Bastardi

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Sono preoccupato, veramente. È la seconda volta che mi capita di schierarmi dalla parte sbagliata, sbagliata secondo il mio giudizio, ovviamente. Come già successe nel 2011, anche in questa tornata mi trovo a dover “difendere” Maurizio Belpietro, e credetemi, non mi piace per niente.
Come ormai sanno anche le pietre, si è gridato allo scandalo, al “dagli all’untore”, per un titolo gridato sulla prima pagina di Libero, quel “Bastardi islamici” che ha quasi oscurato per sdegno la strage alla quale faceva riferimento.
Conosciamo bene Belpietro, sappiamo qual è il suo ruolo, quali sono i suoi indirizzi e qual è il tenore egli ordini che riceve dal suo editore, e perciò mi pesa assai, non dico prendere le sue difese, ma accusare i suoi accusatori.
Lo hanno denunciato come fomentatore d’odio. Probabilmente è vero, anche perché basta guardarlo quando inforca quel suo sorrisetto fariseo per odiarlo seduta stante. Ah, ma voi intendevate dire che diffonde l’odio verso gli islamici… E io, stupido, stavo pensando che dopo aver ammazzato a Parigi più di un centinaio di persone non circolasse tra la gente nemmeno una briciola d’odio.
Lo so da me che questa è la parte sbagliata, ma se ieri vi foste fatti un giro tra la gente comune, quella che non va nei salotti bene, che non ha immagini politicamente corrette da promuovere, che dice le cose di getto, senza pensarci, avreste appreso che quel titolo godeva di una condivisione viscerale diffusa.
Se così non fosse, se le persone ragionassero sui perché e sui percome, se agissero con calma, se fossero in possesso di tutte le informazioni necessarie a ragionare, e se fossero spinte a farlo, allora non ci sarebbero mai stati vendette, linciaggi, guerre, razzismi, stragi, revanscismi, e forse nemmeno nazionalismi e religioni.
Belpietro ha sbagliato, come sbagliano tutti quelli (e non sono pochi) che da quel titolo sono suggestionati.
Ma lo sbaglio maggiore è stato quello di scagliarsi a spada tratta contro di lui, come se fosse un eretico da bruciare sul rogo, un negazionista e un filonazista, un orco, il male assoluto, quando il male, quello vero, aveva le mani sporche di sangue e non d’inchiostro. Anche in questo caso si guarda il dito e non la Luna, anche se il dito mostrava la luna che faceva comodo a lui.
Poi lo sapete come va a finire. Tutte quelle persone che intimamente hanno condiviso lo spirito di quel titolo, abituate a dare del “bastardo” a tutti, agli extracomunitari, alla Merkel, a quelli dell’altra squadra, al vicino che rompe, si sentono di conseguenza ghettizzate, trattate come dementi, e quindi, restando convinte di essere “loro” nel giusto, rifiutano ogni dialogo, si chiudono a riccio, e si stringono attorno al primo tribuno che urla “vendetta!”, “guerra!”, “bombe!”, “morte!”, ecc.
Ancora un piccolo inciso. Belpietro, per cavarsi d’impaccio, ha cercato di arrampicarsi sugli specchi affermando che con quel “bastardi” intendeva mettere l’accento sulla mescolanza, sulla commistione, e amenità simili.
Balle.
Bastardo sta per “figlio di puttana”, sta per “degenere”, sta per “carogna”, sta per il peggio che vi viene in mente, e sfido chiunque a smentirmi, a meno che non sia un cinofilo.
Però Belpietro ha scritto “Bastardi islamici”, e questo significa qualcosa, che non è qualcos’altro. La lingua italiana va usata con cautela e, anche se non ha un meccanismo rigidissimo, possiede delle sfumature che valgono come regole. Se parlate tedesco dovreste sapere che il verbo viene alla fine della frase, se parlate sloveno dovreste rispettare l’alternanza di termine forte e temine debole, se parlate inglese siete abituati a mettere l’aggettivo prima del sostantivo.
In italiano tutto è ammesso, purché si sappia a cosa si va incontro, in quanto, come amo spesso dire, è come un quadro di Tiziano: quel rosso è, un altro non sarebbe la stessa cosa.
Dire “bastardi islamici” non equivale a dire “Islamici bastardi”. Nel primo caso abbiamo delle persone spregevoli che, per sfortuna dei loro correligionari, si sono dimostrate dei dementi dal cervello più adatto a una scolopendra che a un primate, mentre nel secondo caso si sarebbe fatto di tutte le erbe un fascio (e questo è fascismo) dando del bastardo a qualsiasi persona di fede islamica. Quindi cari boiscaut del piccolo schermo e della carta imbrattata, datevi una regolata in quando Libero ha pubblicato un titolo forte, suggestivo, ma unicamente sbagliato. “Bastardi” sarebbe stato più che sufficiente, e pure efficace.
Voto: 4 a tutti.

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