Fate voi

Sapete come capitano certe idee bislacche, quasi per caso, con una genesi incerta e imprevedibile.
Stavo guidando verso casa e intanto mi facevo tenere compagnia dall’autoradio. Niente di eccezionale, intendo l’autoradio, un semplice apparecchio montato di serie, mentre eccezionale era ciò che usciva dagli altoparlanti: la nona sinfonia di Antonín Dvořák. Concedetemi lo spazio per un piccolo inciso, sappiate che solo un ceco riesce a pronunciare correttamente e con scioltezza il nome di quel famoso compositore.
Ma andiamo avanti.
Il tragitto era relativamente breve, e non riuscii a sentirla per intero, però il tempo fu sufficiente per imbastire un’ipotesi che definire azzardata sarebbe un eufemismo. Dato che, sprovvisto di titoli e corone, non temo il ridicolo, ora ve la espongo.
Come i più sapranno, la nona sinfonia è stata composta da Dvořák nel 1893 a New York, e per questo motivo è stata intitolata “Dal Nuovo Mondo”.
Molte parole sono state spese da eminenti studiosi di musica per sottolineare quanto Dvořák fosse stato ispirato dai motivi popolari di quella nazione, di come emergessero dei richiami agli spiritual afroamericani e alla musica dei nativi, quelli che siamo usi definire “indiani”. Badate, lungi da me ogni intenzione di mettere in dubbio questa lettura della sinfonia, non possiedo né titoli e né competenze per farlo, anche se trovo strano che a New York, alla fine dell’800, in un ambiente sicuramente colto ed elitario, giungessero anche solamente gli echi di certe espressioni musicali patrimonio di etnie e gruppi sociali molto distanti dall’uditorio raffinato che amava la musica classica europea, ma tant’è.
Invece mi va, anzi mi permetto di esporre i miei dubbi su fatto che tutta la sinfonia vada letta come un messaggio, o se preferite una cartolina, che il compositore volle inviare ai suoi compatrioti d’oltreoceano.
In effetti negli gli abitanti della “vecchia” Europa era invalsa l’inclinazione a far coincidere il continente americano con la definizione “Nuovo mondo”, o almeno era così fino a qualche decennio fa, perciò è spiegabile come una sinfonia composta a New York sia stata automaticamente percepita come proveniente “Dal Nuovo Mondo”.
Però, c’è un però.
Chi è stato a Praga, ma non si è limitato al solito giro Castello – Cattedrale – Ponte Carlo – Piazza Vecchia – Orologio – U Fleku, saprà che esiste quartiere nel quale ci sono, ancora in piedi e abitate, alcune case della Praga del XIV secolo. Furono costruite ex novo per destinarle ai dipendenti del castello, e indovinate come si chiamava e si chiama tuttora quella zona: Nový Svět (traduzione: Nuovo Mondo).
Se ancora non sono riuscito a instillare in voi il dubbio, vi riporto il titolo originale ceco della sinfonia: Novosvětská.
Bene, non potrebbe darsi che Dvořák abbia cercato di offrire all’uditorio americano anche alcuni passaggi tipicamente europei, qualcosa di antico, ma resistente al tempo, proveniente dalla “sua” Praga, dal “suo” Nuovo Mondo?
Mah, fate voi.
Intanto ascoltatevela e godete.

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5 risposte a "Fate voi"

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