X 7MB293,7Hz – Ricognizione

Immagine da nonciclopedia.wikia.com

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Tra le mie (strane) abitudini c’è quella di eseguire una ricognizione preliminare del luogo del delitto, prima di attentare alla vita di qualcuno.

Il nome in codice dell’operazione è TIGR, copiato con pochissima fantasia da quello del sentiero che ho intenzione di percorrere con la mountain bike, assieme a qualche altro sventurato con tendenze masochiste. Fate attenzione, ho scitto “con” la mountain bike, intendendo per questa preposizione una compagnia e non un mezzo, altrimenti avrei scritto “sulla” mountain bike,  ovvero uno stato in luogo (quando pedalo è moto in luogo?), oppure, come più spesso accade, stato fermo ansimante e con la lingua di fuori. Sono ragionevolmente convinto che le immagini che ho scattato ieri diano un’idea delle difficoltà orografiche che impongono al ciclista lo smontare da sella e il proseguimento a piedi (ovviamente spingendo il velocipede).

Tigrovska Pot è il nome del percorso ad anello tra i paesi di Ocizla e Beka, in Slovenia. La denominazione non ha niente ha che vedere con le tigri, animali che qua si vedono molto raramente, nè tantomeno ha attinenza con quel fastidiosissimo insetto che da qualche decennio avvelena le nostre notti. Il nome del sentiero deriva dall’acronimo TIGR di un’organizzazione nazionalista slovena che si battè, dagli anni ’20 fino alla seconda guerra mondiale, con sabotaggi, attentati e omicidi, contro l’italianizzazione forzata di quelle terre.

Nota: cliccare sulle foto per ingrandirle

Per cominciare, ecco una mappa del percorso, con le sue varianti.

La partenza dal paese di Ocizla ha l’aria innocente, quasi da scampagnata,…

… sensazione rinforzata dalla presenza di ameni filari di viti e campi di ortaggi vari.

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Dopo qualche centinaio di metri la musica cambia. Si entra nel bosco e il sentiero inizia a scendere con una pendenza preoccupante. Meno male che sono attrezzato con pedule e bastoncini.

Prendere nota: impossibile da percorrere dopo la pioggia, a meno di non voler sperimentare la robustezza della stoffa dei pantaloni e la capacità di assorbimento agli urti delle natiche.

Al termine della discesa ecco la sorgente di Ocizla (ovviamente ridotta ad un rigagnolo nei mesi estivi). Comunque l’umidità è notevole, ne sono testimoni il terreno perennemente fangoso e la presenza di felci.

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Prossima tappa Malnarjev mlin , il vecchio mulino sotto Ocizla. Vi si arriva dopo aver attraversato questo piccolo ponte in legno.

Ecco ciò che rimane di quella costruzione. Fa un pò di tristezza pensare alle generazioni che qui si sono succedute, tra l’acqua e il grano (la sopravvivenza innanzitutto), lavorando, tribolando, ridendo, piangendo, forse amando, e alla fine morendo.

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Un attimo di riposo vicino a una quercia,

una quercia veramente fortunata, c’ha un culo…

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Il maltempo ha fatto anche qui i suoi danni, rendendo, se possibile, ancora più difficile l’avanzamento.

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Ogni tanto (ma sarebbe meglio dire ogni poco…) si aprono delle radure assolate, giusto per riscaldare un pò il corpo e il cuore. A questo punto la persona previdente dovrebbe estrarre dallo zaino panini e bevande per un picnic fuori programma (se non ora, quando?).

L’aspetto di questi frutti è invitante, sembra biancospino. Verificare e prendere nota della posizione. Se così fosse, il prossimo anno tornare qui con alcuni capienti vasi. In previsione una gustosissima marmellata.

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Bastano pochi passi però per far mutare radicalmente il paesaggio e chiuderlo sopra le nostre teste, facendo sparire l’azzurro e sostituendolo con varie tonalità di verde.

