Gatto Atlantico

Ha ben alltro tono di celeste il mare dall’altra parte. E una increspatura appena accennata. Sembra quasi saperlo che lo spazio a disposizione è limitato e che non ci si può lasciare andare ad una espansione infinita. Sa essere tiepido, ci ho fatto caso più di una volta, e si affaccia gentile sulla sua spiaggia sobriamente allegra.

Soprattutto in centro Italia.

Se vai verso Sud allora lo vedi più inquieto, vagamente deformato dalle ombre dispettose del Sole che si infrangono sul colore. I colori della Puglia, quelli, per esempio, non li ho mai dimenticati. Quelli distorti dal sole.

Eppure anche laggiù il mare rimane sobrio ed educato, un po’ incerto se allungarsi e trovare un altro senso allo spazio e al tempo, oppure rimanere al sicuro tra due sponde.

Il mare dall’altra parte mi rassicura, mi è congeniale, mi invita da sempre a fermare le immagini, io che le immagini…

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Ogni tanto ho qualcosa di bello da dire anche sugli umani. Non succede di frequente poiché è noto che il mio amore sia più incline verso animali e natura, gli umani troppo spesso mi deludono…compresa la sottoscritta ovviamente.

In questi giorni, ne ho già parlato in precedenza, c’è un ragazzo che si fa amare parecchio non solo da me, ma da tante persone che adorano la musica. Lui si chiama Lorenzo Cilembrini, in arte Il Cile, da un paio di giorni è finalmente in vendita il suo album di esordio “Siamo morti a vent’anni”

In questo settore i gusti della gente sono assai differenti, ma Il Cile ha messo d’accordo anche chi, come me, non ha una particolare predilezione per la musica dei cantautori italiani nemmeno quelli “eccelsi”, (pur riconoscendone l’indubbia qualità), perché preferisco i gruppi e ho il cuore punk, però se un italiano mi tocca l’anima sono immensamente…

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Libera.mente

Hanno voglia di parlare e ti fermano, così ti fermi pure te.

Alla Rabatana, quartiere ormai semi diroccato di origini saracene, a Tursi, provincia di  Matera. Qui una Lucania ancora con doppio nome che ricorda  terra di luce che è quella negli occhi di Maria e Filippo, ottantenni che invitano a stare un po’ con loro. Maria mi parla con un italiano incerto con tante parole con inflessione e dialetto e pochi denti e io per capire  ripenso  un po’ alla nonna montellese. Lei parla molto e le sue malattie, è nata lì in quel cortile con pergola di vite e i suoi tanti figli tutti sposati 18enni e le cose che cucinava e i pomodori e il formaggio che facevano, vite da piccoli agricoltori nelle caverne nella roccia dove riposava il bestiame. Filippo è piu’ taciturno, ha avuto un ictus ma ricorda che è stato pure in Germania  a…

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Vita, morte, e miracoli

Due morti sincronizzate, stesso nome, stesso momento, eppur così diverse. Fisica la prima, e perciò ininfluente; umana la seconda, quindi totale.
L’uomo dei piccoli passi si è stancato di questo affollato pianeta. Dev’essere stata dura per lui, dopo aver toccato la Luna con un dito, riabituarsi alle nostre piccinerie, al peso di una vita trascinata giorno per giorno, all’impossibilità di sfuggire da un acquario di terra.
Nel 1969 ha realizzato i sogni di Ludovico Ariosto, di Cyrano de Bergerac, del Barone di Münchhausen, di Jules Verne, di H.G. Wells, George Méliès, e di tutti gli scrittori di fantascienza del XX secolo.
Eppure, dopo cotanta impresa e i meritati riconoscimenti, se ne andò a insegnare ingegneria aerospaziale all’università, quasi a sfuggire gli allori che rischiavano di soffocarlo come l’edera velenosa.
Tutti coloro che nel 1969 erano in grado di intendere e volere, si ricordano che Neil Armstrong fu il primo uomo che camminò, o per meglio dire, saltellò sulla Luna. Però quasi nessuno sa cosa fece egli, negli anni seguenti, una volta ridisceso sulla Terra. Quanti, trovandosi al suo posto, si sarebbero invece montati la testa, e avrebbero sfruttato la meritata notorietà per scopi tutt’altro che scientifici?
Oggi, 25 agosto 2012, Neil Armstrong si è trovato costretto a rompere la sua riservatezza. Le complicazioni successive a un delicato intervento chirurgico ne hanno arrestato il cuore, e per un paio di giorni tutti i media andranno a nozze con la sua scarna biografia, e con la rivisitazione di quel famoso viaggio.
Passato il can can del momento, la sua figura comunque non svanirà. Nella memoria ci resta incisa l’immagine di quel goffo pupazzo bianco che saltella su un terreno così strano perché così simile al nostro, e il suono di parole quasi incomprensibili, non per la distanza, ma per la loro semplicità.
Il secondo morto si chiama anche lui Armstrong, Lance.
Egli respira, parla, sentenzia, eppure è distante dalla vita quanto Plutone lo è dalla Terra.
Anche lui, a suo tempo, ha rischiato di morire, ma non a causa dell’ostilità di ciò che lo circondava, lo spazio ostile, il vuoto, l’ignoto, no; lui il nemico ce l’aveva dentro. Prima la chimica, poi il cancro, e poi di nuovo la chimica: impossibile non pensare a un collegamento tra l’una e l’altro.
Negli Stati Uniti queste storie di sportivi resuscitati “tirano”, e anche se probabilmente tutti sapevano, tutti se ne stettero zitti, non bisognava ammazzare la gallina dalle uova d’oro, anche a costo di svilire ulteriormente uno sport già ampiamente macchiato di scandali: business is business.
Per vincere 7 (sette) Tour de France consecutivi non bastano buone gambe, polmoni come mantici e muscoli d’acciaio, bisogna correre contro dei brocchi, oppure, in alternativa, fabbricare dei miracoli, disporre di ottimi medici, i migliori del lotto, e, si sa, negli Stati Uniti la ricerca farmaceutica è all’avanguardia. I sospetti ci furono, sin dall’inizio, e anche in casa sua, ma le entrate pubblicitarie garantite dagli sponsor erano diventate una marea in grado di sommergere ogni buona intenzione.
Poi, qualche anno fa, le prime crepe, alcuni riscontri oggettivi, l’inchiesta, fino alla resa di oggi.
Lance Armstrong rinuncia a difendersi; si dichiara innocente ma rifiuta di farsi giudicare. Furbo.
E’ probabile che la possibilità di essere stanato fosse già in previsione, magari fin dall’inizio. Però nel frattempo la macchina Armstrong ha macinato a tutto spiano, producendo profitti per tutti, e creando un immagine di “eroe americano” difficile da scalfire.
Per mantenere in piedi questa crisalide vuota, oggi egli “è morto”, come ciclista e come uomo. Se n’è andato dallo sport sbattendo la porta, per supponenza, forse, per alterigia, anche, ma soprattutto per evitare un giudizio, una mossa calcolata per instillare, nelle ingenue menti statunitensi, il dubbio che sia stato ordito un complotto contro di lui, il più bravo, il più forte, il più invidiato, come se queste tristi storie non fossero già capitate ad altri ciclisti famosi. Non per caso i suoi numerosi sponsor si son guardati bene dallo scaricarlo.
Lance Armstrong è morto, ma continuerà a essere il testimonial della vittoria, quella a ogni costo, la vittoria sempre e comunque, quella meno decoubertiana possibile.
Già proprio un bel testimonial per la vittoria, quella che i greci associavano a una divinità: Nike. Quando si dice il caso…
A proposito, se qualche appassionato di ciclismo si fosse sentito offeso dalla mie insinuazioni su Lance Armstrong e sul ciclismo in generale, voglio ricordare una frase dell’indimenticabile Fausto Coppi: “io non credo che nel nostro sport ci sia il doping, però non avvicinatevi a un ciclista se avete una sigaretta accesa!”.

