Gatto Atlantico

Il jazz libera il pensiero. Ero lì, questa sera a guardare soprattutto le mani di Giovanni Guidi, del suo contrabbassista americano e del suo batterista brasiliano. Giovani virtuosi dalle mani indipendenti appassionate e felici.

Poco importava che noi ci fossimo, ho pensato da un altro luogo del mio essere, mentre la musica andava. Non c’è niente che liberi il pensiero più di un concerto jazz.

Come ogni volta folle di pensieri si sono accalcate alla porta e io ci ho giocato e le ho messe in girotondo.

L’immaginazione era altrove e le mani continuavano a muoversi su quel piano, convinte anche loro di non aver padroni, come me.

L’inquietudine di questa domenica uggiosa si è fatta strada e si è impossessata dei miei sensi, dei miei dubbi, dei suoni del mondo, del jazz.

Delle cose che tardano a morire. Che come un cuore forte e duro e giovane resistono e…

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