Una mano fortunata

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Siamo tutti dei giocatori.
Ci giochiamo la nostra vita, puntiamo su un futuro, su un progetto, su una carriera, o almeno su un’esistenza dignitosa.
Ci giochiamo la vita degli altri, la gettiamo su un tavolo da roulette sperando che esca il numero al quale abbiamo affidato le nostre speranze di felicità.
Ci giochiamo la salute, lanciamo coltelli verso di lei con la stolta certezza che la lama si pianterà sul legno, giusto a qualche centimetro dal suo delicato essere.
Ci giochiamo il tempo, incuranti delle perdite, rilanciamo sempre come se disponessimo di riserve infinite.
Ci giochiamo il senno, lo usiamo come una pallina per centrare un bersaglio, un bicchiere con un pesciolino rosso, un barattolo vuoto.
Ci giochiamo l’anima, la diamo via per dei boeri che offrono in cambio un momento di dolcezza e un’aleatoria promessa.
Come ogni giocatore degno di questo nome siamo fiduciosi della vittoria e intimamente convinti della rovina.
Si gioca e si perde, è l’inevitabile destino nostro. Temerari o cauti, scaltri o sognatori, accesi o renitenti, calcolatori o sbruffoni, tutti sono destinati a perdere, e tutto è perduto fin dalla prima mano.
Giusto ogni tanto può capitare di imbroccare una giocata aggiudicandosi un piatto meno miserevole degli altri. È vero, succede, e sembra proprio che il destino faccia del suo meglio per abbagliarci con l’illusione che prima o poi si possa vincere, si debba vincere sulla sfortuna, puntando sulle proprie abilità o assurdamente in ragione della statistica.
Invece dopo poco la vincita s’è già volatilizzata, in mille rivoli dilapidata, oppure restituita al banco per effetto di un lascia o raddoppia irresistibile. Non se ne è goduta nemmeno la presenza che già se ne rimpiange l’assenza, e quindi se ne perde persino la memoria, presi nella morsa delle giocate incessanti.
Giusto ogni tanto può capitarci una mano fortunata, una scala servita, e qualcosa per rilanciare. Allora non si deve essere ingordi, non serve forzare la mano, bisogna sapersi accontentare di quanto c’è sul tavolo, poiché gli altri giocatori, la sfortuna, la malattia e la cattiveria, sono delle vecchie volpi capaci di leggere il nostro gioco e di passare la mano lasciandoci con un pugno di mosche.
Giusto ogni tanto una mano fortunata, un momento di pace, a casa, una donna che non solamente mi sopporta ma che ha pure cura di me; due figli che non merito e che trovano il tempo per raccontarmi ciò che pensano, di loro, del mondo, e di me, e non sono rose e fiori; aromi carezzevoli dalla cucina e da cibi genuini che i contadini, quelli veri, mettono da parte per chi sa; e del vino, del migliore, giusto quello che basta per stonare in coro le canzoni di un tempo non più mio. Proprio una mano fortunata da prendere al volo per giocarla in scioltezza, senza il pensiero che magari non si potrà ripetere tanto presto, per giocarla in allegria, senza la paura dei ladri o dei topi che sono in agguato per mangiarci tutto, per giocarla fino in fondo, senza la cognizione del domani che è in un altro universo.
Una mano fortunata capita a chi la merita e a chi non la merita, ma solamente il giocatore che sa di esserlo è capace di tirare su un piatto decente, non per il piatto, questo è chiaro, ma per godere del momento, invidiabile o memorabile a seconda della sua fortuna, e per avere di che consolarsi quando il banco, com’è ovvio, si porterà via tutto.

O Fortuna – Carmina Burana

O Fortuna
velut luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis;
vita detestabilis
nunc obdurat
et tunc curat
ludo mentis aciem,
egestatem,
potestatem
dissolvit ut glaciem.

Sors immanis
et inanis,
rota tu volubilis,
status malus,
vana salus
semper dissolubilis,
obumbrata
et velata
mihi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.

Sors salutis
et virtutis
mihi nunc contraria,
est affectus
et defectus
semper in angaria.
Hac in hora
sine mora
corde pulsum tangite;
quod per sortem
sternit fortem,
mecum omnes plangite!

.

.

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Pubblicato su Immagini, Vita. 5 Comments »

5 Risposte to “Una mano fortunata”

  1. limucci Says:

    Mumble mumble…

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  2. Manola Says:

    purtroppo sempre con il senno del poi ci si accorge a volte che la fortuna era lì a portata di mano e si perde nel momento ormai passato ,però l’accettazione del pro pio vivere fortunato o no è la convinzione che nessuno è sfortunato o fortunato è solo il momento che dobbiamo cogliere e ricordarci che giusto un granello di sabbia è il nostro vivere !!!

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  3. AIDA Says:

    L’ha ribloggato su e ha commentato:
    Riflessioni interessanti

    Mi piace


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