Niente sesso, siamo (donne) inglesi.

Tastieraxxx

Per i temi trattati si consiglia la lettura di questo post agli adulti, consenzienti o meno.

Certe frasi restano, scolpite nella memoria.
In una puntata della famosa serie televisiva “Scrubs – Medici ai primi ferri”, il dottor Cox pronunciò queste immortali parole: “Sai Nancy, sono convinto che se togliessero tutti i siti porno da internet, rimarrebbe un solo sito su cui sarebbe scritto “ridateci il porno!”.
A questo punto si sarà capito che intendo affrontare il tema della pornografia su internet, argomento già abbondantemente dibattuto in siti ben più adeguati di questo blog, ma tant’è…
Facciamo un breve riassunto delle puntate precedenti, almeno quelle che mi ricordo di aver vissuto io, e vediamo come l’evoluzione mediatica della pornografia ha cambiato il nostro approccio nei suoi confronti.
Le prime a sparire furono le riviste ausiliarie, o di mascheramento, del tipo di modellismo aereo, bricolage, motori, tra le quali veniva prudentemente nascosta la rivista pornografica, tanto per darsi un contegno. Tra le conseguenze di questo vezzo pudibondo la più redditizia è di sicuro il notevole incremento delle vendite di pubblicazioni che definire “di nicchia” sarebbe iperbolico. Non va nemmeno trascurata l’ipotesi che a più di qualche acquirente poteva capitare di dare un’occhiata veloce alle riviste “zavorra” e magari di trovarle interessanti, addirittura più dell’oggetto al quale facevano scudo, altrimenti non si spiegano quegli improvvisi entusiasmi nei riguardi del modellismo o del bricolage. Volendo arrischiare della psicologia spicciola è possibile che, associando la rivista porno con la rivista hobbistica si sia instaurato un transfert assolutamente inconscio tra sesso e passatempo manuale.
Poi scomparvero i cinema a luci rosse, e assieme a loro quei comportamenti guardinghi, circostanziati, quasi distratti, di chi si apprestava a entrarvi. Baveri alzati e occhiali scuri si sprecavano, e, come a darsi coraggio prima di affrontare una difficile prova, era d’uso andarci in folta compagnia. Ricordo che durante le scene più “hard” si rideva rumorosamente, ma era difficile farlo senza sbavare sulla camicia,
Anche la brillante parabola delle VHS spedite a casa in un pacco postale rigorosamente anonimo ebbe il suo termine, parallelamente a quella dei videoregistratori, e chi li spodestò, i DVD, ebbe vita ancor più breve, nonostante che la tecnologia digitale permettesse traguardi di qualità visiva e controllo video, avanti, indietro, slow, fermo immagine, zoom, a prova di qualsiasi erotomane.
Internet fece tabula rasa mettendo a disposizione pascoli sterminati di carnalità per tutti i gusti, e con una modalità di accesso quanto mai intima e confortevole.
Quindi in fin dei conti si tratta solamente di quantità, di sesso un tanto al chilo(byte)?
Secondo me no, giacché la diffusione di contenuti pornografici attraverso la rete ha portato una parte della società a confrontarsi per la prima volta con tali contenuti, consentendo di esplorare mondi che fino a quel momento facevano parte della mitologia o dei racconti del terrore.
Badate che quanto sto scrivendo non è una specie di panegirico nei riguardi della pornografia, ognuno nel merito può pensarla come vuole, ma è più semplicemente una presa d’atto, una fotografia che a qualcuno può apparire cruda, mentre per qualcun altro, me compreso, sembra interessante.
Mi rivolgo idealmente ai miei colleghi maschi: chi non ha mai visto, almeno sbirciato, del porno? Chi non ne è rimasto più o meno piacevolmente turbato? Mmmm… uno, lei? Ma lei è un alieno che proviene da Aldebaran e quindi non fa testo!
Ponendo l’identica domanda alle mie lettrici femmine le risposte sarebbero molto variegate, in qualche caso non ci sarebbero nemmeno, e comunque, verità o non verità, la maggior parte sarebbero dei dinieghi, e questo fatto è più che giustificato.
I motivi di tale differenza di contatto con la pornografia non sta, o per meglio dire non stava solamente nell’imprinting che la società umana (religiosa, laica e familiare senza eccezioni) riservava alle femmine della sua specie, obbligandole a lottare in perpetuo contro i loro normali impulsi sessuali in nome di malintesi principi morali, arrivando fino a far loro temere, odiare, rifiutare ogni aspetto piacevole del sesso. A tal riguardo una delle molte divinità che imperversano da millenni su questo pianeta, rivolgendosi alla donna così sentenziò: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».
Un bel programma, non c’è che dire.
