Parliamoci chiaro – Terza puntata

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medusa-caravaggio

Diede un colpetto di tosse, tanto per non spaventarla.
– Tutto a posto? –
L’effetto fu quello voluto. Come fosse un sipario, lei scostò i capelli dal volto, che si rivelò bellissimo, quindi alzò lo sguardo verso l’alto nella direzione della la voce che si era intromessa nella sua vita, e ve lo tenne fisso, senza riserbo, senza imbarazzo, quasi con sfrontatezza.
Restò ferma così, per una decina di secondi almeno, in silenzio, osservando l’uomo in piedi di fronte al suo tavolino, quella figura che spostava il peso continuamente da un piede all’altro e che non sapeva più che dire o che fare.
Da qualche parte del mondo un centravanti fu steso in area da rigore e lo stadio intero proruppe in un urlo selvaggio chiedendo la testa del terzino; dal controsoffitto continuava lo strazio di un basso elettrico e di una batteria elettronica che facevano a gara per saturare le bobine degli altoparlanti da quattro soldi; il videopoker tintinnava la sua melodia da strozzino e il giocatore bestemmiava la sua affezionata sfortuna; qualcuno dei ragazzini aveva appena finito di raccontare una barzelletta spinta e gli altri, dopo averla finalmente capita, risero in maniera forzatamente grassa.
Nonostante tutti quei rumori fastidiosi come mosconi che ronzano in una stalla, fra loro due si formò un bozzolo di silenzio in grado di assorbire e annullare tutte le voci del mondo e di isolarli nel reciproco disorientamento.
– Tutto a posto, grazie. –
– È sicura? No, è che mi pareva che… si sente bene? –
– Mi sento benissimo, mai stata meglio. –
Adriano si diede del perfetto cretino; si rendeva conto di non riuscire a dissimulare il suo sconcerto per la reazione calmissima della sconosciuta e il turbamento che provava di fronte a tanta sorprendente bellezza, ma non trovava le parole per continuare un discorso ragionevole oppure per svignarsela con onore; alla fine se ne uscì con qualcosa a metà tra le scuse e l’educato interessamento.
– Mi scusi se insisto, da come stava… così, a capo chino, ho pensato che forse aveva un problema. –
– O magari era solamente curioso… –
Per la prima volta da quanto era entrato in quel bar, Adriano trovò perfetta l’illuminazione, o meglio, la mancanza di illuminazione, altrimenti la bionda si sarebbe accorta che era arrossito fino alla punta delle orecchie.
– No, ma cosa va a pensare… semplicemente non mi pareva giusto far finta di niente. Insomma, l’ho vista lì, immobile, a fissare il tavolino, è normale preoccuparsi un po’, non le pare? –
– Grazie di essersi disturbato allora. Se può rassicurarla, sto aspettando qualcuno. –
– Ah bene, ma… se poi non arriva? –
– Non si preoccupi, è già arrivato. –
Adriano si guardò in giro aspettandosi di scoprire un energumeno che vuole sapere cosa diavolo sta combinando un damerino accanto alla sua donna, ma nessun nuovo elemento si era aggiunto alla fauna di quel locale.
– Non capisco, chi è? –
La bionda, per la prima volta, sorrise.
– Sei tu. –

Segue…

13 risposte a "Parliamoci chiaro – Terza puntata"

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