A volte, quando mi sveglio la mattina con menate per la testa, mi torna in mente questa canzone

Prepotente la sveglia risolve tutti i sogni(per è una fortuna perché i miei sogni sono sempre terrificanti)
quinto giorno d’estate accettato come gli altri
esco dalla semioscura stanza
apro solo una finestra
entro nei vestiti e torno sui miei passi per un bacio a chi
dorme ancora.
Cara piccola ragazza che mai ti svegli presto
alla mia colazione per strada penserò
io t’ho scelta per amore un giorno
ti dissi “Siamo un altro mondo
quindi non ti chiedo niente mi va bene ciò che fai
e non fai”.
Un istante e affondo dentro la città
i miei passi ormai sanno dove si va
vado a rendermi utile a chi nemmeno so chi è.
Dentro grandi stanze illuminate io
fino a questa sera mi rinchiuderò
ma la mente segnala un pensiero certo…

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Libera.mente

come quando nei libri trovi oggetti sconosciuti, da tempo ormai lì fermi, così vorrei sempre tenere la testa su quelle pagine di colore  inventivo che spesso mi invadono.

idee,  filastrocche e ali dorate, le porporine che magari sembrano invadenti ti si appiccicano e non mollano

per ricordarti del dimenticato o mai conosciuto una possibilità

 quella ‘s’  sta davanti  si insinua

una  s.vista  s.regolata s.conosciuta

quando quegli occhi potrebbero sorriderti, farsi baciare dallo sguardo e non s.fuggirlo stare vicini vicini  al bello curioso e mai noioso

di persone grigie o fatti ignobili ci si  sporca la vista e diventa  quella svista là, tutto prevedibile  banale mortale

invece vivere di quei fiori che colorano e piante da frutto e ritagli  di origami e ricette e odori e sapere di buono, se c’è  il tempo ci facciamo un caffè di emozioni… e giochiamo un po’?

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L’appuntamento

A volte gli intarsi della vita si mescolano congiungendo passato e presente anche attraverso le connessioni telematiche che ci uniscono grazie ai social network.

Proprio oggi ho iniziato a seguire su twitter un tipo che mi sembra interessante: “Io ricordo” @parallelo38rc. Ancora tutto da scoprire, ma l’ho scelto innanzitutto perché ieri abbiamo avuto un simpatico scambio grazie anche ad una mia conoscenza già acquisita @elisaborriero, e poi perché mi ha colpita la sua pic e lo sfondo alla medesima: il celeberrimo quadro di Pellizza Da Volpedo “Quarto stato”, che per gli italiani è un grande vanto e per me, che abito a pochi chilometri da Volpedo e passo di frequente davanti alla casa museo del famoso pittore, è ancora più significativo.

Spesso seguendo il filo dei miei pensieri vado a percorre e ripercorrere strade lontane e dimenticate, così è successo oggi quando ho sbirciato il profilo del mio nuovo amico…

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Spiccioli di Cassandra / Oggetti soggetti

Da Punto Informatico del 17/01/13

1984-1

di M. Calamari – Gli oggetti d’uso quotidiano non sono più strumenti al servizio dei loro proprietari, non sono più artefatti passivi. Sono elementi del nostro ecosistema, soggetti a tutti gli effetti

Cassandra sapeva perfettamente che la maledizione di Apollo la condannava a non essere mai creduta: mi piace pensare che fosse una ragazza coraggiosa al limite della cocciutaggine, e quindi che dopo aver diffidato a far entrare quel cavallo di legno, abbia continuato per tutta la sera e la notte a ripetere il suo avvertimento.
Brava ragazza, almeno ci ha provato fino in fondo.

Qui Cassandra ha spesso tuonato riguardo ai progressi della robotica e degli algoritmi software applicati a settori particolari, in particolare quello degli degli armamenti, del tecnocontrollo sociale e delle applicazioni “commerciali”, in particolare quelle legate all’elettronica di consumo.

Il personaggio cinematografico di ED-205 (“Robocop” – Paul Verhoeven) e la sua ascesa e caduta nella sceneggiatura non devono trarre in inganno: le armi intelligenti ed autonome, che non è altro che un modo politically correct di chiamare i “robot assassini”, sono qui tra noi per restare. Anche le applicazioni di tecnologie informatiche al controllo sociale sono da tempo tra noi; senza scomodare le nuove tecnologie la potenza già alta dell’analisi dei file di log e dei dati di cella è stata surclassata dall’analisi comportamentale e di relazioni messa a disposizione dalle comunità sociali.

Ma oggi per cambiare niente tuoni, solo alcune considerazioni pensando a voce alta.

Ha ancora un senso guardare agli oggetti che ci circondano come facevano i nostri padri? Perché è quello che noi facciamo abitualmente.
Anche venti anni fa chi si guardava attorno vedeva, come noi oggi, la televisione, il telefono, il computer, la pistola, l’automobile, il forno, il videoregistratore, il soprammobile. Oggetti funzionali ma passivi, senza alcun dubbio. Incapaci di qualunque azione, schiavi della volontà dei loro proprietari-padroni. Nostri succubi in tutto e per tutto.

