Uno, nessuno, centomila?

madeleine

Miao, miao, miao, miao.
Bene, ora che ho salutato i quattro gatti che per masochistica abitudine mi seguono, posso passare a spiegare loro i motivi di una certa mia recente rarefazione sul blog (per la gioia di tutti).
Il fatto è che da un po’ sto leggendo parecchio, e pertanto non riesco a scrivere.
Badate, non si tratta unicamente di una questione organizzativa giacché, volendo, potrei leggere un giorno sì e un altro no, alternando le due attività. Mi frena invece l’imbarazzo, quello che provo quando mi capita di considerare la qualità dei miei scritti in confronto ai testi che mi trovo a leggere. Il paragone è, sempre, avvilente, e trovo conforto unicamente nel fatto che finora non ho mai sacrificato alcun albero, se non per scaldarmi, fattore quest’ultimo, dalle mie parti, di vitale importanza.
Per soprammercato, oltre all’amletico quesito se cedere all’ego o se conservare la lucidità e la misura di me stesso, tra un libro e l’altro s’è aggiunto un nuovo dubbio: è giusto leggere?
Dato che siete qua immagino che la vostra risposta sia “Sì”, senza esitazioni o riserve di sorta. Permettetemi allora di calarmi nelle vesti di un tarlo, quello del dubbio appunto.
È veramente giusto leggere, non si corre il rischio di essere plagiati dalla parola scritta?
Chi mi segue da un po’ dovrebbe ricordare che fino a un anno e mezzo fa il mio avatar era rappresentato da un quadro di Giuseppe Arcimboldo, si trattava de “Il bibliotecario”, una persona fatta di carta, non di carne, di inchiostro, non di sangue, di parole, non di azioni, di concetti, non di sentimenti, quindi è una questione che già presentivo.
Se è vero che i libri sono fonte di nutrimento per l’anima e l’intelletto, è pur vero che la sensazione di un’esperienza vissuta incide in maniera indelebile e definitiva. Ci sono persone che hanno goduto di una vita piena, intensa, drammatica quanto basta, e senza mai aver sentito il bisogno di emozionarsi con un romanzo. Solamente costoro possono giurare che pensieri, racconti, riflessioni e azioni conseguenti sono farina del loro sacco, il resto sono chiacchiere, un imbroglio, roba per sentito dire, che sia scritta o meno.
Va bene, va bene, forse sono stato troppo radicale. Ammettiamo allora che leggere non sia assolutamente sbagliato, ma il logico dubbio che ne consegue è: quanti libri leggere?
Se siete arrivati fino a qui è perlomeno evidente che non riuscite facilmente a smettere, soffrite di dipendenza dalla parola scritta, e pertanto siete propensi a credere che più libri si leggono e meglio è.
Forse.
O forse no.
La stessa questione si pone in effetti nel confronto tra la poligamia e la poliginia rispetto alla monogamia; entrambe offrono vantaggi e svantaggi e nessuna è priva di aspetti controversi.
Nella monogamia i due individui (coniugi) si offrono protezione reciproca a mutuo vantaggio, condividono col massimo dell’efficienza cibo e territorio, e quasi sempre partecipano, in ruoli diversi, alla cura della prole. La scelta del coniuge si presta a qualche rischio, potrebbe trattarsi di un individuo debole, malato, sterile, ma per la legge dei grandi numeri le unioni di questo tipo sono soddisfacenti e feconde.
Questi rischi non si corrono nella poligamia o nella poliginia giacché, sempre per la stessa legge, prima o poi si incontrano uno o più partner in grado di rispondere alle esigenze del caso. Per contro uno dei partner (generalmente quello di sesso maschile, guarda caso) tende sempre a disinteressarsi della prole, i contatti tra i partner sono spesso sporadici e talvolta conflittuali, i ruoli sono meramente utilitaristici e non vi è un effettivo attaccamento, anzi capita sovente che un partner vecchio o inefficiente venga sostituito da un altro individuo più funzionale.
Possiamo traslare queste riflessioni in biblioteca?
Immaginate di possedere un unico libro, indifferente ora il genere, il titolo, l’autore; l’avete scelto per istinto, per fortuna, per curiosità, o magari vi è stato imposto, non importa, quello è.
Se per vostra sfortuna amate la lettura è sicuro che durante la vostra vita lo leggerete una, dieci, cento volte, lo imparerete a memoria. Vi sembra impossibile? Lo è meno di quanto pensiate.
Per secoli i monaci delle religioni più varie hanno passato la loro vita a scrutare le pagine dei rispettivi unici libri sacri, quelli e solamente quelli, tutti per uno e uno per tutti. Lo scopo è sempre stato quello di entrare in sintonia con l’autore del libro (generalmente Dio o chi per Lui), per accedere a un livello di conoscenza che sollevasse lo spirito dalle miserie umane.
Prendete allora il vostro unico libro, un romanzo, un saggio, una raccolta di poesie e, se non siete aridi o impermeabili, dopo averlo riletto mille volte vi capiterà di provare un’affinità inspiegabile con l’autore, lo capirete fino all’ultima sillaba, ne condividerete le sensazioni, ne sposerete le speranze e le delusioni, fino a che morte non vi separi.
Se un solo libro vi sembra troppo poco, fate come me, leggetene mille.
Ma cosa ricordo di tutte le pagine che mi sono passate davanti? Immagini confuse e sfocate, qualche dettaglio, una bella frase, il fascino di uno stile elegante, il ricordo di qualche notte in bianco e, ogni tanto, similmente all’effetto della madeleine di Proust, emergono prepotenti alcune reminiscenze, quasi degli imprinting che hanno, nel tempo, indirizzato la mia visione del mondo, e in più di qualche caso nobilitato i miei scritti. Nulla di più.
A cosa mi è servito leggere tutti quei libri, sono diventato forse migliore grazie a loro? Quando ho agito, l’ho fatto seguendo il mio estro oppure sotto l’influsso di subliminali istruzioni scritte? Gira e rigira si torna sempre alle domande fondamentali: è giusto leggere? E quanto è giusto leggere?
Non ho risposte per voi, anche perché facilmente potrebbero non essere sincere, ma voi, voi che magari godete di una visione più chiara e razionale, voi che forse riuscite a leggere senza cedere alle lusinghe e alle suggestioni, ditemi, come fate?

