libera.mente

Oltre i rumori assordanti del chitarrista potentino con lilith sulla chitarra, avevo dimenticato come  fischiano le orecchie dopo.

Forse lei mi parla insieme alla colomba delle 3 di notte che abbiamo preparato per poi ritemprarci di tre giorni di passione con pasta madre: ci sono  suoni, alcune parole fanno male come certe scelte-non scelte, oggi vediamo che gatto e volpe si sfregano le zampe: per un altro po’ continuano a fare il loro mestiere.

questo testo bello   (origine musical  americano anni ’40)   e cosi  il suono  che innamora almeno me catturata -ukulele too-

After one whole quart of brandy
Like a daisy, I’m awake
With no Bromo-Seltzer handy
I don’t even shake
Men are not a new sensation
I’ve done pretty well I think
But this half-pint imitation
Put me on the blink
I’m wild again, beguiled again
A simpering, whimpering child again
Bewitched, bothered and bewildered – am I
Couldn’t…

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Oggi, benché il calendario dica 30 marzo, il clima è perfettamente autunnale. Di quella perfezione che meglio non si può: piove fine, fitto e senza sosta, la luce non s’è vista per niente, la foschia nasconde tutti i colori uniformando il paesaggio in un grande bozzolo che fa venire solo voglia di stare in casa al caldo a sonnecchiare.

Oppure.

Oppure c’è sempre e potrebbe essere: ascoltare musica, guardare la tv, leggere.

Leggere o RI-leggere.

Ecco, rileggere è proprio quello che sto facendo io.

Casualmente sono capitata dentro una cartella del pc che contiene lo scambio di missive tra me e un amore finito un paio d’anni fa.

Io scrivo tanto, scrivo sempre, scrivo tutto, di bello e di brutto.

E’ maniacale e vitale scrivere, per me.

Inevitabilmente, talvolta, il mio interlocutore è quasi obbligato a rispondere scrivendo. Così ho riletto quanto ci siamo scritti prima, durante e dopo la…

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libera.mente

Vorrei viaggiarti attorno come giostra che mi ha sempre intimorita-i tempi oscuri dei piccoli

Vorrei illustrarti l’audace che non sia manga pero’ pure  se i fiori di ciliegio  mi fanno sfarfallare di qua e di là

 

Vorrei  tuffarmi in quei tuoi occhi che mi ricordano  un mondo altro- lucente di pioggia finita

Vorrei ritrovare il giorno  di possibili  note e armonie – fotografare un anima spersa e ritrovata

 

Vorrei farti  assaggiare un piatto leggero e di sostanza

 

 

Vorrei cantare quella canzone che conosciamo bene- quando tutto è stato ricucito e funziona alla perfezione

Vorrei stupire quello stupido  insulso orgoglio e fargliela vedere come si vola e  si atterra – dove c’è lo spazio per fermarsi a osservare il paesaggio- legno e mobili  bianchi  campagne e sole

Vorrei annusare profumi di forno – sapermi  innamorare di te.

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Spulciando sul web, causalmente, ho trovato una frase che mi è stata detta in faccia più di una volta negli ultimi due mesi, accompagnata dal vanto delle proprie ascendenze mafiose pur prendendone decorosa distanza.

Inizialmente pensavo a una boutade un po’ cafona e niente più. Invece ho dovuto prendere coscienza del fatto che questa corbelleria è stata detta seriamente.

A questo punto mi sento in dovere di informare chi va a scuola di “Comando” che oltre ad  imparare a memoria le “frasi fatte apposta” per intimorire il prossimo, è bene sapere anche questo:

Cassazione: «Lei non sa chi sono io» può configurarsi come minaccia

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

Salerno, domenica 8 luglio 2012

«Lei non sa chi sono io» può non essere soltanto una inoffensiva rodomontata. Una recente sentenza di Cassazione stabilisce che può contribuire a configurare il reato di minaccia.

