Vi va un gelato?

Sladoled

Polidubbio amletico: potrebbe trattarsi di Alzheimer sociale, di ritardo mentale endemico, di oceanica esibizione di ignoranza della matematica elementare, di supina creduloneria di classe, di atavico fatalismo delle masse, oppure anche di una mia paranoia.
L’altro giorno mi è capitato di scorgere in televisione quelle facce di kjulo che ci hanno portato alla condizione di doverci impegnare anche le mutande, e, come al solito, la memoria involontaria mi ha proiettato una pellicola che avrei preferito non rivedere: quella dell’Euro “fatto male”.
Per anni hanno ripetuto questo mantra per giustificare le nostre difficoltà economiche, per farci sentire vittime di un complotto euro-demo-pluto-giudaico-massonico-germanico, per imputare alla scellerata decisione di entrare nell’Euro tutta la sofferenza della nostra manifattura.
Ah, che bei tempi quelli della Lira, quando le fabbriche potevano produrre senza preoccuparsi troppo della qualità e dell’efficienza, tanto, prima o poi, qualcuno avrebbe svalutato la Lira, e allora gli stranieri, attirati dal basso prezzo, avrebbero comprato qualsiasi schifezza, gonfiando le casse degli industriali con sonanti valute pregiate estere. E pazienza se, pochi mesi dopo, per le maestranze il costo della vita sarebbe cresciuto in maniera equivalente, scatenando l’inflazione e deprimendo il potere d’acquisto dei loro salari: qualche oretta di straordinari in nero e via, tutti contenti fino alla prossima svalutazione.
Così, di svalutazione in svalutazione, arrivammo a quel drammatico 1992 quando la Lira fu costretta a uscire dallo SME (Sistema Monetario Europeo), e da quel punto in poi furono solamente lacrime e sangue.
Osservando il grafico sottostante si può capire “perché” per entrare nell’Euro fummo costretti ad accettare un cambio di quasi 2000 Lire per 1 Euro. Mi va di farvi notare che dopo la prima impennata del ’92, conseguente all’uscita dallo SME, ve n’è un’altra che inizia tra il ’94 e il ’95, e indovinate un po’ chi (s)governava in quel periodo? Ma guarda, proprio quelli che oggi si lamentano per quello sfavorevole tasso di cambio Lira-Euro.

