Ma che te lo dico a fare, sinceramente non lo so.

Entro nella stanza lui mi fa sedere, poi sale al piano superiore dicendomi “torno subito”.
Lo attendo senza muovermi, osservo gli oggetti sparsi sulla piccola scrivania.
Oltre a un mazzo di tarocchi, un paio di gnomi, un iguana realizzato dando forma ad un unico filo di ferro cromato. Poi due candele e una pubblicazione sulla lettura delle carte.
Le sedie pieghevoli di plastica multicolore, chiuse, appoggiate tra la scrivania e una struttura cubica ricoperta di ciniglia rossa, dallo scopo indefinibile. Successivamente saprò che è lì per essere presa a calci e pugni come oggetto sul quale scaricare eventuale ira compressa.
Torna dopo un paio di minuti, siede sulla poltrona davanti alla mia, senza alcuna barriera tra noi, però distante almeno tre metri.
Distanza di sicurezza?
Quale sicurezza? Siamo lì per chiacchierare.
Ma forse la distanza serve per evitare dispersione di energia o, peggio ancora, assorbimento o scambio di energie tra…

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