Giù, giù, verso un canalone, dove anche il tappeto erboso sparisce, circondati da esili frassini e carpini…

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Tra un mese qua io non ci potrò stare perché ci scorrerà un torrente. L’acqua scenderà giù da quella cascata, ora quasi asciutta, e farà piazza pulita di ramaglie e fogliame vario, continuando paziente la sua opera di modifica del territorio.

L’ambiente diventa più cupo, il terreno sempre più accidentato; la musica di sottofondo ha preso un accento drammatico, inquietante, tipo Psyco; iniziano le grotte.

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Questo è Carso, due millimetri di terra e poi sotto solo sassi e pietre; e sotto i sassi e le pietre magari anche niente. Un vero godimento per le caviglie umane e per le ruote della bici. Una caduta qua e il danno è garantito.

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Non è esattamente come la campagna inglese… Qua le volpi, che ci sono (oltre al lupo e all’orso), possono dormire sonni tranquilli. Li vorrei proprio vedere tutti quei manichini rossovestiti a spronare i loro satinati destrieri su è giù per queste montagne russe, pardon, carsiche, sul ciglio di orridi orridi e fratti anfratti!

Avete in mente qualcosa con i buchi? L’emmenthal, un mobile tarlato, un nido di termiti, una tana di talpe, il sistema operativo Windows? Non sono niente a paragone con il Carso.

Il terreno carsico ha la struttura di una spugna, c’è quasi più aria che roccia.

La scelta è vasta. Ci sono gli inghiottitoi, infidi fori a filo del terreno, larghi da qualche decina di centimetri a qualche metro, e profondi, molto profondi.  E le grotte poi, quante se ne vuole, di tutti i tipi e le dimensioni. Antri impressionanti, androni geologici, aprono la via verso le oscurità sotterranee. Modesti fori nella parete conducono, dopo tortuosi e complicati passaggi a ipogei vastissimi e imprevedibili. Gli effetti dell’erosione dell’acqua (sarebbe meglio definirla soluzione) sul carbonato di calcio ha portato alla formazione di una grotta in grado di contenere tutta la cattedrale di S. Pietro cupola compresa, o di obbligare un fiume a un corso sotterraneo di 40 chilometri, un tragitto per gran parte ancora inesplorato.

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Qui in inverno probabilmente scorre un’impetuosa cascata che nasconde l’imboccatura della grotta. L’acqua si precipita al suo interno per riemergere chissà dove.

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Ogni tanto riesce a far capolino un raggio di sole, quasi a ricordarci che non bisogna mai perdere la speranza.

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Anche una piccola foglia, in quell’ambiente bicromatico a sfumature di verde scuro e nocciola, colpisce come uno sparo nel buio (sparo inteso come sarago)

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Quando ormai la depressione sta per averla vinta, ecco che il panorama comincia a riaprirsi, il sentiero diventa più scorrevole, l’ambiente meno angosciante.

Complici i raggi solari che riescono a insinuarsi tra le fronde, il bosco assume ora un altro aspetto, non ancora domato ma più disponibile all’accoglienza, pacificato, mi sentirei di dire druidico.

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“E quindi uscimmo a riveder…” . Beh., il Sole è una stella, no? Dopo un ultimo strappo in salita si esce su una bella spianata dove si viene accolti da verzieri e campagne, simboli del patto secolare tra l’uomo e la natura, patto che la “civiltà moderna” (la parola civiltà è in questo caso un ossimoro) ha tutta l’intenzione di non rispettare, con gli spiacevoli effetti che già vediamo (e con quelli che ancora abbiamo da scoprire…) .

Qualche minuto di riposo (minimo 30) sdraiati sull’erba a contemplare il cielo, per rimettere in ordine i sentimenti scombussolati dalle asperità del terreno (quelle fisiche e quelle visive)…

… poi, lemme lemme, di nuovo verso Ocizla…

… giusto per scoprire che un bottino dell’immondizia non deve essere per forza brutto e repellente…

… o per notare, strada facendo, pendere da un muretto a secco una pianta della quale ignoriamo il nome, ma che ha dei piccoli frutti stranissimi. Indagheremo…

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Bene, gli ingredienti ci sono tutti: fatica, asperità di ogni tipo, fango, eventualità di perdersi, concrete possibilità di farsi male, nessuna prospettiva di far sfoggio con chicchessia, eventualità non remota di incontri ravvicinati del terzo tipo con cinghiali (se basta), garanzia di danneggiamento di qualche componenente essenziale del velocipede con relativa riparazione volante in situ. Mi pare che non manchi niente.

