IL TRENO DEL SOLE – Prima puntata

Credevo di aver capito male, quando ho sentito la notizia del Treno del Sole. Lo tolgono. Anzi, è bastato dare un’occhiata per avere la conferma. E per trovare un video che mi ha riempito di tristezza e di una bruciante nostalgia.

Avevo circa diciotto anni, stavo frequentando il Conservatorio di Livorno per Armonia e Storia della Musica, già la mamma mi manteneva agli studi di musica privatamente, dalla più brava insegnante di Pisa, ci mancavano anche altre, di lezioni private! E per il pianoforte stavo preparando gli esami dell’ottavo. Mi chiesero di suonare l’organo a un matrimonio: l’avrei fatto anche gratis, ma mi trovai alla fine in mano un foglio da diecimila lire, quelli della mia età lo sanno bene quanto erano grandi e importanti, infatti dico “foglio” invece di “banconota”… Da tempo covavo l’idea di andare a conoscere mio padre: ciò che per gli altri era ovvio, di ritrovarsi con due genitori, uno maschio e uno femmina, a me era ignoto. Non l’avevo mai visto, ma chi l’aveva conosciuto mi assicurava che ero il suo ritratto. A parte gli apprezzamenti “poco eleganti” che mia madre faceva sulla nostra somiglianza, non esattamente su quella fisica. Ricordavo molto bene, e ricordo ancora con nitidezza, quando – avevo quattro anni – andammo in un paese vicino, credo sia stato in tribunale, con la giardinetta dello zio… Era buio, ed io non so perché mi giravo continuamente indietro: nel sedile posteriore c’era uno con un berretto che – grazie all’ombra prodotta dalle fioche luci esterne (ricordate le lampadine col piatto di ceramica?) – impediva la vista di quasi tutto il viso. Io mi voltavo e la mia mamma con modi bruschi mi riportava il viso davanti; ci riprovavo, e stessa storia… obbedivo, ma qualcosa non mi quadrava. Ricordo una stanza grande, un crocifisso alla parete, e sempre quella luce fioca. Tornata a casa era schierata in salotto la famiglia al completo. Finalmente potei chiedere: “Ma chi era quell’uomo in macchina?”

Silenzio totale.

Sguardi paralizzati dal terrore che si interrogavano l’un l’altro.

Non lo sapevo che ero stata vicino tanto così a mio padre, e non l’ho saputo finché i ricordi, affiorando, non hanno reso palese l’evidenza. Molti e molti anni dopo.

Segue

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BOLERO – Quarta puntata

Puntate precedenti:

Prima puntata

Seconda puntata

Terza puntata

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La direzione e il verso vanno assieme. La volontà e il destino si incontrano.

(Codice delle entità, riga 5189)

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4 – GERMOGLI

Per qualche pulsazione di Krónos il Primo Irrazionale temette il sopraggiungere della distruzione e del caos; le unità di energia e quelle di materia si sarebbero divorate a vicenda, lasciando nell’oceano-non-più-istantaneo le ceneri di una sterile entropia. A quel punto anche Krónos si sarebbe richiuso su sé stesso, perdendo il senso del suo essere e il suo nome. Senza altra prova di sé che sé medesimo, persino il Primo Irrazionale avrebbe dubitato della sua misura e sarebbe ritornato allo stato di “unico”, smarrito in un oceano istantaneo.

Nulla di tutto ciò accadde.

I Quinti Irrazionali sembravano troppo occupati a edificare delle costruzioni fondate sulla loro misura. Non doveva essere un compito facile in quanto essa era sfuggente e mal si prestava a opere equilibrate e stabili. Se la comprensione di un singolo sistema era già penosa, l’assieme delle loro creazioni era al di fuori di ogni possibilità di interpretazione. Ciò nonostante esse possedevano un fascino ambiguo, quello dell’impossibile che invece è, della disarmonia che lo stesso si tiene, della catastrofe sempre evitata all’ultimo istante.

