Una cosa che mi rattrista parecchio è dovermi dire:  “Visto che avevi ragione? L’avevi detto che finiva così”, avendo la bocca e le mani totalmente legate, quindi essere obbligata a guardare lo sfacelo senza poter impedire che accada.

Che tristezza.

Quando arriva qualcuno ad imporre le proprie idee con arrogante presunzione senza sapere che cosa sta toccando.

Che tristezza.

Vedere che lo si lascia “fare” ben sapendo che sta mandando tutto a rotoli.

Che tristezza.

Aprire le porte al Càos senza avere la minima idea di come gestirlo.

Che tristezza.

Non sapere che farsene di tutto il bello e il brutto che regala il Càos.

Che tristezza.

Morire di caos.

« Dunque
al principio fu il Caos, e poi la Terra dal grande seno, sede incrollabile di
tutti gli immortali che abitano la sommità del nevoso Olimpo, e il Tartaro
tenebroso nelle profondità della grande Terra, e poi Amore, il…

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Avvertenza per una serena lettura: questo articolo non tratta l’argomento “femminismo”, né vuol essere una richiesta di uguaglianza tra donna e uomo. Tantomeno vuol sminuire i diritti delle donne in qualunque settore della vita. E’ una semplice rischiesta di rispetto dell’individuo indipendentemente dal sesso, razza, religione, idee politiche ecc.

Negli ultimi due anni mi è capitato, qualche volta, di parlare o confrontarmi con certi maschi premettendo le parole: “da uomo a uomo”. Non per scherzo o ironia,  ma per far capire che non devono vedermi come una donna bensì come una figura qualunque. Per sollevarli dall’imbarazzo di pensare che sono una femmina, quindi più fragile da tutti i punti di vista e magari anche meno dotata o, comunque, diversamente dotata mentalmente, mentre so essere molto più “uomo” di quanto alcuni maschi umani sappiano fare. Naturalmente partendo dal “presupposto” pensiero comune (ormai non più così radicato come qualche decennio fa) che la…

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Gatto Atlantico

Vorrei essere capace di scrivere quelle cose belle retoriche e banali, quelle che vanno bene in clima elettorale. Che siano buoniste o gridate (‘arrendeteviiiiii’) il risultato non cambia. Sono ovvietà che servono a colpire certe fantasie del cuore.  Sì, proprio di quello. Cosa meglio di nominare i bambini per essere banali e colpire al cuore?

Però io non sono capace di fare questo tipo di operazioni. Non vorrei dire cose banali. Ma raccontare alcuni momenti di questi giorni pre elettorali, dove il tema dei bambini è ritornato alla mia vita in una maniera che Jung definirebbe sincronica.

Insomma, coincidenze? Forse che sì forse che no.

Mi è capitato di vedere una immagine da social network che riportava la frase di un insegnante (forse). Una frase che era un invito: quello di guardare le scuole dove voteremo questo fine settimana. Sono scuole pubbliche, coi banchi rotti e niente carta igienica, i…

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La gita che verrà

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Crazy horse

Calvin e Hobbes - 01

Parliamo di cabaret? No; Il famosissimo locale parigino non c’entra nulla.
Allora si tratta di storia dei nativi americani? Nemmeno; lasciamo riposare in pace il mitico guerriero sioux.
Crazy horse significa cavallo pazzo, e il titolo è in inglese non per caso, ma perché ci sono ricascati.

