incertezza

poesiaoggi

quando la luna è di traverso
come uno spicchio rovesciato
che pare precipitare storto
si prende a caso un puntino
imprecisato del mappamondo
nel prossimo giro la certezza
dell’eclisse sfuma tra l’acqua
e la poca terra.

spicchio

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VISTO CHE E’ SEMPRE LA STESSA STORIA…

Considerando che ogni anno la storia si ripete ritengo inutile spendere altre parole, mettendole insieme in modo differente per ottenere lo stesso concetto, perciò propongo il mio post che non ha scadenze.

Venerdì 31 ottobre 2008
TITOLO: HALLOWEEN CHE PALLE!
Umore: Contemplativo

PER FAVORE LASCIAMO HALLOWEEN A CHI LO HA INVENTATO E TENIAMOCI I DEMONI NOSTRANI CHE SONO PIU’ SIMPATICI, PIU’ GENUINI E SOPRATTUTTO MENO CONSUMISTI!
Se proprio volete festeggiare andate al cimitero e portate un saluto ai vostri morti, se non ne avete salutate i morti che non hanno nessuno.
Puliamo le tombe abbandonate, passeggiamo per i vialetti e godiamoci la pace che aleggia tra le lapidi.
Approfittiamo del silenzio cimiteriale per meditare su come spendere meglio i giorni che ci restano.
Oppure pensiamo dove spargere le nostre ceneri se desideriamo essere cremati.
Io già trovato un luogo molto suggestivo per me.
Qualcuno vuol venire e vedere?

P.S.: Ricordate…

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ILLUSIONI OTTICHE

Datagate, Letta sarà ascoltato dal Copasir. Minniti: “Servizi segreti sono leali”
Il presidente del Consiglio riferirà sul caso Nsa. E intanto convoca il Comitato interministeriale per la sicurezza. Il sottosegretario con delega all’intelligence: “Abbiamo chiesto agli americani come stanno le cose”. E garantisce sulla correttezza dei nostri 007: “Non abbiamo da nascondere le mani nella marmellata”

A parte il fatto che un vasetto di marmellata non è un buon posto dove nascondere le mani, sia per motivi igienici che per evidenti difficoltà dimensionali (provare per credere), anch’io sono sicuro che i servizi segreti sono leali, resta da vedere a chi.

G20 Russia 2013: “Putin regalò gadget truccati per spiare i leader mondiali”
La rivelazione, come riportato da Corriere della Sera e Stampa, grazie ai sospetti del presidente del Consiglio europeo van Rompuy che di ritorno dal meeting internazionale ha fatto controllare le chiavette Usb consegnate dai russi. Le indagini sono ancora in corso e non è chiaro chi sia stato effettivamente controllato.

Sono talmenti ingenui che mi fanno quasi tenerezza. Il 99% dei leader mondiali e non (nel senso dei non-leader) utilizza chiavette USB e altri ammennicoli vari Made in China, una marea di cavallini di Troia ai quali vengono affidate informazioni, memorie, comunicazioni. E questi si vanno a spaventare per quattro aggeggi russi che probabilmente vanno ancora a carbone…

D’Alema al veleno su Renzi: «Come Virna Lisi, con quella bocca può dire ciò che vuole»

Anche D’Alema con quella bocca può dire ciò che vuole, Berlusconi.

Governo diviso anche sul contante.
Ma Letta blocca la polemica.

Faranno metà per uno.

