Family Day

Flintstones È giusto, i figli devono poter crescere in una famiglia composta da un padre e una madre, altrimenti chissà cosa ne verrebbe fuori e in quale società aliena finiremmo col vivere domani.
Un figlio deve avere un padre che sia un padre, uno che va via la mattina e torna alla sera, che sgobba, magari malvolentieri, e che perciò si sente in diritto di autoproclamarsi CAPOfamiglia. Il padre deve essere “uomo” con tutti i suoi tratti distintivi, la squadra del cuore, il linguaggio colorito, la mano pesante, la bestemmia facile, la voglia di femmine e automobili nuove, i coglioni da esibire, un larvato menefreghismo per le sofferenze altrui, e soprattutto deve tenersi lontano dai detersivi e dagli articoli casalinghi in genere.
Un padre dev’essere di esempio per il “suo” figlio maschio, mostrandosi sempre più forte e più resistente di una femmina, per non parlare poi dell’intelligenza e della capacità di guida.
Un padre dev’essere di esempio per la figlia femmina, ergendosi come un golem bonario o un semidio protettore fino all’ossessione, per non parlare poi del vezzo di volerla viziare e farla sentire dipendente in tutto e per tutto dal mondo maschile, affinché si convinca che con la grazia esteriore si può arrivare alla felicità.
Un padre che si rispetti arriva a casa quando gli aggrada, quando ha finito di spassarsela con gli amici, quando c’è la partita in televisione, quando ha fame e pretende che sia tutto pronto e servito, salvo poi sparlare degli amici, incazzarsi come una belva durante la partita, fare degli appunti critici da vero gourmand su quanto trova in piatto. Perché un padre “vero” non cucina ma sa cucinare meglio, e non c’è occasione migliore per dimostrarlo mediante quei primitivi barbecue, oppure quando si “diverte” (lui sì che sa come divertirsi) preparando intingoli che lasciano dietro a loro un cimitero di stoviglie da lavare e tutte le pareti leopardate.
Come verrebbe su “normale” un figlio o una figlia senza tale figura paterna? Riuscite a immaginare gli effetti deleteri che sortirebbero dall’incontro con una figura che antepone la famiglia al lavoro, che non recita la parte di macho, che non deve essere sempre il tutore dalla legge e dell’ordine, che non si limita ai sì e ai no ma che si avventura nei territori del “forse”, del “non so”, del “dimmi”? Ah, sarebbe la fine della nostra civiltà. Se un padre non si dimostrasse granitico e invincibile, se solamente facesse trasparire l’ombra della sua debolezza e delle sue paure potrebbe addirittura far sorgere un processo empatico, persino risultare simpatico, e allora addio a ogni forma di rispetto, verso la “figura paterna” dapprima, e verso l’autorità costituita poi. Vogliamo forse precipitare in un mondo di ribelli?
Nossignori, per un padre come Dio comanda non esistono mezze misure, non sono ammesse indecisioni e ripensamenti: ruolo e coerenza sono fondamentali. Si può scegliere se essere adulti onnipresenti (anche se assenti) e onnipotenti, quelli che tutto sanno e tutto possono, oppure se essere degli evergreen trasparenti, un po’ menefreghisti e un po’ egoisti, ma sempre allineati e coperti.
E se anche non bastasse un padre “maschio” per tirare bene su la prole, c’è sempre a disposizione la madre “femmina” per completare l’opera. Ve la figurate una famiglia come si deve senza una cuoca, cameriera, balia, segretaria, donna delle pulizie, soprammobile in casa? I figli resterebbero traumatizzati da tali assenze e magari potrebbero pure arrivare a supporre che una donna ha il diritto di vivere a prescindere dai comandamenti dell’uomo.
Provate a immaginare una madre arriva a casa dopo otto ore di lavoro, che confessa di essere troppo stanca e per questo motivo non ce la fa a preparare la cena. Orrore! Il figlio maschio si sentirà tradito nelle sue aspettative, abbandonato a sé stesso e prossimo a morire di fame; la figlia femmina proverà vergogna per la resa della madre e troverà più che ragionevole essere classificata come “sesso debole”. La madre allora non potrà che cedere a questa pressione psicologica filiale, senza contare le acide osservazioni riguardanti il bilancio familiare in via di prosciugamento a causa del consumo di cene non autoprodotte, si farà forza (quella poca rimasta) e preparerà qualcosa da mangiare, qualcosa che comunque verrà criticato dal figlio maschio per l’esiguità e dalla figlia femmina per la banalità.
La madre con la M maiuscola non è mai stanca, non è mai impaziente, non è mai ordinaria, si deve invece mostrare sempre gioiosa delle sue mansioni, deve giustificare la sua esistenza in vita sacrificando la sua vita per i figli, servizievole verso i figli maschi, un faro ideale per le figlie femmine. Senza di lei l’istituzione familiare non ha un futuro, o almeno non quel futuro rassicurante che ci aspettiamo.
Anche se il marito-padre-maschio fosse distratto, insensibile e sgradevole, la madre deve comunque dimostrare affetto e attenzione, deve farlo per i figli, per mostrare loro che all’uomo (poverino, è stressato) tutto si può perdonare, e che per non perdere un uomo a tutto si deve sottostare, altrimenti si rischia l’ostracismo sociale e parentale.
Anche se il marito-padre-maschio fosse cattivo, brusco e violento, la madre deve subire, in silenzio se può, e deve rassicurare i figli, deve dir loro che, a dispetto delle apparenze, è tutto ok, che mamma e papà si vogliono comunque bene. Se sarà stata brava i figli maschi si convinceranno che le donne si conquistano a schiaffoni e si mantengono a pugni, e le figlie femmine svilupperanno una particolare sindrome di Stoccolma che le plagerà per il resto della vita.
Ah, che belle queste famiglie tradizionali composte da un padre e una madre, famiglie destinate a perpetuare un canone approvato, anzi benedetto dal potere secolare e da quello ecclesiastico. Dio ci scampi dai padri che non sanno di maschio e dalle madri che si vogliono sottrarre al loro ruolo succube.
Due persone che circondano di attenzioni i figli, che ne seguono lo sviluppo passo passo, due persone che con le loro peculiarità (e i loro difetti) cercano ogni giorno di capire dove sbagliano e che si inventano vie sempre nuove per mantenere un dialogo con i figli, due persone che non impongono loro un modello precompilato e che non riversano sui figli aspettative irragionevoli, due persone che si rispettano a vicenda e ciò facendo offrono la dimostrazione che il “rispetto” non è una parola buona solamente per un discorso politicamente corretto, due persone così non bastano per formare una famiglia. No, non bastano: ci vogliono un padre e una madre. Altrimenti meglio orfani.

