensieratezza, di vivacità, in un paese per troppo tempo confinato e compresso in spazi angusti, soffocato da poteri occhiuti e pervasivi, emergono una passione e una creatività senza limiti.


La sensazione di trovarsi di fronte a un processo in divenire, destinato a crescere, un bocciolo che non ha ancora pienamente disteso al sole la sua affascinante corolla, è confermata dall’organizzazione un po’ naif (mi piace!) della manifestazione, e da come questa sia ancora (purtroppo) relegata in periferia, collocata in ambienti resi adatti solo grazie alla fantasia e alla buona volontà dell’associazione locale.


Tra l’altro, per motivi che mi sono ignoti, finora questo interessante meeting internazionale è stato, quasi sempre, un po’ snobbato dalle riviste del settore, le quali insistono nel promuovere prevalentemente le grandi manifestazioni che sono ben note al pubblico.

Visto l’innegabile successo delle mostre precedenti, in futuro le quotazioni del patchwork a Praga godranno probabilmente di maggior credito, e sarà finalmente riconosciuto il valore artistico di queste opere tessili, alle quali verrà offerta una sistemazione adeguata, più centrale, sperando che, col crescere della considerazione, non si perda per strada la schiettezza che rende unici questi gioielli del cucito creativo.



Se per raggiungere l’esposizione è necessario soffrire (ma solo un po’), la visita di Praga è una gioia per gli occhi: non si sa dove posare lo sguardo, tante e tali sono le cose da vedere.

Non è necessario che descriva tutte le attrazioni che offre questa antica città, il castello, la città piccola con le sue caratteristiche viuzze, la Moldava e i suoi ponti (non perdetevi una gita in battello!), il vecchio quartiere ebraico, il parco di Stramovska, i musei (Kafka e Mucha, tanto per fare dei nomi);  se già non le conoscete le potete pregustare su qualsiasi guida turistica, oppure anche in qualche sito internet (es. Guida di Praga , Praga con Alberto, ecc.).

Però ci sono ancora altri buoni motivi che giustificano un viaggio nella capitale ceca.



In primis, è il paradiso del bon viveur. I locali di Praga offrono il conforto di un ambiente caldo, birra fresca a fiumi, e piatti che fanno venire l’acquolina in bocca solo a leggerli sul menù.

Ricordo ancora, con angoscia, le serate a Birmingham, un buco nello stomaco e nessun posto decente dove buttar giù un boccone, solo dei plastificati fast food, dove di plastica sembrava anche il cibo (e già chiamarlo cibo è un’iperbole). Mi salvai solo al Triangolo del Balti, dei ristorantini di periferifa dove venivano serviti dei piatti di origine indiana, o giù di lì.


A Praga è tutta un’altra musica. Dietro ogni angolo si apre la porta di una birreria, di un ristorante e, purtroppo, anche qualche pizzeria.

Concedetemi di darvi, come si dice, qualche dritta.

Personalmente ho sempre preferito la semplicità dei piatti serviti da U Medvíků, da U Kata, nel ristorante Pilsner Urquell originale Kolkovna, o alla Novoměstský Pivovar, locali che servono i menù tipici della cucina mitteleuropea.

Tre semplici avvertimenti.

Primo: non aspettatevi dei camerieri servizievoli e pazienti. I praghesi, mai maleducati, sono però generalmente bruschi, sbrigativi, rigidi. Anche se il primato della scortesia spetta ai tassisti e ai conduttori di mezzi pubblici, i camerieri vi serviranno con sufficienza, come se stessero concedendovi un favore supremo.

Secondo: quando entrate in una birreria, intendo una “vera” birreria praghese, appena seduti prendete il sottobicchiere di cartone dal centro del tavolo e ponetelo di fronte a voi. Il cameriere vi porterà automaticamente una birra. Se non lo fa, è sufficiente indicare quante birre volete con le dita; parlare è considerato superfluo, roba da raffinati. Quando vi porterà le agognate birre, egli porrà sul vostro tavolo un minuscolo foglietto di carta, quasi un pizzino, sul quale egli segnerà, come le tacche che fanno i carcerati nelle celle, i boccali che vi ha servito. Conservatelo gelosamente, guai a perderlo o a stropicciarlo, anche se esso sembra niente di più che un pezzetto di carta malamente strappato da un foglio pescato dal cestino dell’immondizia. Quella modesta strisciolina ha, per il locale, più valore di una regolare fattura commerciale, e rovinandolo vi guadagnerete solamente le rampogne, ovviamente in ceco, dei camerieri, del gestore, e di tutti gli avventori presenti.  Quando ne avrete abbastanza (di birra, intendo), ponete il sottobicchiere sopra il vostro boccale, altrimenti, finita la birra, è probabile che ve ne portino un’altra.