Milano, tablet digitali e lavagne virtuali: la prima classe completamente digitale.
Una terza elementare dell’istituto Enrico Toti, nel capoluogo lombardo, è la prima in Italia ad avviare il progetto nella scuola primaria in Italia: una dotazione (gratuita) da 15mila euro. Poi toccherà a Gorgonzola, Lodi e Pavia

Fantastico. Ora, al posto dei voti, ci saranno i “Mi piace“. Il primo della classe sarà quello con più follower, mentre gli alunni con rendimento basso verranno “bannati“. Durante la lezione, a ogni refresh sulla lavagna (l’equivalente di cancellarla) e a ogni cambio di schermata sul tablet (l’equivalente di voltare pagina) appariranno 15 secondi di messaggio pubblicitario dello sponsor. Rimarrà la severità verso chi copia; se copiare un compito era un tempo considerato scorretto, copiare un software scolastico sarà configurato come reato, e i responsabili verranno perseguiti a norma di legge.

Napolitano: «Governo: 30 giorni per fare le riforme? Io gliene darei solo sette»
Così il presidente risponde a un passante, fuori dall’università di Bari.

Io darei a tutti loro gli otto giorni, e poi a casa. Raus.

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COMMENTO A BUIO PESTO (di Stelio)

Lo stesso dicasi di questo commento che sempre l’amico Stelio cha scritto al post “Buio pesto”

“There is no dark side in the Moon, really. Matter of fact it’s all dark. The only thing that makes it look light is the Sun”
Come ben sai, queste parole si odono sulla coda di “The dark side of the Moon” e sono, per così dire, illuminanti.
Tutto è nero, dentro e fuori, e non solamente la Luna.
Colori, sfumature, riflessi, accostamenti, contrasti, effetti ottici… niente di tutto ciò esiste.
Per creare (e stavolta questo verbo non è usato a sproposito) il colore (quindi la forma e la proporzione) sono necessarie due cose: una fonte di luce e un osservatore.
Se non c’è un sole (celeste o artificiale è lo stesso) l’osservatore non percepisce altro che nero, profondissimo e indescrivibile nero.
Ma se durante la sua esistenza un colore non incontra l’osservatore, esso…

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COMMENTO A “Cosmica, scelta…” (di Stelio)

A volte ti accorgi di avere in tasca pezzetti di fortuna che messi insieme ne fanno una grande, magari non ci mangi però ti aiuta a vivere.

Io alcuni di questi pezzetti per “fortuna” riesco ancora a distinguerli: si chiamano amici.

Perciò voglio proporre un commento al mio post del 27 ottobre, per me gratuito, che merita di essere letto esattamente come uno scritto e non solo a commento di un altro scritto.

Il commento è di Stelio.

Inviato il 27/10/2013 alle 00:36
Brava. Già lo sospettavi, e ora ne hai la certezza.
Noi siamo soli.
Tutti siamo soli.
Soli.
In tutti i sensi.
Ma in che senso?
Nel senso che ognuno di noi è il sole del suo personalissimo universo eliocentrico.
L’universo intero, quello nel quale esistiamo, sorge nell’attimo in cui registriamo le prime sensazioni, e trova la sua naturale apocalisse al momento chiudere il capitolo.
Tutto ciò che…

