Passato anteriore

old suitcase

Si potrebbe presumere che, andando avanti negli anni, noi si riesca ad accumulare un apprezzabile passato, un bagaglio di vissuto che a volte sentiamo come inseparabile zavorra, anche se in altre occasioni usiamo salirci sopra con malcelato orgoglio, dopo averlo etichettato come “esperienza”.
Errore.
Quanto più ci allontaniamo nel tempo da una località, una sensazione, una persona, tanto più queste mutano, diventano irriconoscibili, se non addirittura introvabili.
Il passato comincia a svanire nello stesso istante nel quale nasce; potremmo paragonarlo a un suono, un rintocco di campana per esempio, deciso e irresistibile all’istante del bronzo contro il bronzo, ma destinato comunque a smorzarsi, a confondersi, fino a spegnersi del tutto; cosa rimarrà di quella turbolenza acustica? Per quanto cerchiate nell’aria o nella memoria di chi ha udito, non riuscirete a trovare niente che vi consenta di descriverla per poterla ricomporre e, purtroppo, nessuno di noi è il campanaro col potere di ripetere quell’evento.
Non ci credete?
Riflettete per un attimo. Ben poco è in grado di resistere al nostro passato; non le persone che sono attorno a noi, come noi destinate a mutare ogni secondo che passa, e non sempre in meglio. La frase “non ti riconosco più” è molto meno scenografica di quanto si creda, anzi direi che, a certi livelli e se accettata coscientemente, si tratti di una situazione assolutamente invidiabile.
Lasciamo allora l’umana gens alla sua incerta sorte, soffermiamoci sulle cose inanimate e sulle loro interferenze materiali ed emozionali.
Va da sé che quello che vale per me non vale per tutti, ma anche cambiando i fattori il risultato dell’equazione non muta, ovvero le esperienze possono essere diverse, e nonostante ciò conducono tutte allo stesso punto d’arrivo, la perdita del passato.
Sono sicuro che ognuno di noi conservi dei ricordi giovanili più o meno felici, comunque ancora abbastanza vivi per essere visualizzati mentalmente: luoghi di villeggiatura, gite fuori porta o fuori dai confini nazionali, estati al mare, sagre paesane, e sapori, odori, colori, rumori, sensazioni sinestetiche bevute come fossero acqua di fonte in un assolato pomeriggio di luglio.
Una cosa vi posso suggerire, non tornate a cercarle; è tutto andato, cambiato, sparito, perso, per sempre; solamente il ricordo, vivido come un dolore, sopravvive, ma il suo universo è confinato nella vostra immaginazione, esso ha la consistenza di un sogno; solamente qualche fotografia, oppure dei testimoni oculari inaffidabili come voi potrebbero sciogliere il dubbio se proprio di sogno si trattò.
Se ci fate caso, non serve riavvolgere troppo il nastro della vita per trovare le irreversibili discrepanze tra l’esistito e l’esistente, tra il passato dietro a noi e il passato che ancora riusciamo a vedere, i pochi ricordi ancora presenti nella realtà che ho definito “passato anteriore”.
Una fattoria in montagna dove avete scoperto usi e sapori schietti: andata; ora c’è un agriturismo pluristellato con tanto rivendita di prodotti “bio”.
Uno spicchio di mare, una caletta con fratte rocce a strapiombo su un mare instancabile, onde e gabbiani le uniche voci che accompagnano le vostre risate: andato; ogni tanto la musica che proviene da una baracca-bar viene coperta dal fracasso di una moto d’acqua, e variopinti pesci di plastica e carne rosolata galleggiano sull’acqua un tempo libera.
Un negozietto gestito da un artigiano che produceva da sé i prodotti che vendeva, imprecisi, non sempre belli, ma sempre intrisi di fantasia e sudore: andato; tutto a 99 centesimi recita ora l’insegna, oggetti che nessuna mano umana ha costruito, fatti di niente e destinati a durare ancor meno.
Andate e cercate, troverete ben poche cose che ancora somigliano a quelle che un tempo, e solamente per un attimo, furono il presente.
Avete un bel dire “laggiù c’era, lì ho visto, là ho mangiato, qua ho conosciuto…”, non serve, non ritornano, perché state parlando di cose che non esistono, tranne che per voi, questo è chiaro quanto ininfluente.
Un giorno, un mese, un anno, attimo dopo attimo il passato perde consistenza materiale, sublima nell’aria come neve al sole; il nostro passato, sposo infedele, ci abbandona al nostro destino, e noi stiamo lì ancora a rimpiangerlo, come se ci avesse mai promesso qualcosa.
Fare affidamento sul passato è come appoggiarsi sull’acqua, non c’è verso di andare avanti, l’unica è adeguarsi e nuotare. Chissà che, bracciata dopo bracciata, alla fine si giunga da qualche parte, ma ovunque arriveremo saremo comunque stranieri, unici superstiti di un naufragio lungo una vita intera, mentre la nostra nave continuerà a giacere negli abissi della memoria.

2 risposte a "Passato anteriore"

  1. Appunto. A volte sento nostalgia del Vietnam, ma sono certa che potendoci tornare non lo ritroverei, il “mio” Vietnam. E le mie spiagge in Sardegna. E com’era Palau e com’era Portotorres. E se ci penso ancora ci faccio buio… 😉

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