Ecce bambi

Segnale_di_pericolo

L’occasione di commentare, in un altro blog, alcuni aspetti poco commendevoli del comportamento umano nei riguardi della natura, mi ha riportato alla mente un episodio al quale assistetti parecchi anni fa.

Se non ricordo male era una domenica di marzo, una giornata eccezionalmente mite che aveva levato fuori di casa parecchia gente con l’esca di una passeggiata fuori porta.
Il borgo dove abito è all’imboccatura di una valle protetta (ma non più di tanto) che dà asilo a parecchie specie di animali selvatici, e offre al visitatore l’opportunità di corroboranti escursioni in una natura meno contaminata del normale.

Stavo in giardino, e valutavo con preoccupazione l’eventualità di dover ridipingere il telaio della pergola, quando la mia attenzione fu distratta da un vociare concitato in distanza. Notai che nei pressi di un orto vicino s’era formato un consistente capannello.
Non avendo niente di meglio da fare, e abbandonando volentieri l’esame fitologico del manufatto, colsi al volo l’opportunità di soddisfare la mia curiosità: andai in strada e mi avviai in quella direzione per capire il motivo di tanta agitazione – cosa mai avranno visto in un orto, in marzo poi, che non ci cresce ancora niente… –
C’era cresciuto un capriolo, una bestia giovane, la quale non si reggeva in piedi. Stava lì, semisdraiata sul terreno dissodato e fissava con timore tutti quei bipedi implumi vocianti.
Per fortuna nessuno di costoro s’era avvicinato all’animale, non so se per prudenza o per evitare di spaventarlo ulteriormente, o solamente perché una robusta rete metallica precludeva loro l’accesso all’orto. Il fatto è che non sarebbe stato da escludere un episodio di rabbia silvestre, in quanto il torrente che scorre accanto alle nostre case è un richiamo irresistibile per l’animale rabido, e talvolta si assiste a una paralisi progressiva. Non era quello il caso poiché il povero capriolo era spaventato, una reazione normalissima e pertanto rassicurante dal punto di vista neurologico.

Me ne stetti lì ancora un po’ finché arrivarono la Guardia Forestale e un guardiacaccia, accolti dalla soddisfazione generale; “Arrivano i nostri!”.
Il sollievo fu di breve durata perché la sentenza fu inappellabile: bacino rotto, il che comportava l’abbattimento dell’animale per evitargli ulteriori sofferenze.

Sapete, anche gli animali inciampano e cadono, e talvolta si fanno pure male, molto male. Quel giovane capriolo era stato sfortunato; forse gli era franato un appoggio, forse aveva valutato male la distanza per un salto, forse aveva fatto un movimento sbagliato nel greto del torrente, non lo sapremo mai.

Mentre nell’orto si svolgeva un naturalissimo dramma, dall’altra parte della rete le persone lì raccolte stavano recitando a soggetto una tragedia di Euripide.
I vari “poverino”, “che peccato”, “mamma mia”, “oh nooo”, si sprecavano in un ditirambo degno di miglior causa. Finché da quel coro una voce modello Rosa Russo Iervolino se ne uscì con “ma proprio non si può fare nulla?”.
Un tizio dietro a loro, un infame senza cuore, una persona volgare e pedestre, un vile uccisore dei sentimenti, un essere spudorato e cattivo, le rispose al balzo: “Sì, sugo!”.

Tutti tacquero di botto; anche i merli e le ghiandaie si azzittirono; le mosche per aria si fermarono come se fossero libellule; per un attimo, in quella zona del pianeta, il riscaldamento globale si arrestò e si sfiorò una microera glaciale.
Poi, detto ciò, quella carogna se ne andò per i fatti suoi, mani in tasca, senza nemmeno degnarli di uno sguardo.

