Già ci avevo pensato qualche anno fa, anzi era addirittura il secolo scorso, e ultimamente un amico mi ha rilanciato l’idea, ancorché mi pare sia già usurata. Sto parlando di cercare una definizione che caratterizzi i miei libri, l’idea in questione sarebbe di chiamarli “libri da gabinetto”. Non in senso sprezzante, ma per far intendere che non occorre dedicarvi ore per la lettura come succede con i romanzi lunghi. Semplicemente, essendo racconti brevi, si può sceglierne uno a caso o in base al tempo disponibile, leggerlo sino alla fine senza il patema di dover abbandonare il volume nel bel mezzo di un passaggio interessante e poi riprendere daccapo per fare mente locale.

Vedendo spesso gente, in metropolitana o in qualche sala d’attesa, leggere più o meno scomodamente un libro abbastanza corposo, effettivamente libretti con tante storie alcune con significati profondi, ma di poche pagine o addirittura poche righe, potrebbero essere…

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