L’evoluzione della posizione sociale della donna nella civiltà occidentale, quella dove la pornografia multimediale impazza, avrebbe dovuto trovare dei punti di contatto tra il porno e il mondo femminile, mentre in realtà ciò non è avvenuto, almeno finora, perché se è vero che i maschi cercano la pornografia, la pornografia ha cercato i maschi.
Dirò di più. La relativa diminuzione del potere del mondo maschile su quello femminile ha fatto in modo che i componenti del primo gruppo cerchino la loro rivalsa sui componenti del secondo per via immaginaria, e il porno, per combattere l’impotenza dei primi, puntò tutto sulla prepotenza, offrendo dei modelli di donna succube la cui esistenza è giustificata solo dalla possibilità di soddisfare sessualmente un uomo in ogni modo, anche il più umiliante.
Non occorrerebbe aggiungere che tale ruolo femminile avesse ben poche possibilità di attecchire nell’immaginario sessuale della donna, tranne in quello delle poche che per indole masochistica amavano annullare ogni loro aspetto del loro essere in favore dell’idolo maschile.
Lo cose hanno cominciato a cambiare quando l’industria del porno si è accorta che stava volontariamente rinunciando a metà della clientela disponibile, e che anche nel mondo maschile non tutti si riconoscevano nel modello dello stallone dotato di stantuffo a vapore; tutta la faccenda del sesso presentava ampie praterie ancora da mappare e sfruttare adeguatamente. Erano finiti i bei tempi della Giovannona Coscialunga e nessuna gola era
ormai abbastanza profonda; quel genere di porno, mi si passi il facile gioco di parole, non tirava più.
Finalmente si prese coscienza che anche il rustico cervello maschile era in grado di costruzioni ardite e sorprendenti, che gli organi sessuali non erano unicamente quelli destinati alla riproduzione, e infine che le donne avrebbero potuto trovare nuovi ruoli in quell’immaginario, ponendole finalmente su un livello paritario al maschio, e comunque superiore a quello finora concesso loro dalle produzioni pornografiche.
Se qualcuno o qualcuna ancora oggi tirasse in ballo il termine “devianza” mi troverei in difficoltà a non sorridere di fronte agli angusti confini nei quali tengono reclusa la loro capacità di accettare la realtà di un mondo più complesso di quanto la società benpensante trova preferibile che appaia.
Magari è proprio la necessità di nascondere alla società ciò che si ha di più intimo che porta a cercare nella pornografia e nella prostituzione la dimostrazione che non sono mostri quelli che vivono nelle nostre fantasie sessuali, bensì stimoli e desideri spesso eccentrici, comunque da qualcuno/a compresi e condivisi.
Chi accetterebbe di rivelare in pubblico che trova la sua massima soddisfazione nel penetrare una scarpa da donna, oppure nel farsi sputare in bocca? Sempre lei di Aldebaran? Basta, esca la prego!
Dicevo? Ah sì, chi lo confesserebbe alla società? Nessuno, ed è estremamente difficile che avvenga anche nei riguardi di chi ci ha sposato, avendo da sempre il matrimonio un aspetto “sociale” che spesso supera gli aspetti puramente emozionali. Eppure non si pensi che quelle che ho citato a esempio siano le “stranezze” più esotiche che si possono incontrare, tutt’altro, ma ciò che a noi potrebbe apparire bizzarro, per un’altra persona potrebbe rappresentare il senso della vita; noi non siamo in condizione di giudicare.
L’unico limite, che è pari a quello che definisce i confini della nostra libertà personale, è che niente di ciò che facciamo o desideriamo deve portare un danno fisico o psicologico a un’altra persona, a prescindere da quanto possiamo permetterci di pagare per soddisfare i nostri bisogni psichici.
Tutto questo pistolotto mi è servito unicamente per giustificare dal punto di vista tecnico il successo del porno su internet, vedendo in questo caso la rete come una porta di accesso che ogni utente può aprire da casa sua per sbirciare all’interno di stanze che fino a quel momento gli erano inaccessibili. Che poi sia un bene o un male dipende dalla capacità di comprendere sia gli atti in sé e sia il fatto che ciò che si osserva con bramosia è virtuale come se fosse la proiezione di un’immagine onirica.
E già qui ci sarebbe abbastanza materiale per litigare, ma io non mi accontento ancora.
Il fatto che ha dato la stura a queste mie opinabili considerazioni è il progetto del finto giovane Cameron, primo ministro del governo di Sua Maestà Britannica, il quale con lo Audiovisual Media Services Regulations intende vietare la produzione cinematografica e da lì la diffusione in internet di alcune pratiche sessuali dal suo governo definite come “pericolose per i minori” e addirittura “pericolose per la vita delle persone che le praticano”.
