E poi non lamentatevi se…

Immagine da: Wikipedia

Guardate che lo so già.
So benissimo di essere un rompiscatole, una persona pedante che non ama cedere il punto, specialmente quand’è convinta di essere nel giusto, diventando così una fonte di irritazione e di fastidio per qualche mio incauto interlocutore, ma, come disse lo scorpione alla rana, è nella mia natura.
A mia parziale scusante potrei però aggiungere che c’è chi fa del suo peggio per scatenare i miei ferini istinti, facendomi assumere di conseguenza degli atteggiamenti perentori e draconiani.
Qualche anno fa capitò che mi recassi in uno storico negozio di materiale elettrico della mia città, per l’acquisto di un banale componente per la casa. Al giovane commesso avevo chiesto una presa multipla comandata, nota al volgo come “ciabatta con l’interruttore”. Il baldo ragazzotto non ebbe che da girarsi e prendere da un espositore alle sue spalle la prima che gli capitò sottomano.
Bene.
A parte il fatto che non aveva afferrato il concetto di “comandata”, ossia ciò che mi offriva non era dotato di interruttore, l’oggetto era un componente “Made in China”, il che mi può anche stare bene per un giocattolo, ma non per qualcosa per la quale nutro dubbi sulla qualità intrinseca, ovvero che può, nel migliore dei casi, non funzionare bene entro un lasso di tempo relativamente breve, oppure, nel caso peggiore, anche prendere fuoco.
La presenza dell’onnipresente CE non offre del resto una sufficiente garanzia, trattandosi in buona sostanza di un’autocertificazione, sempre ammesso e non concesso che il marchio sia autentico.
Restituii al commesso la presa multipla, precisando che avrei preferito un prodotto IMQ (ossia un componente la cui qualità è certificata da un ente terzo).
Attimo di pausa, si vede che il tipo sta facendo mente locale, poi arriva la rivelazione. È molto spiacente, ma loro non hanno in casa quella marca.
Sic.
Vi risparmio il salace commento che attirò l’attenzione del negozio tutto.
Pensavo di aver visto toccare il fondo dell’incompetenza, almeno fino a oggi, cioè fino a quando non mi è capitato di andare in cerca di una banalissima resistenza per il mio scaldabagno.
Edilizia, arredobagno, termoidraulica, ferramenta, così scrivono all’esterno del capannone, quindi dovrei essere nel posto giusto. Dovrei.
Al bancone il commesso è già impegnato, ma dopo qualche attimo ne arriva un secondo.
– Buongiorno, desidera?
– Buongiorno, vorrei una resistenza per scaldabagno, 1200 Watt, attacco da un pollice e un quarto.
Panico.
Il tipo non sa se ha in casa tale futuristico componente, in fondo loro sono un semplice negozio di termoidraulica, mica la NASA, e così mi fa cenno di accompagnarlo tra gli scaffali del magazzino, giusto per vedere se ce ne sono di resistenze, un po’ come fanno i cercatori di funghi.
Dopo qualche minuto passato a scrutare tra componenti e attrezzi vari, ecco che arriva in suo aiuto il terzo uomo, ma non è Orson Wells (purtroppo).
Se uno fa per uno, due fa per tre, così si dice, e non vorrei essere nei panni di quelle resistenze che si stanno nascondendo ai commessi tra i rubinetti e le chiavi a rullino, ormai non hanno scampo. Peccato che sia io, e non loro due, a scovare la resistenza che vanno cercando come anime in pena. Giusto una ce n’è sullo scaffale, perciò gliela indico.
– Ah beh, ma quella non è una resistenza, – mi fa quello che, in teoria, dovrebbe essere il più smaliziato – quello è un termostato.
– No, guardi, questa è proprio una resistenza da 1200 Watt – replico io.
– Ah sì? Vabbè, però non c’è il termostato…
Anche se tralascio di precisare che fin da subito avevo chiesto una resistenza, e non una resistenza completa di termostato, non posso esimermi dal puntualizzare la differenza tra i due oggetti.
