Rimanenze

Spazza via il passato e il futuro,

rimane l’eternità.

Dimentica aspettative e rimpianti,

rimane la felicità.

Ignora il dove e il quando,

rimane l’infinito.

Rinnega nascita e morte,

rimane l’anima.

.

Il sesso fa cagare

Sono a letto. Febbre a 39,4. Non so ancora cos’ho, forse una broncopolmonite, forse un’infezione bastarda, forse avvelenamento da plutonio, forse la peste. Boh. Domani, se sarò ancora vivo, vi farò sapere. Forse.
Intanto, Carpe Diem, approfitto di questo mio stato confusionale per scrivere un testo che più di qualcuno/a potrebbe definire, a ragione, delirante. Solamente la febbre alta poteva far venire a galla certi vaneggiamenti, e con lo stesso effetto di una demenza senile precoce (comunque non tanto precoce) scardinare certi meccanismi inibitori che mi hanno impedito finora dal convincervi che io sono fuori di testa.
Il titolo vi disturba? Perché, forse non siete d’accordo? Portate pazienza un attimo, e abbiate pietà del macello neuronale che la febbre mi provoca, stento anch’io a mettere ordine in quello che vorrei dire.
I più potrebbero supporre che raggiunta una certa età il sesso possa aver perso in parte o del tutto il suo irresistibile fascino. I corpi sono stanchi, la pelle appare grinzosa, i peli superflui la fanno da padrone, epa e natiche anno raggiunto le dimensioni del Cordovado e la consistenza di un budino coi grumi, e soprattutto manca l’effetto sorpresa, ormai si è fatto, si è visto, si è provato, altro non c’è.
Chi conosce la mia età direbbe che parlo per esperienza, e magari forte della sua esperienza, anche se non con i termini forti che ho usato io, potrebbero confermarsi nell’intimo l’assenza di desiderio, e finanche una sorta di repulsione verso le scene di sesso esplicite, viste, provate, ricordate..
Doppio errore.
Primo, il titolo non vuol dire questo, e secondo, il desiderio è come il domani, non muore mai.
20, 40, 60, 80, sono solamente numeri anagrafici che indicano la forma di una scatola, non il suo contenuto. Il sesso non è nel corpo, è nella mente. Il corpo è solamente il cucchiaio o la forchetta che si utilizza per portare al palato un boccone prelibato, sono solamente posate.
Se avete la fortuna di avere ancora accanto la persona che avete amato, continuate ad amarla, perché il sesso ha mille sfaccettature, e basta il semplice contatto tra le due epidermidi finalmente libere dalle loro prigioni tessili per avvertire il campo magnetico che si instaura quando un’aura si fonde con l’altra, e il resto viene da sé, a prescindere dal colore e dalla quantità di capelli, a prescindere dalla carta geografica stampata in volto, indifferentemente se è la prima volta o l’ultima.
Ma allora, mi si chiederà, perché quel titolo greve?
Perché e vero.
Non penso di raccontarvi niente di nuovo quando voglio attirare la vostra attenzione sui benefici di una vita attiva, ricca di movimento, per mantenersi in buona salute.
Tra tutti questi benefici ci stanno il colesterolo basso, la circolazione sotto controllo, il mantenimento del peso forma, la riduzione di rischi di osteoporosi, e tanto altro. Tra questo altro c’è anche, ovviamente, la il buon funzionamento dell’apparato digerente, dall’assimilazione all’evacuazione. Tutti i movimenti che interessano l’intestino concorrono al giusto processo digestivo, e non penso che possa esistere un esercizio ginnico più divertente di quello che Stefano Benni nel libro “Terra!” chiama “sbattilapanza”.
Questo delirante concetto mi è cresciuto in mente come un fungo velenoso nella bruma di una foresta impenetrabile. E mi ci sono perso.
Ecco spiegato il titolo, è una questione di fisico e di fisica, il sesso fa cagare, è un piacere che promette di mantenere efficiente e in salute il vostro intestino, e se poi vi va, potreste avventuravi in un blando sesso anale, e anche qui la fisica ci assicura che in caso di stipsi la faccenda potrebbe risolversi in vostro favore.
Se non ne siete convinti provate a stare un lungo periodo senza sesso e senza cesso, non penso che la vita vi sorriderà.
Ave, morituri te salutant.