Fermo restando il fatto che la pornografia in genere, come del resto ogni altra sensazione eccessiva, dovrebbe essere evitata ai minori, trovo che dare delle patenti di accettabilità al porno sia un’ipocrisia bella e buona.
Ho avuto modo di scorrere l’elenco di questi comportamenti sessuali definiti inaccettabili, e l’ho trovato bizzarro almeno quanto le attività censurate.
Il più curioso è di sicuro il divieto delle sculacciate, attività che fino al 2003 in più di qualche scuola del del Regno Unito faceva ancora parte delle materie di insegnamento.
È comunque innegabile che certe pratiche sessuali sono “pericolose per la vita delle persone che le praticano”.
Come dimenticare infatti che un banale coito praticato senza la protezione del profilattico, oltre al rischio di un’altrettanto banale malattia venerea (ma perché una divinità femminile doveva essere tirata in ballo?) più o meno pericolosa, comunque fastidiosa, ci espone al pericolo di contrarre un’infezione da HIV, un biglietto di sola andata per l’AIDS?
Anche il sesso orale è abbastanza avventuroso. Pur soprassedendo sulle ben note malattie veneree, sussiste il rischio di contrarre l’epatite B, l’herpes genitale e, scoperta di questi ultimi anni, è in agguato il papilloma virus, chiamato in causa per i tumori della bocca e dell’orofaringe.
La fedele masturbazione, reciproca o meno, se condotta in condizioni igieniche precarie, può portare a infezioni batteriche tutt’altro che trascurabili, senza contare gli imbarazzanti incidenti di chi si avvale di attrezzature ausiliarie non pensate all’uopo.
Eppure neanche uno di questi comportamenti sessuali appare nella lista nera di Cameron, forse perché sono considerati comportamenti “normali”, ed è altrettanto “normale” che si rischi la vita per questi, come quando si fuma, si bevono alcolici, si mangiano schifezze preconfezionate, si guida un’automobile, ecc.
Sarà forse un caso, ma in molte di queste attività messe all’indice la donna ha una parte paritaria se non addirittura dominante sull’uomo, e questo fatto mi porta inevitabilmente a pensar male, non riesco a farmene una ragione che non sia quella di voler ricondurre il ruolo della donna a una posizione sessualmente sottomessa.
Non capisco perché su internet un uomo possa far soffrire una donna (davvero o per scena ha poca importanza nel contesto) mediante un brutale rapporto anale, mentre lei non può compiere lo stesso atto nei riguardi di un uomo mediante un fallo sintetico allacciato al bacino.
Non capisco perché una donna debba arrivare a vomitare a causa di un rapporto orale forzato troppo a fondo, e invece a un uomo brutalizzato da una donna dominatrice debba essere sempre garantita la respirazione a pieni polmoni.
Non capisco perché lo sperma maschile rappresenti il momento epifanico di ogni scena hard core, quando nulla si deve sapere, vedere, desiderare attorno all’eiaculazione femminile, forse per l’invidia e la delusione di non saperla provocare?
Non capisco perché si accetti una realtà nella quale una donna deve sopportare anche di essere picchiata a causa della sua debolezza fisica e psicologica, mentre il diavolo è rappresentato una donna che frusta un uomo che vuole essere frustato, e anzi quello ci gode fino all’orgasmo.
Qual’è il messaggio che se ne trae da questa lista di proscrizione?
Direi che è evidente: donne, fatevi i cazzi vostri (in tutti i sensi) e smettetela di stuzzicare i maschi (ribadisco: maschi, non uomini) con fantasie men che virili.
È un messaggio perfetto per un paese totalitario nel quale le donne hanno il dovere di dare figli alla patria e godimento al loro uomo/lavoratore/soldato nonché padrone. Si tratta di ripristinare una gerarchia che ha retto per secoli, quella dove il maschio desidera la femmina e la femmina vuole essere desiderata dal maschio, con i desideri di lei aboliti per legge (laica, religiosa, tribale, familiare).
La donna così potrà tornare la bambola gonfiabile (di silicone o di botte non fa differenza) che tanto piaceva ai camionisti e ai barbieri, incapace di dire di no, incapace di sognare qualcosa che non sia un doloroso e sudaticcio amplesso, incapace di andare al di là del desiderio di maternità e di approvazione sociale, incapace di esplorare il suo meraviglioso essere, incapace di essere diversa dalle altre se non per il taglio di capelli e la posizione del marito, incapace di guardare la vita per quella che è e non per quello che le impongono di credere che sia, incapace di odiare qualcosa o qualcuno al di fuori di sé stessa.
Incapace.
Amen.

Annunci

3 thoughts on “Niente sesso, siamo (donne) inglesi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...