Aprire o accendere?

Parole

Ce l’ho… ce l’ho… ce l’ho… mi manca.
No, ora ce l’ho anch’io.
L’ho comprato ieri, usato ovviamente (che ci volete fare, sono preda della parsimonia…).
Ne ho tanto sentito parlare, fiumi di parole son state spese, molte, per un oggetto così piccolo.
Sì, è piccolo; mi sta comodamente in una mano, anche se, una volta immerso nella lettura, temo di perdere la presa, di farlo cadere a terra, di rovinarlo irrimediabilmente.
Anche di sporcarlo ho paura;
una sozza ditata sul suo colore chiaro sarebbe peccato mortale, perciò mi sono lavato ben bene le mani prima di maneggiarlo.
Lo apro.
Anche se è piccolo, anche se non è nuovo, si fa leggere benissimo; i caratteri sono della giuste forma e dimensione, e non c’è eccessivo contrasto tra il colore avorio dello sfondo e l’ardesia scuro delle parole.
Comincio a leggere.

Per far parte del «piccolo nocciolo», del «piccolo crocchio», del «piccolo clan» come i Verdurin amavano chiamare la loro compagnia, una condizione era sufficente, ma necessaria; cioè bisognava aderire implicitamente ad un Credo di cui uno degli articoli imponeva di riconoscere che il giovane pianista, protetto quell’anno dalla signora Verdurin (e di cui ella amava dire: «Non gli si dovrebbe esser permesso di saper suonare Wagner così!», superasse ad un tempo Pleanté e Rubinstein, e che nella diagnosi il dottor Cottard fosse più abile di Potain…

Mi sa che stasera farò molto tardi su questo testo.
Sono estremamente soddisfatto del mio acquisto: si è presentata l’occasione e io l’ho colta al volo; non ho esitato un solo istante, per la convenienza economica, questo è innegabile (ho speso una cifra ridicola), ma anche per il valore immateriale dell’oggetto.
Ecco, per il momento lo ripongo, con attenzione, sul comodino, accanto ad altri oggetti simili.
Per chi non avesse riconosciuto il testo, si tratta di “Un amore di Swann” di Marcel Proust, ed. Jandi Sapi, prima edizione, gennaio 1946, trovato, o per meglio dire, scovato in una caotica rivendita di libri usati, una miniera nella quale ho intenzione di inoltrarmi ancora, alla ricerca di altre gemme di pari splendore.
Ah scusate, temo di avervi tratti in inganno. Avevate forse pensato che fossi caduto in tentazione, che avessi finalmente ceduto alle sirene di Kindle o di Apple. Niente da fare, io resto un inguaribile feticista, e finché non realizzeranno un lettore che assomigli a un libro, mi manterrò fedele all’originale. Leggere senza sentire il fruscio delle pagine è come andare al mare e non udire il suono della risacca, entrare in una pasticceria e non percepire il profumo di vaniglia, pedalare in bicicletta e non avvertire il vento sul viso, fare l’amore e non sudare.
Perciò, diffidate delle imitazioni.

.

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6 Risposte to “Aprire o accendere?”

  1. limucci Says:

    Noooooo…… il mio kindle fire hd è arrossito e si è andato a nascondere in un angolo, ho un bel dirgli che qui un c’entra più nemmeno un ago… poverino, come piange! 😦

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  2. Evaporata Says:

    Tzè, manco per un attimo ho pensato al kindle. E poi io non sudo mai, però mi diverto uguale. 😉

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