Cassandra Crossing / La vita dopo l’Apocalisse

Fonte: Punto-Informatico del 31/07/13

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di M. Calamari – Il Datagate ci ha rivelato un mondo sconquassato dal tecnocontrollo, con tutte le potenze solidali nello spiare il cittadino. Ora è il momento di prenderne atto.

La sequenza di avvenimenti ormai nota come Datagate (grazie Edward) ha chiuso il circolo e detto la parola “fine” a due decenni di tecnoattivismo in Rete.

“La Paranoia è una virtù” non è più un’ opinione, ma un fatto storico dimostrato. V affermava, citando John Basil Barnhill che “I popoli non dovrebbero temere i propri governi: sono i governi che dovrebbero temere i propri popoli”.
La seconda parte di questa affermazione è oggi vera, e dimostrata.

Che siano i governi (tutti d’accordo) a temere i popoli (persino più dei nemici “tradizionali”) è anche questo un fatto dimostrato dal Datagate: i libri di storia, o qualsiasi aggeggio tecnologico che li rimpiazzerà, racconteranno prima poi i dettagli e riempiranno gli angoli ancora oscuri, che non sono comunque importanti, e forse qualche emulo di Ken Follet o Patrick Robinson rinverdirà nel frattempo il filone di romanzi di tecnospionaggio, che per ora sono stati generalmente illeggibili.

Ma il fatto principale rimane: viviamo nel dopo Apocalisse.
Come Noè appena uscito dall’arca, Cassandra ha finalmente potuto gettare una lunga occhiata al panorama lasciato dal diluvio. E come lei, hanno potuto farlo la maggior parte degli abitanti di questo Pianeta che non desiderino restare ciechi.
Non ha sentito nessun compiacimento nell’averlo in buona parte immaginato, solo tristezza per non aver potuto contribuire ad impedirlo.

Come il panorama dopo il Diluvio, tutto è stato spazzato via: la speranza di un poco di privacy, di governi almeno in parte benevoli e democratici, almeno in parte disposti a rispettare regole e diritti civili anche quando farlo diventa oggettivamente difficile.

I Governi e gli Stati del Pianeta si sono rivelati molto più simili tra loro di quanto le loro opposte propagande hanno da sempre fatto credere, ed anche questo non è più materia di opinioni ma fatto storicamente dimostrato.

Cosa resta da dire?
Che la maggioranza delle persone, dai cittadini della Rete ai professionisti dell’informatica e dei media questo non l’hanno capito, perché distratti o increduli o disinteressati?

I tecnoattivisti, gli hacker e coloro che hanno a cuore i destini della società dell’informazione e della società civile *devono* finalmente aprire gli occhi, vedere il panorama del dopo apocalisse, riconoscerlo e decidere cosa fare ora che la privacy, come la intendevamo noi, è ufficialmente negata come diritto civile ed annullata nei fatti.

Marco Calamari
Lo Slog (Static Blog) di Marco Calamari
Cassandra Crossing/ Scuola formazione e pensiero
Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo

Il piccolo trauma

Gatto Atlantico

Ieri raccontavo alla mia amica Valeria di quando una certa persona mi ha detto: dovrai abituarti a questi piccoli traumi. Non spiegherò in cosa consistevano questi piccoli traumi. Mi accontenterò di riferire il commento della mia amica al racconto: ‘ma che emerito stronzo!’ Considerando che Valeria è sempre stata quella conciliante tra noi lascio immaginare. Di questi piccoli traumi o insulti alla decenza e alla intelligenza e alla dignità ne ho subìti tanti in vita mia e non ho mai capito bene perché. Soprattutto è accumulando piccoli traumi che poi il trauma finisco per farlo io. Cranico. E siccome so essere cattiva e riesco a colpire nel modo in cui fa male poi mi dispiaccio. Per me stessa. Non mi fa onore. Ci pensavo mentre guardavo qui stasera l’isola tiberina e quel sua cascata violenta da dove ho sparso le ceneri del mio Stelio. Ricordo quei petali gettati da Caterina…

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GODZILLA TORNA IN CITTA’

Oltre alle disgrazie ormai entrate nelle nostre giornate con la quotidianità del pane, ultimamente tre diverse notizie di cronaca mi hanno intrappolata a lungo. Notizie, forse, meno fragorose ma sicuramente gravi.

