Iz ove kože se ne može


La mia casa è vecchia,
di correnti malata
e giri d’aria,
ogni refolo un gemito
da ante malmesse
e legni dal tempo
arsi e squassati.

La mia casa è brutta,
sbirci sguardi
privi di trama,
con l’aria sospesa
di casuali lavori
malpensati e mai finiti
da mani svogliate.

La mia casa è fredda,
tramonto di braci
su letto di cenere,
il solo ricordo
di deboli fiamme,
il grigio relitto
di ciò che mai fu.

La mia casa è oscura,
un azzardo ogni passo
e ogni scala un pozzo,
un labirinto mutevole
dove la luce si spegne,
persa in volute
di polverosa nebbia.

La mia casa è silente,
anche se pochi
sanno avvedersene,
tra mute vocali
e sorda uguale,
la voce si riduce
a sospiro di foglie.

La mia casa è mesta,
da pioggia battuta
su tegole smosse,
da quella violata
con intime gocce
che pudore cela,
ma spirito serba.

La mia casa è la mia,
trovata o cercata
ancora non so,
e l’unica porta
che chiave non ha
promette la fuga,
ma senza ritorno.

.

.

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