Terzo: ricordatevi che non siete a Oslo (ma neppure a Tijuana, tranquillizzatevi). I borseggiatori di Praga sono dei veri artisti, al pari di quelli di Barcellona. Bazzicano, ovviamente, i posti turistici maggiormente frequentati, i tram e la metropolitana. Vi conviene girare pertanto con pochi soldi, tenere una copia dei documenti personali, e lasciare tutto il resto (es. i biglietti) in albergo. Una carta ricaricabile è l’ideale.

Sono finite le cattive notizie.

Una delle cose più piacevoli di Praga e la capillarità e l’efficienza del trasporto pubblico. La rete formata dalla metropolitana, dai tram e dagli autobus, copre incessantemente la città, fino a notte fonda.

Per chi, come me, arriva da un paese dove se perdi un autobus oppure un treno devi avvisare amici e parenti affinché non denuncino la tua scomparsa ai Carabinieri, tale è l’attesa tra una corsa e quella successiva, godere di un servizio (economico) che garantisce un tram ogni 5 minuti anche a mezzanotte è roba da film di fantascienza.

Se non siete deboli di cuore, vi consiglio di provare l’ebbrezza da otto volante che vi offrono le scale mobili della metropolitana alla stazione di Andel: veloci come una formula uno e con una pendenza dolomitica, sono perfette per i praghesi, sempre di fretta, sempre di corsa, tant’è che, una sera nei corridoi della metro, ci lasciò indietro anche un povero sciancato.

Quale sia la ragione di tutta quella frenesia da formicaio, non mi è dato ancora di comprendere.

Per la sistemazione alberghiera non avete che l’imbarazzo della scelta. Potreste scegliere di alloggiare proprio in mezzo alla Moldava, al Kampa Garden sull’isoletta omonima; se vi piace l’arte moderna, per voi c’è l’Art Hotel; altrettanto fuori dai canoni è il Vintage Design Hotel Sax; se invece vi affascina l’ambientazione storica, l’Hotel Constans, una costruzione del XVI secolo, fa al caso vostro. E già, a Praga, anche tornare in albergo è qualcosa di eccitante.

Tra le centinaia di alberghi è certo che troverete quello che fa al caso vostro. Basta un minimo di dimestichezza con internet per scegliere e prenotare la vostra sistemazione. Grazie a siti specializzati come Boooking e Venere potete anche consultare le opinioni degli ospiti dei relativi alberghi e, credetemi, non sono filtrate oppure “accomodate”, in quanto non mancano casi di giudizi estremamente negativi, bocciature inappellabili, e critiche taglienti.

Grazie a questi “feedback” sarete in grado si evitare brutte sorprese, e potrete trovare il meglio che c’è in rapporto a quello che intendete spendere.

Allora, vi è venuta voglia di visitare Praga? Bene, vediamo ora come arrivarci.

Voli low cost ce ne sono, da Roma, Napoli, Bari, Bergamo e Treviso con WizzAir, da Milano con EasyJet, da Venezia con Germanwings, e altri ancora che potete tutti trovare sul sito WhichBudget, dedicato a chi vuole volare senza spendere troppo.

Quando uscite dall’aeroporto, Terminal 1, potete prendere l’autobus n°100 (facile da ricordare…) che termina la sua corsa al capolinea di Zličín. Ce n’è uno ogni mezz’ora e costa 18 Corone per 18 minuti di viaggio (strana coincidenza).

 
Stazione di Zličín

Da Zličín parte la metropolitana per il centro di Praga. Gli abbonamenti per 3 o 5 giorni sono molto convenienti (330 o 500 Corone).