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Pubblicato su Vita. 10 Comments »

10 Risposte to “Family Day”

  1. Evaporata Says:

    L’ha ribloggato su EVAPORATA®e ha commentato:

    Ho avuto due genitori, maschio e femmina. Due brave persone che mi hanno amata molto, ma troppo cariche di problemi e sofferenze personali per farmi da padre e madre e dimostrarmi quell’amore che mi avrebbe aiutata ad essere bambina e poi adolescente, prima di diventare adulta. Per questo sono evaporata.

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    • my3place Says:

      Appunto. Uno, due, tre, non importa, e non importa il genere o il grado di consanguineità, quel che conta è che siano abbastanza evolute per capire e abbastanza selvagge per amare, in una società che consenta loro tutto ciò.

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      • MarianTranslature Says:

        esatto, concordo anche con “… in una società che consenta loro tutto ciò”! Credo sia fondamentale perché altrimenti ti massacrano e ti additano continuamente come l’altro, il diverso, quello ‘strano’, cosa che causa ovvio DISAGIO, ed allora è facile concludere con: “Ecco la prova! La famiglia è una ed unica, quella tradizionale!”

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  2. MarianTranslature Says:

    Sferzante ironia. Bella!

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  3. lementelettriche Says:

    Io non mi capacito: oltre un milione di imbecilli in piazza per favorire l’ignoranza più rozza e gretta… sì, sono questi i difensori dei figli. Meglio non dica quello che mi viene spontaneo… s’è capito, massimo diniego.

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    • my3place Says:

      Sei ottimista.
      Un milione erano solamente quelli visibili, mentre l’ottusità e la miopia sono ben più diffuse.
      Sarei pure in difficoltà ad apporre a tutte quelle persone l’etichetta di “imbecilli”. La realtà (ammesso che trattandosi di opinioni e convinzioni si possa parlare di realtà) è molto più sfaccettata.
      Abbiamo gli acefali “tout court” per i quali il pensiero libero è angosciante e perciò si affidano totalmente alle parole di un libro, un vate, un tribuno, una leggenda, un giornale.
      Ci sono i paurosi, direi quasi terrorizzati di scoprire che le colonne che sostengono l’architrave delle loro intime convinzioni non sono di marmo ma di fango, e che ogni goccia del nuovo che piove sul mondo mina la stabilità del loro universo.
      Non dimentichiamo i soldati di Dio, quelli che per guadagnarsi il Paradiso devono obbedire agli ordini, a prescindere dalla loro ragionevolezza o applicabilità. Gli ordini non si discutono ma si eseguono, e la chiesa non prevede democrazia.
      Non trascurabile è la parte di coloro che svettano per visibilità in questa manifestazioni, nel loro interesse ovviamente, quale che sia, carriera, consenso, perbenismo, politica, ecc.
      E infine ci sono anche quelli che tu hai definito “imbecilli”, persone (sono sempre persone) che, non comprendendo la realtà, la travisano e la adattano alla loro visione semplicistica. Gli effetti di questa mutilazione della complessità portano alla nascita di golem distruttivi o di greggi di carne da macello.
      Che vuoi farci, il mondo va avanti così da migliaia d’anni, perché altrettanti milioni di … (la definizione a questo punto la lascio a te) erano, sono e saranno pronti a seguire un prete, una bandiera, un concetto di razza, un pezzo d’oro, una favola ben congegnata.

