SOLITUDINE COSMICA

Non poteva essere un cielo quello che vedeva sopra, immenso, perdutamente infinito; così sguaiatamente arancio con sprazzi di rosso, percorso da labirinti neri come la pece. E non poteva essere un mare quello in cui galleggiava il bidone di petrolio dentro il quale era immersa; un mare così non poteva esistere: blu marcio, perfettamente piatto e lucido come una lastra d’acciaio levigata con precisione elettronica, anch’esso decorato in modo opprimente da quei labirinti neri.
Le due lastre lucenti, assolutamente immobili, erano proiettate con prepotente violenza al punto da creare l’idea del movimento perpetuo destinato ad infrangersi verso un orizzonte lontano dove cielo e mare si univano mescolando soltanto i labirinti neri.
Quella visione di angosciante orrore le riempiva gli occhi, i colori si confondevano nelle pupille e i labirinti neri le bucavano provocando un senso di nausea profonda che percuoteva il suo stomaco martoriato da liquidi maleodoranti. Istintivamente tentò di…

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