Le mille in una notte

Tesoro

E’ andata, rien ne va plus.

Il decreto vien di notte
con varianti galeotte,
porta un sacco pien di doni
a color che han milioni.

Non preoccupatevi, non sono uscito di senno (già fatto, tanti anni fa).
Il fatto, anzi, il fattaccio: un’aula parlamentare squalificata e mercenaria ha approvato, nella notte tra lunedì e martedì, un subemendamento presentato dal PdL che sopprime il previsto slittamento al giugno 2013 della gara per le 1000 concessioni di nuove sale poker live.
Che bellezza!
Chiudono le fabbriche, languono le scuole, frana il territorio, cedono le infrastrutture, latitante è il trasporto pubblico, spariscono i posti letto nei nosocomi, manca il lavoro per i giovani e le donne, scappano i cervelli, ma, consoliamoci, avremo 1000 (mille) nuove sale gioco! Vuoi mettere la soddisfazione? (viva e vibrante)
Per controbilanciare hanno pensato bene anche di rinviare di 6 mesi le misure sulla cura e la prevenzione della ludopatia. Mi sembra una decisione più che logica, altrimenti a chi sarebbero servite le 1000 nuove sale da gioco?
Mi direte, e a te che ti frega, non sei forse un tirchio di prima categoria?
E’ vero, il mio indelebile imprinting mi vieta di partecipare a giochi d’azzardo che abbiano una posta più alta di un pugno di fagioli (e anche lì, con moderazione). Ciò che mi preoccupa è il trend (bella parola, fa figo), la tendenza, il futuro di una società che crederà sempre di più alla “magia”. Perché la classica “botta di culo” risolutiva viene immaginata esattamente come un colpo di bacchetta magica della buona sorte.
Esiste un testo antico dove possiamo ritrovare tutto questo: “Le mille e una notte”.
Quando in Europa tenevano banco le gesta di Orlando oppure gli ideali cavallereschi di Camelot, ne “Le mille e una notte” si cantavano la ricchezza materiale e i poteri magici. In quei racconti esotici i protagonisti sono geni benefici o malefici, talismani o lanterne magiche, demoni sanguinari o califfi munifici, e tutto ruota attorno alla sorte.
E’ ovvio che c’è anche dell’altro, sentimento, gelosia, tragedia, coraggio, onore, righe dalle quali hanno probabilmente preso spunto in molti, da Shakespeare a Eco, ma la tinta di fondo è indubbiamente data dal prodigio e dalla capacità di sfruttarne le potenzialità a proprio vantaggio.
Se questa mentalità mi sta bene in quel bellissimo libro, mi piace molto meno quando la vedo profilarsi nella realtà di tutti i giorni, e prendere il posto dei valori etici del lavoro, dell’impegno, della speranza di elevazione sociale attraverso meccanismi laici e democratici.
In un grande e toccante libro di Matilde Serao, “Il paese di cuccagna” si narrano le sventure di un popolo, quello napoletano, ormai disilluso da amministratori incapaci e imprenditori rapaci. E’ il dramma di un popolo che ripone tutte le sue speranze nella “bonafficiata”, quei cinque numeri estratti in quella riffa istituzionale chiamata “Lotto”.
Mi è impossibile non trovare dei collegamenti tra quegli sventurati che si svenavano per ingrassare un stato patrigno e avaro, con chi oggi brucia i risparmi di famiglia nelle tante lotterie di stato, o comunque consentite dallo stato.
Questo stato (con la s minuscola) ha trovato il modo di spremere i poveri cristi per finanziarsi, e anche per ingrassare chi gestisce il banco, organizzazioni non sempre trasparenti, comunque sempre milionarie.
Che si chiami SuperEnalotto, Gratta e Vinci, Bingo, Lotto, poker live, casinò online, videopoker, ricadono sempre sotto l’ombrello protettivo dello “stato biscazziere”, tra l’altro pure biscazziere incapace, perché non riesce neppure a farsi pagare dai gestori quanto dovuto, uno stato che invece di aprire gli occhi ai suoi cittadini sull’illusorietà di certe promesse di ricchezza, si premura di coprirli (gli occhi) con una bella benda, quella stessa che ha tolto alla dea Fortuna per assicurarsi di vincere SEMPRE.
Casomai non foste a conoscenza delle cifre “in gioco”, sappiate che si tratta di decine di miliardi, ripeto miliardi, di euro ogni anno. In pratica il gioco d’azzardo è la nostra quinta azienda per fatturato!
Quindi perché scervellarsi con la riforma del welfare, vai col Gratta e Vinci! Paga, gratta, e vinci un posto di lavoro. Paga, gratta, e vinci le medicine. Paga, gratta, e vinci una possibilità di studiare. Non ti va? Vuoi protestare? Va bene, questo è un paese democratico. Paga, gratta, e vinci il diritto di parola.
Non hai vinto? Ritenta, sarai più fortunato.
Auguri.

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Pubblicato su Info, Vita. Tag: , , . 3 Comments »

3 Risposte to “Le mille in una notte”

  1. limucci Says:

    Lo sai, gioco la mia schedina da 1,50 euro da anni, e ciclicamente vinco tanto da riprendere i soldi giocati. Non di più. Sono fortunata però, perché se saltuariamente prendo un gratta e vinci da 5 euro e li vinco, i 5 euro, non ricompro il biglietto. Una volta sono sbiancata, perché ho vinto “tutti i premi” presenti nella cartolina: il tabaccaio mi ha avvisato prontamente che sarebbero stati tutti da 5… Però, anche 50 euro, meno 5 = 45… Sì, sono fortunata non per questo, perché non insisto, e pareggio. E lontano lontano lontano lontano c’è una lontana lontana lontana probabilità di fare un colpaccio. E tre: sono fortunata, perché per vivere mi rivolgo ad altro. Ma non sai quanto mi dispiace per la gente che ci si ammala, e quanto mi fa andare in bestia uno stato che si comporta in questo modo…

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  2. Le mille in una notte « Evaporata Says:

    […] Le mille in una notte. […]

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