– Il termostato non mi serve, e poi è sempre la resistenza che salta e che bisogna sostituire, mentre i termostati, sia i tipi più semplici dotati di un contatto bimetallico e sia quelli che sfruttano la dilatazione di un liquido, durano dieci, vent’anni, e infatti questo tipo di resistenze ha sempre un attacco e una guaina adatti al termostato standard.
Il tipo “esperto” non appare del tutto convinto, – ok, se va bene per lei… – e intuisco che preferirebbe eclissarsi tra i meandri del magazzino, perciò insisto.
– Mi servirebbe anche la guarnizione da un pollice e un quarto, però in klingerit.
– In… cosa?
Klingerit, insomma, quella sorta di cartone rigido.
– Ah, vuol dire quelle verdi?
Già, a quanto pare il termine tecnico del materiale risulta del tutto sconosciuto, si orientano con i colori, come all’asilo, e c’è da sperare che non siano daltonici. Per inciso, la Klinger produce vari tipi di klingerit, verde, grigio, rosso, bianco, blu, a seconda della pressione e della temperatura che deve sopportare la guarnizione, ma temo di rivelare tale informazione a questa coppia di sedicenti termoidraulici, potrebbero rimanerne scioccati.
Stabilito il “colore” della guarnizione, è il momento di passare alla fase successiva: la ricerca.
A quanto pare la guarnizione non c’è, e le uniche disponibili sono quelle utilizzate per i raccordi, perciò il diametro interno è troppo largo o troppo stretto. Ma dico, se tenete le resistenze (anche se ce n’era solamente una), cosa vi fa supporre che il cliente non vi chieda anche la relativa guarnizione? Forse stare fuori col magazzino di cinquanta centesimi in più rischia di mandare in crisi il bilancio aziendale? Boh.
Mentre sto esprimendo questo ragionevole disappunto al mio malcapitato interlocutore, ecco che si appropinqua il deus ex machina, colui che appare come il capo che “sa tutto”.
Il commesso confessa, con leggero imbarazzo la sua incapacità di accontentarmi.
– Ecco, insomma, non troviamo una guarnizione adatta a questa resistenza.
Il nume tutelare osserva quel componente, osserva le guarnizioni inadatte che mi erano state proposte, fa mente locale, e alla fine se ne esce con una risposta che per me è come un invito a nozze.
– Per forza non si trova. Per la resistenza dello scaldabagno viene sempre raccomandata una guarnizione in gomma!
Come dire, caro signore, lei è un emerito asino e sta facendo perdere del tempo prezioso a me e ai miei collaboratori.
Credetemi, non ci speravo in una simile asserzione, era come beccare un terno al lotto. Al che ribattei.
– Lo so benissimo, un anello di gomma siliconica (notare la precisazione tecnica) sarebbe più adatto. Peccato che lo spessore dell’attacco filettato sul boiler sia troppo sottile, perciò la superficie di appoggio è ristretta, e quando si avvita la resistenza capita che la guarnizione, essendo molto elastica, esca dalla sede, e che di conseguenza non faccia tenuta. Di questo problema uno se ne accorge quando ha finito il lavoro e riempie lo scaldabagno, e allora tocca svuotarlo, svitare la resistenza, sostituire la guarnizione se quella si è rovinata, riavvitare e sperare nella buona sorte. Quindi, no grazie, preferisco il caro e vecchio klingerit.
Poteva bastare, ero ormai convinto di aver chiarito nelle loro menti dove sta la differenza tra la teoria e la pratica, ma il tipo, ferito nell’orgoglio, tentò un ultimo colpo di coda, e mal gliene incolse.
– Ah, il difetto quindi sta nel “suo” boiler. E dove ha comprato ‘sto boiler?
Due secondi di pausa drammatica.
– Qui.
Gelo polare.
Dopodiché li lasciai lì, tutti, esperti, guarnizioni, resistenza, e me ne andai.
E poi non lamentatevi se la gente va a comprare le stesse cose nei centri commerciali oppure in Internet, ce la state mandando voi con la vostra beata incompetenza.
Amen.

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