Parliamoci chiaro – Tredicesima puntata

Puntate precedenti
Prima puntata
Seconda puntata
Terza puntata
Quarta puntata
Quinta puntata
Sesta puntata
Settima puntata
Ottava puntata
Nona puntata
Decima puntata
Undicesima puntata
Dodicesima puntataCourbet - Funerale Ornans
.
.

La cappella era piena, d’altronde era logico che lo fosse, lo è sempre quando si celebra il funerale di una persona giovane.
Come al solito c’era chi piangeva, chi si guardava intorno smarrito, chi vagava in cerca di parenti e amici, chi chiacchierava sottovoce, e chi stava intorno alla bara, tra i fiori e i nastri viola, a ricevere deboli strette di mano, use condoglianze, e ogni tanto qualche tiepida parola di conforto.
La bara era chiusa; era stato deciso così da tutti i parenti del defunto; per quanti sforzi si sarebbero potuti fare, il suo aspetto sarebbe stato comunque impresentabile, almeno per coloro che volevano intimamente conservare un ricordo amabile del caro estinto.
L’atmosfera era quella solita: un brusio di fondo dal quale emergeva qualche rotto singulto; di tanto in tanto arrivava l’eco dell’incomprensibile litania di un prete che stava officiando un altro rito funebre; l’odore melenso di incenso mischiato con quello dei profumi femminili copriva come un sudario ciò che stava già avvenendo all’interno di quei feretri di pino e di zinco; prevalevano i colori scuri, anche se ormai nemmeno i parenti più stretti usano vestirsi completamente di nero, e comunque a rappresentare il lutto ci pensavano le spoglie pareti di cemento rivestite a tratti da lastre di ardesia.
In disparte dai parenti e dagli amici del defunto se ne stava un gruppetto di una mezza dozzina di persone; erano alcuni colleghi di lavoro, i quali, spinti da un impulso che stava tra il dovere sociale e il cameratismo elettivo, avevano inteso manifestare l’affetto che, apparentemente, avevano nutrito verso il loro sfortunato ex-collega.
In quel gruppetto erano tutti uomini,  di trenta o quarant’anni, impossibile essere sicuri, vestiti sobriamente ma griffati, e una cosa avevano in comune, indossavano gli occhiali da sole, anche lì, in quell’ambiente in penombra. Ai funerali non si sa mai se è meglio mostrarsi partecipi, ma patetici, e avere gli occhi lucidi, oppure rivelarsi forti, ma freddi, e mantenerli asciutti; con un bel paio di impenetrabili lenti color del carbone ci si toglie il pensiero e si lascia l’arduo compito all’immaginazione di chi ci sta di fronte.
Parevano comunque abbastanza sconvolti, anche se l’oggetto di quella triste cerimonia in quell’ambiente cupo e deprimente non era l’unica causa del loro smarrimento. Parlottavano sottovoce, ma animatamente, e le frasi si accavallavano.
– Ma tu lo sapevi del trasmettitore? –
– Non è un trasmettitore, è un localizzatore GPS. –
– Beh, cosa cambia? È sempre qualcosa che trasmette a qualcuno la nostra posizione. Ci controllano. –
– Sì è vero, ci controllano, e questo senza neanche avv… –
– Ma no! Il capo ha detto che serve unicamente per proteggere le attrezzature. –
– E perché non dircelo subito, forse non si fidano di noi? –
– Ci controllano, ci controllano, in ogni… –
– Hanno detto che il localizzatore è inserito nella valigia, così se la rubano… –
– Ma se non è mai sparito niente! –
– Potrebbe sempre succedere. –
– Come stavolta? –
– Appunto. Quando Adriano non si è fatto vedere in ufficio l’hanno chiamato, ma il suo telefono era staccato. –
– È vero, io l’ho cercato in tutti i posti che di solito frequenta… –
– Frequentava, volevi dire. –
– … scusa, hai ragione. Comunque nessuno l’aveva né visto e né sentito. Anche agli ospedali ho provato a telefonare. Zero anche lì. –
– E allora? –
– E allora la Direzione è uscita fuori con questa storia del localizzatore GPS. Hanno controllato e l’hanno individuato, o per meglio dire, hanno localizzato la valigia delle attrezzature in quella villetta. –
– L’hanno cercato lì? –
– Impossibile, negli elenchi telefonici quell’indirizzo non appariva, sapete, la privacy… –
– Lo vedi che ci controllano? –
– Insomma, hanno atteso fino al pomeriggio sperando che si facesse vivo, poi hanno chiamato la polizia perché andasse a dare un’occhiata. –
– E l’hanno trovato. –
– Sì, nudo e appeso come un maiale, con un lago di sangue sotto la testa. Sono arrivati giusto in tempo. –
Era proprio vero. La Polizia rintracciò subito l’automobile di Adriano nel parcheggio di quel locale di periferia, e dal barista seppero della bionda con la quale s’era appartato il giorno prima, e della loro uscita dal bar, non assieme, ma quasi, – insomma, si capiva benissimo che lei aveva agganciato il merlo – aggiunse maliziosamente il barista.
Con quegli elementi in mano gli agenti non ebbero difficoltà a ottenere l’autorizzazione per entrare nella villetta, con le buone o con le cattive.
Dovettero sfondare la porta, e alla fine li trovarono nel piano interrato, lei che cercava assurdamente di negare anche l’evidenza, la tuta bianca afflosciata in terra, quasi che spogliandosi di essa si fosse spogliata anche della colpa, e lui già senza conoscenza, mezzo volto ricoperto di sangue, i capelli intrisi e sgocciolanti, e litri di altrettanto di quel sangue raccolti in un largo vassoio di acciaio inossidabile posto sotto il suo corpo nudo.
L’ambulanza giunse pochi minuti dopo e, siccome non c’era neanche un minuto da perdere, lo portarono in ospedale con tutte le catene alle caviglie e ai polsi; ci sarebbe stato tempo poi di chiamare un fabbro per rimuoverle.
La fortuna decise di non abbandonare Adriano; il suo gruppo sanguigno era AB positivo, per cui in ospedale non ebbero problemi a reperire le sacche di sangue necessarie per ripristinare la normalità circolatoria; l’incisione eseguita da Barbara non era profonda, e fu facilmente suturata; al resto ci pensò la sua forte fibra che resistette all’ipotermia e agli scompensi cardiaci causati dal quasi dissanguamento.
Quando Adriano riaprì gli occhi era già mattina. La prima cosa che riuscì a distinguere fu una figura bianca, ed emise un gemito di dolore pensando di essere ancora preda di quella pazza, ma la voce che udì non fu quella di lei.

Segue…

Pubblicato su Prosa. 2 Comments »

2 Risposte to “Parliamoci chiaro – Tredicesima puntata”

  1. Parliamoci chiaro – Dodicesima puntata | My3Place Says:

    […] Parliamoci chiaro – Tredicesima puntata […]

    Mi piace

  2. Parliamoci chiaro – Quattordicesima (e ultima) puntata | My3Place Says:

    […] Parliamoci chiaro – Tredicesima puntata […]

    Mi piace


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: