Buon anno In punta di penna

Gatto Atlantico

Stamattina dal mio poddino all’improvviso è partita una canzone di Peter Gabriel: Biko. Abbastanza a sorpresa. Non l’ascoltavo da molto tempo e devo dire che è proprio un bel brano. Quella è una canzone del 1980 e l’attivista sudafricano anti Apartheid Stephen Biko era morto nel 1977, in prigione, in circostanze mai del tutto chiarite. Ma fin troppo chiare.

A questo ho pensato: al fatto di aver attraversato tante cose. In questo mondo in cui si muore ad Aleppo, l’Apartheid è un ricordo lontano; pare appartenere ad una storia antica; sembra più lontana ancora della Seconda Guerra Mondiale. Forse perché su quest’ultima si è raccontato molto. E l’Apartheid magari è una storia ancora in via di scrittura. Me lo ricordo Mandela in prigione, Mandela liberato e quel lungo fiume di gente che lo ha accompagnato fuori dalla galera. E poi Mandela Presidente.

L’Apartheid come una vicenda lontana insomma; eppure noi…

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Nattività naturale

Auguri di Buon Natale.
Già…
E sarebbe?
Dunque, se diamo retta ai media, si tratta di un periodo nel quale si mangia molto, moltissimo, e i cibi sono particolarmente pesanti, ricchi di grassi saturi, ricchi di zuccheri semplici, ricchi di porcherie colorate. Se è vero che il Natale è una festa, allora si tratta della festa dei trigliceridi, del colesterolo, della glicemia, e della dislipidemia in genere.
Andiamo avanti.
Se diamo retta ai nostri sensi, si tratta di un periodo nel quale, inspiegabilmente, siamo tutti più buoni, più cortesi, più generosi, più allegri. Se è vero che il Natale è una festa, allora si tratta della festa dell’ipocrisia, della mendacia, dei sorrisi stereotipati, dei baci inflazionati, e della recitazione in genere.
Se diamo retta alle nostre tasche, si tratta di un periodo nel quale si è obbligati a regalare tutto quello che nei restanti trecentosessantaquattro giorni dell’anno mai ci sarebbe venuto in mente di regalare, nemmeno per dispetto. Se è vero che il Natale è una festa, allora si tratta della festa dei pacchetti infiocchettati, della bellezza in quanto costosa, delle sorprese già scritte, dei ringraziamenti di prammatica, e dell’angoscia consumistica in genere.
Andiamo avanti.
Se diamo retta alla famiglia tradizionale, si tratta di un periodo nel quale si addobbano le case, dentro e fuori, con lustrini, luminarie, palline colorate, ghirlande, conifere sintetiche o naturali, e presepi nei quali si riversa tutta la creatività di scenografi naif. Se è vero che il Natale è una festa, allora è la festa delle famiglie riunite controvoglia, delle musichette insistite fino alla nausea, delle luminarie cinesi da quattro soldi, della temutissima tombola, e della penitenza parentale in genere.
Andiamo avanti.
Se diamo retta alla chiesa cattolica, si tratta di un periodo nel quale viene celebrata la nascita del figlio di colui che sarebbe la ragione (e cagione) di tutto, e non servirebbe ribadire il fatto che la pompa e la solennità con le quali viene osannato quel lontano evento è inversamente proporzionale all’osservanza dei principi di povertà e umiltà che quella stessa chiesa promuove (a parole). Se è vero che il Natale è una festa, allora è la festa del “fate quello che dico ma non fate quello che faccio”, del sono qui perchè almeno una volta all’anno, del sentirsi più buoni perché si puzza d’incenso, dello scambiarsi un segno di pace e domani vedremo, del farsi vedere per sentirsi “a posto”, e dei rituali di comodo in genere.
Andiamo avanti.
Va bene, direte voi, s’era già capito l’anno scorso che gli eccessi di questo periodo mi procurano un’orticaria abbastanza fastidiosa che riesco a lenire solamente con la consapevolezza che è “a termine”, e che i partecipanti più o meno entusiati di questo rutilante luna-park consumistico probabilmente se la passano peggio di me.
Perchè allora ho deciso di insistere su questo argomento, di “grattarmi” in questa zona fastidiosa pur sapendo che il sollievo sarebbe stato effimero e altro non avrei ottenuto se non il riacutizzarsi del tormento?
Il fatto è che stamane sono stato fulminato da una delle mie (amare) constatazioni, episodi e impressioni che solamente oggi hanno raggiunto la massa critica e sono diventate appariscenti.
Se fate caso, la chiesa cattolica (ufficiale) è diventata più accomodante riguardo certi aspetti controversi della vita sociale e personale; non dico ora che si sia liberata da tutte le pastoie assurde che la rendono ancora, se non proprio cieca, miope su come vanno le faccende del mondo, ma almeno non abbiamo più scomuniche, accuse di eresia, roghi reali o mediatici, e altre amenità simili. Il divorzio non fa più scalpore, l’aborto, seppur deprecato, viene perdonato (ma non ai ginecologi per i quali la carriera viene stroncata), e persino l’omosessualità ha trovato uno spiraglio di comprensione. Mi si potrà dire che questi non sono eventi “straordinari” per la chiesa cattolica, in quanto sono aspetti della vita con i quali ha avuto spesso a che fare, e su entrambi i fronti, quello passivo e quello attivo. Ma non è su questi peccatucci che voglio portare la vostra attenzione, bensì sull’attuale e praticamente unico vero anatema che pervade tutto il mondo cattolico, ovvero quello contro la genitorialità omosessuale, a prescindere che sia cercata o determinata da eventi esterni alla coppia.
L’argomentazione utilizzata per combattere il desiderio di maternità/paternità delle coppie omosessuali è di una semplicità disarmante: se Dio ha previsto il matrimonio tra un uomo e una donna è perché loro generassero una prole, e non esiste in natura una procreazione sorta da due esseri dello stesso genere sessuale.
Dunque, se l’uomo vuole essere in armonia con la natura, aspetto ultimamente tornato di moda, è logico che “naturalmente” un figlio sia il prodotto dell’unione tra un uomo (maschio) e una donna (femmina), e questo su questo la chiesa non  transige. Punto.
Giusto, e come si potrebbe darle torto? La chiesa cattolica pertanto non ammetterebbe nulla che non sia in accordo con la natura, perciò diamo un’occhiata agli esempi sottostanti:

