Tempo perso

Immagine da: settimocell.it

Se ce la fate, immaginate di avere ancora sei o sette anni, e di trovarvi lontano da casa, a centinaia di chilometri da casa, in gita con i vostri genitori ancora giovani.
Visualizzate mentalmente il posto: c’è un castello fiabesco, bianco, a picco sul mare, e le onde si infrangono sul massiccio basamento di pietra che lo sostiene. Subito sotto a quello una piccola rada protegge l’approdo delle lance che portavano al castello imperatori, re, principi e principesse, mentre dal bordo del frangiflutti si vede schizzare in alto la bianca spuma.
Dietro al castello un grande giardino, con siepi di bosso che formano un labirinto di sentieri, e poi piccole radure che si aprono tra macchie di alberi mai visti prima.
Ma non basta, vi sedete con i vostri genitori in una graziosa kaffeehaus, la quale si apre davanti a un giardino fiorito, con aiuole che sembrano disegni fatti con le matite colorate. Candidi gabbiani in cielo, neri cormorani sugli scogli, e su tutto l’incessante rumore della risacca.
Suppongo che una simile esperienza, anche se non del tutto compresa, possa restare impressa nella memoria, per tornare ogni tanto a reclamare la sua razione di malinconica nostalgia.
Bene, ora immaginate di trovarvi esattamente nello stesso posto, ma i vostri genitori non vi raccontano nulla, vagano come annoiati e non cercano di indurvi a sognare eventi passati o inesistenti che ogni castello può ispirare. Nessuna suggestione in quella kaffeehaus stile settecentesco, e poche parole, solo quelle per discutere di lavoro, di gerarchie, di protocolli, di faccende lontane e, allo stato, irraggiungibili, tranne che per gli smartphone che stanno utilizzando per comunicare via chat.
E voi? Ecco, anche voi avete il vostro spettacolo interessante, un cartone animato che state guardando su altro ammennicolo mentre sbocconcellate il prosciutto cotto di un panino che non apprezzate come meriterebbe, forse nemmeno ne sentite il sapore.
Polvere di pixel e suoni campionati elettronicamente, più la sensazione di una camminata in un luogo strano dove non c’erano luci scintillanti e musica di sottofondo, questo resterà, praticamente meno di niente.
Visto, osservato e annotato personalmente, con infinita tristezza.

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7 risposte a "Tempo perso"

    • Esatto.
      Dobbiamo convincerci che ogni momento è il momento migliore, proprio perché è, quando potrebbe non esserci.
      I ricordi invece sono l’unica prova che viviamo, una cartolina che ci siamo spediti e che ogni volta riceviamo di nuovo.
      🙂

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