Musica sacra – Settima puntata

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MadamaButterfly

Il mattino seguente rintracciò negli studi l’estorsore baffuto, tale Peter qualcosa…, e, avendo cura di non essere notato da altri, gli consegnò la busta con i dodicimila Euro.
– Ecco qua i vostri soldi, contento ora?
– Calma, calma, non si alteri, lo prenda come un contributo per chi si impegna affinché lei abbia il successo che merita. In fondo anche lei, accettando questi soldi, non si è dimostrato migliore di noi.
– Devo darle ragione, mio malgrado, ma… come fate a sapere che vi sto passando l’esatta percentuale?
Peter lo squadrò per qualche secondo, e poi fece comparire da sotto i baffi un sorriso che pareva veramente sincero.
– Ci fidiamo, lei è un professionista, come tutti noi del resto, perciò tra colleghi ci dev’essere fiducia e armonia, e anche perché se solamente sospettassimo che lei sta facendo il furbo, beh… lei sa quali sarebbero le conseguenze.
– Già…
– Eh già.
– Allora io le lei siamo a posto adesso.
Di nuovo quella pausa drammatica.
– Non lo so, vedremo, vedremo. Buon lavoro – e lo spilungone sparì dietro una curva a gomito del corridoio.
Omero restò solo con i suoi dubbi: cos’avrà voluto dire con quel “vedremo”, cos’altro poteva volere da lui ora? Ormai i soldi del primo violino li aveva presi, e non c’erano altri primi violini da oscurare, o almeno non ricordava che nelle dettagliate istruzioni del direttore ci fosse del malanimo verso altri musicisti.
A pranzo, per sicurezza, tornò alla sua camera d’albergo e ricontrollò passo a passo tutto il fascicolo; ricordava bene, non c’erano veti ma solamente indicazioni di ripresa connesse allo spartito; quindi ora era a posto.
Doppio errore.
Primo, anche i componenti dell’orchestra sapevano dell’esistenza di quella documentazione, secondo, anche se ne ignoravano nei dettagli il contenuto, per sfiducia o per esperienza non ne approvavano tutti i passaggi.
Si presentarono in sequenza: l’oboista, amatissimo dal direttore ma odiato da tutti gli altri musicisti, una flautista e una violinista di fila, sorelle gemelle che dividevano equamente tutto, anche i tempi di ripresa, un giovane contrabbassista che era alla sua prima e ci teneva tanto che la sua mamma lo vedesse per bene, un timpanista che si sentiva brutto e non voleva essere ripreso, tranne per le mani ovviamente, una clarinettista che sosteneva la superiorità estetica del suo lato sinistro del volto rispetto al destro, un fagottista fotofobo che pretendeva che si suonasse al buio, e un violinista che non faceva parte dell’orchestra ma che lo scongiurò di mettere una buona parola per lui (questo apparve assurdo a Omero) nel caso che qualche suo collega desse forfait, tutti portando le loro suppliche col dovuto rispetto e una busta chiusa, ovviamente non vuota.
Costoro erano venuti a conoscenza del primo cedimento di Omero, e perciò lui non poté esimersi dall’assicurare a tutti loro la sua massima comprensione, ovvero l’implicita accoglienza delle richieste.
In capo a quattro giorni si trovò con ben centoventimila euro, che, detratta la percentuale per i suoi “soci”, facevano ben settantaduemila euro per lui, tutti in contanti ed esentasse. Quando si trattò di contarli, la vista di tutte quelle banconote gli provocò un capogiro e dovette stendersi sul letto; poi c’era il problema di nasconderli, non poteva andare in banca e depositarli così, tout court, sarebbe stato troppo sospetto; anche in quella stanza comunque c’era troppo viavai di donne di servizio che ficcavano il naso dove non avrebbero dovuto; non gli rimase altra scelta di portarli sempre con sé, in una valigetta, come un mafioso da cinematografo.
Per un paio di giorni fu lasciato finalmente in pace, quindi suppose che fosse finalmente terminata la processione di musicisti pretenziosi e allo stesso tempo supplici, anche perché mancavano pochi giorni all’evento, e lui non sarebbe riuscito a modificare la scaletta ancora una volta.
Supposizione esatta.
In parte.
Infatti non si presentò un musicista, bensì un fioraio, una figura il cui ruolo non fu immediatamente compreso da Omero. A scusante del regista andrebbe detto che quel fioraio non aveva assolutamente l’aspetto di un fioraio, bensì di un rispettabile uomo d’affari, e non di affari di piccolo cabotaggio.