Un po’ di tempo fa espressi su questo blog le mie riserve, qualcuno potrebbe lecitamente definirli preconcetti, nei riguardi degli alimenti made in UK. L’articolo si intitola “Coprofagi”, un termine che non lascia adito a molti dubbi sulla mia opinione al riguardo.
Pur riguardando il tema abbastanza controverso della data di scadenza sulle confezioni, in quell’articolo non mancai di ricordare al lettore che la terra d’Albione è stata la culla dell’encefalopatia spongiforme bovina, più nota col nome di “morbo della mucca pazza”.
E’ stato dimostrato che a scatenare l’infezione fu l’utilizzo di farine animali per l’alimentazione dei bovini, una mera scelta economica che trasformò le mucche da erbivore a cannibali. Gli effetti esiziali di quella pratica sciagurata si riversarono anche sugli umani che si nutrirono della carne delle mucche infette.
Già nota dal 1986, sia per gli effetti che per le cause, questa infezione flagellò impunemente gli allevamenti inglesi per un decennio, ma durante tutto quel tempo a nessuno venne in mente di cambiare un regime alimentare innaturale, giacché era molto conveniente.
Fu solo quando venne trovata una correlazione tra la malattia di Creutzfeldt-Jacob e il morbo della mucca pazza che finalmente si decise di vietare l’uso di farine animali da scarti di macelleria. Infatti questa malattia è tipica dell’età avanzata dell’uomo (un caso su un milione), ma in Inghilterra cominciarono a esserne colpite anche persone giovani; finalmente qualcuno fece due più due e, tra le inevitabili polemiche e resistenze del settore agroalimentare, dichiarò che l’infezione umana dipendeva anche dall’infezione bovina.
Nel 2012 l’Unione Europea ha annacquato il divieto, permettendo l’uso di proteine animali da scarti di macelleria per l’alimentazione di suini, pollame e pesci.

Anche evitando di pensare alla carne bovina e suina importata dall’America, dove non esistono le particolari restrizioni europee, non posso che essere pessimista in quanto niente mi vieta di pensare che maiali o polli nutriti con la farina ricavata da vecchie mucche infette sviluppino una loro variante di encefalopatia spongiforme. Va detto inoltre che lo sterco di pollame lì viene utilizzato, dopo una fermentazione e lavorazione, come additivo per l’alimentazione bovina, e con questo il cerchio si chiude.
Com’è già successo per i felini domestici, alcuni cervidi e ungulati, e le mosche (sì anche le larve delle mosche che si nutrono di tessuti infetti possono contrarre l’infezione e trasmetterla agli insettivori), è probabile che prima o poi l’infezione trovi la strada, qualsiasi strada, anche un bicchiere di latte, un uovo, un gelato, un sapone, per arrivare ai reali responsabili di questa rovinosa scelta, ovvero noi.

Detto ciò, passiamo dai bovini agli equini, ma restiamo nel Regno di Sua Maestà Britannica.

La scorsa settimana in Inghilterra è esploso il (prevedibilissimo) scandalo della carne di cavallo mescolata alla carne di manzo negli hamburger e in altri prodotti simili. A rimanere invischiata è stata una grande azienda di prodotti surgelati: la Findus. Anche nei tortellini e nei ravioli Buitoni (gruppo Nestlè) è stata rilevata la presenza di carne di cavallo.
Sono stupefatto. Avendo patito la sventura di assaggiare quei tortellini, avevo sempre pensato che al loro interno ci fosse di tutto tranne che carne.
Mi direte che tutti i gusti sono gusti, e che magari io sono un po’ prevenuto nei confronti dei prodotti preconfezionati e surgelati. Mi spiace deludervi, nei confronti di tali cibi io non sono un po’ prevenuto, bensì radicalmente prevenuto.
A casa mia, sopra il frigorifero, ho un piccolo congelatore da poco più di 40 litri, usato unicamente per tenere i refrigeranti della borsa termica e, in estate, per riporre un gelato destinato al dopocena. Stop. Anche se mi perquisite la casa dalla cantina al tetto, non troverete un prodotto surgelato che sia uno.

Va bene, lo ammetto, a volte esagero, divento integralista e presuntuoso. Chiedo venia.
Torniamo al nostro problema: la carne di cavallo infilata di soppiatto in un alimento nel quale doveva esserci solamente carne bovina.

Nel Regno Unito, cedendo alle pressioni di queste grandi multinazionali dell’alimentazione, stanno cercando di far passare il tutto come se fosse stata una svista, una frode, sì ma una frode minore; forse sarebbe bastato segnalare in etichetta “il prodotto può contenere tracce di carne di cavallo” per passarla liscia; tentano di levarsi dall’imbarazzo affermando che, tutto sommato, sempre di carne si tratta, e che perciò il prodotto non è pericoloso per il consumatore.

Emerite balle.

