Dio c’è (almeno secondo la procedura standard)

jackson-pollock-convergence-1952

J. Pollock – Convergence – 1952

.

Dio era stanco, era veramente molto stanco.
Da troppo tempo aveva smesso di amare ciò che faceva; tutto gli appariva sempre così instabile e bisognoso del suo intervento; non era mai completamente soddisfatto dei suoi sforzi; ad averlo saputo prima avrebbe evitato di dare il via al guazzabuglio che ormai lo teneva costantemente impegnato.
Era arrivato il momento di fare una pausa, perciò mise il sistema in stand-by e se ne uscì.
Appena arrivato nella zona relax si buttò sulla prima poltrona che vide e si creò qualcosa da bere.

– Aaaaah, finalmente! –

– Momentaccio eh? –

Dio sussultò per la sorpresa: entrando non aveva visto nessuno, e pensava di essere solo. Si alzò dalla poltrona e si guardò attorno per individuare chi gli aveva rivolto la parola; lo vide, se ne stava quasi completamente sdraiato su un lungo divano all’apparenza comodissimo; era Dio.

– Sì beh, insomma… Mi scusi se L’ho svegliata. –

L’Altro si mise seduto, più per buona educazione che per buona voglia, ma non smise l’atteggiamento bonario che aveva palesato con la domanda di prima.

– No, no, nessun problema, non stavo dormendo, Mi stavo rilassando un po’. Cosa sta bevendo? –

– Ah, questo è tè, una bevanda calda che hanno inventato alcuni esseri del Mio universo. E’ ottima, dovrebbe provarLa. –

– Credo, credo, le Nostre creazioni sono spesso dotate di un’inventiva strabiliante, quasi invidiabile. –

Dio sorseggiò un po’ di quello scuro liquido fumante e poi si mise a fissare assorto verso il fondo della tazza. Sospirò.

– Anche troppa a volte… –

– Troppa cosa? –

– L’inventiva. Capita che se ne saltino fuori con delle idee impreviste, assurde, spaventosamente improbabili, e non sempre ce la faccio a stargli dietro. Io… Io… non so se sono adatto per tutto questo… –

– Primo incarico vero? –

Dio tornò a sedersi in poltrona, terminò il suo tè e restò un attimo in silenzio prima di rispondere.

– Sì,… e forse sarà anche l’ultimo. –

– Non dica così, non Si demoralizzi. Ci siamo passati tutti, e poi, col tempo, si impara a gestire la situazione, gli imprevisti, le varianti. –

– Lei crede? –

– Ma certo! Vedrà che prima o poi Le capiterà persino di attendere con trepidazione una singolarità, oppure uno sviluppo insolito. Faranno parte del divertimento. –

Bussarono. Sulla porta apparve Dio.
Dio sul divano evidentemente conosceva il nuovo arrivato, perché si rivolse a Dio all’ingresso con una familiarità che oltrepassava la bonomia precedente.

– Oh, anche Tu qui, come sempre del resto. Si ricordano ancora di Te dalle Tue parti? –

– Che vadano a farsi friggere tutti quanti. –

– Ahi ahi, siamo alle solite. –

– E’ vero, siamo alle solite. Tu fai, fai, crei, organizzi, dai le istruzioni, e poi quelli fanno come vogliono. E allora che facciano pure; quando saranno nella loro merda fino al collo, allora sì che avranno bisogno di aiuto e aspetteranno una Mia parola! Non scappo, questo è certo, però Me la prenderò comoda. Sbaglio forse? –

– No, non sbagli, lo sai bene che Noi non possiamo sbagliare. –

Dio sulla poltrona si era servito un’altra tazza di tè nero, e a quell’ultima frase si riscosse dalle sue cupe meditazioni, come risvegliato all’istante da una formula magica.

– Come sarebbe a dire “Noi non possiamo sbagliare”? E’ veramente così? –

Il nuovo arrivato si volse verso di lui, lo scrutò e attese un attimo prima di parlare.