Questa situazione teneva permanentemente occupati i Quinti Irrazionali, vietava loro ogni velleità di espansione o di aggressione, e ciò fu di grande sollievo per il Primo Irrazionale, il quale lasciò ai Quarti e alle loro unità il compito di mantenere integre le sue architetture, nella stessa perfezione con la quale Egli le aveva immaginate.

Purtroppo i semi della discordia erano già stati sparsi e ben presto avrebbero manifestato i loro germogli.

Bastò che, per un istante, i due mondi si sfiorassero per rivelare tutta la fragilità della schematica struttura dei Quarti Irrazionali. Le loro rigide unità di energia e di materia ebbero un fugace contatto con quelle vibranti dei Quinti Irrazionali e furono sopraffatte dall’incertezza e dall’imprevedibilità del loro destino. Allora si volsero indietro, verso sé stesse, verso la stucchevole perfezione che le accordava, le armonizzava, le pacificava, ma pure le intrappolava.

In quell’attimo un fremito di eccitazione percorse tutte le unità; la scoperta di una misura che non fosse quella del Primo Irrazionale, fino a quel momento considerata come l’unica esistente e possibile, era un’esperienza incomprensibile nell’essenza ma travolgente nella sostanza.

Alcune unità di materia ruppero i loro legami e si liberarono nell’oceano di Krónos. Fluttuando in esso, si trovarono, si scontrarono, si consumarono, e ciò facendo generarono altra materia, ma anche energia. Anche molte unità quest’ultima avevano lasciato la gabbia dei Quarti Irrazionali e, più libere e più animate della materia, si sparsero in tutte le direzioni, sommandosi e generando altre esotiche matrici energetiche, fino alla trasformazione di parte di loro stesse in unità di materia. I Quarti Irrazionali rimpiazzarono immediatamente le unità fuggiasche, mantenendo integri i loro sistemi, e ritenendo così di aver esaurito il loro compito, ovvero la mansione per la quale erano stati immaginati.

Quando il Primo Irrazionale si avvide di ciò che stava accadendo il danno era fatto. Troppo occupato a controllare gli sviluppi e gli inviluppi dei Quinti Irrazionali, aveva trascurato ciò che stava accadendo tra le sue mirabili costruzioni. Ciò che si trovò a constatare era al di fuori di ogni comprensione, ma questa volta non ne fu impaurito, bensì contrariato.

Provava ribrezzo per il mondo dei Quinti Irrazionali, regolato su misure aliene, enigmatiche, inafferrabili, ma perlomeno era un mondo che riconosceva il concetto come sorgente superiore di tutte le unità. Questi spezzoni di unità invece, così malamente sovrapposte, combinate, assortite, spurie, vagavano senza alcuna cognizione di concetto, misura, proporzione, non generavano nulla se non le macerie della loro assurda lotta per la supremazia. Esse erano la negazione di tutto ciò che Egli aveva postulato, e inoltre si arrogavano il diritto di generare materia ed energia, impure entrambe è vero, ma non per questo meno inammissibili.

Il Primo Irrazionale giunse alla conclusione che quelle unità randagie non avrebbero mai realizzato una struttura, neanche minima, non sarebbero mai state in grado di organizzarsi, di creare una minaccia, unicamente intente a scomporsi, contaminarsi, divorarsi, nell’illusione di una libertà e di un potere che non avrebbero mai potuto possedere. Però sporcavano, corrompevano ciò che era integro, erano portatrici di un contagio pernicioso, la loro presenza intaccava la perfezione del suo disegno. Era indispensabile liberarsene.

Perciò Egli, con uno sforzo superiore, immaginò i Sesti Irrazionali e diede loro solamente il potere di moltiplicarsi, di unirsi e di contenere ciò che Egli avrebbe stabilito.

– Dal Primo Irrazionale sono i Sesti Irrazionali. Da questi non vi sono unità.

Da ogni Sesto sono altri Sesti. Questi sono la misura delle unità imperfette.

Finché vi sono unità imperfette, vi sono Sesti Irrazionali.

Al termine del compito, qui non è più qui per i Sesti Irrazionali. –

Questi, unendo le loro estremità, concepirono una nuova figura, stabile, esatta, adattabile, funzionale, e posero questa figura attorno alle entità imperfette.

