BELLA LINDA

Omaggio del 29 dicembre 2015 da Evaporata

Gli piaceva tanto farsi chiamare Mirko anche se non era il suo nome. Lui di battesimo faceva Rosilio, come suo nonno, ma detestava entrambi. Puzzava di vecchio bavoso e a lui i vecchi bavosi facevano schifo, proprio come gli faceva schifo suo nonno che a 82 anni ancora non si decideva a schiodare dai coglioni, schiattando senza far troppo casino. Eppure era utile tenerlo per casa su quella carrozzina da paralitico, aveva una bella pensione d’invalidità. In famiglia qualcuno che portava soldi doveva pur esserci e lui, nonno Rosilio, era tra quelli più redditizi insieme alla sorella Marta che faceva la puttana e zio Furio che spacciava armi recuperate chissà dove.
Per sé, Mirko, aveva rimediato una baionetta che gli piaceva tanto. L’aveva “comprata” da Furio in cambio di uno sfollagente rubato a un poliziotto durante una rissa allo stadio.
Per farla venire…

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Breve analisi personale sulle tavole imbandine per Natale

In due si sta comodi Bella coppia

Osservando la miriade di tavole natalizie postate sui vari social network, oltre a notare che siete stati molto impegnati a fotografare, ho potuto esaminare la varietà di forme e disposizioni delle vostre “mise en place”, dalle più semplici a quelle complete di bicchierame vario e orpelli festaioli.

Troppa roba, qui ci mangiamo le candele Troppa roba, qui ci mangiamo le candele

Escludendo allestimenti regali o principeschi che saranno probabilmente esibiti in siti dedicati, posso constatare che le famiglie comuni utilizzano preferibilmente il tavolo di forma rettangolare che è anche quello più diffuso nella nostra zona pranzo, quando permesso dallo spazio disponibile.

Un classico Un classico

e

Un minimo... Un minimo…

La forma quadrata è meno frequente per il semplice fatto che, solitamente, in queste occasioni i commensali sono in maggior numero rispetto ai pasti quotidiani; mentre la rotonda, pur essendo pratica e piacevole temo sia più rara per questioni di ingombro.

I quattro si sta comodi e c'è spazio per tutto In quattro si sta comodi e c’è spazio…

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VIRTUALMENTE VOSTRA

Oggi è Natale e non ho niente da fare

sarò il vostro albero virtuale

😀

...

Perciò

...

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Questo o quello è indifferente

