Fiori e frutti

Gatto Atlantico

Scherzando sul bel cappello di Lucia in partenza per qualche giorno verso una meritata vacanza, mi è venuto da pensare che in effetti quando si parte per una qualsiasi avventura è necessario avere sul cappello il fiore adeguato.

Sembra una faccenda tutta al femminile, ma è una convenzione. Anche un uomo quando parte deve portar con sé il giusto fiore.

Poi però c’è anche la frutta. Che stimola oltre all’olfatto e alla vista anche il gusto.

Leggevo un libro qualche tempo fa che invitava a simulare visioni diverse su se stessi. Pensarci belli invece che brutti, associare all’idea di noi stessi un’immagine che ci faccia stare bene.

Potrebbe essere un vecchio vestito che ci piaceva tanto quando eravamo magri e in forma, oppure Trilly che con la bacchetta magica vola circondata da tante stelline.

Potremmo immaginarci pesche tabacchiere, che sono così buone e dolci e ne mangi in quantità.

Oppure…

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Contatto

Dodici bozze in stallo richiamano ogni giorno la mia attenzione per chiedere quando deciderò di pubblicarle. Io clicco, entro, rileggo, rifletto ed esco lsciandole a languire. Non per pigrizia, ma per il peso dei contenuti; niente drammi ma importanti finestre sulla mia vita che in questo momento appare ai miei occhi più complicata del solito, oppure sono io ad essermi stancata delle complicazione e desiderare un po’ di noiosa serenità.

Le parole “gioia” e “felicità” non sono mai esistite nel mio vocabolario interiore, aspiro alla serenità che si manifesta saltuariamente nel quadro offerto dalla natura nelle sue innumerevoli manifestazioni. Per questo oggi condivido cartoline che gli amici m’inviano dalle loro vacanze.

Mentre io, che in vancanza non sono malgrado sia nullafacente, mi nutro di bellezza ammirando i campi di lavanda intorno a me

Osservando la mia casa da Altacollina

E’ quella gialla 🙂

Contenta di avere davanti alla un castello

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Pep, le arance, i miei dieci anni e me

Gatto Atlantico

Oggi Peppe Voltarelli ha fatto un post su Facebook per ricordare i suoi dieci anni di carriera dal suo primo disco da solo, senza il Parto delle Nuvole pesanti.

Dieci anni, proprio dieci anni fa ci siamo conosciuti con Pep, con la sua scrittura senza punti e senza virgole, il suo piccolo fagotto sulla spalla di personaggio da film muto americano. Che non può guardarsi indietro troppo spesso.

Però oggi l’ha fatto, e chissà perché? Magari si sente un po’ più sedentario, un po’ più invecchiato.

Quando l’ho conosciuto, proprio dieci anni fa, lui era inquieto, strano, insolente eppure dolcissimo. Io invece ero una fresca vedovella, intenta a raccogliere i cocci e a far finta di essere sana.

Ma non lo ero affatto. E lui se ne accorse abbastanza presto.

Mi ricordo ridendo di quando mi disse “testa di cazzo” e di quando siamo andati al Puff e ridevamo senza…

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