UNA RAGIONE PER VIVERE

Questa mattina, casualmente, ho incontrato una frase su Twitter che mi ha portata a una lunga riflessione molto importante per me.

La frase, scritta da una donna con il nick “La Contessa Scalza” @llikeparadox,  diceva “Chi non vuole essere ferito dalla vita, per favore, non nasca”.

Lei non era nella mia TL, ma ho comunque risposto “Non ho mai avuto il coraggio di dire a mia madre che mi ha fatto un grosso dispetto”, riferendomi ovviamente al fatto di avermi messa al mondo.

La Contessa ha prontamente ribattuto: “nascendo, ne abbiamo fatto uno immenso a loro”.

Queste parole hanno aperto dentro me un percorso di riflessioni che mi hanno portata ad una pseudo conclusione molto gradevole e rasserenante per la mia anima perennemente in giro a cercare risposte. Oltretutto dando alla frase l’interpretazione che mi è venuta spontanea, non avendo lei precisato se intendeva ‘piacere’ o ‘dispetto’, ho dato per…

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Sally sul metrò

Gatto Atlantico

Prendere il metrò ogni mattina è una esperienza particolarmente produttiva per chi la vuole fare. Per gli altri restano solo puzze inaccettabili di cipolle ascellari e culi grassi e grossi fasciati in leggins o pantaloncini colorati da fantasie eccessivamente fantasiose. Attenzione: non ho nulla contro i culi grassi e grossi, che sia chiaro. Né sono una di quelle ossessionate dal bio, dalle verdurine e dal moto. Però ammetto che un po’ ossessionata dal decoro lo sono sempre stata. Sarà stata mia madre che censurava certi vestiti sin dall’adolescenza, non perché erano dark, ma perché, per dire, mi facevano il culo piatto piuttosto che ‘te se vede tu’ sorella’, o ancora: ‘quella gonna è talmente corta che pare ‘na mantovana del sedere’. Ce l’avete presente quelle tende con la mantovana? Ecco: intendeva quella mantovana lì. Chi si ricorda di me da adolescente, inoltre, sa che avevo le gambe belle e me…

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colibrì

Libera.mente

Hummingbird riposava sul ramo. Di nettare non se ne vedeva e doveva ricuperare la forze: non sprecare.

Utimamente di nutrimento ne aveva trovato poco. Le ali – con battito veloce – l‘affaticavano un po’. Il tempo passava e si ritrovava di fronte lo specchio di acqua. Guardandosi mancavano radici al  suo volo. Così non si piaceva affatto quando ritrovava le pose di padre e madre. Quell’immagine non gradiva: solo se sorrideva trovava un piccolo piacere di tradimento. Comunque  doveva smettere di guardare a terra con smorfie irripetibili nascoste tra le piume (glielo aveva anche detto- secoli  fa- l’albatross solitario)

Tra un po’ sarebbe stato tempo di migrare- troppa fame aveva.

Hummingbird in fondo cercava la libertà di essere leggermente sé senza troppi ‘devo’. Su troppi alberi aveva trovato uccelli inospitali che non gradivano  del tutto la sua presenza- ovvero gli ponevano condizioni umilianti (lui doveva accettare ma a volte si…

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Il mostro della laguna

“Venezia : the monster of the lagoon”, di Philippe Apatie

E se neanche questo mostro vi ha spaventato, potete andare a leggere “Il nonsenso della misura“.

Quando il mare credevo fosse un lago

Gatto Atlantico

Quando il mare credevo fosse un lago la vita era articolata. Esistevano molte storie e molti protagonisti e un regno (e io, naturalmente, ero regina). Si decideva allegramente della vita ma mai della morte, mentre i miei fratelli si prendevano a cazzotti di là.

C’era poi un armadio antico, con un grandissimo specchio dove mi sono vista, la prima volta. E mi sembravo piccola assai e niente affatto adulta come sapevo di essere.

D’altra parte il mare credevo fosse un lago, mentre prima carponi e poi a saltelli facevo veloce corridoio camera da pranzo balcone balcone balcone cucina ingresso corridoio corridoio camera da pranzo balcone…

La bambina che credeva che il mare fosse un lago era una bambina sola. Non triste. Ma sola. Amava stare sola. O forse no. Non lo sappiamo. Se glielo chiedessimo ora però direbbe che stare sola camminando intorno alla camera di mamma e papo era…

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L’imbonitore

poesiaoggi

questa è poesia, questa è poesia!
farfugliava lo scellerato piazzista
da un traballante panchetto

chi sei tu per sentenziare
o solo per poter lontanamente
profanare il suo nome?

chi sei tu per imporle
di indossare i tuoi jeans lisi
o consigliarle un doppio hamburger ripieno
di maionese e ketchup?

la Musa sa come vestirsi, come nutrirsi,
non abbisogna di cori modesti
per tirare alla pensione,

forse a mezzogiorno un hamburger
sarà la sua, non la tua scelta,

forse con il caldo della sera
un paio di jeans sarà la sua,
non la tua scelta,

forse quei versi improvvisi nella notte
saranno una sua, non la tua scelta

questa e poesia, questa è poesia!
farfugliava lo scellerato piazzista
da un traballante panchetto

chi sei tu per sentenziare
o solo per poter lontanamente
profanare il suo nome?

da Chiacchiericcio – 2012

imbonitore

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Istantanee a Sant’Angelo

Gatto Atlantico

Sono grata a Sant’Angelo, il paese di mio nonno un po’ nascosto tra gli Appennini, perché normalmente mi lava mi pettina, mi fa un massaggio, mi stimola il riso e le proporzioni delle cose. E mi lascia sempre belle immagini da conservare nel cuore.

Lo diceva Fiorella l’altra sera di certe istantanee che coglie, magari come quella volta che ha guardato in su e non c’era nessuno tranne la neve a coprire mattoni prati e cemento.

Me la ricordo bene la neve a Sant’Angelo e quando ci penso la associo sempre a Zia Peppina, alla sua risata irripetibile, al suo grembiule, alla sua pizza pasquale e alle sue imitazioni impareggiabili.

Per non parlare dei fiori di zucca fritti che mi preparava una sera sì e una sera no, appena colti dall’orto.

E penso pure a Maria Rita e Angelo che mi si portavano appresso, io ragazzina piccoletta che guardavo ancora…

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