pericoloTutta questa melensaggine delle canzoncine di Natale in salsa swing che sentite nei negozi, alla radio, in tv, per strada, in ascensore, non vi ancora fatto uscire di testa?
Il pupazzo di Santa Claus che si arrampica (ma che sembra un poveraccio che è stato appena linciato dalla folla) sul balcone del vicino non vi fa desiderare di prenderlo a fucilate? (il pupazzo o il vicino è indifferente).
Quello schiaffo alla fame nel mondo, proprio nella festività di una religione che predica la povertà come bene supremo (che crediate o non crediate è indifferente) non vi fa sentire voglia di ghigliottina?
E che dire degli auguri, buon quello, buon quell’altro, buon quel terzo, forse non lo sapete che sono sinceri come il vino che vi serviranno al ristorante durante il cenone?
Lo stress di lambiccarsi il cervello per trovare un pensierino low-cost (bello o brutto è indifferente) per tutte quelle persone alle quali invece vorremmo regalare una fiala di Guttalax non vi fa sentire ipocriti in misura insopportabile?
Quando vi chiedono cosa fai e dove vai per le feste, aspettando il momento buono per rivelarvi che loro vanno a Ortisei, a Parigi, San Pietroburgo, Bali, a Machu Picchu (qua o là è indifferente tanto non ve lo potreste permettere), vi viene mai voglia di rispondere “non sono cazzi tuoi”?
Se per mille validi motivi avete atteso le feste per restare un po’ in pace e riposarvi a casa, letto fino a mezzogiorno, giornata in pigiama e pantofole, prima colazione/pranzo/merenda/cena in un continuum fatto di grissini/biscotti/salatini/gelato/fette biscottate/speck/sottaceti/parmigiano/mandarini/ecc. non sentite l’ingiustizia di un inderogabile invito a una di quelle cose assurde chiamate “festa”?
Non avvertite un fastidio di fronte ai sorrisi effimeri un tanto al chilo che siete costretti a mandar giù e che per vendetta lanciate a chi si aspetta la vostra gratitudine per cotanta manifestazione di allegra simpatia? (cosciente o pavloviana è indifferente).
Come non provare un brivido di ribrezzo verso questa corsa ai regali luccicanti costi quel che costi, all’apparenza della competizione sociale costi quel che costi, ai buoni sentimenti dei migliori sulla Terra costi quel che costi, all’intasamento esiziale del fegato e delle arterie costi quel che costi?
Allora se tutto questo ancora non vi basta, c’è qualcosa di peggio del cerchio alla testa per aver mangiato quello che non dovevate mangiare e bevuto quello che non potevate bere, peggio della macchia di vino rosso sulla tovaglia bianca ricamata a mano, peggio del pezzo di torrone che vi ha scalzato un’otturazione e scardinato un molare, peggio del cane dell’amico che ha pisciato dalla contentezza (il cane o l’amico è indifferente) sul tappeto persiano, peggio del candelabro in peltro che vi ha regalato vostra suocera, una cosa orribile (il candelabro o la suocera è indifferente) che vi toccherà esporre ogni Natale per tutti gli anni a venire, peggio della caldaia che ha deciso di andare anche lei in ferie, o in malattia, o in aspettativa, o definitivamente in pensione, proprio quando fa più freddo e avete in programma una riunione conviviale a casa vostra, peggio del conseguente mal di gola (con forte febbre) che vi imprigiona a casa il giorno prima di quella gita che aspettavate tutto l’anno, e che per inciso avete già pagato, peggio di quella contravvenzione che un solerte tutore dell’ordine vi ha comminato al mezzogiorno di una più che clemente giornata invernale, con un sole che scalda anche l’anima e un’aria asciutta e tersa che nemmeno sembra sia Natale, perché voi, con grave sprezzo del pericolo, stavate circolando senza catene a bordo, peggio di quella maledetta oliva dell’insalata russa dell’antipasto, e la maledizione ricada su chi non perde quei cinque secondi per togliere il nocciolo prima di mettere le olivette nella maionese, cascassero a loro tutti i denti, peggio del dolce bruciato sul quale avevate posto tante speranze per far bella figura coi parenti venuti da lontano come i Re Magi; sì, c’è di peggio.
Ecco, per esempio potreste prendere questo libriccino, sono 61 pagine di tempo letteralmente buttato via, ma più esile di così non sono riuscito a farlo, anche scrivendo piccolo piccolo.
Non si può dire però che sia un lavoro inutile, perlomeno in prospettiva. Lo spessore è quello giusto per quando si va nelle rustiche trattorie, in campagna, quelle con i pavimenti marezzati (ovvero a onde come il mare) e i tavoli spaiati che hanno pure le gambe spaiate, e di qua o di là ballano, terremotando in maniera preoccupante il contenuto dei bicchieri (che bisogna subito vuotare con spirito di servizio e conseguente alterazione etilica che è poi un bell’andare sul pavimento marezzato).
Non di meno la portabilità e lo scarso peso ne fanno un ottimo strumento manuale atto a generare un rinfrescante flusso d’aria nelle giornate più afose, e se poi c’è l’opportunità di organizzare una bella grigliata in compagnia vi assicuro che la carta utilizzata per questo libro è di ottima qualità per accendere il fuoco.
Per leggerlo invece è indispensabile una predisposizione d’animo annoiata in misura insopportabile, e avere niente, ma proprio niente di meglio da fare.
Insomma, quando penserete di averla sfangata anche questa volta, di essere dei sopravvissuti alle feste di Natale, questo libro vi colpirà alle spalle, a tradimento, e sarà la classica ciliegina sulla torta, una ciliegina avvelenata, questo mi pare inutile sottolinearlo.
Pertanto se ci tenete al buonumore badate a ciò che fate, perché se metterete il naso tra quelle pagine lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.
365 uova di giornata - Copertina

E se ancora non vi bastasse, se ancora non foste convinti, per buon peso vi aggiungo la quarta di copertina, per evitare che in futuro mi si rinfacci l’indelicatezza di non avervi avvertito…