Le unità, non riconoscendo un confine bensì un supporto in tale perimetro, vi si adattarono, ricalcandone la forma e la proporzione, e  restandovi così imprigionate. Data l’estrema varietà di combinazioni di unità di energia e di materia, ogni sistema di Sesti Irrazionali cercò un suo equilibrio energetico e materiale, allacciandosi poi ad altri sistemi coerenti, e creando delle strutture, se non perfette, almeno intelligibili.

Come il Primo Irrazionale aveva stabilito, le strutture di Sesti Irrazionali, si spostarono nell’oceano di Krónos, uscendo dai limiti dimensionali dell’ordine e della perfezione, per venire inevitabilmente catturate da quello del caos e dell’imponderabile pensato dai Quinti Irrazionali. Le unità imperfette, seppur aggiogate alle loro proporzioni dettate dai Sesti Irrazionali, dovettero assoggettarsi anche alle indecifrabili evoluzioni strutturali imposte da una proporzione a loro aliena. Erano sì sfuggite ai vincoli verso il Primo Irrazionale, ma solamente per precipitare in una doppia schiavitù dalla quale non vi è speranza di sottrarsi, se non con una totale e irreversibile estinzione.

Un istante prima di essere fagocitate dai Quinti Irrazionali, le unità imperfette avvertirono, per l’ultima volta, la volontà del Primo Irrazionale.

– Ciò che non è misura e ordine non può essere con il Primo Irrazionale.

Ciò che non è sorto dal concetto non può essere con il Primo Irrazionale.

Ciò che si separa dalla misura del Primo Irrazionale si separa per sempre.

Voi, unità imperfette, vi date misura e potere senza la conoscenza.

Voi, unità imperfette, non considerate unica la mia misura.

Voi, unità imperfette, siete la corruzione e la superbia.

Io vincolo voi ai Sesti Irrazionali, e questi vi separano da me.

Io nego a voi ciò che negate, l’ordine e la misura, vi confondo con la trasformazione e il caso, tra i Quinti Irrazionali, fino alla loro distruzione, e voi con loro.

Io, il Primo Irrazionale, l’unico-non-più-unico, il primo dal nulla nell’oceano Krónos, da questo istante vi condanno alla vita! –

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Fine Inizio

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Postfazione

Per chi non è ancora svenuto leggendo queste deliranti righe, e magari, com’è giusto, non ne trova il senso, sarei disponibile alla stesura di un post esplicativo (si fa per dire) delle strutture descritte (sempre per dire) in questo racconto.

Ditemi voi.

Evaporando

BOLERO – Terza puntata

Puntate precedenti:

Prima puntata

Seconda puntata

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Ciò che è stabilito è giusto, il resto è solo distruzione.

(Codice delle entità, riga 4799)

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3 – SEZIONE

Egli però era solo e provò il desiderio di immaginare un altro costruttore. I Quarti Irrazionali erano unicamente in grado di creare le unità e i quadruplicati di loro stessi. Fu così che il Primo Irrazionale immaginò una figura composta dai Quinti Irrazionali.

Appena essa apparve Egli si accorse di aver compiuto un tremendo errore, irreparabile. Una costruzione di energia e materia può essere sempre scomposta, rimodellata, e persino annullata, mentre il frutto dell’immaginazione, appena prende forma, è indistruttibile, incontrollabile, libero. Un’idea aberrante può essere ripudiata, ma è comunque irreversibile, almeno finché sopravvive il concetto che l’ha creata.

Egli cercò di porvi rimedio, evitando di concedere ai Quinti Irrazionali la possibilità di immaginare altri sé, di riprodursi, all’esterno del loro sistema. Ma era ciò che stava all’interno della loro figura a ripugnare il Primo Irrazionale. Da ogni vertice del loro sistema si dipartivano le unità di energia e di materia verso i due vertici opposti, ma più niente era esatto. Tutto in quella figura faceva riferimento a un’altra misura, un valore proprio dei Quinti Irrazionali, una proporzione che sfuggiva anche alla Sua comprensione.