Oggi nessuno di questi oggetti tuttora presenti tra noi, migliorati ma equivalenti ai loro antenati, è ancora “passivo” e schiavo della nostra volontà.
La televisione può guardarci e potrà presto controllarci, il telefono riferisce tutto di noi, il computer non ne parliamo nemmeno, la pistola presto valuterà se abbiamo il diritto di usarla e nel caso deciderà lei quando sparare, proprio come il Lawgiver del Giudice Dredd, l’automobile si fermerà per riposarsi ed aggiornare il proprio software, il nipote del videoregistratore già ci fa arrivare gli addebiti in banca, il forno riferirà le nostre abitudini alimentari ed il soprammobile Karotz, oltre a muovere le orecchie, ci fotograferà, mandando le nostre foto in giro ed apostrofandoci per buona misura ad alta voce.

Non si tratta più di evitare l’acquisto dell’oggetto X, di craccare l’oggetto Y o di caricare il software libero sull’oggetto Z: il nostro atteggiamento “di default” verso gli oggetti quotidiani deve urgentemente mutare, anzi a ben vedere avrebbe dovuto iniziare a cambiare 10 anni fa.

Queste entità che ci circondano non sono più “oggetti” ma “soggetti”. Oltretutto non sono schiavi in attesa di emancipazione, ma esseri indipendenti diversi da noi con i quali condividiamo un ecosistema. E magari aiutanti di altri padroni…

Gli “oggetti” sono ormai amici, indifferenti o nemici proprio come le persone o gli animali. Soggetti, non oggetti, e sarà bene trarne le debite conseguenze.

Marco Calamari
Lo Slog (Static Blog) di Marco Calamari

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Surprise DHL

E’ arrivato il “pacco”.
Stamane apro la casella di posta elettronica e mi ritrovo un messaggio dalla DHL, nel quale mi si avvisa che non sono riusciti a consegnare un pacco a me destinato. Però mi danno la possibilità di ricevere la merce presso un ufficio postale (un ufficio a mia scelta spero).
Per avere notizie ulteriori sulla spedizione mi invitano a cliccare sul link presente nel messaggio.
Bene, cioè male.
La cosa mi puzza assai.
Primo, non aspetto nessun pacco (ma non si sa mai, potrebbe essere una sorpresa…).
Secondo, non mi risulta che DHL abbia rapporti con le Poste Italiane.
Terzo, il codice di spedizione non corrisponde a quelli utilizzati da DHL.
Quarto, l’ortografia della lingua italiana è stata massacrata.
Tiriamo le somme.
Si tratta di un “pacco”, ovvero un messaggio di posta elettronica con losche intenzioni.
Cliccando sul link presente nel messaggio è probabile che ci si becchi qualche malware, un programmino in grado di vagare liberamente dentro al nostro computer e di spiare le nostre operazioni, con lo scopo di rubarci le informazioni più varie, rubriche, password, contatti, numeri di conto, ecc. e non c’è antivirus che tenga perché gli avremmo aperto noi la porta a questa bestiaccia.
Ecco come appare il messaggio.

DHL

Va da sé che io ho immediatamente segnalato il messaggio come SPAM, e l’ho segregato nella cartella all’uopo.
Avrei volentieri avvisato anche la DHL dell’uso fraudolento del loro marchio, ma il messaggio che ho inviato loro per email mi è ritornato indietro (non consegnato, proprio come il pacco), e i loro contatti telefonici sono tutti a tariffazione speciale 199…, e allora ho lasciato perdere, si vede che la comunicazione non è il loro punto forte.

Aggiornamento del 24/01/13: ne è arrivato un’altro di questi messaggi “cavallo di Troia”, stavolta dall’indirizzo dhl-1860@dhl.it (ovviamente fasullo). Se insistono vuol dire che qualcuno ci casca ogni tanto. Beh, io vi ho avvisato, voi passate la voce…

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E poi…ci sono i sopravvissuti.

Individui che hanno assaggiato, masticato, deglutito e digerito la malvagità umana. Oltre a salvarsi da esperienze negative e dolorose addirittura ne fanno un punto di forza.

Imparano ad annusare i pericoli di ogni genere a distanza di sicurezza, tenersene lontani e, se ci capitano dentro, sanno come liberarsi ed eliminare le eventuali minacce, di qualunque natura siano.

Non hanno bisogno di protezione né protettori perché conoscono così bene le fonti di calamità da essere in grado di tutelare non soltanto sé stessi ma anche il prossimo e, badate bene, sanno essere SPIETATI.

Fate molta attenzione a pestare i piedi a chi è risorto dalle propri ceneri perché è pressoché impossibile ABBATTERLO!

EVAPORATA DOCET.

 

 

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