Sensibilità, intelligenza, fantasia e memoria sono alcuni dei medium attraverso i quali gli eventi che ci vedono vittime o attori vengono assemblati e assimilati, al fine di far assumere loro un aspetto riconducibile a ciò che definiamo “vita”. Un vero peccato che tutti questi strumenti siano in varia misura imperfetti, e che perciò le distorsioni, le sfocature, le imprecisioni e i malfunzionamenti si sovrappongano, col risultato che ogni informazione trasmessa non concorre a edificare una struttura logica bensì contribuisce a formare quella “aberrazione” che ognuno di noi invece considera “logica”.
Venendo allora a mancare la possibilità di comprensione non rimane che accettare l’eventualità che tutto ciò che ci accade, anche l’episodio più insignificante, altro non sia che una metafora della vita stessa.
A suo rischio e pericolo, pur essendo egli stesso artefice e vittima della sua follia politicamente corretta, l’autore ha voluto autodenunciarsi, e questo è il risultato.

Sul sito web di youcanprint potete trovare tutte le informazioni per ordinare questo libro, o potete informarvi presso una libreria tradizionale (qui l’elenco), oppure potete anche chiedere direttamente a me scrivendo a vasto2000@alice.it.
A presto anche la versione e-book (però prima devo capirci qualcosa…)

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MINIMAL CHIC VINTAGE

Partendo dal fatto che nutro scarso interesse per il Natale come per tutte le altre feste comandate, anche in questo periodo la mia casa resta addobbata dagli abbondanti abitanti (in)animati che la abitano insieme a me.

Per esempio:

la giraffa Serafina

Bonjour!Bonjour!

La magaLa maga

Gatta fantasmaLa Gatta fantasma

L'ippopotamo Lardino con in groppa l'uccellinoL’ippopotamo Lardino con in groppa l’uccellino

Gedeone l'esperto di musicaGedeone l’esperto di musica

Il maialino a dondoloIl maialino a dondolo

il gato de fero.Il gato de fero

Lupus in favolaLupus in favola

e tanti altri ancora che gravitano dentro la mia ormai proverbiale “solitudine cosmica”.

A Natale preferisco essere parca, e non snobbare del tutto, quindi ho scelto di metterci un piccolo segno con un alberello vintage e minimale così

Misure 10 cm. x 10 cm.Misure 10 cm. x 10 cm.

Il gatto è già incorporato perciò non corre il rischio di essere ribaltato

😀

E questo è il mio biglietto d’auguri per chi passa di qui

RonfRonf

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Adamo Eva e l’eutanasia

Gatto Atlantico

Guardavo stamani la buffa decorazione sulla porta di un vicino. Era una decorazione grossolana ma mi ha fatto sorridere. E mi sono messa a riflettere sul perché ci riempiamo di lucine, festoni, robe colorate e pupazzi rossi. In effetti, se trascuriamo per un attimo (sempre che sia possibile) il lato commerciale della cosa, tutte quelle luci e quegli addobbi colorati servono semplicemente a festeggiare tutti insieme una nascita. Non un compleanno: proprio una nascita. Come se quel momento in cui una nuova vita respira si rinnovasse ogni anno e ogni anno andasse festeggiato.

Nelle nostre ricche e borghesi case è questo che accade quando nasce un bambino. Ma penso che la felicità per una nascita sia proprio istintiva. È in effetti la cosa migliore che riusciamo a fare noi esseri umani e anche nel modo più piacevole.

A volte però fare figli non è possibile e ci si deve rinunciare…

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L’URLO

immagine dal web immagine dal web

Volevo nascere “un animale”!
Magari un rospo che tenta di attraversare la strada senza farsi pestare, per arrivare dalla bella ed essere semplicemente baciato, senza trasformarsi in principe; forse una gatta dal pelo lucente, adorata da una padrona attraente, per formare una coppia irresistibile e seducente.
Magari un bradipo che SSS-corre lento le giornate arrancando da un ramo all’altro,
senza toccare mai terra per non perdere la propria dote di insetti opportunisti,
o essere proprio uno di quegli insetti opportunisti…
chissà che cosa pensano gli insetti opportunisti…
Chissà…

Non ricordo né dove, né quando, ma so che mi piacevano le aquile e i lupi in un’altra vita.
Forse sono stato uno di loro in quell’altra vita.
O forse no, adesso non lo so.
Non lo so ancora, o mai lo saprò?
Chissà…

E invece, adesso…
Adesso sto nascendo “un bambino”,
ma non so ancora che bambino sarò.

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