Chi va a fare la spesa sa benissimo che la carne di cavallo è generalmente più costosa della carne di manzo, e allora non si capisce il motivo di tale frode, sarebbe autolesionista. Ma se si ipotizza che gli animali siano sfuggiti al controlli veterinari, che provengano da allevamenti abusivi, che siano di provenienza ignota, o che non siano stati, all’origine, animali destinati all’alimentazione umana, come per esempio i cavalli da corsa, allora è lecito essere sospettosi e prudenti.
I cavalli malati, i cavalli imbottiti di steroidi e medicinali, i cavalli morti di vecchiaia, i cavalli malformati alla nascita, tutti gli animali dei quali bisogna disfarsi,  come farlo senza pagare i costi di smaltimento delle carcasse? E già che ci siamo, perché non guadagnarci anche un po’ su, con la complicità delle aziende alimentari?
Quando si dice il caso: nella carne di tre cavalli macellati in Gran Bretagna (sì, sempre lì) sono state rilevate tracce di phenylbutazone, un farmaco veterinario pericolosissimo per l’uomo. Stavolta hanno intercettato questi tre casi perché era scoppiato lo scandalo, ma chissà quante di queste bombe chimiche sono già finite nei surgelati e nei loro (e spero non vostri) piatti?
Il Primo Ministro inglese, Daniel Cameron, ha voluto tranquillizzare i suoi elettori mangiando in pubblico un pasticcio di carne. A parte il fatto che la mossa è tutt’altro che originale, sarebbe stato più onesto e credibile se fosse andato a comprarsi un hamburger surgelato in un hard discount, oppure se fosse andato a farsi un panino in uno dei tanti fast food di Londra. Si vede che i boccaloni non sono una nostra prerogativa nazionale.

Così, dopo la mucca pazza, presto avremo anche il cavallo pazzo, me ritengo che entrambe le definizioni non siano corrette, perché di pazzo, ma veramente pazzo, qua ce n’è uno solo: l’uomo, una gran testa di pazzo.
Allora, se tanto mi dà tanto, se per gli inglesi una carne vale l’altra, se alla fine per loro è solamente un problema di etichettatura, aspettiamoci altre pazzie, e chissà che prima o poi non si trovi negli hamburger anche del DNA umano.

Il Soylent Verde è alle porte…

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Anni fa, quando tutti i miei amici si ingegnavano cercando tatuaggi per decorare il proprio corpo, io sono rimasta a pensare quale simbolo, disegno, figura o marchio avrei potuto scegliere per farlo su di me.

Pensa e ripensa, cercando qualcosa che avesse un senso per rimanere impresso sulla mia pelle in eterno, il tempo è passato e la mia pelle non ho ancora timbrato.

Eh sì…perché è sottinteso (almeno per me) che se mi decoro come uno sciamano ispirato non lo faccio per stare sulla cresta della moda, lo faccio per rivelare qualcosa che mi porto dentro. Può essere un’ideale, una vocazione che mi attrae o, comunque, un’immagine che mi rappresenta in maniera importante sia che lo faccia in un punto visibile a tutti o solo quando mi presento in occasioni poco vestite. Niente d’interessante  è riuscito a convincermi al punto di essere adottato dalla mia pelle nonostante le escursioni…

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Libera.mente

Compare e scompare, la data la sa,  quasi fine febbraio  3102. Sulla pelle il tatuaggio c’è e non c’è, l‘avrebbe fatto togliere tempo fà per dimenticare. Ma quella cicatrice ogni tanto riemerge e mille visioni tornano in superficie.  Passato o presente non si capisce bene, ma i volti, no, quelli sono passati, si  ascoltano pure certi toni di voce  inconfondibili. I contenuti non ricorda bene, solo forme e gesti e espressioni del viso e sguardi mai guardati, parole mai ascoltate. Quei visi li ha dimenticati, ma non del tutto perché ora piu’ che mai il tatuaggio diventa  insistente.

Sarà questo prendersi degli anni addosso, cominciare a ricordare o dimenticare di ricordare: è quasi il suo compleanno di fine febbraio.

Con questa consapevolezza, sulla parete davanti, si  accendono i  pensieri   molto bene illuminati: allora vorrei un’ essiccatore, una macchina per fare il latte di riso, una vaporiera, una tastiera nuova, una…

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