– Beh, tecnicamente, in senso assoluto, anche Noi possiamo commettere degli errori di valutazione, però in senso relativo, ovvero nei riguardi del Nostro creato, Noi siamo infallibili. Ogni Nostra azione appare giustificata dalle stesse conseguenze dell’azione, non so se Mi spiego. –

– Non sono sicuro di aver capito bene. Come fa un Mio errore a essere una cosa positiva? –

– Infatti non lo è, però non bisogna ragionare in termini di positività e negatività, ma in termini di efficacia. Se un’azione ha dato i suoi frutti, essi diventano parte del creato, e pertanto lo mantengono vitale e attivo, in costante evoluzione, che è poi lo scopo del Nostro lavoro. –

– Ah, mi toglie un pensiero! –

– Perché? –

A quel punto del discorso si intromise Dio dal divano, non prima però di aver piluccato qualcosa che faceva capolino da un contenitore dalla foggia bizzarra per stabilità e materiale.

– Perché è al Suo primo incarico, e teme che le cose Gli sfuggano di mano, non Si sente adeguato… –

– Ah ah, Mio caro, tutti Noi all’inizio abbiamo avuto i Nostri problemi. Mi racconti i Suoi, sempre se le Le fa piacere ovviamente. –

Dio affondò ancora di più in quella poltrona dagli alti braccioli, quasi a voler sparire in essa; buttò giù il suo tè e attaccò.

– All’inizio pareva tutto semplice: seguendo le istruzioni, imbastii un universo abbastanza stabile, un sistema che generò tutta una serie di corpi celesti adatti alla vita.

– E’ la procedura standard, in genere funziona egregiamente. –

– Sì, è vero, il processo si avviò come previsto, e su un pianeta in particolare, oltre alle varie forme di vita organica, si svilupparono abbastanza rapidamente, direi quasi precocemente, degli esseri dotati di una rudimentale autocoscienza. –

– E lì cominciarono i problemi vero? –

– Sì, ma non subito. All’inizio Mi manifestai con una certa frequenza, per offrire una guida, un aiuto nell’evoluzione. –

– Il classico errore dei principianti… –

– Sssst, lasciaLo parlare! –

Dio tacque per qualche istante; traspariva la sua sofferenza per ciò che Lui considerava un fallimento. In quei frangenti è difficile trovare le parole giuste, descrivere avvenimenti che non si è ancora compresi appieno, si rischia di fare la figura degli sciocchi o, peggio ancora, di passare per uno che cerca delle giustificazioni.
Dio in poltrona riprese a parlare.

– Dopo un po’ quelli si misero in competizione per mettersi in buona luce con Me, per diventare i Miei preferiti. All’inizio Mi fece piacere, ma poi la faccenda divenne alquanto fastidiosa: non avevo più pace. –

– L’essere famosi ha i suoi inconvenienti. –

– Fosse solamente per quello avrei anche sopportato, ma poi qualcuno di loro cominciò a dire di essere l’unico tramite tra Me e il resto del mondo, il solo deputato a interpretare correttamente i Miei desideri. –

– Già visto… –

– Non si capiva mai se ci credessero davvero, oppure se fosse un atteggiamento per costruirsi una posizione di potere sugli altri. Talvolta riuscivo a smascherare uno di questi millantatori, lo sbugiardavo, lo mettevo in ridicolo, ma nella maggior parte dei casi, quando intervenivo era già troppo tardi, il danno era fatto. –

– Non è colpa Sua se quelli son venuti su dei creduloni di prima classe. –

– Lo so, ma finora Io ho sempre cercato di porre rimedio a quelle esaltazioni, e invece Mi sa che, ogni volta, ogni maledetta volta, non ho fatto che peggiorare la situazione. –

Dio raccontò Loro di tutte le sette fanatiche e integraliste che si formavano anche quando l’evidenza dei fatti dimostrava la fallacia, l’illusorietà, le velleità contenute nelle parole del profeta di turno. Non c’era niente da fare, quanto più Dio si adoperava per smentire quelle credenze, tanto più quelli si incaponivano a ribadirle, ossessivamente, senza dubbi di sorta. Era come prendere a martellate un muro che diventa più tenace dopo ogni colpo: fatica sprecata.

