Buon Natale e Felice 1984

Avete letto bene, ho scritto proprio 1984, e adesso ve ne spiego il motivo.
In questo post ho deciso di scrivere di politica (ma in fondo non lo faccio sempre?), e, per la precisione, di quel tormentone del rapporto deficit/pil italiano con la relativa procedura di infrazione europea.
La mia opinione è che sia stata tutta una colossale e ben studiata presa in giro. Quello che ancora non so è quanto siano stati complici o vittime i “rigoristi” europei, perché se veramente ci sono cascati devono essere proprio degli allocchi di prima categoria.
Torniamo a quel famoso numero, il 1984.
Se ben ricordate si tratta del titolo di un famoso romanzo di G. Orwell, una distopia pubblicata nel 1949 nella quale si immaginava una società futura dove il rigido controllo dell’informazione consentiva di manipolare le masse, ovviamente distorcendo oppure occultando la verità.
Tutto sommato penso che Orwell abbia solamente peccato di pessimismo, in quanto a forza di depistaggi, post-verità, social e sondaggi usati come randello, controllo informatico, profilazione e tracciamento, panico e rabbia alimentati ad arte, ci stiamo avviando a passo di lemming verso quel baratro.
Lasciamo perdere e torniamo al senso dei questo post, passando però per il testo di G. Orwell. Mi sono permesso di riassumere alcuni passi del romanzo.
Un giorno sui teleschermi (obbligatori il possesso e/o la visione) apparve la notizia che la razione di cioccolato sarebbe stata ridotta da 30 a 20 grammi, anche se il Ministero dell’Abbondanza aveva poco tempo prima preso il categorico impegno che nel corso del 1984 non ci sarebbe stata nessuna riduzione nel razionamento del cioccolato.
Il giorno dopo, sugli stessi teleschermi, passavano le notizie delle grandi manifestazioni di ringraziamento verso il Grande Fratello per aver aumentato la razione di cioccolato a 20 grammi.
Winston, il protagonista, rimase basito dal fatto che tutti si erano dimenticati che appena ventiquattr’ore prima era stata data la stessa notizia, ma nel senso di un calo della razione settimanale.
Vi chiederete che c’entra tutto ciò con le nostre faccende. È presto detto.
Gli accordi presi con l’Europa dai governi precedenti comprendevano un rapporto deficit/pil al 1,4%, e per qualche mese il governo, nella persona del ministro Tria, continuò a rassicurare i suoi interlocutori, magari suggerendo che si sarebbe potuti arrivare al 1,6%, questo fino alla bomba lanciata in settembre da Di Maio e Salvini, i quali annunciavano la decisione governativa di portare il rapporto deficit/pil al 2,4%
Apriti cielo!
Da tutte le direzioni cominciarono a piovere scomuniche, ammonimenti, anatemi, intimidazioni, condanne, reprimende, e chi più ne ha più ne metta.
Da quanto sono riuscito a capire, all’opposizione, contraria com’è ovvio alle decisioni governative, stavano a cuore i risparmi degli italiani. Un vero peccato che con le politiche condotte fino a quel momento i risparmiatori fossero al palo, ma solamente quelli ai quali le cose erano andate bene, mentre gli altri risparmiatori, quelli che si erano affidati a MPS, alle banche venete, alle banche toscane, alla Coop, erano alla canna del gas in quanto i loro risparmi si erano volatilizzati grazie anche alla colpevole disattenzione di chi si stava scandalizzando per le scelte del governo attuale.
Passiamo avanti.
Da quel settembre abbiamo assistito a un dialogo tra sordi. Per quasi tre mesi si sono detti di tutto: incoscienti, dementi, ubriachi, truffatori, impotenti, bugiardi, disonesti, ciechi, ricattatori, incapaci, affamatori, e altro ancora, sempre stringendosi la mano e sorridendo in favore dei fotografi.
E oggi? Ah, oggi tutti contenti perché si sono accordati per un rapporto deficit/pil al 2,04%.
I “rigoristi” europei cantano vittoria per aver riportato l’Italia a più miti consigli, ma dimenticano, o preferiscono far dimenticare, che il rapporto deficit/pil italiano non calerà dal 2,4% al 2,04%, bensì aumenterà dal 1,4% al 2,04%.
Esempio esplicativo. Immaginate di voler comprare qualcosa e di accordarvi col venditore per un prezzo di 1400€, e poi, quando state per pagare, quello vi chiede 2400€, direi che sarebbe un’assai sgradevole sorpresa. Ma se infine, dopo un tira e molla, lui vi dice è in giornata buona e che vi fa uno sconto per cui ciò che state comprando ve lo fa a “solamente” 2040€, lo definireste un buon affare del quale andare soddisfatti? Io direi di no.
Beh, invece proprio questo hanno fatto i cervelloni europei, non so se ubriachi, sciocchi o in malafede.
Il buon affare invece lo fanno Di Maio e Salvini, i quali, oltre a portare a casa il macinato, ossia la sostanza delle loro riforme di bandiera, faranno scattare i provvedimenti a marzo, giusto un paio di mesi prima delle elezioni europee. Immagino che in campagna elettorale “Reddito di cittadinanza” e “Quota 100” saranno il loro cavallo di battaglia, giacché potranno vantarsi di aver mantenuto le promesse elettorali, di essere i soli che sono riusciti a farlo pur avendo tutti contro, l’Europa, le banche, i poteri forti, i poteri deboli (PD), la stampa di regime, le manine, la massoneria, le plutocrazie, Scientology e il Movimento raeliano, e parleranno di cose fresche, appena avvenute, fatto molto importante in quanto, Orwell insegna, la “gente” è di memoria volatile.
Per mantenere quelle promesse è ovvio che saranno costretti a tradire quelle appena fatte ai “rigoristi” europei sforando quella fatidica soglia, ma anche in quel caso non c’è nulla di cui preoccuparsi (almeno per loro). A maggio si vota, e la mentalità della nuova dirigenza economica europea potrebbe essere più affine alle idee dei nostri due eroi, i quali contano sul fatto che l’austerità abbia stufato la maggioranza degli elettori del continente, e che gli occhiuti paladini dell’ordine economico dovranno trovare altri lidi dove applicare le loro commendevoli capacità contabili, o, per dirla alla Salvini, si leveranno dalle palle.
Morale della favola: passata la festa, gabbato lo Santo.

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