Pubblicato su Freak. 6 Comments »

Finalmente!

Un altro luogo comune viene finalmente smentito.
Era ora.
Questi qua sotto han già perso gran parte del loro smalto.
Meglio tardi che mai” non lo trovo allettante quando si tratta di qualcosa di spiacevole, una rapina, un incidente, una malattia.
La vita è fatta a scale”, e che mi dite di chi prende l’ascensore, o si butta dalla finestra?
Basta la salute”, non sempre vero, perché anche quella bisogna anche mantenerla in qualche modo.
Il tempo è galantuomo”, ma lo è solamente verso i galantuomini, mentre per i poveracci è sempre il solito bastardo.
L’importante è partecipare”, e infatti vedo sempre esultare chi arriva in fondo alla classifica.
Non è mai troppo tardi”, ma provate a dirlo chi ha perso l’ultimo autobus per tornare a casa, e piove.
Tutti i politici sono ladri”, però non è affatto vero, ce ne sono anche di peggiori.
Non c’è più rispetto verso gli anziani”, e in verità non c’è mai stato, venivano sopportati e temuti, anche perché erano loro che tenevano i cordoni della borsa.
Così, dopo aver conservato un più che accettabile livello di visus nonostante ripetute esperienze sessuali in solitudine, nonostante i tremendi nubifragi mattutini che fanno seguito ai tramonti infuocati della sera precedente, dopo aver trovato a Praga un cammello che attraversa la cruna di un ago, dopo aver visto i migliori purtroppo andarsene, ma per fortuna anche i peggiori levarsi dalle scatole, finalmente arrivo a distruggere l’ennesimo luogo comune, e ora è possibile giudicare un libro dalla copertina.

Vediamola.

Il nome dell’autore ai più non dirà niente, il che è già condizione sufficiente per passare oltre, mentre coloro che in passato hanno avuto modo di leggere qualche mia riga avranno di certo il buon senso di non insistere nell’infelice esperimento.
Il titolo poi…, eresie, con quali eresie potrei mai appassionare o sconvolgere il pubblico più di quelle che quotidianamente passano nei media, tradizionali o innovativi è uguale. Cosa può essere più eretico dell’investimento “sicuro”, del canto delle sirene pubblicitarie, dei rapporti ufficiali delle Prefetture, delle soluzioni urgenti promesse dai politici, della democrazia esportata, delle messe cantate e delle commemorazioni?
Di fiabe siamo al completo, una in più o in meno non fa differenza, comunque non se ne sentiva la necessità.
La foto in copertina dice molto, ovvero niente, niente di comprensibile intendo, il che rispecchia pari pari il senso delle centocinquanta pagine che dietro a quella si nascondono, in agguato.
Alzi la mano chi sa cos’è un margine di conterminazione, dov’è, e perché è lì. Ebbene, nulla poteva essere più emblematico quanto quell’oggetto desueto, scostante, rigido, solitario, anonimo, ma anche sconosciuto.

Questa è la copertina, e questo è il libro, niente di più e niente di meno.

copertina

Se non ne siete ancora convinti, vi appioppo anche la quarta di copertina, la quale rende, se possibile, ancora più fitta la nebbia, scura la notte, insidiosa la trappola.

Mutuando la definizione in uso per uno studiato prodotto musicale, il concept album, vorrei che consideraste l’oggetto che state tenendo in mano come un concept book, cosa ben diversa da un’antologia di racconti a tema.
In questo libro un singolo autore ha deciso di creare delle suggestioni, tutte diverse per approccio e approdo, attorno a un unico elemento, senza preoccuparsi troppo di seguire una narrazione coerente, e tanto meno cercando di procedere secondo logica. Del resto, le peculiarità dell’oggetto (o soggetto) trattato impediscono che lo si avvicini con gli strumenti della logica. Mancando quest’ultima vacillano anche le barriere che essa innalza a protezione del nostro confortevole ragionare, e allora due sono le scelte, o si scappa oppure si procede verso l’inesplicabile.
Se pensate di essere pronti, vi sfido a seguirmi.