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Pubblicato su Freak, Prosa. Tag: , . 11 Comments »

11 Risposte to “Uno, nessuno, centomila?”

  1. Manola Says:

    Ti risponde una,nessuna e centomila forse come me che di dubbi a volte se li crea e il giusto non lo troverò mai e sbaglierò ( vedi?? altro dubbio) ma mi sa che è così un po per tutti,però ho trovato strano il tuo dubbio ,perchè con l’avvento di internet ora scrivono anche chi mai avrebbe preso una penna in mano e si legge un po di tutto ….mi sbaglio???( bho altro dubbio ) quindi che problemi c’è nello scrivere o nel leggere ??? Io vado a periodi ho leggo troppo o niente a volte è il titolo che mi attira e poi mi trovo delusa o viceversa ,e scrivere è solo lo sfogo dei pensieri che poi inconsciamente fa conoscere a se e agli altri la nostra personalità,anche in uno scritto di fantasia c’è sempre un po di noi dentro ….è tutto scritto anche fra le righe …..o no???
    Miaoooooooooooooo

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    • Stelio Says:

      Ti risponde uno che non è nessuno ma che ha centomila versioni. Il dubbio fa parte del mio essere e ciò mi porta spesso a espressioni perentorie, decisioni imperative, sicurezza manifesta, perché se cedessi ai mille dubbi che mi rodono dall’interno mi bloccherei e collasserei. Il fatto è che sono pure un maledetto imbroglione, perché ciò che scrivo devi guardarlo in controluce per scoprire la filigrana nascosta. Prova a sostituire la parola “libro” con la parola “persona”.
      C’è chi, per scelta di indipendenza e autonomia, non si lega a nessuna persona, vive in algida solitudine occupandosi unicamente di soddisfare le sue ambizioni (magari anche nobilissime). Possono essere dei perfetti egoisti, come pure degli umili eremiti, oppure delle persona trasparenti, oppure, come spesso capita, degli originali dal carattere tagliente e irriducibile. In ogni caso vivono al 100% la “loro” vita (per scelta o per sorte).
      Poi c’è chi si lega a “una” persona sola, vive in simbiosi, si dedica a curare con indefessa pazienza un rapporto biunivoco, al fine di scendere sotto il livello dell’epidermide, per scoprire i tesori (se ci sono) celati ad altri occhi e altre orecchie, per vincere il malessere e la presunzione derivanti da una inevitabile solitudine biologica.
      Infine c’è chi, come un ape che vola di fiore in fiore, frequenta centomila persone, centomila salotti, centomila feste, centomila discussioni, centomila amori possibili. Sono persone di un’esperienza sconfinata, capaci di narrare centomila aneddoti per divertire centomila amici, smaliziate e adattabili, impossibili da mettere nel sacco, ma tremendamente timorose di annoiarsi un attimo, per non parlare poi di staccare la spina…
      Vedi che un po’ i conti tornano ( i principi e i baroni invece si fanno attendere), che parlando di libri si può anche parlar d’altro, e chi ha orecchie per intendere intenda (e gli altri in roulotte) 🙂

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  2. Evaporata Says:

    Sicura di non essere da tecciata di arrogante egocentrismo, ti confesso che ogni volta che leggo qualcosa che mi affascina particolarmente è perché trovo i miei pensieri scritti in modo perfetto come io mai saprei fare. E’ successo in particolar modo con “La rivolta degli angeli” di Anatole France, libro in cui ho trovato il mio pensiero copiato e incollato solo che lui quel libro lo ha scritto nel 1923.

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  3. (b)ananartista SBUFF Says:

    Interessante articolo. TI rispondo con un Koan: ” Non puoi ottenerlo pensandolo, non puoi ottenerlo non pensandolo”

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