– Non avete idea di cosa sono stati capaci di inventarsi… sorprendente, se non fosse tragico. –

– Tragico? Perché? –

– Perché loro non si accontentano di supporre di avere ragione, nossignori, loro si sentono in dovere di imporla a tutti la loro ragione, costi quel che costi. –

– E quindi… –

– E quindi non fanno altro che ammazzarsi l’un l’altro, senza pietà, anzi quasi con soddisfazione, autoconvincendosi che quel macello perpetuo sia un Mio desiderio e la loro missione sul pianeta. –

– Pazzesco. –

– Lo so, ma il peggio è quando quegli esaltati muoiono. –

– Non vedo come potrebbe essere peggio di così. –

– E invece lo è. Dovreste sentirli quando Me li ritrovo davanti che reclamano il “loro” paradiso. Sono convinti del loro buon diritto della Mia eterna benevolenza, solamente nei loro confronti s’intende, perché gli altri, gli infedeli, devono “per forza” soffrire all’inferno, altrimenti non si noterebbe la differenza. Ho un bel daffare per cercare di convincerli che quei concetti sono frutto della loro fantasia malata e ignorante, che premio e castigo sono termini infantili, inadatti alla complessità del luogo dove si trovano. Per fortuna non hanno consistenza materiale altrimenti, ne sono più che sicuro, quei pazzi si si ammazzerebbero anche nell’aldiqua. –

Dio sul divano si alzò, prese qualcosa che stava sul tavolino vicino a lui e andò lentamente verso Dio sulla poltrona.

– Ecco, lasci perdere quel Suo… “tè”, beva un sorso di questo, vedrà che Si sentirà subito meglio. L’ho creato Io, personalmente, e a detta di Tutti non ha eguali nel multiverso. –

Dio versò nella tazza del suo sfortunato collega un discreto quantitativo di una bevanda trasparente che mandava freddissimi riflessi azzurrini: invitante. Anche il suono che emetteva quel liquido cristallino mentre gorgogliava dal collo della bottiglia era piacevole. Quando si diffuse il suo profumo fu chiaro che era l’opera di un esperto conoscitore del gusto.
Dio ne sorseggio un po’, cautamente, poco più di un approccio, ma poi, per educazione, unicamente per educazione, si trattenne dal tracannare quel nettare tutto d’un fiato; i Suoi occhi comunque lo tradirono.

– Niente male vero? –

– Mmmmm, buono, molto buono grazie. –

– Non ho ancora deciso il nome. Lei avrebbe qualche idea? –

– Ma veramente… quei pazzi laggiù hanno una roba dl genere, non così raffinata s’intende, però sempre apprezzabile; la chiamano gin, almeno mi pare. –

Dio ci restò un po’ male. Era convinto di aver creato qualcosa di unico, e adesso saltava fuori che quei vituperati esseri semiprimitivi erano arrivati chissà come (un caso, doveva trattarsi sicuramente un un caso) a un traguardo che Lui aveva raggiunto dopo eoni di esperimenti. Comunque la prese sportivamente.

– Beh, caro Mio, non sia troppo duro con quegli esseri del Suo universo. Evidentemente c’è anche del buono in loro. Li tenga da conto, forse un giorno potrebbero sorprenderLa positivamente. –

– Lei dice? –

– Ma certo! E poi, cosa pensa, che Noi non abbiamo mai passato le Nostre? –

– Non saprei… –

– Per esempio, proprio il Nostro amico potrebbe raccontarLe una storia abbastanza interessante sugli effetti di una Sua bella pensata. –

Dio che Li ascoltava in piedi all’ingresso Si sentì inaspettatamente tirato in ballo, e non ne fu per niente contento.

– Ma è stato tanto tempo fa… –

– Non prenderCi in giro, lo sai benissimo che per Noi il “tempo” è solamente un termine astratto e non Ci fa un baffo. Avanti, racconta, altrimenti Gliela racconto Io, a modo Mio s’intende. –

– Sta bene, sta bene, la racconto da Me. Insomma… avevo sviluppato anch’Io una specie, diciamo… “intelligente”. Non erano disprezzabili: poco violenti, una lingua comune, evoluzione prudente, insomma un turno di tutto riposo, oserei definirlo noioso. –

– Invidiabile direi. –

– Al Suo posto la penserei così anch’Io. Però sono proprio le acque chete che Ti creano le grane peggiori. –

– Mi scusi, ma non vedo come… –

– La loro religione, l’unica ovviamente, prevedeva che dopo la morte ci si reincarnasse su una delle due lune che orbitavano attorno al pianeta, e su quei satelliti si viveva in eterno. Lo schema era quello solito: i buoni sulla luna più vicina al pianeta, i cattivi su quella lontana.

– Sembra semplice. –

– No, non era semplice, era facile, troppo facile, e perciò troppo stupido. Quando instillai in loro quell’idea non Mi resi conto del catastrofico errore che stavo commettendo. –

– Ah ah ah, definirlo errore è un eufemismo! –

Dio si volse verso Dio che era tornato a stravaccarsi sul divano. Il Suo tono di voce slittò di un’ottava verso il basso e prese un suono aspro e trattenuto. Si capiva che Gli bruciava ancora, e che Si sforzava per mantenere la Sua imperturbabilità.