La sentenza recita: «nel reato di minaccia elemento…

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MANOLA

Quando penso alla libertà ,non penso alla libertà di fare quello che si vuole senza regole o vincoli,io penso che tutti siamo prigionieri del nostro vivere, sarebbe utopia voler la libertà a tutti i costi che nel mio modo di pensare porterebbe solo a un vivere egoistico e indifferente agli altri ,purtroppo il mondo soffre di indifferenza e per questo stiamo andando  alla deriva ,ma io penso e vivo  una libertà interiore,quella che ti fa sentire bene con se stessi ,che corre con i pensieri veri che non si perde in sogni,ma che guardando la natura gli animali e tutto quello che ci circonda è tutto meraviglioso anche se a volte non posso viverle come vorrei ,sento che la libertà è questa ,capire che noi siamo un puntino in questa natura, che pur piccolo diventa un puntino che serve a qualcuno e questo per me da un senso al…

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libera.mente

Ci sono tante storie da raccontare penso  alla partigiana  oggi centenaria  resistente, lei  che nella sua vita, dedicando e rischiando  tempo  e energia, ha fatto crescere, non senza erbe infestanti,  bellissime piante.

 

Dovresti seminare e raccogliere, così è:  ne vedo molti altri di anziani incattiviti con vite di solitudine quando  lo stato  di apatia coincide bene alla mancanza di lotta che ha contraddistinto la  loro esistenza di superficie qualunquista e egoista… Vivono oggi di ricatti e sensi di colpa e implosioni di corpi ammalati e dipendenti:   una certa famiglia del popolo italiota è questa qua (ritorniamo non a  caso a chi lo governa).

 

Oppure donne e uomini che nella storia hanno raccontato la loro storia e forse semplicemente nel servizio hanno ‘dato’ vita, senza farsi piegare o fuggire in  religioni dogmi e ideologie.

 

Da raccontare ci sono le storie  di mondo che vorremmo, che vuol dire…

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Aprire o accendere?

Parole

Ce l’ho… ce l’ho… ce l’ho… mi manca.
No, ora ce l’ho anch’io.
L’ho comprato ieri, usato ovviamente (che ci volete fare, sono preda della parsimonia…).
Ne ho tanto sentito parlare, fiumi di parole son state spese, molte, per un oggetto così piccolo.
Sì, è piccolo; mi sta comodamente in una mano, anche se, una volta immerso nella lettura, temo di perdere la presa, di farlo cadere a terra, di rovinarlo irrimediabilmente.
Anche di sporcarlo ho paura;
una sozza ditata sul suo colore chiaro sarebbe peccato mortale, perciò mi sono lavato ben bene le mani prima di maneggiarlo.
Lo apro.
Anche se è piccolo, anche se non è nuovo, si fa leggere benissimo; i caratteri sono della giuste forma e dimensione, e non c’è eccessivo contrasto tra il colore avorio dello sfondo e l’ardesia scuro delle parole.
Comincio a leggere.

Per far parte del «piccolo nocciolo», del «piccolo crocchio», del «piccolo clan» come i Verdurin amavano chiamare la loro compagnia, una condizione era sufficente, ma necessaria; cioè bisognava aderire implicitamente ad un Credo di cui uno degli articoli imponeva di riconoscere che il giovane pianista, protetto quell’anno dalla signora Verdurin (e di cui ella amava dire: «Non gli si dovrebbe esser permesso di saper suonare Wagner così!», superasse ad un tempo Pleanté e Rubinstein, e che nella diagnosi il dottor Cottard fosse più abile di Potain…

Mi sa che stasera farò molto tardi su questo testo.
Sono estremamente soddisfatto del mio acquisto: si è presentata l’occasione e io l’ho colta al volo; non ho esitato un solo istante, per la convenienza economica, questo è innegabile (ho speso una cifra ridicola), ma anche per il valore immateriale dell’oggetto.
Ecco, per il momento lo ripongo, con attenzione, sul comodino, accanto ad altri oggetti simili.
Per chi non avesse riconosciuto il testo, si tratta di “Un amore di Swann” di Marcel Proust, ed. Jandi Sapi, prima edizione, gennaio 1946, trovato, o per meglio dire, scovato in una caotica rivendita di libri usati, una miniera nella quale ho intenzione di inoltrarmi ancora, alla ricerca di altre gemme di pari splendore.
Ah scusate, temo di avervi tratti in inganno. Avevate forse pensato che fossi caduto in tentazione, che avessi finalmente ceduto alle sirene di Kindle o di Apple. Niente da fare, io resto un inguaribile feticista, e finché non realizzeranno un lettore che assomigli a un libro, mi manterrò fedele all’originale. Leggere senza sentire il fruscio delle pagine è come andare al mare e non udire il suono della risacca, entrare in una pasticceria e non percepire il profumo di vaniglia, pedalare in bicicletta e non avvertire il vento sul viso, fare l’amore e non sudare.
Perciò, diffidate delle imitazioni.

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