La prima non è freschissima, però continua ad aggirarsi nella testa: è quella dell’uomo che ha preso a picconate passanti occasionali, colpevoli soltanto di essersi trovati nel posto sbagliato, nel momento sbagliato davanti a un (probabile?) pazzo.

La seconda riguarda il deragliamento del treno in spagna.

La terza è la nave da crociera che per poco non sale in piazza San Marco a Venezia.

Niente di nuovo, ordinaria amministrazione mescolata a femminicidi, (di cui ascolto l’ultima narrazione proprio mentre scrivo), malasanità, guerre, fame, crisi, suicidi, pedofilia, violenze gratuite di ogni genere su animali e umani, oltre ovviamente alle normali faccende di porcate governative dentro e fuori dal nostro paese, e ampia scelta di orrori per tutti i gusti.

Eppure…

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LA CAPANNA DELLO ZIO TOM

Probabilmente, smentendo me stessa, sono assai più fiduciosa nell’umanità di quanto io creda. E, puntualmente, certa umanità mi riporta verso la diffidenza che da sempre nutro.

Pensavo che ormai da decenni in Italia avessimo superato forme di razzismo, antiquate e anacronistiche, verso le persone con la pelle nera. Invece mi devo tristemente ricredere ascoltando le cronache di questi ultimi mesi: cori razzisti negli stadi verso i giocatori neri (persino il semidio Mario Balotelli ne è stato vittima) e l’ultima assurda ma anche grottesca scena del lancio di banane verso Cecile Kienge a Cervia.

Giuro e ripeto “giuro” pensavo che taluni retaggi di negativa educazione  fossero ormai caduti in totale disuso da parecchi anni. Invece sembra siano ancora vispi e rampanti in parecchie teste di pietra che non saprei come definire se non come “sottoprodotti del regresso culturale”.

Non aggiungo altro perché credo sia già stato detto parecchi, dico soltanto che…

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AGADIR

BUIOPESTO

 

Il buio snellisce e abbellisce chiunque abbia il coraggio di esporvisi e di entrarci.

Quasi tutti amano la luce di un giorno di sole o i fari che  illuminano il cammino,

ma pochi hanno il coraggio di esporsi nudi e crudi senza ritocchi esteriori o interiori.

Chi si espone al buio non elimina le proprie imperfezioni perché non ha paura di mostrarle

“Tanto”… pensa: “non si vedono”