Chi non volesse prendere l’aereo o non trovasse posto, ha una valida alternativa: il treno.

Da Roma, passando per Firenze, Bologna, Venezia e Udine, parte un comodissimo EuroNight delle ferrovie austriache (OBB) che vi porterà direttamente a Vienna, senza cambi e nella più assoluta comodità.

Oltre ai vagoni dotati di letti e cuccette, sono disponibili delle carrozze con i tradizionali scompartimenti a 6 posti, con le poltrone che si abbassano e si uniscono a formare una fattispecie di giaciglio dove prendere qualche oretta di sonno.

Niente problemi di check-in, bagagli in eccesso, attese per l’imbarco, documenti da esibire mille volte. Si sale in carrozza di sera e si viene amabilmente svegliati alle 7 e 30 da una cortese signorina che vi offre pure un bel caffè caldo.

Alle 8 e 30 si arriva a Vienna. Se la giornata è propizia, dalla stazione di Meidling, in 10 minuti arrivate al castello di Schönbrunn. Niente di meglio di una bella passeggiata nel parco per sgranchirsi un po’ le gambe. Immancabile una capatina in qualche pasticceria per tirare un po’ su i valori del colesterolo.

Da Vienna, i treni per Praga non mancano. Ce n’è giusto uno diretto che parte da Vienna Meidling alle 14 e 33 e arriva a Praga alle 19 e 19. Come dire: dopo aver spazzolato una robusta Wienerscnitzel in Austria, si digerisce in treno e si arriva in Boemia giusto all’ora di cena, dove ci attendono birra e anatra arrosto. Addio linea!

La metropolitana (linea C rossa) si prende direttamente nella stazione di Praga. Se arrivate di sera, dopo le 18 e 30, è probabile che troviate le biglietterie chiuse, preparatevi allora ad acquistare un biglietto presso un distributore automatico. Prendete quello da 26 corone che vi permette di girare per un’ora e un quarto (in tram, autobus e metropolitana).

Ah, dimenticavo: se scegliete OBB, non sperate di prenotare il vostro viaggio, di comprare un biglietto, di ricevere informazioni, nelle biglietterie della stazione. Nulla sanno, nulla possono (o vogliono) dirvi. Eppure questi convogli passano, si fermano, la gente ci sale, ripartono, ma per FS sono inesistenti, irreali, parto della fantasia di qualche eccentrico. Di fronte alla concorrenza, FS e Trenitalia oppongono delle manovre protezionistiche, vessatorie, mi arrischierei a definirle puerili, poco rispettose del viaggiatore e delle sue esigenze.

Poco male. Basta andare sul sito di OBB Italia per consultare gli orari e le offerte, comprare direttamente on-line i biglietti, oppure ordinarli per telefono e riceverli a domicilio.

Se non ricordo male, siete a Praga per una certa mostra patchwork, giusto? Allora vi faccio strada.

Dal centro prendete la metropolitana, linea B gialla (direzione Černý Most) e scendete a Vysočanská.

La stazione fa angolo tra la Solokovsà e la Freyova. Proprio sul vostro lato della Freyova trovate la fermata dell’autobus n°136. L’intervallo tra una corsa e l’altra è di circa un quarto d’ora, non vi toccherà aspettare molto, quindi.

Vysočanská – Fermata degli autobus
Percorso del 136 da Vysočanská a Sklonená

Dovete scendere alla terza fermata, Sklonená,. Sono circa 6 minuti di percorrenza.

Arrivo alla fermata di Sklonená

Sklonená è la prima strada a destra, dove sta svoltando quella automobile blu.

Fermata di Sklonená

Si scende giù per questa stradina. Lo so, non è il massimo come accesso ad una mostra internazionale.

Sklonená

Proseguite per un centinaio di metri e poi girate a sinistra, sulla Mallenkova. Dovreste trovare dei cartelli che indicano la direzione per l’Hotel Step.

Mallenkova

Qualche centinaio di metri ancora e finalmente si arriva all’Hotel Step. Il purgatorio è finito.

Finalmente !

Badate che venerdì, primo giorno di apertura della mostra, questa è visitabile solo dalle ore 14 alle 18, mentre gli altri giorni si può entrare già alle 9 e 30.

