Venesia sconta

Ci sono persone che per tutta la vita sognano di andarci. Altre, più fortunate, per visitarla sopportano il disagio di ore e ore di volo in classe economica, oppure si fanno il culo quadrato sulle striminzite potrone di un pullman. Quelli votati al sacrificio assoluto sfidano la sorte, percorrendo sui loro cubicoli di latta e plastica i perigliosi nastri d’asfalto.

Dal momento in cui appoggiano la loro suola sul primo scalino del Ponte degli Scalzi, vengono intruppati e condotti, a tappe forzate, lungo un itinerario obbligato, un tour de force estetico e sensoriale che conduce rapidamente alla saturazione per overdose sinestetica: Rialto, Canal Grande, S. Marco, Palazzo Ducale, Sospiri, Basilica della Salute. Il tutto nella massima calca possibile, senza avere neanche il tempo di respirare l’aria della laguna. Come mangiare un pranzo del più raffinato ristorante di Parigi, ma in piedi, e in mezz’ora.

Non so cosa riportino a casa questi turisti, forse la consolazione di averla visitata almeno una volta prima della fine (loro o della città), o magari l’ebbrezza di aver visto con i propri occhi e toccato con mano le fantastiche scenografie di tanti amati film, oppure lo stupore per una città fuori dal tempo, senza automobili, senza semafori, senza voglia di cambiare. Di sicuro tornano alle loro dimore con qualche pezzetto di vetro, una scatola di dolcetti, un ricordino, magari quelle terribili gondole in miniatura, ma anche una sensazione di incompiutezza, come se ciò che si è visto non fosse tutto, e che al di là dello spettacolo permanente, qualcosa di fondamentale fosse rimasto celato: la Venezia nascosta.

Qua sta la nostra fortuna, quella di poter prendere un treno di primo mattino e, partendo da S. Lucia, girare in lungo e in largo per calli e porteghi, via dai tragitti obbligati, andando a caccia dell’anima vera di questa città, non la potenza marinara, ma la minuzia mercantile, per tornare poi in serata a casa, riposando le stanche caviglie durante il viaggio in treno. E poi un’altra volta ancora, cercando altri scorci e altri climi, e ancora, fino a diventarne dipendenti.

Capita spesso che, riferendo a qualcuno di una mia visita a Venezia, mi venga chiesto cosa c’era di bello da vedere. Ogni volta stupisco, e ogni volta la mia perentoria risposta è invariabilmente: Venezia, cos’altro! Perché (per me, fortunatissimo) ogni volta è come la prima volta, la meraviglia è sempre ineffabile; volentieri mi lascio sommergere dalla sensazione di meravigliosa precarietà e di tenacia (della città e della vita); così affondo estasiato tra le strette calli, dove anche la luce deve venire a patti con la storia,

“… e il naufragar m’è dolce in questo mare…” .

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4 Risposte to “Venesia sconta”

  1. antoniobonetto Says:

    mi hai fatto tornare indietro di 33 anni.
    ho lavorato a venezia per 3 anni, i miei migliori anni, dai 19 ai 22. nel mentre ho conosciuto Rosa e ci siamo sposati, ricordi indelebili. venezia è magica, la racconterò piano piano la venezia di tanti anni fa.

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    • Stelio Says:

      Piano piano, quando si narra di Venezia non si deve far troppo rumore, a meno che non sia Carnevale, ovviamente.
      E i coriandoli? Ti ricordi cos’erano in origine?

      Ciao

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  2. Manola Says:

    Sì siamo fortunati,noi vicini a Venezia,l’ho potuta conoscere tra calle e scorci chiaro scuri purtroppo tanti anni fa, ho per fortuna ancora un ricordo indelebile,mentre non ho ancora visitato Roma che penso sia una città anche lei da conoscere oltre le solite visite guidade solite ,ogni città con il loro fascino di storia e vita nascosta ai più .
    Belle foto grazie per la condivizione 🙂

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