– Taci! Tutti Voi sapevate, avevate già capito in quale guaio Mi stavo cacciando, e siete rimasti zitti per ridere di Me! –

– ScusaMi, non volevo offendere. Comunque decidemmo di tacere per lasciarTi fare esperienza; Lo sai che nel Nostro lavoro l’esperienza è tutto, anche se, lo ammetto, all’inizio fu abbastanza divertente… scusaMi di nuovo… vai avanti, Ti prego. –

Dio sulla porta, non troppo convinto, accettò le scuse e tornò a voltarSi verso Dio in poltrona.

– Insomma, per farla breve, la parte più intelligente della popolazione sviluppò un’ammirevole passione verso la matematica e le scienze, dedicando le loro scarse risorse alla ricerca e allo studio, nella convinzione che Io li avessi creati proprio per sollevare l’universo dall’ignoranza. –

– Ammirevole davvero. –

Lo sguardo di Dio prese una piega amara; stavolta era il Suo turno di rimanere in silenzio, rivangando momenti per Lui imbarazzanti e dolorosi.

– Tutto sembrava andare per il meglio, fino a quando un intelligentone trovò il sistema per misurare le distanze astronomiche, e da lì le dimensioni dei corpi celesti visibili. –

– E allora? –

– E allora cascò il palco. Calcolata la superficie delle lune e valutato per difetto il numero di morti fino a quel momento, risultò che sarebbero state necessarie almeno cinquantasette lune, e unicamente di posti in piedi. E poi c’erano tutti i morti futuri da sistemare… –

– Acc… –

– Per tappare la falla cercai di gettare discredito su quelle conclusioni scientifiche, modificai al volo qualche costante cosmica; poi iniziai a far comparire altri satelliti e pianeti in quel sistema, per far supporre che in realtà, sì, lo so che il termine “realtà” stride in questo contesto, diciamo allora che in “realtà apparente” ci fosse molto più spazio di quanto loro avevano calcolato. –

– Funzionò? –

– Non poteva funzionare. Dopo un po’ il sistema divenne instabile, ci furono delle catastrofi cosmiche, e poco mancò che anche il loro pianeta venisse distrutto da una luna sfuggita al controllo. –

Non era un’esperienza nuova per Dio; era già successo, infinite volte: meteoriti e comete assassine, lune troppo vicine, zolle tettoniche fragili, inversioni magnetiche, stelle che fanno piovere raggi mortali, sconvolgimenti climatici, voragini gravitazionali, e tutto un corollario di cose che possono distruggere una città, un continente, un pianeta, un sistema planetario, una galassia intera. Sia che il tutto durasse un solo istante o che si trascinasse per generazioni, c’era una sola costante: il terrore.

– Suppongo che in quei momenti drammatici loro abbiano pregato per la Sua protezione; anche la procedura standard prevede sempre qualche cataclisma per riavvicinare la popolazione a Dio. –

– Non in quel caso, anzi successe proprio l’esatto opposto: collassarono sia la fede che la ragione. –

– Impossibile! –

– Magari lo fosse stato. Le fondamenta della fede erano state minate da quelle scoperte scientifiche; ciò che per secoli era stata indiscutibile e consolante verità divenne sinonimo di inganno e menzogna, e vennero messi in discussione tutti gli assiomi della religione, fino al suo pressoché totale abbandono. –

– Divennero tutti atei, così, di colpo? –

– Non solo; un generale nichilismo colpì la loro società; anche la scienza venne messa in discussione; l’impossibilità di determinare leggi fisiche attendibili, e la smentita di quelle in precedenza accettate come valide, fecero resuscitare la superstizione; maghi e sciamani presero posto di studiosi e medici; tutta la loro organizzazione sociale si afflosciò. –

Dio sul divano fece sentire la sua voce. Stavolta aveva perso la sua intonazione ironica.