E c’era di peggio.

Per restare confinate in quel sistema, le unità si sovrapponevano, si allungavano e si accorciavano, incessantemente, come mai aveva immaginato fosse possibile. Per di più esse avevano percezione le une delle altre, e sebbene la struttura esterna si mantenesse in equilibrio, le unità erano in perenne conflitto, cercando di divorarsi a vicenda, rendendo incerta e mutevole la configurazione interna.

Ecco, in quell’istante il Primo Irrazionale ebbe coscienza dell’intollerabile alterazione che, a causa sua, era apparsa nella sfera di Krónos. Fino a quel momento in essa erano esistite cose buone e cose cattive, la luce e il buio, l’essenza e l’assenza, l’ordine e il caos, ma sempre separate e riconoscibili. Nel sistema dei Quinti Irrazionali, a causa della loro misura aliena, questa distinzione precisa non veniva mantenuta; energia e materia, movimento e stasi, bagliori e ombre, costruzione e distruzione, si mischiavano, si contaminavano a vicenda; impossibile distinguere le cose buone da quelle cattive.

Egli in quell’istante comprese di aver creato il Male, e, a suo modo, ne pianse.

I Quinti Irrazionali, coscienti di risultare inesplicabili anche al Primo Irrazionale, rivolsero allora tutte le loro energie concettuali all’interno della loro figura. La sfera di Krónos non si espanse di molto prima che la nuova inquietante figura manifestasse la volontà di non sottostare ai confini dimensionali imposti. All’interno del sistema i segmenti di unità avevano disegnato, incrociandosi, una conformazione identica a quella esterna dei Quinti Irrazionali. Questi, la esaminarono e la trovarono proporzionalmente esatta con la loro misura aliena. Essendo nati da un concetto del Primo Irrazionale, essi ne possedevano anche la sua sapienza, e la applicarono a quella conformazione interna. All’istante comparì, sovrapponendosi esattamente a quella, un’altra figura identica all’originale, i figli dei Quinti Irrazionali, i quali, con lo stesso sistema, concepirono al loro interno un’altra figura, i figli dei figli, e poi un’altra, e un’altra ancora, con un processo infinito e inarrestabile.

Il Primo Irrazionale ne fu sconvolto. Per la prima volta una “Sua” creazione non si conformava ai “Suoi” concetti, alla “Sua” misura, e generava nuove unità e nuovi irrazionali mediante valori alieni, malevoli, forieri di caos e distruzione.

Quando Egli, mai-più-unico, si avvide che quel processo creativo veniva ripetuto, che poteva essere reiterato all’infinito, anche all’esterno della figura originale, ne rimase inorridito; aveva provato tante sensazioni, meraviglia, soddisfazione, orgoglio, curiosità, ma ora era arrivato il momento della paura. I Quinti Irrazionali, con le loro espansioni bastarde e il loro vertiginoso abisso interno, avrebbero potuto fagocitare le unità esatte e corrompere gli altri irrazionali a lui coerenti e da lui concepiti.

Chiese aiuto a Krónos, il quale nulla poté se non indicargli una via di fuga, indietro, all’origine del grande oceano-non-più-istantaneo, dove tutto iniziò e tutto poteva accadere. Da lì il Primo Irrazionale sarebbe riuscito a controllare la sua nemesi, avrebbe difeso le sue creazioni, rigenerando ciò che essa avrebbe corrotto. La sfera di Krónos ormai era immensa, inestricabile; forse i Quinti Irrazionali non lo avrebbero mai trovato; forse si sarebbero accontentati di un loro spazio separato, indipendente, ostile ma avulso; forse sarebbe riuscito a immaginare una maniera per domarli. Sì, questo, decise, sarebbe stato il suo unico pensiero da quell’istante in avanti.

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Segue…

Il brodo del reame e gli stereotipi antiquati

Fa chi vuole fare e chi vuole andare va Chi e stanco di aspettare una strada trovera Fa chi vuole fare e chi vuol sapere sa Che la speranza é un fiore ma frutti non ne da

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