Lira-Marco-ECU-Dollaro
Qualcuno si ricorda di come stavamo “bene” in quei periodi di svalutazione galoppante? C’è forse qualche Pico della Mirandola che è in grado di rammentare com’era “facile” girare per l’Europa, con quei suoi prezzi in marchi, franchi, scellini, corone, inarrivabili per noi che disponevamo della esausta liretta?
No, nessuno ricorda niente; memoria cancellata; amnesia totale; catalessi.
A riprova della mentalità provinciale e corsara dei nostri capitani d’industria, riporto quanto avvenne nel novembre del 1996, quando Carlo Azelio Ciampi volò a Bruxelles per cercare di far rientrare la Lira nello SME, passaggio chiave per un futuro ingresso nell’Euro. Ebbene, Ciampi riuscì a spuntare la parità col Marco a 990 Lire, il che ci avrebbe permesso di entrare nell’Euro fin dalla sua creazione. Però, quando la delegazione tornò in Italia fu ampiamente criticata dagli industriali, i quali avrebbero preferito una parità a 1100 Lire, un valore che avrebbe favorito le nostre esportazioni, ma ci avrebbe tenuto fuori dall’Euro per anni.
Andiamo avanti, e passiamo ad altro.
Chi, come me, ha il dubbio privilegio di aver superato il mezzo secolo di età, troverà speciosa la polemica riguardante l’Euro di carta.
A quanto pare, l’utilizzo dell’Euro ha portato a un aumento dei prezzi, i quali sono quasi istantaneamente più che raddoppiati.
Ciò è avvenuto perché i commercianti disonesti (qua si parla di moltissimi casi e non di rare eccezioni) hanno applicato un cambio molto personalizzato: 1 Euro = 1000 Lire. Per riuscire nei loro intenti fraudolenti sfruttarono la colpevole (e forse complice?) assenza di controlli governativi (indovinate chi era al governo? Sì, sempre lui!). I prezzi di riferimento in Lire sparirono quasi subito da vetrine, listini ed etichette, mentre spuntarono come funghi le calcolatrici dotate del tasto Euroconvertitore. Giuro, in tanti anni non ho mai visto nessuno armeggiare con quelle macchinette, tranne che per lambiccarsi il cervello per riuscire a settare il valore di cambio.
Nessun Euroconvertitore invece è stato necessario in Slovenia in quanto, a distanza di 5 anni, si trovano ancora i cartellini dei prezzi con il valore in Euro e il relativo controvalore in Talleri.
Vabbe’, mi direte voi, tu abiti in una zona di confine e sei allenato a fare i calcoli, anche a mente, tra le varie valute, e così non ti sei imbrogliato con l’Euro. Ma di quali calcoli stiamo parlando, era tanto difficile guardare un euro e pensare “queste sono duemila lire”? E invece pare proprio che fosse roba da corso universitario, perché su tutti i cartellini sparirono solamente gli zeri, o venne aggiunta una virgola, oltre naturalmente alla variazione del simbolo monetario, per cui 2000 divenne 2, e 2550 divenne 2,55, ma nessuno fiatò, tutti continuarono a comprare, e a pagare, il doppio. Sì, è vero, si sentì brontolare, ma a bassa voce, quasi ci si vergognasse di passare per pidocchiosi che guardano anche al centesimo.
Il bello però doveva ancora venire.
Sempre quelli, quelli che ci avevano affossato, quelli che avevano omesso di controllare, se ne uscirono con la trovata dell’Euro di carta.
E’ logico – dissero – se 1 Euro fosse stata una banconota invece che una moneta, la gente sarebbe stata più attenta prima di spenderlo. –
A parte il fatto che con questa affermazione lasciano intendere che i consumatori sono degli acefali che hanno bisogno di avere in mano un biglietto di banca per sapere che vale 1 Euro, si tratta di un ragionamento che non sta in piedi, per due motivi.
Il primo è che gran parte dei consumatori europei ha sempre pagato senza questi problemi con monete di valore anche superiore all’Euro; ancora oggi le monete sono molto usate in Europa; ecco alcuni esempi: 20 Corone danesi sono 2,70 Euro; 2 Sterline valgono 2,40 Euro; con 5 franchi svizzeri ricevete più di 4 Euro; 50 Corone norvegesi sono ben 6,78 Euro.
Tutti scemi o spendaccioni questi utilizzatori di monete? No, sono esattamente come noi, e per il secondo motivo che rivela tutta la malafede nelle accuse all’Euro.
Poco sopra ho anticipato che bisogna aver raggiunto la maggiore età da qualche decennio per apprezzare il mio ragionamento.
Ci facciamo un gelato?
Il mio primo ricordo sono 2 monete da 10 Lire per una coppetta, ma erano occasioni rarissime, quasi mitologiche. Gli anni ’60 portarono il boom, e anche il gelato a portata di tutti gli italiani, però a 50 Lire, e lì vi rimase per parecchio tempo. Se vi ricordate bene, a quel tempo c’erano anche le monete da 100 e 500 Lire.
Si può ben dire che le 50 Lire di allora sono l’equivalente di 1 Euro di oggi, visto che questo è circa il prezzo di una pallina di gelato da passeggio, e se tanto mi da tanto, dovremmo veder circolare una moneta da 10 Euro, corrispondenti alle 500 Lire di quegli anni.
Non mi pare di ricordare che negli anni ’60 la gente spendesse con leggerezza quelle monete, anzi, mi pare proprio che fosse molto restia a liberarsene. Forse perché erano più bravi in matematica? Direi di no visto che molti non avevano nemmeno la licenza elementare. Semplicemente erano poveri, con la cognizione di esserlo, e anche 5 Lire erano sempre 5 Lire, e il risparmio era un valore a non una vacca da mungere.
Oggi invece sono tutti poveri, ma con l’illusione di essere ricchi grazie al possesso di qualche fesseria, che ne so, un’automobile che più di aiutare impiccia, giocattoli elettronici nati già vecchi, case di cartone e vinile, indumenti che si autodistruggono a scadenza, divertimenti sciocchi e malgoduti, ininterrotte abbuffate che non sanno di niente, voglie soddisfatte senza voglia.
Ecco perché in quel panorama di bugiardi matricolati che vogliono farsi eleggere, riescono a essermi ancora più insopportabili quei bugiardi patologici, quegli imbonitori che spacciano la loro velenosa mercanzia come se fosse una panacea, quegli stregoni sempre pronti a offrire in sacrificio un facile capro espiatorio, tutta gentaglia che per restare a galla vuole impedire alla gente di aprire gli occhi e di guardarsi allo specchio per trovare, finalmente, il vero colpevole.

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6 thoughts on “Vi va un gelato?

  1. Sto guardando i prezzi delle nuove droghe che mi ha dato oggi lo psichiatra. Uè i boccettino di ambrosia per 15 gg di fuoranza costa € 1,81 – meno di una mela. Ma allora è vero o non è vero che una mela al giorno leva il medico di torno? Ho già preso le pastiglie oggi? Boh, non mi ricordo. Comunque le mele le ho comprate anche se le ho pagate come un braccialetto d’argento.

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