Una Ment-ina

Questa mattina mi sono svegliata senza accento nella testa.
Ho aperto il mondo umano ed è arrivato l’accento, negativo.
Un moto di potente insofferenza mi ha investita.
Insofferenza verso chi vive di facezie e non fa altro che trastullarsi tutto il giorno nella noia che riempie i momenti di svago.
Un tempo mi pagavano per questo.
Mi pagavano per intrattenere questa “utenza”.
Un lavoro che non affaticava il corpo, talvolta devastava la mente.
Una mente come la mia.
Una mente sofferente.
Messa al servizio di chi non sapeva che cosa farsene.
Là bastava una ment-ina, magari profumata di violetta.
Violetta leggera, appena percettibile, perché la delicatezza formale era d’obbligo per qualcuno.
Per altri era un optional.

Dolcemente contorta Contorta golosa-mente

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