– Eh sì, nel giro di pochi anni tutto andò in pezzi, e allora intervenimmo per cercare di stabilizzare la situazione, peraltro già abbondantemente compromessa. –

– Io dichiarai il Mio totale fallimento e supplicai di essere esonerato in futuro da tali mansioni; in pratica chiesi di smettere di esistere. –

– Eri molto depresso, non era il caso di prendere altre decisioni avventate. –

Dio sulla poltrona era molto scosso, e anche Si vergognava un po’ per esserSi lamentato delle cose Sue che, al confronto di quella tragedia, sembravano delle bagattelle, però non seppe resistere alla curiosità.

– E poi che successe? –

– Sono tornati a uno stato primitivo, tribale. Ogni tentativo di evoluzione viene tutt’ora brutalmente stroncato, fino alla soppressione fisica del disturbatore. Niente più religione, niente più scienza, agricoltura, commercio, niente di niente. Bestie, sono diventati bestie che urlano al cielo quando di notte appaiono le sette lune. –

Dio sull’ingresso e Dio sul Divano si fissarono per lungo attimo, in silenzio, costernati per quella perdita. Ormai quel sistema era sterile, morto, inutile, uno spreco di spazio ed energia; non era il primo e non sarebbe stato l’ultimo; pochi sono i semi che riescono a germogliare, e da loro ancor meno le piante che riusciranno a fruttare, ma ogni perdita era una tragedia insanabile, anche per Dio.

– Mi par di capire che poi Lei abbia deciso di non abbandonare. –

– E’ vero, mi fu offerta un’altra occasione, in un altro sistema, e poi in un altro ancora, e ancora. Ormai ho perso il conto. –

– Ma come ha fatto a riprenderSi? Io, dopo un simile cataclisma, sarei sparito nell’antimateria.. –

Dio sul divano si intromise nel discorso. Sembrava avere una particolare attitudine a volgere la discussione in una direzione imprevista.

– Sì, hai ripreso, ma non lo fai più come prima. Sei cambiato. –

– Può darsi. In effetti ora non cerco di intrometterMi più del necessario; lancio ogni tanto qualche segnale, giusto quello che basta per ricordare loro la Mia esistenza, ma resto sul vago, nessuna certezza scolpita nella pietra, solamente messaggi da interpretare; e così li tengo occupati. –

– Dì la verità, capita spesso che ti disinteressi del sistema e perciò lasci che le cose vadano come vogliono andare. Poi non Ti lamentare se hai scarso seguito. –

– Sarà anche come dici Tu, però di grossi guai non ne ho più combinati da allora. –

Dio sulla poltrona iniziava a sentirsi un po’ sconvolto; forse era per l’atteggiamento vagamente menefreghista di Dio, forse era per la paura di cadere anche Lui in qualche catastrofico errore, e forse era per gli effetti di quel liquido cristallino che Dio Gli aveva offerto.

– Ma allora, Io, che faccio? –

A risponderGli fu Dio sul divano. Non Lo vedeva, era praticamente sdraiato, ma sentiva la Sua voce, calda, rassicurante, sicura di Sé.

– Amico Mio, non Si crucci troppo, altrimenti rischia di perdere la visione in prospettiva. –

– La… che? .

– Il senso della Nostra esistenza. Si è mai chiesto perché esiste Dio? –

– Che domanda assurda, senza Dio non esisterebbe niente! –

– Ne é proprio sicuro? Ne ha le prove? –

– No, ma è ovvio che… –

– Lasci perdere quella parola, La prego. Quanto più una cosa è ovvia e tanto più è improbabile. –

– Non La seguo, Mi scusi. –

Dio sul divano Si tirò su, e anche Dio sulla soglia Si allontanò dallo stipite e Si drizzò. Entrambi esitavano a proseguire il discorso lungo quel sentiero, erano coscienti delle implicazioni che sarebbero potute apparire scioccanti per Dio in poltrona. Decisero di accettare il rischio.

– Dìca un po’, come hanno giustificato l’esistenza dell’universo i Suoi esseri? –

– Beh, hanno sviluppato una ridicola teoria su una gigantesca esplosione primordiale. E’ tipico del loro modo di pensare. –

– Vede? Bene che Le vada Lei sarà sempre immaginato da loro come uno che ha dato fuoco alle polveri ed è stato a vedere cosa succede. –

– Ma non è vero! Io ho seguito… –

– Lo sappiamo, lo sappiamo, la procedura standard. Però, per quanto Lei dica e faccia, a meno che Lei non decida di mostrarSi esplicitamente, cosa che ha già fatto i suoi danni, … –

– E’ vero, purtroppo. –

– … per quanto Lei li segua amorevolmente e faccia avvertire la Sua presenza, secondo il loro modo di concepire l’universo, la materia e il tempo sono nati nell’istante di quella esplosione, e di conseguenza Lei pure. –

– Ma no! Io c’ero già prima di tutto. –

– Ah sì? E per chi? –

– Per… per… –

– Per nessuno. Quindi se nessuno sa che esisti, Tu non esisti. –

Dio sulla poltrona guardò alternativamente Dio sulla soglia e Dio sul Divano, e non seppe più che dire. Era sicuro che Si stessero burlando di Lui, ma i Loro sguardi erano severi, quasi preoccupati.