Casomai desideraste farvi del male, questi dieci racconti li trovate qui.

Ho deciso di pubblicare “Nove eresie, più una fiaba” con YouCanPrint, nonostante il margine per l’autore sia minimo, per darvi la possibilità di ordinare il libro anche in qualsiasi libreria tradizionale. Con altri editori sareste dovuti  passare dalle parti di Amazon, o comunque attraverso canali obbligati. Va da sé che il libro potete anche richiedermelo direttamente (vasto2000@alice.it).

Per chi ama la tecnologia, prossimamente anche la versione ebook.

 

.

.

 

At-tenti

Immagine da: cnn.com

At-tenti
Attenti a quello che fate
un-due-un-due
avanti a ranghi compatti
un-due-un-due
belli dentro e belli fuori
un-due-un-due
mostrate quello che siete
un-due-un-due
dignità e decoro per tutti
un-due-un-due
più i desideri consentiti
un-due-un-due
Attenti a quello che fate
un-due-un-due
se tristi comunque siete
un-due-un-due
non sarà per colpa nostra
un-due-un-due
allora vi diremo di ridere
Passo-o
alle feste che già sapete
Passo-o
tutto è già pronto per voi
un-due-un-due
Attenti a quello che fate
un-due-un-due
per tutti gli anni a venire
un-due-un-due
potete sempre cambiare
un-due-un-due
la vostra divisa mimetica
un-due-un-due
con nuovi colori di moda
un-due-un-due
e chi appare è il pericolo
un-due-un-due
Attenti a quello che fate
un-due-un-due
una direzione e un verso
un-due-un-due
fatevi la vostra opinione
Fianco destr – Destr
come pensiamo convenga
Fianco sinistr – Sinistr
a voi per campare sereni
un-due-un-due
e fidenti del bene comune
un-due-un-due
Attenti a quello che fate
un-due-un-due
quando sparirà il guadagno
un-due-un-due
dalle vostre piccole vite
Dietro – Front
avrete vecchie maschere
Avanti – Marc’
spaventose e senz’occhi
un-due-un-due
e una promessa di gloria
un-due-un-due
Attenti a quello che fate
un-due-un-due
lasciate che i vagabondi
un-due-un-due
crepino di troppi sogni
un-due-un-due
l’unica illusione che conta
un-due-un-due
dimostrabile e misurata
un-due-un-due
è la felicità più conforme
Alt
Attenti a quello che fate
At-tenti
Presentat – Arm
Au-guri

Pubblicato su Freak, Poesia, Vita. 3 Comments »