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Passato anteriore

old suitcase

Si potrebbe presumere che, andando avanti negli anni, noi si riesca ad accumulare un apprezzabile passato, un bagaglio di vissuto che a volte sentiamo come inseparabile zavorra, anche se in altre occasioni usiamo salirci sopra con malcelato orgoglio, dopo averlo etichettato come “esperienza”.
Errore.
Quanto più ci allontaniamo nel tempo da una località, una sensazione, una persona, tanto più queste mutano, diventano irriconoscibili, se non addirittura introvabili.
Il passato comincia a svanire nello stesso istante nel quale nasce; potremmo paragonarlo a un suono, un rintocco di campana per esempio, deciso e irresistibile all’istante del bronzo contro il bronzo, ma destinato comunque a smorzarsi, a confondersi, fino a spegnersi del tutto; cosa rimarrà di quella turbolenza acustica? Per quanto cerchiate nell’aria o nella memoria di chi ha udito, non riuscirete a trovare niente che vi consenta di descriverla per poterla ricomporre e, purtroppo, nessuno di noi è il campanaro col potere di ripetere quell’evento.
Non ci credete?
Riflettete per un attimo. Ben poco è in grado di resistere al nostro passato; non le persone che sono attorno a noi, come noi destinate a mutare ogni secondo che passa, e non sempre in meglio. La frase “non ti riconosco più” è molto meno scenografica di quanto si creda, anzi direi che, a certi livelli e se accettata coscientemente, si tratti di una situazione assolutamente invidiabile.
Lasciamo allora l’umana gens alla sua incerta sorte, soffermiamoci sulle cose inanimate e sulle loro interferenze materiali ed emozionali.
Va da sé che quello che vale per me non vale per tutti, ma anche cambiando i fattori il risultato dell’equazione non muta, ovvero le esperienze possono essere diverse, e nonostante ciò conducono tutte allo stesso punto d’arrivo, la perdita del passato.
Sono sicuro che ognuno di noi conservi dei ricordi giovanili più o meno felici, comunque ancora abbastanza vivi per essere visualizzati mentalmente: luoghi di villeggiatura, gite fuori porta o fuori dai confini nazionali, estati al mare, sagre paesane, e sapori, odori, colori, rumori, sensazioni sinestetiche bevute come fossero acqua di fonte in un assolato pomeriggio di luglio.
Una cosa vi posso suggerire, non tornate a cercarle; è tutto andato, cambiato, sparito, perso, per sempre; solamente il ricordo, vivido come un dolore, sopravvive, ma il suo universo è confinato nella vostra immaginazione, esso ha la consistenza di un sogno; solamente qualche fotografia, oppure dei testimoni oculari inaffidabili come voi potrebbero sciogliere il dubbio se proprio di sogno si trattò.
Se ci fate caso, non serve riavvolgere troppo il nastro della vita per trovare le irreversibili discrepanze tra l’esistito e l’esistente, tra il passato dietro a noi e il passato che ancora riusciamo a vedere, i pochi ricordi ancora presenti nella realtà che ho definito “passato anteriore”.
Una fattoria in montagna dove avete scoperto usi e sapori schietti: andata; ora c’è un agriturismo pluristellato con tanto rivendita di prodotti “bio”.
Uno spicchio di mare, una caletta con fratte rocce a strapiombo su un mare instancabile, onde e gabbiani le uniche voci che accompagnano le vostre risate: andato; ogni tanto la musica che proviene da una baracca-bar viene coperta dal fracasso di una moto d’acqua, e variopinti pesci di plastica e carne rosolata galleggiano sull’acqua un tempo libera.
Un negozietto gestito da un artigiano che produceva da sé i prodotti che vendeva, imprecisi, non sempre belli, ma sempre intrisi di fantasia e sudore: andato; tutto a 99 centesimi recita ora l’insegna, oggetti che nessuna mano umana ha costruito, fatti di niente e destinati a durare ancor meno.
Andate e cercate, troverete ben poche cose che ancora somigliano a quelle che un tempo, e solamente per un attimo, furono il presente.
Avete un bel dire “laggiù c’era, lì ho visto, là ho mangiato, qua ho conosciuto…”, non serve, non ritornano, perché state parlando di cose che non esistono, tranne che per voi, questo è chiaro quanto ininfluente.
Un giorno, un mese, un anno, attimo dopo attimo il passato perde consistenza materiale, sublima nell’aria come neve al sole; il nostro passato, sposo infedele, ci abbandona al nostro destino, e noi stiamo lì ancora a rimpiangerlo, come se ci avesse mai promesso qualcosa.
Fare affidamento sul passato è come appoggiarsi sull’acqua, non c’è verso di andare avanti, l’unica è adeguarsi e nuotare. Chissà che, bracciata dopo bracciata, alla fine si giunga da qualche parte, ma ovunque arriveremo saremo comunque stranieri, unici superstiti di un naufragio lungo una vita intera, mentre la nostra nave continuerà a giacere negli abissi della memoria.

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