La fermata dell’autobus n°136 per il ritorno a Vysočanská si trova, dall’altra parte della strada, vicino ad un edificio giallo (bè, insomma, circa giallo, giallino, nocciolino, crema, boh…).

Potrebbe capitare che, dopo aver goduto della vista di tanti colori, non vi vada di inabissarvi di nuovo nel buio sottosuolo. Allora, per tornare in centro, potreste prendere un tram, per esempio il n°15, che ha il suo capolinea proprio lì vicino, dall’altra parte dell’incrocio (vedi foto), di fronte a quel palazzo azzurro, arrivare fino a Balabenka, e lì prendere il n°8 che vi riporterà nel cuore di Praga.

Vysočanská

Una delle attività più amate dai praghesi è quella di spostare le linee dei tram. Nel caso foste già in possesso di una mappa della rete tranviaria, lasciatela pure a casa, è superata quanto il Codice di Hammurabi, e forse anche queste mie informazioni potrebbero essere già inattuali.

Piccola curiosità. Quando un tram oppure un autobus arriva al capolinea, ne scendono tutti i passeggeri (va bene, fin qui niente di strano…), ma voi non ci potete salire! Il conducente chiude tutte le porte e attende lo scoccare dell’ora fatidica, quella indicata sulla sua tabella di marcia. Solo allora avanzerà di una decina di metri, riaprirà le porte, e voi potrete finalmente salire in vettura. Questo vale anche se fuori sta diluviando, nevicando, cadendo un meteorite: la pausa del conducente è sacra, e lui pretende la sua privacy.

Tiriamo un po’ di somme.

Città storica + attrazioni turistiche + semplice accesso + accoglienza su misura + specialità gastronomiche + Meeting Internazionale del Patchwork = Gita indimenticabile.

Cosa si potrebbe desiderare di più?

Se l’aspettativa di questa esperienza sinestetica non solletica la vostra fantasia, rassegnatevi: siete veramente incontentabili.

A chi invece piacerebbe lasciarsi affascinare da un patchwork mirabilmente composto dai frammenti di rimpianta Belle Époque, potente Mitteleuropa Asburgica, opulento Barocco, indelebile impronta ebraica, severo gotico, deliziosa Art Noveau, sperimentale cubismo, ricordo che per Praga sono passati Giuseppe Arcimboldo, Tycho Brahe, Giacomo Casanova, Christian Doppler, Antonín Dvořák, Albert Einstein, Leóš Janáček, Franz Kafka, Giovanni Keplero, Milan Kundera, Wolfgang Amadeus Mozart, Alfons Mucha, Rainer Maria Rilke, Jaroslav Seifert, Bedřich Smetana, e che lei non aspetta altri che voi.

Allora… ci vediamo lì.

 

 

 

Dal blog www.lastoffagiusta.it

QUADERNETTO NUOVO

Le canzoni spesso ci piacciono nel loro insieme. Le cantiamo senza badare al contenuto che molte volte passa inosservato benché sia ripetuto a memoria, magari sbagliando le parole.
Succede anche a me, allora vado a cercarmi il testo e mi sorprendo quando scopro che la canzone è autentica poesia oppure esprime pensieri che sono anche miei e che potrei sottoscrivere con tutto il cuore.
Questo preambolo per introdurre un quadernetto dove riporterò i testi delle canzoni che trovo interessanti. Per conoscerle meglio insieme, ed evidenziare la bellezza degli scritti che acquistano forza sottolineati dalla musica la quale però può anche distoglierne l’attenzione.
Inizio con “Parole di burro” scritta da Carmen Consoli che dedicherei volentieri ad un amante, e “La cura” di Franco Battiato che mi piacerebbe fosse dedicata a me.

PAROLE DI BURRO

Narciso parole di burro
si sciolgono sotto l’alito della passione
Narciso trasparenza e mistero
cospargimi di olio alle mandorle e vanità modellami…

Raccontami le storie che ami inventare spaventami
raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami inventami
dammi un’altra identità
stordiscimi disarmami e infine colpisci
abbracciami ed ubriacami
di ironia e sensualità

Narciso parole di burro
nascondono proverbiale egoismo nelle intenzioni
Narciso sublime apparenza
ricoprimi di eleganti premure e sontuosità ispirami.

