Per primo

Guardate questa faccia e ditemi cosa vi ispira.
Non so voi, ma ogni volta che nel corso del tempo mi sono imbattuto in qualche immagine di
quest’uomo, ho sempre provato un moto d’affetto, una strana commozione, un groppo alla gola
di cui ti vergogni un pò perchè difficile da confessare.
Guardate questo sorriso e ditemi che non è genuino, che non vorreste abbracciarlo, che non ne
siete un pò invidiosi come me.

Yuri Gagarin

Yuri Gagarin

Quando questo ragazzo diventò il primo uomo ad andare nello spazio, aveva solo 27 anni.
Ci pensate?…27 anni.
La gente “normale” a quella età fa altre cose. Studia, si cerca faticosamente un lavoro, si
arrangia. D’accordo, certo, una volta le cose erano diverse, altri tempi.
Ma pensateci un attimo…27 anni, sono davvero pochi per avventurarsi là dove nessuno è mai
stato. E non è la stessa cosa che andare a scoprire le Nuove Indie su tre caravelle, che siamo
d’accordo che l’oceano faceva paura come lo spazio, ma almeno si era in compagnìa di un
equipaggio. E non è nemmeno la stessa cosa che andare in cima al K2 o all’Himalaya, che è
davvero una bella impresa ma alla fine, se vai a vedere, sei salito solo di qualche km sul livello
del mare. Cosa ti porti dentro quando, non ancora uomo maturo, ti sparano tra le braccia di Dio,
in un blu così profondo che ne potevi nemmeno concepire l’esistenza, solo come mai nessuno è
stato prima, a guardare come son piccine le nazioni quando le vedi sfilare sotto il tuo balconcino
personale che corre a 27.400 km/h sopra le nuvole, per poi tornare sano e salvo là dove ci sono
mani da stringere e tanta gente che ti chiama per nome e vuole salutarti?

Martedì 12 Aprile 2011 saranno passati 50 anni dal quel giorno. All’epoca avevo poco meno di
due mesi. Io sono ancora qui a parlarne. Quel ragazzo invece no, non ha potuto invecchiare con
questo ricordo. Se ne è andato a soli 34 anni in un incidente di volo.
Mi piace ricordarmi di lui. Ho letto della sua vita e di ciò che hanno raccontato coloro che l’hanno
conosciuto. Si sposò a 23 anni, appena fu promosso ufficiale pilota, con sua moglie Valentina.
Ebbe due bambine e fu un padre affettuoso e giocherellone. Non aveva l’aspetto dell’eroe, nè un
fisico da superuomo, anzi era di piccola taglia e questo fu uno tra i tanti fattori che lo fecero
preferire ad altri, poichè la capsula non era esattamente una suite di lusso. Era un tipo tranquillo,
riflessivo, allegro.

Mi piace ricordare di quella storica passeggiata e di quanto raccontò dopo.
Circumnavigando la Terra nella mia navetta orbitale, ho osservato la bellezza del nostro
pianeta. Gente del mondo, dovremmo proteggere ed esaltare tutta questa bellezza, non distruggerla!
“.
Parole scritte per lui dalla propaganda?…può darsi. Non credo poi faccia una differenza sostanziale.
Anche se solo l’altro ieri abbiamo sporcato ancora di veleni letali questa enorme palla azzurra su
cui viviamo, a me basta guardare questo sorriso per nutrire ancora una speranza.

– – – – – – – –

Yuri Gagarin’s First Orbit

Yuri’s Night

50th Anniversary

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3 thoughts on “Per primo

  1. E’ il sorriso sincero di chi si rende conto di aver fatto tombola.
    Prima del suo volo orbitale, i sovietici effettuarono 7 lanci della Vostok. Ben 4 di questi tentativi furono dei fallimenti.
    Una Vostok partì ma non riuscì a rientrare che 2 anni dopo………………..
    La seconda esplose, bum.
    Un’altra rientrò, ma invede di cadere nella steppa si inabissò in mare, splash.
    Un’altra ancora fallì l’ingresso in orbità e precipitò in un punto imprecisato della Siberia, causando la morte dei cagnolini cavia.
    Insomma, una percentuale di fallimenti (tragici) di quesi il 60%.
    Se a questi si assomma anche il sospetto che prima di Jurij fosse avvenuto un altro fallimento, stavolta con un astronauta umano, tale Iljuscin, figlio del famoso costruttore di aerei, un fallimento tenuto segreto, allora le possibilità di successo diventavano pari a quelle di una riffa.
    Sono quasi sicuro che se oltre all’immagine sorridente avessimo anche l’audio, gli sentiremmo dire “che culo!”.
    In ogni caso, giù il cappello dinnanzi a cotali zebedei, frutto forse di ingenuo idealismo oppure di indottrinamento pavloviano. Per farsi sparare da un gigantesco petardo, rischiando di tramutarsi un un fantasmagorico fuoco d’artificio o in un ghiacciolo al gusto di carne, ci vuole un bel fegato, e fiducia nel lavoro di chi ti circonda.
    Fiducia comunque mal riposta in quanto, qualche anno dopo, il suo MIG15 fece quel che faceva sempre quel modello di aereo, problema ben noto fin da 17 anni prima e che l’ottusa e cinica nomenklatura sovietica rifiutava di ammettere. Il MIG15 in risposta a una manovra brusca diventava incontrollabile e andava giù, in vite, fino all’inevitabile impatto.
    E così fu, anche per l’abilissimo Gagarin.
    Ciò che non poterono le (tremende) divinità celesti, potè la stupidità umana.

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  2. L’universo sarà sempre un mistero per noi “umani” nonostante le imprese spaziali ,ma la prima impresa resterà legata a quel nome YURI GAGARIN con orgoglio e anch’io all’epoca che avevo 8 anni ,ricordo l’entusiasmo e l’incredibilità per quella impresa che sembrava impossibile,ma purtroppo non sembra impossibile che noi stupidi umani riusciremo a distruggere la terra.

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