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MANOLA

Ho già scritto del mio gatto Briciola ,be ora non lo chiamerei più così  ….era una briciola da piccolo e magro quando è arrivato in casa nostra ,ora  è diventato un gattone e qualche volta lo chiamo Attila… sì pro pio  come il flagello famoso ….
eccolo spaparanzato  direi ..come un vero felino senza timore ,lì in quella nicchia  ci stava un bel vaso di fiori…appunto ci stava , ora ci sta lui dato che sopra il fiore  ci dormiva e dopo alcuni giorni di attento controllo per capire dove spariva ho scoperto che quell’angolino di terrazza gli faceva pure da scaletta per raggiungere meglio il tetto com mio spavento quando l’ho beccato che saliva da lì per andarsene a zonzo sui tetti ….
Ho capito oramai  che non  serve sgridarlo ,o prenderlo con le crocchette appena giro l’occhio lui se ne va per i fatti suoi e manco gli…

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Link all’articolo sul Messaggero

Ex UAGDC

Ieri ci hanno segnalato un articolo offensivo nei confronti della vittima dello stupro avvenuto qualche giorno fa a Torpignattara. L’articolo viene da il Messaggero, quotidiano online romano, scritto dal giornalista Nino Cirillo che non solo scorda ogni etica giornalistica basata sulla neutralità, sulla privacy della vittima ma denigra quest’ultima attribuendole la responsabilità di quanto accaduto.

Secondo Nino Cirillo, il giornalista che si è occupato della vicenda, la vittima se l’è cercata ed è descritta come la poco di buono e sfigata di turno. Condanne come ” Altrimenti non avrebbe ingaggiato una stupida lite con l’uomo che da qualche tempo la ospitava, che l’aveva strappata a un’esistenza fin troppo randagia” , relegando la donna ad un essere inferiore che come un cane deve essere riconoscente al padrone che la possiede e la protegge anche se la tradisce spudoratamente, Altrimenti non si sarebbe precipitata per le scale, sbattendo furiosa la porta, per andare…

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Niente da fare, non passa giorno che mi si ficchino negli occhi o nelle orecchie le cinquanta sfumature di varie amenità sul sesso. Spero che almeno siano ben scritti ‘sti libri.

Questa mattina mi sono fatta trascinare da discorsi radiofonici a tal proposito, (la radio per me è peggio di una droga), ed ho ascoltato una carrellata di pareri differenti tra gli ascoltatori.

Più entusiaste sono le donne, un po’ meno gli uomini perché si aspettano che le compagne mettano in atto quanto scritto nel romanzo, e vengono puntualmente delusi.

Talvolta scrivo racconti carnali, non sono una psicologa, né sessuologa, né un’artista dell’erotismo, sono dotata di buona fantasia e la metto un po’ dappertutto. Mi piace fare l’amore, mi piacciono gli uomini perciò viene spontaneo spalmare la creatività su quello che scrivo e se possibile anche in quello che faccio per stare bene. Ciò premesso m’inoltro, come sempre esprimendo…

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