Raccontami le storie che ami inventare spaventami
raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami inventami
dammi un’altra identità
stordiscimi disarmami e infine colpisci
abbracciami ed ubriacami
di ironia e sensualità
abbracciami ed ubriacami di ironia e sensualità

Conquistami

 

DI CARMEN CONSOLI

 

LA CURA

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…
io sì, che avrò cura di te.


DI FRANCO BATTIATO

Eeeeh?

De no creder. Vara coss’ che me toca: scriver come che magno.

Muci, no me xe saltadi i copi, go solo bisogno de dir una roba, parché i me ga fato girar i boboli.

Parché, mi, a casa mia, parlo cussì, missiando anca parole slave e gnoche, no come sè bituai a legerme, ma soraduto no come che i vol quei baloneri dela television.

Per farla curta, vardando la television, me ga capità de veder una spece de reclàm, che ghe xe un mato che parla, ala domacia, a un mato de fora che, ciaro, no riva capir un klinz, e co sto qua che lo varda e ghe rispondi: Eeeeh?.

Robe de mati. Sti tandui i vol far creder che quei che parla dialeto xe indrio cole carte, invesse xe quel che (penso mi) parla in cichera che fa la parte dell’ignoranton.

Se un me parla e no lo capisso ghe dirò “la me scusi?”, “no go capido”, “come la ga dito?”.

“Eeeeh?”, cussì, alla scrausa, podarà risponder un mulon, un tonco, una boba, uno cola pionba.

Bon alora, deso savemo che, grassie al talian dela television, se pol diventar duti mussi. Meno mal che i ghe xe lori se no, no so come ‘ndasimo vanti (o indrio?)

Traduzione

Da non credere. Vedi un po’ cosa mi capita: scrivere come mangio.

Zitti e calmi, non sono impazzito, sento solo il bisogno di esprimere un concetto, perché mi hanno fatto girare i cosiddetti.

Giacché io, a casa mia, così mi esprimo, anche inserendo termini slavi e tedeschi, non come siete abituati a leggermi, ma soprattutto non come vorrebbero quei cacciapalle della televisione.

Per farla breve, guardando la TV, sono incappato in una fattispecie di pubblicità, nella quale si vede un  tipo che sta parlando nel suo dialetto ad un altro che, non riuscendo a comprendere, guardandolo gli fa: Eeeeh?

Cose da pazzi. Questi citrulli vorrebbero far passare il presupposto che chi si esprime in dialetto è culturalmente arretrato, mentre invece è quello che (presumibilmente) parla italiano a fare la figura dell’incolto.

Se qualcuno mi rivolge la parola e non riesco ad intenderlo, gli rivolgerò un “mi scusi?”, “non ho capito”, “come ha detto?”.

“Eeeeh?”, in maniera così volgare, potrà rispondere un ragazzotto, una persona ottusa, un teppistello, un ubriaco.

Bene, adesso sappiamo che, grazie all’italianese della televisione, è consentito diventare tutti maleducati. Meno male che ci sono loro, altrimenti non so come faremmo a progredire (o regredire?)


S’OFFRO

S’OFFRO
S’offro non solo il fatto che mi manca un gatto

S’offro non solo la fame di aver vicino un cane

S’offro perché riesco ad affezionarmi anche a un pidocchio

Pidocchio inteso come parassita umano da cui devo star lontano

Lontano per non ferirmi con la mia stessa mano

E allora s’offro di solitudine cosmica

Cosmica perché mi sento unica magica diversa e quindi inevitabilmente sola

S’offro la mente mai attaccata al corpo e per tenerli insieme devo soffrir le pene

Il pene che mi manca quando mi sento stanca di stare con un uomo

Un uomo umano che è così lontano dal mio ego-centro decentrato

Decentrato devastato distaccato

Da cosa distaccato?