Dato che l’inverno aveva deciso di concedere ai viennesi una giornata meno infame del solito, se ne andarono a chiacchierare lungo i vialetti di uno dei tanti giardini dei quali è gradevolmente provvista la città. D’altronde, per indole e per professione, era logico che un fioraio si trovasse meglio all’aria aperta che tra quattro mura.
Si presentò come il legale rappresentante di una delle più importanti aziende austriache di ornamenti floreali, guarda caso proprio quella che aveva ottenuto l’importante contratto per l’addobbo della sala da concerto.
– Capirà signor Dossena che questa per noi sarà una vetrina vista da tutto il mondo, un’occasione più unica che rara alla quale non possiamo mancare, perciò stiamo lavorando per ottenere il massimo effetto scenografico.
Era chiaro che costui nulla sapeva delle istruzioni date dal direttore d’orchestra, istruzioni che comprendevano anche come e quando dovevano essere inquadrati piante e fiori, ma Omero non se la sentì di dargli questo dispiacere, anche se avrebbe volentieri condiviso la sua frustrazione solamente per gustare l’amaro sapore del “mal comune, mezzo gaudio”.
– Comprendo perfettamente. Non tema caro signore, sarà mia cura mettere nel giusto risalto tutte le vostre decorazioni floreali.
– Ehm… ehm… abbia pazienza, ma proprio questo suo ammirevole scrupolo potrebbe risultare inopportuno.
– Non capisco, si spieghi meglio.
L’affarista fioraio si spiegò, sotto ogni aspetto, sia tecnico che tangibile.
Un tempo i fiori arrivavano da Sanremo; apparivano come ondate di lussureggianti garofani, distese di gentili ranuncoli, cortei di morbidi gigli, straripamenti di carezzevoli rose, e persino costellazioni di preziose orchidee, il tutto accompagnato ed esaltato da letti e guanciali di smilax aspera. Per motivi che al momento non era il caso di discutere, questo fiume di gioielli profumati si era inaridito, e ora si trovavano nella necessità di dover fare da soli.
– Vede Dossena, per quanto le nostre serre siano perfette sotto tutti i punti di vista, non possiamo assolutamente competere con il microclima della Riviera, con la loro aria e, ci duole ammetterlo, con la loro esperienza.
Fatto sta che, potendo osservare bene, la differenza di qualità sarebbe saltata all’occhio, e il paragone non avrebbe fatto molto piacere ai committenti. La soluzione stava in quel “potendo”, nel senso che la maggioranza del pubblico in sala, rapito dallo spettacolo musicale, non si sarebbe accorta di nulla, ma la telecamera poteva risultare indiscreta e certificare sullo schermo il fallimento, almeno parziale, dei loro sforzi.
– Ho capito, ma non vedo come io possa aiutarla, non so niente di fiori io. –
– Ma noi sì egregio Signor Dossena. Le daremo la posizione esatta delle composizioni che sono riuscite meglio, e lei dovrebbe usarci la cortesia di inquadrare solo quelle. Le altre le riprenda pure in campo lungo, faranno scena. Va da sé che non mancheremo di farle pervenire un segno della nostra riconoscenza per la sua attenzione nei nostri riguardi, anzi, se ora fosse così cortese di indicarmi il suo IBAN, provvederemo stasera stessa.
La prima crepa era apparsa quando aveva accettato di cedere alle richieste del direttore d’orchestra; poi c’era stato uno scricchiolio al momento di rinunciare alle sue riprese in esterno; lo smottamento si era verificato col primo violinista; per ogni musicista successivo si era staccato un masso; ora la granitica parete di Omero Dossena stava franando, scendeva a valle travolgendo ogni residuo di dignità e ogni barlume di ritegno.
Estrasse da una tasca interna del cappotto la sua tessera bancomat, quasi in scadenza ma ancora come nuova, e lesse per il suo interlocutore il codice del conto corrente.
Anche questa era fatta.
Al mattino, appena giunto negli studi televisivi, consegnò al baffuto, stavolta con la soddisfazione di stupirlo, una busta con ben sessantottomila Euro.

Continua a leggere…

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2 risposte a "Musica sacra – Settima puntata"

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