Nattività naturale

Auguri di Buon Natale.
Già…
E sarebbe?
Dunque, se diamo retta ai media, si tratta di un periodo nel quale si mangia molto, moltissimo, e i cibi sono particolarmente pesanti, ricchi di grassi saturi, ricchi di zuccheri semplici, ricchi di porcherie colorate. Se è vero che il Natale è una festa, allora si tratta della festa dei trigliceridi, del colesterolo, della glicemia, e della dislipidemia in genere.
Andiamo avanti.
Se diamo retta ai nostri sensi, si tratta di un periodo nel quale, inspiegabilmente, siamo tutti più buoni, più cortesi, più generosi, più allegri. Se è vero che il Natale è una festa, allora si tratta della festa dell’ipocrisia, della mendacia, dei sorrisi stereotipati, dei baci inflazionati, e della recitazione in genere.
Se diamo retta alle nostre tasche, si tratta di un periodo nel quale si è obbligati a regalare tutto quello che nei restanti trecentosessantaquattro giorni dell’anno mai ci sarebbe venuto in mente di regalare, nemmeno per dispetto. Se è vero che il Natale è una festa, allora si tratta della festa dei pacchetti infiocchettati, della bellezza in quanto costosa, delle sorprese già scritte, dei ringraziamenti di prammatica, e dell’angoscia consumistica in genere.
Andiamo avanti.
Se diamo retta alla famiglia tradizionale, si tratta di un periodo nel quale si addobbano le case, dentro e fuori, con lustrini, luminarie, palline colorate, ghirlande, conifere sintetiche o naturali, e presepi nei quali si riversa tutta la creatività di scenografi naif. Se è vero che il Natale è una festa, allora è la festa delle famiglie riunite controvoglia, delle musichette insistite fino alla nausea, delle luminarie cinesi da quattro soldi, della temutissima tombola, e della penitenza parentale in genere.
Andiamo avanti.
Se diamo retta alla chiesa cattolica, si tratta di un periodo nel quale viene celebrata la nascita del figlio di colui che sarebbe la ragione (e cagione) di tutto, e non servirebbe ribadire il fatto che la pompa e la solennità con le quali viene osannato quel lontano evento è inversamente proporzionale all’osservanza dei principi di povertà e umiltà che quella stessa chiesa promuove (a parole). Se è vero che il Natale è una festa, allora è la festa del “fate quello che dico ma non fate quello che faccio”, del sono qui perchè almeno una volta all’anno, del sentirsi più buoni perché si puzza d’incenso, dello scambiarsi un segno di pace e domani vedremo, del farsi vedere per sentirsi “a posto”, e dei rituali di comodo in genere.
Andiamo avanti.
Va bene, direte voi, s’era già capito l’anno scorso che gli eccessi di questo periodo mi procurano un’orticaria abbastanza fastidiosa che riesco a lenire solamente con la consapevolezza che è “a termine”, e che i partecipanti più o meno entusiati di questo rutilante luna-park consumistico probabilmente se la passano peggio di me.
Perchè allora ho deciso di insistere su questo argomento, di “grattarmi” in questa zona fastidiosa pur sapendo che il sollievo sarebbe stato effimero e altro non avrei ottenuto se non il riacutizzarsi del tormento?
Il fatto è che stamane sono stato fulminato da una delle mie (amare) constatazioni, episodi e impressioni che solamente oggi hanno raggiunto la massa critica e sono diventate appariscenti.
Se fate caso, la chiesa cattolica (ufficiale) è diventata più accomodante riguardo certi aspetti controversi della vita sociale e personale; non dico ora che si sia liberata da tutte le pastoie assurde che la rendono ancora, se non proprio cieca, miope su come vanno le faccende del mondo, ma almeno non abbiamo più scomuniche, accuse di eresia, roghi reali o mediatici, e altre amenità simili. Il divorzio non fa più scalpore, l’aborto, seppur deprecato, viene perdonato (ma non ai ginecologi per i quali la carriera viene stroncata), e persino l’omosessualità ha trovato uno spiraglio di comprensione. Mi si potrà dire che questi non sono eventi “straordinari” per la chiesa cattolica, in quanto sono aspetti della vita con i quali ha avuto spesso a che fare, e su entrambi i fronti, quello passivo e quello attivo. Ma non è su questi peccatucci che voglio portare la vostra attenzione, bensì sull’attuale e praticamente unico vero anatema che pervade tutto il mondo cattolico, ovvero quello contro la genitorialità omosessuale, a prescindere che sia cercata o determinata da eventi esterni alla coppia.
L’argomentazione utilizzata per combattere il desiderio di maternità/paternità delle coppie omosessuali è di una semplicità disarmante: se Dio ha previsto il matrimonio tra un uomo e una donna è perché loro generassero una prole, e non esiste in natura una procreazione sorta da due esseri dello stesso genere sessuale.
Dunque, se l’uomo vuole essere in armonia con la natura, aspetto ultimamente tornato di moda, è logico che “naturalmente” un figlio sia il prodotto dell’unione tra un uomo (maschio) e una donna (femmina), e questo su questo la chiesa non  transige. Punto.
Giusto, e come si potrebbe darle torto? La chiesa cattolica pertanto non ammetterebbe nulla che non sia in accordo con la natura, perciò diamo un’occhiata agli esempi sottostanti:

wikipedia-01

Fonte: Wikipedia

 

historyofeuropeanfashion-files-wordpress-com-02

Fonte: historyofeuropeanfashion.wordpress.com

 

geourdu-com

Fonte: geourdu.com

 

christmasgiftideaz-com

Fonte: christmasgiftideaz.com

 

historyofeuropeanfashion-files-wordpress-com-01

Fonte: historyofeuropeanfashion.wordpress.