      Grazie e torna a trovarci,
      Stelio

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      • lementelettriche Says:

        La massa è gregaria. Non mi soffermo di più come hai fatto tu: è tempo della mia vita che non concedo loro… l’ho ormai fatta diventare una condicio sine qua non. Dopo aver sofferto troppo per l’ignoranza di chi – pur capendo meno di me – aveva bisogno di stigmatizzarmi per rimanere a galla.
        Loro sono chiazze d’olio… io resto mare.

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  4. limucci Says:

    Io non lo so, cosa è meglio. Sono cresciuta da sola o meglio con una madre assente per lavoro, meglio così, e un padre conosciuto a diciotto anni. Ma mi sembra di aver capito che per fare un figlio ci vogliono, due punti: uno spermatozoo proveniente da un maschio che volente o nolente diventa padre, e un ovulo di una femmina che volente o nolente diventa madre. Spesso o l’uno o l’altro è stronzo o incapace. Ma anche no. Che ci piaccia o no, i genitori sono quelli. Coppie di altro tipo possono essere meravigliosi (ma anche no anche loro) compagni di viaggio, educatori sopraffini. I genitori sono quelli di cui sopra.
    A costo di ripetermi, nonostante la mia esperienza disastrosa, sono convinta che ci sono, e anzi li ho pure conosciuti, genitori che riescono a crescere i figli con amore, passione e bravura, a farne degli adulti completi. Ma senti cosa mi tocca a di’!!! 😉

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    • my3place Says:

      Dal punto di vista strettamente naturale e biologico hai perfettamente ragione.
      Il guaio è che da quando l’essere umano è sceso dall’albero della sua animalità si è dimostrato l’essere più innaturale che si possa registrare su questo pianeta (nel bene e nel male).
      L’essere umano ha lottato per la sopravvivenza non grazie a peculiarità biologiche (forza, velocità, prolificità, mimesi, tossicità, ecc.) diffuse nel resto della fauna terrestre, bensì grazie alla rottura di paradigmi naturali, grazie alla fantasia in grado di immaginare e accettare situazioni inusuali.
      In questo modo l’essere umano è riuscito ad assicurarsi cibo, calore, protezione e, ovviamente, la continuità della specie (ammesso e non concesso che questo sia un bene per il pianeta).
      Ma c’è un’altra cosa che l’essere umano sta cercando di procacciarsi per il suo benessere, una necessità che, sperabilmente, nessuna tecnologia avanzata riuscirà mai a soddisfare.
      Tu ami la musica e quindi la data del 25 giugno del 1967 forse dovrebbe dirti qualcosa. Quel giorno venne ufficialmente inaugurata la Mondovisione, e per l’occasione il Regno Unito trasmise quello che per loro era il meglio del meglio: The Beatles.
      Loro ci dissero ciò che io, te, e tutti coloro che non sono ciechi e sordi alla vita abbiamo bisogno: All You Need Is Love.
      È vero, allo stato un essere umano sorge biologicamente da un processo codificato, lo stesso che genera conigli e leoni, pipistrelli ed elefanti, ma ciò che può farlo crescere come essere umano propriamente detto è l’amore, e se la discriminante è il sangue allora non ci sarebbe speranza per i genitori adottivi, per i parenti acquisiti, per i maestri di vita, e portando il ragionamento agli estremi, non si sarebbe posto nemmeno per l’amore verso una “lei” o un “lui” che ci fa girare la testa.
      Tra cent’anni probabilmente rideranno di questi discorsi polverosi, magari avranno altri problemi antropologici che noi nemmeno possiamo immaginare, resta il fatto che se ci fossimo limitati a ciò che ammette la natura avremmo dovuto rinunciare alla contraccezione, alla monogamia, alla compassione, e più prosaicamente a tutti quei medium che ci rendono meno insopportabile la vita.
      Bye
      Stelio

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