Da me prima tutto

Perciò s’offro di brutto

S’offro perché mi manco

Mi manco dentro il corpo

S’offro perché la mente viaggia sempre per conto proprio

Difficile acchiapparla e ancor di più legarla a questo corpo che amo

Che amo e che bramo unito al mio cervello

Per non perdere quel “bello” di vivere senza dissociazioni interiori

Causa dei miei dolori

E allora soffro e offro monologhi demenziali

In cerca di qualcuno che non li pensi tali

Sperando resto qui mentre vorrei essere altrove

Dove non serve trinciar lo sterno per denudare un cuore che batte

E spinge sangue che offro a chi ne ha bisogno

Per coronare il sogno di non soffrire più

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Ci sono anch’io (Nolama)

Ciao a tutti quelli che leggeranno,sono qui per merito del mio amico Stelio,mi ha preso pazientemente per mano e mi ha portato qui,e poi dice  che è “scorbutico”,ma non è vero anzi è sempre pronto ad aiutare .

Ho ancora  il mio spazio come tanti in myspace ,ma lì è cambiato  tutto ,chi ci ha  profilo sa cosa intendo , na baraonda di pubblicità e scopiazzamento di Facebook ,dove la parola pravacy ora è un opzional  non alla discrezione degli utenti ma in balia di superficialità solo di interesse pubblicitario .

Io sono qui come Nolama che sarebbe l’anagramma del mio nome Manola,sono sempre io ,una qualunque, tra i tanti,ma qualcuno per chi mi stima,cerco sempre di essere coerente con me stessa e la verità la metto al primo posto su tutte le cose che faccio e penso,quindi lo farò anche qui,in questo spazio dove spero di trovare condivisione onesta ,fra tante idee anche diverse ,ma con la stima di pensiero per tutti.

Spero di cominciare così un nuovo percorso con persone che vogliono esserci non per apparire o mettersi in gara ,ma per dire la nostra  e  i nostri pensieri in libertà.Ciao alla prossima Manola

VEDIAMO UN PO’

Eccomi qua in veste di evaporata my3p
Ci sono?
Ci siamo?
Mi vedi?
Adesso vado a vedere.

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Antefatto

Sono anni ormai che sono perseguitato da un nemico implacabile: me stesso. Con le sue armi micidiali, la memoria e lo spirito speculativo, infierisce sul mio animo pavido il quale, per le offese ricevute, si ammala di pessimismo e invidia.
Per cercare di sversare la bile che il mio umore si ostina ad accumulare, non trovando altri canali adeguati, mi avvicinai, dubbioso quale sono, ai social network.
Dopo qualche esperienza interlocutoria e insoddisfacente, un bel dì approdai alle rive di MySpace, che trovai accoglienti e popolate da aborigeni (dal latino ab origine = dall’inizio) amichevoli ed estremamente benevoli.
Come l’isola di “Onda su onda” mi ambientai benissimo, trovando ritmi, canzoni, donne di sogno, banane, lamponi…
Fedeli al motto “un bel gioco dura poco”, gli acefali di MySpace hanno deciso che le relazioni umane non reggono il confronto con il senso degli affari, sposando Facebook e adeguandosi ai suoi aspetti, per me, meno gradevoli.
Il mio spiritito romantico, ovvero votato al sacrificio consapevolmente inutile, e un residuo di ribellismo dei tempi che furono, mi ha spinto ad aprire questo gruppo denominato My3Place ( 3 in inglese somiglia a free = libero ), nella speranza di trattenere i sottili fili che mi legano ad una comunità di persone, che la neolingua della rete, con troppa leggerezza e approssimazione, definisce amici, e che io sento invece come una libera assemblea di spiriti aperti al dialogo, e scusate se è poco.
Questa avventura parte inizialmente su WordPress, in quanto piattaforma gratuita e dotata di un’interfaccia relativamente semplice. Se sorgeranno i presupposti per lo sfruttamento di una struttura più solida e spaziosa, sarà auspicabile la migrazione verso un “vero” blog multiautore,  sempre sotto WordPress.
Ho aperto questo gruppo non sapendo bene neppure come funziona WordPress, e non conoscendone le potenzialità e i suoi limiti. Mi aspetto, oltre agli scritti ed ai commenti di chi vorrà aggiungersi a questo gruppo, anche suggerimenti e indicazioni per un suo migliore utilizzo.
Al momento mi trovo, come il generale Custer, circondato, solo, con la sciabola sguainata: Facebook non avrai il mio scalpo!