 

darindaymusic-co-uk

Fonte: darindaymusic.co.uk

 

bestforbride-com

Fonte: bestforbride.com

 

qnm-it

Fonte: qnm.it

 

historytoday-com

Fonte: historytoday.com

 

dailymail-co-uk

Fonte: dailymail.co.uk

 

money series: different country money banknotes texture

Fonte: nevermindthebuspass.com

 

Forse non sono abbastanza al corrente di cose religiose, forse sono io che non capisco, ma mi pare che la chiesa cattolica non abbia messo all’indice questi aspetti della vita sociale, e che nemmeno abbia fatto pressioni, più o meno lecite, sui governi affichè vengano dichiarati illegali e pertanto perseguibili per legge, da cui ne desumo che siano tutte attività “naturali” dell’essere umano.
Come dite? Non lo sono? Ma allora perché se la prendono solamente con chi desidera un figlio ma questo gli è negato dalla natura, quella stessa natura che sommerge di figli i poveracci convinti dai preti che la contraccezione è tra i peggiori dei peccati verso Dio?
Se dovessimo stare agli stretti legami della natura staremmo ancora nudi, sugli alberi, preda di fiere e di malattie, ma, come disse bene Odisseo “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”, e dunque la conoscenza ci ha portato alla possibilità di essere genitori, consapevoli genitori e perciò meno peggio di tanti altri, utilizzando ciò che ci offre la natura per andare oltre i crudi limiti questa.
Ebbene, mi chiederete a questo punto, che c’entra tutto questo pistolotto col Natale?
C’entra, c’entra…
Se ci pensate bene, la gravidanza della Madonna non è di certa dovuta all’incontro tra uno spermatozoo e un ovulo, ed è uno dei punti fondamentali della religione cattolica. Se non vogliamo attribuire al Dio cristiano la stessa licenziosità delle divinità greche, si può parlar bene di una gravidanza che, almeno all’inizio, è stata assai poco “naturale”.
Quindi, auguri di Buon Natale, la festa della natività e della fecondazione assistita.

Pubblicato su Freak, Vita. 2 Comments »

Gli spot non sono tutti uguali

Per apprezzare pienamente questo spot era necessario:
sapere chi è “The Boss”,
comprendere il dialetto (ci sono comunque i sottotitoli),
conoscere Garybaldi.

Enjoy!

Pubblicato su Freak. Leave a Comment »