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Fonte: Wikipedia

 

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Fonte: historyofeuropeanfashion.wordpress.com

 

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Fonte: geourdu.com

 

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Fonte: christmasgiftideaz.com

 

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Fonte: historyofeuropeanfashion.wordpress.

 

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Fonte: darindaymusic.co.uk

 

bestforbride-com

Fonte: bestforbride.com

 

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Fonte: qnm.it

 

historytoday-com

Fonte: historytoday.com

 

dailymail-co-uk

Fonte: dailymail.co.uk

 

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Fonte: nevermindthebuspass.com

 

Forse non sono abbastanza al corrente di cose religiose, forse sono io che non capisco, ma mi pare che la chiesa cattolica non abbia messo all’indice questi aspetti della vita sociale, e che nemmeno abbia fatto pressioni, più o meno lecite, sui governi affichè vengano dichiarati illegali e pertanto perseguibili per legge, da cui ne desumo che siano tutte attività “naturali” dell’essere umano.
Come dite? Non lo sono? Ma allora perché se la prendono solamente con chi desidera un figlio ma questo gli è negato dalla natura, quella stessa natura che sommerge di figli i poveracci convinti dai preti che la contraccezione è tra i peggiori dei peccati verso Dio?
Se dovessimo stare agli stretti legami della natura staremmo ancora nudi, sugli alberi, preda di fiere e di malattie, ma, come disse bene Odisseo “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”, e dunque la conoscenza ci ha portato alla possibilità di essere genitori, consapevoli genitori e perciò meno peggio di tanti altri, utilizzando ciò che ci offre la natura per andare oltre i crudi limiti questa.
Ebbene, mi chiederete a questo punto, che c’entra tutto questo pistolotto col Natale?
C’entra, c’entra…
Se ci pensate bene, la gravidanza della Madonna non è di certa dovuta all’incontro tra uno spermatozoo e un ovulo, ed è uno dei punti fondamentali della religione cattolica. Se non vogliamo attribuire al Dio cristiano la stessa licenziosità delle divinità greche, si può parlar bene di una gravidanza che, almeno all’inizio, è stata assai poco “naturale”.
Quindi, auguri di Buon Natale, la festa della natività e della fecondazione assistita.

Enrico, Sergio Endrigo, la musica e altre storie

Gatto Atlantico

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Me lo ricordo quel giorno a Zagarolo. Che detta così può sembrare uno scherzo. Invece è un ricordo, di tanti anni fa. C’era il Festival Stradarolo organizzato dai Têtes de Bois e c’eravamo noi di Radioscrigno, con Timi e con Cristina. E poi c’era un giradischi e i potenti mezzi di Radio Rai. E c’erano Sergio Endrigo e Enrico de Angelis.

Li guardavo entrambi: uno era il grande Sergio, così amato da mio padre che cantava sempre partirà la nave partirà dove arriverà questo non si sa, sarà come l’arca di noè, il cane il gatto io e te. Che poi lui era amico di mio nonno Augusto, che gli vendeva il pesce buono a via del Leoncino e lui gli regalava i 45 giri. Che puntualmente venivano distrutti dai miei fratelli piccoletti quando io nemmeno ero nata.

Che mamma me lo disse quel giorno: e diglielo no, di tuo…

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ABBIAMO FATTO BENE

Gatto Atlantico

Stamani un’amica carissima mi ha chiesto: abbiamo fatto bene?
Sia chiaro: era come me convinta del suo voto nel merito. Ne avevamo parlato lungamente. Ma anche mio fratello stamani diceva: quando “vinco” mi sento sempre dalla parte del torto.
Ed è giusto: è questa la prima ragione per cui ABBIAMO FATTO BENE. Perché sappiamo porci dei dubbi, anche quando le nostre decisioni sono frutto di lunghe e approfondite meditazioni.
E ABBIAMO FATTO BENE proprio perché le abbiamo fatte quelle meditazioni, abbiamo soppesato le ragioni, abbiamo letto, confrontato, ci siamo informati e abbiamo deciso che era NO.
E ABBIAMO FATTO BENE perché il nostro era un voto di coscienza.
E ABBIAMO FATTO BENE perché essendo di coscienza era un voto senza paura.
E ABBIAMO FATTO BENE perché quando si vota per paura si rinuncia alla propria libertà.
E ABBIAMO FATTO BENE perché ogni volta che abbiamo scelto per paura abbiamo regalato…

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