Ma c’è qualcuno che vede anche al buio

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Calderoli come Cadorna

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È da sadici distruggere le illusioni degli innocenti, raccontare ai bambini che Babbo Natale non arriva la notte del 24 Dicembre perché è occupato a contabilizzare gli utili assieme ai soci delle catene commerciali, svelare ai figlioli che la fatina dei denti lascia sì qualche spicciolo sotto al letto, però poi chiede il saldo in nero, confessare ai pargoletti che le cicogne hanno smesso di volare sopra i nostri tetti da decenni, come le rondini del resto, e che sotto i cavoli del supermercato possono nascere solamente bambini di plastica come la Barbie, avvisare i marmocchi che la Lola non è contenta di farsi gonfiare come un pallone e spremere come un limone anzi, fa una vita di merda, e che presto la incontreranno nelle sue vesti di sfizioso hamburger in un noto parco giochi alimentare, spifferare ai beoti che coLui che considerano il salvatore della patria, l’unto del Signore, in realtà è un vecchio puttaniere sofferente di psicopriapismo e attirato morbosamente dalle minorenni.
Lo so, sono la reincarnazione del Marchese de Sade, e non mi pento.
Sfatiamo allora qualche altra illusione, quella per esempio che nel primo macello mondiale mondiale i savoiardi entrarono in guerra contro la Sachertorte per liberare le terre irredente, come vi hanno insegnato a scuola dalla prima elementare in avanti. Balle!
Come ogni guerra che si rispetti era solo una questione di affari, niente di personale. Gli industriali che stavano all’ombra delle Alpi Occidentali avevano fiutato l’affare: economia di guerra, aumento della produzione, precettazione, divieto di sciopero, conti saldati a piè di lista, entrature in politica, e soldi come se piovesse.
In particolare a Genova, scottati dal fallimento di una grande banca, avevano la necessità di rimettersi in piedi e di eliminare la temibile concorrenza dei porti austriaci; perciò si misero a comprare giornali su giornali per formare un movimento d’opinione interventista e per promuovere quel “golpe bianco” che avrebbe ribaltato la decisione neutralista del governo legittimamente eletto.
A ciò si aggiunsero le fiabe che Francia e Inghilterra raccontarono al “Re soldato”, che invece io chiamerei il “Re boccalone”, garantendogli, in caso del suo intervento nel conflitto, mezzo Mar Mediterraneo, dai Dardanelli alla Tunisia, promesse che egli e il suo entourage, lusingati da tanta attenzione, si bevvero senza neanche prendere fiato.
Sappiamo come finì.
L’ho definito “Re boccalone” perché, non contento di essere rimasto fregato una volta, volle ciecamente credere alle promesse di testa di morto, il quale gli promise legge e ordine, e poi addirittura un impero.
Sappiamo come finì.
In quel primo macello mondiale i nostri valorosi generali si distinsero per il più risoluto sprezzo del pericolo, specialmente se ad affrontare la mitraglia ci andavano a frotte i fantaccini, spronati da fanfare squillanti, dal patriottismo un tanto al chilo e dai Carabinieri che sparavano a chi si tirava indietro.
Un nome fra tutti: il generale Luigi Cadorna, capo di Stato Maggiore dal 1914 al 1917. Ebbene, egli non era né migliore e né peggiore di molti suoi colleghi di entrambi i fronti, generali ottocenteschi con mentalità ottocentesca che non tenevano in nessun conto le perdite umane purché si vincesse la battaglia. Solo gli ufficiali e i nobili, contavano, il resto, la plebaglia, che andasse pure nel tritacarne. Un terribile esempio di questo aberrante modo di considerare la truppa lo potete trovare in “Orizzonti di Gloria”, uno dei primi film di Stanley Kubrick.
Mi è capitato spesso di leggere dei commenti poco lusinghieri nei confronti del generale Cadorna, e non credo che tali critiche siano totalmente prive di fondamento. In fondo l’esercito italiano al completo aveva di fronte un assieme raffazzonato di soldati provenienti da tutti gli angoli dell’Impero Austro-Ungarico, e di sicuro non le truppe migliori, perse queste nel primo anno di guerra lungo il fronte orientale. Ciò nonostante il comando italiano si incaponiva in piani di attacco che si rivelavano dei bagni di sangue per conquistare poche centinaia di metri di fronte.