Amore o Morte

eros-thanatos

Eros o Thanatos, libido o destrudo, amore o morte, la pulsione di vita che si contrappone, ma che allo stesso tempo si accompagna, al desiderio di autoannientamento, ecco ciò che scorgo, dappertutto, e senza nessuna seduta psicoanalitica.
Perché ogni giorno di più mi appare chiaro che l’umanità anela alla distruzione, la trova seducente, desiderabile, utopica, quasi una nera visione gnostica del suo destino.
Eppure, a rigor di logica, o se vogliamo secondo il principio naturale, ogni essere vivente dovrebbe attuare delle strategie favorevoli alla conservazione della sua vita e alla trasmissione della sua forma. Pare evidente allora che l’uomo non è né naturale e né logico, e non lo è nemmeno quando viene messo di fronte alle nefaste conseguenze dei suoi comportamenti, si potrebbe persino ipotizzare che nel suo percorso evolutivo egli non discenda dalla scimmia, ma dal lemming; più che alla contrapposizione tra amore e morte, l’antinomia di due stati ampiamente giustificabili e altrettanto dimostrabili, l’essere umano è giunto all’assurda decisione di amare la morte.
Ho definita assurda questa decisione non per condannarla in senso assoluto, giacché varie possono essere le circostanze in grado di giustificare una personale scelta autodistruttiva, ma a causa del percorso insensato che viene ideato, costruito e seguito fino alla sua esiziale conclusione, un percorso lungo il quale si cercano, con esito incerto, la vita, la gioia, l’amore, e per fare ciò vengono messi in campo tutti i mezzi possibili, e ognuno di questi è uno strumento di morte.
Tutto ciò è assurdo in quanto vita, gioia e amore esistono già, senza alcuna necessità di essere inventati, sognati o costruiti, basterebbe semplicemente desiderarli.
Badate, questo è stato già detto e ridetto chissà quante volte nel corso dei millenni, eppure sembra proprio che l’essere umano provi soddisfazione nell’infelicità, fino alla sua forma più alta, e come un giocatore tanto sfortunato quanto accanito, punta il massimo coll’intimo fine di perdere tutto.
Guardatevi un po’ attorno, cosa vedete? Anzi, cosa avvertite? Paura.
Paura di non vivere a lungo, anche se in verità non si sta vivendo affatto.
Paura di non avere abbastanza, quando questo abbastanza è un orizzonte (ovviamente) irraggiungibile.
Paura che ci venga sottratto, da altri, dalla sorte, dal tempo, ciò che comunque siamo destinati a perdere.
Paura di non godere delle gioie della vita, anche se non sapremmo riconoscerle nemmeno se ci fossero consegnate con tanto di etichetta e manuale illustrativo.
Paura della noia, come se lo stare fermi senza fare nulla, senza nulla dover fare fosse una insopportabile condizione di minorità.
Paura di sé stessi, della propria individualità, di tutto ciò che rivela la nostra fragilità e tutte le nostre manchevolezze che ci rendono “unici” e perciò distinguibili.
Paura dei propri pensieri non corretti perché non in accordo col comune sentire, perciò sentiti come pericolosi per la propria salute mentale e per la pace sociale.
Paura di mostrasi deboli, insicuri, dubbiosi; paura della paura.
Come combatte l’essere umano questa paura? Non con il coraggio, ma con la ferocia, quello della belva messa all’angolo che non ha più niente da perdere. Ringhia, morde, ferisce, alla cieca, dove capita capita, ghermisce e sbrana ogni cosa che gli arriva a tiro pur di uscire da una situazione spaventosa, incapace di distinguere ciò che è male da ciò che è bene, ciò che lo minaccia da ciò che lo può salvare; il parossismo allora spegne l’intelletto e porta a considerare nemico tutto il “non io” e preda tutto il “non mio”.
Mi si potrà obiettare che forse è stata proprio questa forma di irrequietezza psicologica a spingere l’umanità in direzione di un miglioramento del suo stato materiale, giacché se fossimo stati pienamente soddisfatti del nostro stato ora vivremmo ancora come le scimmie antropomorfe, sugli alberi o al massimo in qualche caverna, mentre è innegabile che il tenore attuale di vita ci concede notevoli vantaggi rispetto alla grama vita dei nostri progenitori.
Concordo, ma fino a un certo punto, in quanto dei benefici di questi “vantaggi” non gode, come sarebbe giusto, tutta l’umanità, ma solamente una frazione minoritaria ed esclusiva, e inoltre l’ecosistema del nostro pianeta non è in grado di sostenere a lungo nemmeno i consumi di questa minoranza privilegiata, figuriamoci quelli della restante popolazione se arrivasse a raggiungere il nostro livello di cosiddetto benessere.