– Vede, per i suoi esseri esiste solamente l’universo, e già quello fanno difficoltà a comprenderlo, visto che hanno sbagliato tutto fin dall’inizio. Pensa forse che potrebbero comprendere l’essenza del multiverso? –

– Assolutamente no, essi impazzirebbero solamente a valutarne le ricadute più semplici. –

– Esatto. Ma noi comprendiamo il multiverso e in esso accompagniamo l’esistenza dei suoi infiniti universi. –

– E’ così –

– Certo che è così, e lo facciamo seguendo la procedura standard, l’infallibile procedura standard. –

Dio sulla poltrona cominciò a sentirsi a disagio; sentì quasi la necessità di scusarsi.

– Lo facciamo Tutti, cosa c’è di sbagliato? –

– Assolutamente niente, è questo il punto. Noi Le abbiamo dimostrato, Lei Si è dimostrato, che anche Dio talvolta sbaglia, in maniera relativa s’intende, ma la procedura standard non sbaglia mai. Perché? –

– Perché è perfetta. –

– Bravo, ma chi l’ha scritta così bene da renderla perfetta in eterno? E’ evidente che non può essere stato Dio. –

– Io… Io… non saprei… –

– Risposta esatta! Come i Suoi esseri nulla sanno dell’origine del loro universo e tantomeno del multiverso, non Le sembra plausibile che anche a Noi possa essere sfuggito qualcosa? –

Dio rimase in silenzio, riflettendo sulle implicazioni di quell’ultima frase. In effetti la procedura prevedeva sempre gli stessi passaggi, il primo dei quali era l’obbligatoria e contemporanea associazione di Dio al Suo universo. Un istante prima Dio era infinito e il numero di universi era infinito; un istante dopo gli universi erano infinito più uno e anche Dio era infinito più uno. Dov’era prima quel Dio in più? E quando quel particolare universo teminava o veniva riassorbito nel multiverso globale, quel Dio in più quale ragione aveva di esistere? Veniva anche lui “riassorbito” in un infinito meno uno? Lui era alla sua prima esperienza, ma loro avevano evidentemente già avuto occasione di sottostare all’incomprensibile contabilità della procedura standard.

– Noto che anche Lei ha finalmente colto il nocciolo del problema. –

– Voi avete trovato la soluzione? –

– Neanche per idea, anzi, abbiamo proprio smesso di cercarla, anche perché non Ci porterebbe a nulla di utile. –

– Come sarebbe a dire? Noi dovremmo invece chiederCi cosa… –

– Cosa, come, chi, a che scopo,… non Si rende conto che sono le identiche domande che si fanno i Nostri esseri quando guardano il cielo, o dentro loro stessi? Hanno trovate le risposte? Mai! E quand’anche le trovassero, dove li porterebbero? Esattamente qua, e cioè a un punto morto. –

– Allora cosa dobbiamo fare? –

– Niente di più di quel che abbiamo fatto finora: accompagnare gli universi nella loro esistenza. Questa è la visione in prospettiva che Le suggerivo di non smarrire. –

– Accompagnare o guidare? –

– Dio e l’universo sono padre e madre per gli esseri dei quali abbiamo la responsabilità, non sarà un matrimonio d’amore, ma di sicuro può essere prolifico; guai a immaginarSi separati, sopra le cose, l’energia, la materia, la vita. Guidare l’universo non è ammissibile, non è un Nostro giocattolo, non dobbiamo farlo diventare un dominio, ma un giardino dove crescono erbe buone ed erbe cattive, e dove, ogni tanto, ma proprio ogni tanto, una pianta che abbiamo curato dà i suoi frutti. –

Dio sul divano osservava le reazioni di Dio sulla poltrona. Dio sulla soglia era chiaramente a disagio. Non avrebbe mai voluto affrontare quel discorso, non con un principiante almeno.
Dio sulla poltrona se ne stette lì a riflettere sulla sua nuova visione di Sé, e non sapeva se esserne sollevato o spaventato. Si rivolse a Dio sul divano.