E chi lo sa il motivo di quella sua risposta sferzante e impietosa; mah, forse non ne poteva più di quell’ipocrisia stucchevole, di quella commozione da manga, di quella empatia mordi e fuggi.
La maggioranza di quel pubblico trepidante per la sorte di quell’unico animale era appena uscita dalla trattoria vicina, nella quale si era strafogata di gnocchi col capriolo, specialità della casa, e senza versare una lacrima, neanche di coccodrillo. Privi di ogni remora, anzi con soddisfazione conviviale s’erano ingozzati di carne, i figli c’avevano giochicchiato, ne avevano data un po’ anche al cagnolino; e come si fa a dire di no a un bel sugo di selvaggina? Così, dopo aver scientemente mangiato la madre, se n’erano andati a compiangere la triste sorte del suo figlio infermo, tanto per lavarsi anche la coscienza dopo essersi lavati i denti.
Quel villano aveva osato ricordare a tutti il vero motivo della loro presenza lì. Era imperdonabile.

Già, proprio così, quel beduino sarebbe anche capace di mostrare ai loro pargoli un bel piatto di crocchette di carne e di dir loro che è quella della Lola; magari li farebbe giocare un po’ con un coniglio, per poi regalare ai bimbi la coda dell’animale come portachiavi; li porterebbe a vedere un vitellino da latte e chiederebbe loro quale parte tagliare per prima, giusto per ricavarne una gustosa bistecchina.

No, no, meglio non rischiare. La prossima volta che capiterà loro di vedere un capriolo, sano, malato, morto, non importa, e i pargoletti chiederanno che animale è, sarà utile rispondere – Un animale feroce, ferocissimo. Ricordate, solamente noi umani siamo buoni – .

Esatto, e forse anche in sugo…

.

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7 Risposte to “Ecce bambi”

  1. gabri1 Says:

    la natura umana è contraddittoria, si contraddice di continuo, basta accendere la televisione in questi giorni…

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    • Stelio Says:

      Ora c’è la domotica, quella tecnologia che ti permette di spegnere le luci, abbassare le tapparelle, accendere l’aria condizionata, regolare il termostato del frigorifero, alzare il volume dello stereo, controllare la temperatura del forno, mediante un unico controllo elettronico, come se tutta la casa fosse un enorme videoregistratore.
      Una volta no, non esistevano queste possibilità, una volta c’erano solamente due tipi di comandi: l’interruttore e il deviatore. Il primo apriva e chiudeva un circuito elettrico, il secondo invece permetteva di selezionare, su due circuiti, quello nel quale ci sarebbe stata la corrente.
      Purtroppo la mente umana non ha tenuto il passo del progresso tecnologico, per cui in testa abbiamo ancora un antiquato deviatore, che funziona pressapoco così: quando si accende la televisione si spegne il cervello. Siamo fatti così.
      Bye
      😀

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  2. limucci Says:

    Fa più male la risposta della vista del capriolo ferito. E chino il capo. 😦

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  3. Evaporata Says:

    Mai assaggiato una pima o un pelo di animale selvatico in vita mia, a parte la vocazionane animalista, proprio non mi gusta la selvaggina e la carne di qualunque genere. La mangio quando non posso farne a meno, fosse per me vivrei di pane e gelato che sono i miei alimenti preferiti sopra ogni altro. Ma, tornando all’aneddoto da te illustrato, nascondendo le autentiche lacrime che sarebbero scese copiose d dai miei occhi, avrei risposto: “un bell’arrostino”. Visto che deve morire che non sia per niente. Cannibalismo impietoso? Ma no, è che destesto gli sprechi.

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    • Stelio Says:

      Vero, e resto convinto che chi mangia carne debba avere il coraggio,almeno una volta, di ammazzare un animale, per mangiarlo ovviamente, non per divertimento.
      Fatto.

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      • Evaporata Says:

        Qui non so risponderti, probabilmente se fossi costretta dalle circostanze lo farei (scrivere “ammazzare” mi fa già male) ma non ne sono certa al cento per cento. Più facila che la gola mi spinga a dare un botta in testa ad un umano che vuol portarmi via il gelatone. 🙂

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