Perché? Era solo incompetenza? Forse. Magari contribuiva anche una grave impreparazione logistica? È probabile.
Quello che non viene né detto, né scritto e né spiegato è che il compito dell’esercito italiano era anche quello di alleggerire la posizione degli alleati sul fronte francese. Quando costoro si trovavano in difficoltà, premevano affinché un’offensiva sul fronte italiano tenesse impegnate lì le forze degli imperi centrali. Noi allora, come siamo usi fare, ci piegavamo alle richieste di cotanto augusti alleati, e Cadorna mandava al macello qualche migliaio di poveri cristi.
Vi starete chiedendo a cosa porti questo pistolotto storico vagamente eretico: a Calderoli.
Egli è il generale Cadorna dei nostri tempi, colui che superficialmente potrebbe apparire come un “utile idiota”, ma che in realtà ha un suo compito ben preciso, con un ritorno anch’esso ben preciso.
Nel 2005 papi temeva il tracollo elettorale; il fallimento politico, il discredito internazionale e gli scandali erano dei macigni che stavano portando a fondo la sua coalizione; candidati e sodali erano impresentabili e nessuno, neanche tra i più affezionati elettori li avrebbe votati, anche turandosi il naso.
La soluzione fu quella di inventarsi un sistema elettorale nel quale chi fosse andato a votare non avrebbe eletto questo o quello, ma gli sarebbe stata data unicamente la possibilità di approvare o meno una lista di candidati decisa dal partito, focalizzando la campagna elettorale su slogan e balle colossali, e cercando di distrarre l’attenzione dal contenuto “disumano” delle liste. Non volendo comparire in prima persona (papi non ha mai niente a che fare con tutte le sconcezze che vengono commesse, tutte a sue insaputa evidentemente), delegò per questo delitto il Ministro per le Riforme, tale Calderoli Roberto da Bergamo, il quale obbedì prontamente, addossandosi tutte le critiche e il disprezzo per aver partorito quella che lui stesso definì “una porcata”.
Per tali buoni servigi Calderoli verrà vittoriosamente sponsorizzato per la carica di Vicepresidente del Senato, e successivamente elevato alla carica di Ministro per la Semplificazione Normativa. Riconfermato nel 2013 al Senato con la Lega Nord, ridiventa, guarda caso, Vicepresidente del Senato, perché un Calderoli può sempre far comodo.
In tutti questi anni egli non ha mancato mai di regalarci qualche sua perla di saggezza, sui Rom, sugli immigrati, sui negri, ecc., e pertanto la sua ultima sparata sul ministro Cécile Kyenge non dovrebbe stupire più di tanto, se non per la volontà di colpire un bersaglio istituzionale al fine di ottenere un effetto clamoroso.
E c’è riuscito.
La domanda che dobbiamo porci è: cui prodest, a chi giova?
Giova a chi dietro tanto polverone ha qualcosa da nascondere, perché questo polverone non è solamente opera del Calderoli, ma è stato mantenuto sospeso per aria dal vigoroso sbatter di piedi di eminenti figure politiche.
In realtà la soluzione del problema era molto semplice,
1 – Calderoli ha detto una porcata (è la sua specialità). Ricevuto.
2 – La porcata è inaccettabile per la dignità del ministro e incompatibile con l’onorabilità della carica che Calderoli ricopre.
3 – Il ministro presenta le sue dimissioni in quanto offesa dal Senato che il suo vicepresidente rappresenta nella sua alta carica.
4 – Il presidente del Senato si dimette in quanto trova insopportabile la compagnia di un tale personaggio, e restando si renderebbe anche complice.
5 – I senatori si rifiutano di procedere ai lavori parlamentari finché rimane in carica “quel” vicepresidente.
6 – Il monitore chiama a rapporto il vicepresidente del Senato imponendogli (si chiama moral suasion) di dimettersi, pena l’anatema e la scomunica.
Ma non succede niente di tutto ciò. Tutti strepitano, protestano, invocano, stigmatizzano, discutono, rivangano, rimpallano, per giorni e giorni, e il polverone non accenna a posarsi.
Il ministro non si dimette, c’ha appena preso gusto all’auto blu e alla scorta con tanto di lempeggianti e sirene spiegate.
