Una Mano, due mani, tre mani…

Evaporata

Corriamo attraverso strade e vicoli bui sapendo di dover fuggire.

Siamo in tanti, ma ognuno deve pensare per sé, e lo sa.

Sappiamo che loro ci inseguono perché hanno fame.

Ci chiedono per pietà di lasciarci addentare.

Ma non possiamo dar loro soddisfazione perché sarebbe la fine:

diverremmo anche noi divoratori di vivi.

L’alba color ocra sbiadito e marcio comincia a schiarire il buio.

Siamo rimasti in due, vivi, in mezzo alla grande piazza.

Sul selciato ci sono soltanto mani, una mano, due mani, tre, tante mani mozzate ancora sanguinanti, e poi dita.

Tante dita, ma corpi non ne vediamo.

Poi all’improvviso un grido straziante richiama sul tetto dell’antico palazzo la nostra attenzione.

Ne è rimasto uno.

Brandelli di carne putrefatta che cammina.

Urla pregando di fermarci.

Noi fuggiamo.

Lui si butta dall’alto sul tappeto di mani e porfido durissimo.

Per un istante sembra finito.

Ma subito si rialza.

Ha troppa…

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