Ah sì, se magari ci aggiungiamo un pò d’acqua per rendere il terreno più scivoloso e, perché no, obbligarci pure a guadare qualche torrentello oggi in secca, sarebbe il massimo. Cosa chiedere di più?

Come disse quello stolto di G.W. Bush “Missione compiuta”. Ora non rimane che iniziare la battaglia.

Ave, Caesar, morituri te salutant

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9 Risposte to “X 7MB293,7Hz – Ricognizione”

  1. Manola Says:

    Belle foto e bel racconto ,mi hai portato ancora una volta a respirare la natura ,grazie .
    Bella passeggiata ,il posto mi è famigliare anche se abitiamo lontani ,ma in fondo nemmeno troppo ,l’impervio terreno non è molto diverso dai boschi oramai trascurati di dove abito,anche i buchi ,anche se magari di minor spessore sono dispersi qui da noi su per i monti e i ruscelli sempre più secchi ritornano fluenti e orridi nella stagione delle pioggie magari portando danni pure con alluvione come la stagione scorsa,quei frutti rossi invitanti, tipo bacche , però non credo siano commestibili (ma forse mi sbaglio)per noi,ma forse per gli uccellini sono un pasto prebilato,mi è piaciuta in fine molto la nota positiva (per il momento che stiamo vivendo) è che il bosco deve stare pulito e quel bidone è una premessa e una promessa a non lasciar traccia del passaggio dell’umano nel bosco,che vivrà la sua storia millenaria senza dover speriamo subire la plastica e le scorie che noi umani ci portiamo oramai come un marchio negativo per la natura.
    BYEBYE alla prossima 🙂

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    • Stelio Says:

      Eh già, le scomodità (di stare fuori città) si pagano, in natura ovviamente.
      La possibilità di uscire dalla porta e trovarsi in bosco, non ha prezzo. Per tutto il resto c’è masterkart 😀

      Bye

      P.S. come va con le tue piantagioni?

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      • manola Says:

        L’ orto (campo) ha sofferto la troppa siccità ,ma la raccolta delle patate è stata buona e anche dei fagiolini alti ,il resto tipo pomodori ,zucchine ecc ecc troppo secco niente da fare a parte i pomodori datterini all’inizio ,comunque siamo contente io e la mia socia lo stesso ,quel che abbiamo raccolto è tutto naturale e il tempo e la terra ci ha dato quello che si poteva raccogliere in un campo un po sassosooooooooooo e non forzato 🙂
        ps: nei vasi della mia terrazza però ho raccolto le melanzane e pomodorini a volontà,con le erbette aromatiche sempre fresche ,niente male direi e niente masterkart per il momento 😉
        Adesso lo prepariamo per l’autunno e inverno se son cavoli fioriranno 😛
        byebye

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  2. Evaporata Says:

    Tuuuuu che m’hai preso il cuoooorrrr! (x R. solo dal punto di vista artistico eh…) 🙂

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  3. nuovemuse Says:

    Ecco, hai capito benissimo come mi sento in Sardegna, e un c’è niente da fa’….

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  4. limucci Says:

    Ecco, hai capito benissimo come mi sento in Sardegna, e un c’è niente da fa’…. O, ma quante volte mi devo loggare per dire che sono io????

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  5. David Gay-Perret – Chroniques de l’Autre Monde « My3Place Says:

    […] inciso, questo è il tipo di musica (easy) che mi sparo mentre cavalco la mountain bike (vedi X 7MB293,7Hz – Ricognizione), cercando di avanzare a una velocità dignitosa (il più delle volte accompagnando la bici a […]

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