Il presidente del Senato non si dimette, poverino ha fatto fare tanta fatica ai suoi sottoposti per arrivare a quello scranno.
I senatori non si dimettono, non lo fanno mai, solo Thanatos è in grado di farli dimettere, e poi anche a loro fa comodo il polverone, tutti hanno qualcosa da nascondere.
Il monitore ha altro da fare, deve prendersela con chi fomenta vecchie polemiche, con chi minaccia la stabilità mortuaria del governo Frankenstein, e poi è sopra le parti, tanto sopra che quasi non le distingue più, e manco il paese distingue più, va per sentito dire.
Così torniamo alla domanda di prima: a chi giova il polverone?
Fate mente locale. Mentre Calderoli, lucido e consapevole degli effetti, sparava la sua bordata, cosa stava succedendo?
Poca cosa: uno dei compagni di merende di papi, uno dei tanti dittatori con i quali ha una simpatia ricambiata, ha esatto (participio passato del verbo esigere) che gli venissero consegnati due ostaggi, per la precisione la moglie e la figlia di un dissidente in esilio. Va da sé che questa era una pratica abbastanza comune nel medioevo, e immagino che l’uso tribale dell’ostaggio sia ancora uno strumento politico in quelle lande arcaiche. Ciò che stupisce è il fatto che un paese apparentemente avanzato, dotato di leggi democratiche e di strutture adeguate ad attuarle, si abbassi al livello di un remoto sultanato. Certe figure, certe pretese, certi usi vanno bene per un’operetta o per un film di Indiana Jones, ma non dovrebbero mai trovare complici consapevoli nelle istituzioni di uno stato democratico.
Invece è successo; per compiacere gli amici degli amici, per non perdere un affaruccio di famiglia, per abitudine all’obbedienza e alla piaggeria, abbiamo utilizzato una squadra di una cinquantina di elementi pronti a tutto per sequestrare e deportare una donna inerme e sua figlia di sei anni, ancora più inerme di lei quindi, e quindi consegnarle nelle grinfie di un sultano kazako che non gradisce alcuna opposizione al suo potere; per farlo hanno ignorato documenti, procedure, logica e umanità; ottusamente hanno obbedito agli ordini di non si sa chi e per conto di chi, perché gli ordini non si discutono, mai.
Dopo il fattaccio tutti si sono tirati fuori. Il ministro dell’Interno “non sapeva”, il ministro degli Esteri “non sapeva”, i documenti sono stati interpretati male, la colpa è dell’ambasciatore kazako, e tutti a porgere scuse e a dire che, se vogliono, donna e figlia adesso possono tornare in Italia, e vedranno quant’è bella, abbiamo il mare, il sole, la pizza…
Sono ridicoli, sono pietosi, sono spaventosamente abietti.
Salterà la testa di qualche funzionario, questo è certo, salvo poi trovacela sulle spalle di qualche parlamentare, promosso in un seggio sicuro per aver fatto da parafulmine.
Mentre gli italiani avrebbero dovuto chiedersi come mai un’operazione antiterroristica incongrua e servile che impegnava ben cinquanta agenti sia stata promossa ed eseguita all’insaputa del ministro dell’Interno (fosse stato Scaiola anche capirei…), se il ministro allora è un incompetente, un allocco, un bugiardo (e lo stesso vale per il ministro degli Esteri che balbettava di rapporti, proteste, ambiti e giurisdizioni), se non sarebbe il caso che lasciassero il posto a persone più competenti, o almeno più oneste, mentre sarebbe dovuto accadere ciò, gli italiani invece si maceravano nel dubbio se Calderoli si doveva dimettere o meno, accorrevano presso una o l’altra campana, criticavano, satireggiavano, si idignavano, si scaldavano in favore del ministro (poverina…), del presidente del Senato (come parla bene, si vede che è un santo), dei senatori (dimettetelo, dimettetelo!), del monitore (meno male che il re c’è), e anche di Calderoli (ma dai, era una battuta, cosa volete che sia!). Di tutto dovevano sentire, sapere, parlare, ma non della figura di merda che abbiamo fatto col mondo intero, quello democratico s’intende, e Calderoli, come Cadorna, si è immolato arditamente, facendo la figura dello stupido questo è vero, ma salvando ancora una volta l’onore dei disonorevoli suoi colleghi.
Così è la vita.