– Mi scusi, forse gradirei ancora un po’ di quel Suo liquido corroborante.-

– Spiacente, l’ho finito, altrimenti come pensa che sarei riuscito ad affrontare la questione? –

– Ah, pazienza. –

– Le farò avere la ricetta, ma, Mi raccomando, che resti un segreto. –

– Grazie… e adesso? –

– E adesso se ne torni nel Suo universo, ma non cerchi più di essere perfetto: cerchi invece di essere comprensivo. E li lasci fare, si stancheranno prima o poi; Lei cerchi solamente di evitare loro i guai maggiori. –

– Cioè non devo fare niente per convincerli? –

– Assolutamente niente. O si convincono da sé stessi o è tempo sprecato. –

– Ma quelli vanno verso l’autodistruzione totale! –

– Può darsi, anche se, lo dico per esperienza, una volta che la vita organica ha attecchito è un’impresa eliminarla. Se non saranno quelli a sopravvivere, arriverà forse l’occasione di evolversi per un’altra specie, è solamente una questione di tempo. Ha forse qualche altro impegno? –

– No, ma il tutto mi sembra alquanto aleatorio. Io vorrei almeno evitare che si facciano del male… –

– Lodevole proposito, ma forse Lei è in grado di evitare che la loro stella esploda alla fine del suo ciclo? No. Sarebbe sbagliato, andrebbe contro il dettato della procedura standard. E allora vede che se non mettono la testa a posto da soli, per quanti sforzi Lei faccia, sono comunque condannati. –

– Avete ragione, grazie. Ora Mi sento più sollevato. –

– La prospettiva, mi raccomando, mai dimenticare la prospettiva… –

Dio si alzò dalla comoda poltrona e si proiettò al centro del suo universo. Tutto il sistema era ancora in stand-by, e lui se ne stette ad ammirarne la struttura complessa, il reticolo di reazioni energetiche, le fugaci spruzzate di materia attiva, e le gigantesche masse inerti ancora in attesa di essere messe in gioco. Era pazzesco immaginare che quella complessa costruzione, dinamica ma stabile, fosse l’effetto di un’incontrollabile esplosione; Dio sorrise pensando alle ingenue menti che avevano partorito tale balzana idea. Però… quelle menti erano tanto ingenue quanto coraggiose, anzi, temerarie. Non si spaventavano mai di fronte all’ignoto, lo cercavano, vi si immergevano con gioia selvaggia. Esse, nella loro presunzione erano altresì certe della loro ignoranza, lottavano incuranti del fatto che ogni nuova idea, scoperta, teoria, sarebbe stata inevitabilmente superata, offuscata, smentita, da speculazioni successive.
Dio, l’onnipotente, l’eterno, l’infallibile Dio si era sempre sentito superiore a quelle effimere menti, eppure era bastata qualche contrarietà per farlo sentire un incapace, per immobilizzarlo durante tutto quel tempo.
E ora sapeva, anzi, non sapeva, e ciò che non sapeva era infinitamente più importante di ciò che sapeva; la coscienza della sua superba ignoranza lo avvicinò ancor di più alle creature sulle quali fino a poco tempo prima governava considerandosi il Signore, e delle quali d’ora in poi si sarebbe sentito un Fratello.
Stava per riavviare l’universo quando ripensò a quella rivelatoria conversazione di poco prima: gli altri due non avrebbero parlato, nessuno avrebbe parlato, questo è sicuro, e nemmeno lui non se la sentiva di dichiarare ai quattro venti i meravigliosi dubbi che lo accompagnavano; la procedura standard era inflessibile su quel punto: i panni sporchi si lavano in famiglia.
Allora, un attimo dopo aver fatto ripartire l’universo, andò alla ricerca di una scappatoia, e la trovò nella mente bacata di un disperato che passava le nottate buttando giù frasi senza senso.
Fu fin troppo facile illuderlo che ciò che stava scrivendo era parto della sua fantasia, e di sicuro, visto il tenore degli scritti precedenti, nessuno si sarebbe stupito più di tanto dell’apparente assurdità di quel testo. Però, pensò Dio, vuoi mettere la soddisfazione di aver fregato la procedura standard? Chissà, forse neanche quella era perfetta.

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