Un mistero misterioso

Vishnu sogna il mondo_01.

Il sogno è un mistero.
Non è l’unico, ma è uno dei tre misteri che accompagnano l’umanità fin dai suoi albori; gli altri due sono il destino e la morte.
Non a caso nei poemi omerici il sogno ha una parte determinante per lo svolgersi di quelle epiche vicende segnate da imperscrutabili destini (il volere o i capricci delle divinità) e dalla morte (una guerra sanguinosa).
A cercare di spiegarne il senso, i meccanismi, le funzioni ci si sono messi in molti, dai cabalisti ai freudiani, dagli esorcisti agli psicologi, ma nessuno ne ha cavato niente di più di discutibili ipotesi. Il sogno resta un mistero, però è anche un mistero infinito, perché ognuno di noi semina, coltiva e raccoglie una messe notturna mai uguale, mai codificata, mai comune.
Può essere un bel sogno, appagante, consolatorio, e talvolta anche liberatorio, la visualizzazione di ciò che non possiamo (o non vogliamo) mostrare di noi stessi. Il sogno ci può riportare momenti felici, persone care, desideri esauditi, paesaggi suggestivi, un Eden autocostruito, e pazienza se quando ci si sveglia si pensa sospirando – Peccato, era solo un sogno – Un momento felice è felice anche se si sta dormendo, e l’umore generale gliene sarà grato per tutta la giornata.
Può essere un brutto sogno, minaccioso, angosciante, mostri creati dalle nostre paure e dallo sforzo per reprimerle. I padri in grado di ingravidare il nostro cervello di incubi non mancano: traumi passati, ansia, rimpianti e rimorsi, senso di inadeguatezza, paura del futuro, costrizioni psicologiche in genere. Ognuno di noi ha le sue arpie fameliche, sia quand’è vigile e sia quando giace tra le braccia di Morfeo.
Cosa si sogna da piccoli? Di corse sfrenate e di gelati infiniti, di ripide scale e di mostri occulti, di mondi volanti e di pesci parlanti, di orridi oscuri e di sadiche scuole.
Cosa si sogna da adulti? Di soldi a palate e di ferie finite, di treni perduti e di amori trovati, di voli lunari e di piccole case, di guerra in arrivo e di un tempo infantile.
Cosa si sogna da vecchi? Di ardenti rimpianti e di assurdi futuri, di cibi proibiti e di amici ubriachi, di nozze rinviate e di posti mai visti, di figli spariti e di morire nel sonno.
In ogni istante di questo universo qualcuno sta sognando, e il suo sogno è imprevedibile, talvolta l’unico atto originale di un’esistenza schiava; nel sogno ognuno di noi è più creativo di Shakespeare, Dante, Poe, Balzac; nel sogno è Gilgamesh, è Altjira, è Caos, è Tutto.
Secondo alcune antichissime credenze induiste, l’intero nostro universo nasce da un sogno di Vishnu, una visione indubbiamente affascinante, pensateci: ognuno di noi, quando sogna, potrebbe essere una divinità creatrice (e altrettanto distruttrice come Shiva quando non sogna più).
Io sogno? Ma certamente, non potrei mai farne a meno, neanche di giorno, e magari in questo momento sto sognando, anche se non me ne rendo conto.
Se così fosse, questo mio sogno è, come sempre, abbastanza realistico, colorato, sonoro, plausibile e ingannevole. Sogno di stare qui, in casa, e pigio silenziosamente i tasti del mio piccolo computer portatile, mentre qualcuno accanto a me sta dormendo, indifferente alla lattiginosa luminosità dello schermo.
Un paralume sul comodino mi offre quella minima luce per distinguere i caratteri della tastiera e per osservare il placido sonno di chi mi sta a fianco.
Dorme pacificamente del sonno di chi ha dimenticato cosa sia la solitudine, di chi, conoscendomi fin da quand’era giovane, sa che può fidarsi di me, anche se talvolta deve giudicarmi un po’ stupido. Può dormire sopra i suoi problemi, di ieri e di domani, perché ero presente ieri e sarò presente domani.
D’un tratto, un colpo di fortuna, mi accorgo che la sua mente ha giusto iniziato il suo viaggio, sta elaborando una trama che non è comparabile con l’esistente, e il vento dell’incoscienza sta soffiando a fil di ruota, facendola volare verso lidi imprevisti e talvolta sgraditi, in ogni caso a me inaccessibili; i segni sono inequivocabili: il suo respiro è cambiato, è più rapido; gli occhi si muovono velocemente come se stessero seguendo una partita di ping-pong e, forse tradito dall’illuminazione così fioca, giurerei che non siano completamente chiusi; il corpo è immobile, ma gli arti ogni tanto hanno degli stranissimi scatti, brividi che non durano più di mezzo secondo, millimetrici, secchi come quelli di un automa meccanico; la bocca si socchiude un po’, indecisa sul da farsi, ma nessun suono ne esce; anche le orecchie si muovono leggermente, e la punta della coda si anima come se volesse manifestare il suo disappunto per quel corpo statico.
Il sogno è un mistero, lo so, ma ciò che ha preso vita nella mente di questo gatto va al di là della mia fantasia, del mio sogno; non mi resta che gettare la spugna e arrendermi al mistero misterioso. Magari sogna di me…

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9 risposte a "Un mistero misterioso"

  1. Quando vivevo con Mel, la gatta colorata con un orecchio biondo e l’altro moro, era lei che vegliava sul mio sempre faticoso sonno e, se s’accorgeva che ero i difficoltà, mi chiamava per tirami fuori dall’impiccio. 😀

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  2. altro mistero: l’empatia parapsicologica dei gatti 🙂
    ti dirò, ho altre idee sul sogno, ma con le mie idee non sarebbe mai nato un pezzo così bello e brioso, quindi, per il momento, sposo tranquillamente le tue

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