Contrappunti / Italia, paese di luddisti

Fonte: Punto Informatico

CivitanovaMarchedi M. Mantellini – Il principio di precauzione consiglia di staccare la spina a un hotspot marchigiano in una scuola. Ma sottende una strisciante cultura antiscientifica, cavalcata per meri interessi elettorali

C’è una foto nella rassegna stampa di questi giorni. Quella dell’assessore di un comune marchigiano che in cima ad una scala smonta l’hotspot WiFi di una scuola. È una foto molto attuale. Tutta la piccola storia provinciale che sta dietro quella foto lo è, una storia molto italiana che è presto detta: i genitori degli alunni di una scuola elementare di Civitanova, preoccupati per il possibili effetti sulla salute delle onde radio della connessione WiFi chiedono ed ottengono che il sistema venga smantellato.

Se vi attira il pensiero laterale come prima cosa ci si dovrebbe chiedere come mai in cima alla scale c’è l’assessore e non un bidello. Ovvio che la risposta è scontata: l’assessore è il timbro. La vidimazione dell’amministrazione al volere popolare. E già questo è un dato interessante.

Tornando ai fatti l’unica possibilità che abbiamo per valutare la scelta della scuola che spegne il wireless è quella di affidarci al principio di precauzione, un principio di cui questo Paese è stracolmo.

Il principio di precauzione protegge i nostri figli: lo fa nella maniera più ampia fra quelle possibili perché, come è evidente, i giovani sono il nostro bene più prezioso e come tali vanno considerati. Seguendo simili cautele nessuno dei ragazzi della scuola in questione dovrà in futuro avvicinarsi ad un telefono cellulare (che emette onde radio in maniera assai più consistente di un hotspot WiFi) né, per estrema sicurezza, utilizzerà un forno a microonde o affronterà voli intercontinentali durante i quali sarà inevitabilmente sottoposto al bombardamento della radiazione cosmica. Non si sottoporrà ad una Risonanza Magnetica visto che gli effetti dei campi magnetici nel lungo periodo non sono stati ancora del tutto studiati (e i campi magnetici come tali, esattamente come le onde radio usate nelle telecomunicazioni, creano danni accertati sulle strutture biologiche). Per estrema precauzione infine i giovani ragazzi marchigiani saranno dai loro genitori opportunamente tenuti lontani anche dalle antenne televisive e dalle radio FM che generano inquinamento elettromagnetico molto modesto ma comunque superiore a quello di un router wireless e cosi via.

Se l’OMS o l’Istituto Superiore di Sanità dicono che il WiFi ragionevolmente non fa male, il principio di precauzione semplicemente ci suggerisce di non crederci, evoca l’anemia anaplastica di Marie Curie e fa sollevare il sopracciglio dei genitori e dell’assessore. I quali magari avranno letto qualche articolo su Internet (ce ne sono migliaia) in cui uno studioso russo o cambogiano avverte della indubbia pericolosità del wireless. Quell’articolo e quel professore reietto alla comunità scientifica internazionale li aveva convinti, anche se su Internet è possibile trovare autorevoli sostenitori di qualsiasi tesi su qualsiasi argomento che sono lì in attesa di incontrare qualcuno sufficientemente attrezzato per crederci.

Del resto, cosa ne sappiamo noi di come si comportano i professori dell’OMS con il WiFi dei loro figli? Chissà se li hanno i figli. E chissà se li amano come li amiamo noi.

Il discredito generale e la dietrologia complottista che la società italiana riserva oggi ad ogni forma di casta non risparmia la ricerca scientifica ed ha sicuramente un ruolo in simili decisioni e come tale è una delle recenti chiavi di lettura di simili scelte, anche se non l’unica. Poiché esiste una morale per ogni cosa ed è abbastanza scontato che nessuno dei genitori di quella scuola spegnerà le TV, i cancelli automatici ed i cellulari in nome del diritto alla salute dei loro discendenti, è evidente che i danni italiani causati dal sistema di precauzione (che ha una sua versione complementare ed opposta in scelte di campo come quelle del recente caso Stamina) valgono a giorni alterni, a scuole alterne e ad assessori alterni e si disinteressano del contesto generale mondiale.

Così la gravità di quella foto non è tanto nel racconto di un paese arretrato e guardingo, nel quale le scelte sull’interesse della comunità possono uscire travolte dai se e dai ma di chiunque ma nella vidimazione di un simile metodo da parte degli amministratori. Che sia per incapacità o per compiacenza se il macellaio, il geometra e il giornalaio dicono che forse il WiFi fa male ai loro figli e che desiderano che sia tolto dalla scuola, sempre più spesso in questo Paese ci sarà un assessore che acconsentirà e che troverà utile, magari semplicemente per ragioni sue, salire in cima alla scaletta col cacciavite in mano fra i genitori plaudenti. A noi non la si fa, sembra dirci quella foto. Invece, per somma ironia della sorte, è vero l’esatto contrario.

P.S.: ovviamente il Comune di Civitanova Marche offre ai cittadini una rete wireless gratuita in alcune aree della città.

Massimo Mantellini
Manteblog

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