Blancheneige Bazaar Orchestra – Blancheneige

Proposta musicale del 23/12/13

Blancheneige

 

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Blancheneige

Enjoy!

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Stranezze

Che strana sensazione ascoltare sul computer il concerto di chiusura (non la  chiusura della stagione, ma la chiusura totale, quella con la saracinesca abbassata) dell’Orchestra Nazionale Sinfonica Greca, azzerata d’imperio da un branco di incapaci, mentre a destra (guarda caso, proprio a destra) dello schermo scorrono le pubblicità idiote di una carta di soldi di plastica, di un catorcio luccicante e fumigante, di una crociera su un pollaio di lusso, di apparenze cosmetiche e profumate, di una sottocultura che si nutre di immagine e accidia.

Mentre ascolto l’orchestra innalzare il suo canto del cigno, mi torna alla mente un’altra orchestra, composta non da persone bensì da fili di rame, coni di cartone e scatole di plastica, che fa rimbombare nell’atrio di un centro commerciale dei rumori gracchianti, distorti, saturanti, ma indubbiamente ritmati per accompagnare (o guidare?) in maniera serrata le movenze di un gruppo di bambini durante loro recita scolastica di fine anno. Non è musica quella che sento, non è danza quella che vedo, stanno semplicemente scimmiottando le mosse, i gesti e l’atteggiamento di quelle figure catodiche, ora LCD, comunque evanescenti, che ogni dì accompagnano la vita immaginaria di genitori e prole. Musica-non-musicale, vita-non-vitale. L’esibizione a lungo studiata non è rivolta ai i loro genitori, stanno immaginando di essere delle star in uno show televisivo, e al pubblico par di essere seduti sul divano di casa a fissare il rettangolo magico che promette la gioia perpetua, e i loro pargoli ci sono “dentro”. Il veicolo di quella suggestione è quel bum-bum-crash che tutto copre, dubbi, difetti, errori, vizi, pressapochismo. Finito quel sabba celebreranno il meraviglioso rito della comunione genitori-figli davanti a un hamburger griffato e la solita bottiglia di zucchero con le bollicine, e magari, già che siamo lì, ci scappa anche un regalo. Perfetto.

Ecco cosa scriveva Herman Hesse ne “Il giuoco delle perle di vetro”
”La musica si fonda sull’armonia fra cielo e terra, sulla concordanza fra il torbido e il chiaro.
Certo non sono privi di musica neanche gli stati in decadenza e gli uomini maturi per il tramonto, ma la loro musica non è serena. Perciò quanto più la musica è crosciante tanto più malinconici diventano gli uomini, tanto più il paese è in pericolo, tanto più in basso scende il sovrano. In questo modo va perduta anche l’essenza della musica.”

La musica è finita, in Grecia, ma l’infezione monetocentrica è destinata a propagarsi. Cala il sipario sulla cultura, – con la cultura non si mangia – diceva quello, il mondo ha bisogno di altri sogni, immediati, colorati, rumorosi, cangianti, di sicuro fascino e di gusto abbordabile. La musica crosciante di un altoparlante a palla, e quello scrosciante delle monete che escono da una slot-machine saranno la colonna sonora della nostra in-civiltà in sfacelo.

Se io fossi il sindaco di una delle tante città che si propongono come Capitale della Cultura per uno degli anni a venire, nel primo punto del programma inserirei la partecipazione dell’Orchestra Nazionale Sinfonica non più Greca, e conferirei ai musicisti la cittadinanza onoraria in modo che essa diventi l’Araba Fenice Sinfonica Mondiale.
Ma, si sa, come al solito io sono un incorreggibile sognatore…