Ecco, siamo arrivati al punto, esclamativo e interrogativo allo stesso tempo, il benessere, termine che mi riporta alla mente i quattro ministeri della distopia (quasi sottilmente compiuta) di “1984”, dell’Abbondanza, della Pace, dell’Amore e della Verità, entità che rappresentavano un concetto ma ne elaboravano il suo esatto contrario.
Il “benessere”, lo dice la costruzione della parola stessa, dovrebbe definire uno stato ideale, quello dello “stare bene”, eppure mi sembra evidente che il traguardo sia stato mancato in maniera plateale, e che anzi le aspettative di quanti ci avevano ingenuamente creduto siano state volontariamente tradite. Faust firmò col sangue per la sua anima in cambio di poteri magici, noi l’abbiamo fatto per un un piatto di lenticchie.
Voglio farvi un esempio di codesto benessere, e del perché esso non è in grado di portare nel mondo felicità e vita.
Mettiamo il caso che abbiate bisogno di un maglione. Se non ne possedete già uno, e se avete i mezzi economici sufficienti, potrete comprarvene uno di vostro gradimento. Fin qui tutto fila (oops) a meraviglia: ci sta una pecora e ci stanno tutti coloro che a partire dall’allevamento dell’animale fino alla vendita del capo finito hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.
Anche se il maglione è caldo quanto basta, il benessere vi spinge a “volere” anche un altro maglione, diverso dal precedente, e lo fa agendo su due fronti, quello edonistico, costruendo il desiderio di apparire più nuovi e più belli, e quello monetario, offrendovi i mezzi (in solido o a rate) per regalarvi un altro maglione, sia aumentando la vostra disponibilità economica e sia abbattendo il prezzo di acquisto. Alla fine della festa vi troverete dieci maglioni nel vostro armadio, per realizzare i quali sono state necessarie altre nove pecore, e inoltre per contenere i costi di produzione tutti gli operatori sono stati obbligati a ridurre il loro compenso, oppure sono stati messe in opera delle lavorazioni automatizzate per sostituire il lavoro manuale. Va da sé che a fronte di un singolo maglione realizzato a regola d’arte, gli effetti del vostro benessere andranno a scapito della qualità del prodotto, della qualità della lavorazione, dell’intrinseca soddisfazione di chi lo realizzava, e per ultimo ma non ultimo, dell’impatto ambientale.
Se pensate che siano questi i danni che il benessere causa siete ancora fuori strada.
Dieci maglioni avete nell’armadio, dieci maglioni diversi, tutti gradevoli all’occhio e al tatto, ma, se non per qualche occasionale preferenza, riuscireste ad amarne qualcuno? Difficile da credere. Più facile immaginare che vedendone l’undicesimo in una allettante vetrina non resistiate alla voglia di provarlo, comprarlo, averlo. Amarlo mai.
Il fatto disperante è che nemmeno cento maglioni saprebbero darvi la felicità che andate cercando, e così pure cento, mille altre cose che avete semplicemente “voluto”.
Solamente il “desiderio” sarebbe in grado di offrirvi la possibilità di un’intima e durevole soddisfazione e, senza scivolare nel feticismo, potreste “amare” ciò che sentite in accordo con il vostro essere, qualcosa di materiale, come un maglione, o immateriale, come un paesaggio esotico.
Mi pare ovvio che questo discorso non si sposa bene con i dogmi dei sacerdoti del PIL (Prodotto Interno Lievitante), ma non sarei tanto sicuro che pagare 10 per un singolo oggetto durevole e di qualità sia meno vantaggioso che pagare 1 per 10 oggetti fragili e scadenti destinati a costare comunque troppo in termini di impatto sociale e ambientale.
Quello che intendo ribadire è che procedendo allegri e infelici giù per questa china ci troveremo presto a fare i conti con tutto ciò che sfruttiamo, a prescindere che sia di terra, di aria, di acqua o di carne e sangue, e nessuna cambiale verrà più accettata.
Thanatos ci ha condotto per mano fino a qui, ma se fino a poco tempo potevamo essere considerati alla stregua della gramigna in un meraviglioso giardino, il numero e la potenza attuali ci hanno trasformato in un incendio capace di ridurre in cenere il mondo oppure, anche sopravvivendo, di bruciare la nostra anima ancor prima che essa precipiti nel ben meritato inferno.
La nostra unica salvezza pertanto è in Eros, l’amore per la vita, una sola vita, ma non la nostra che tutto sommato conta poco, bensì la vita del mondo in tutti i suoi aspetti diversi, quella che in fin dei conti può giustificare la nostra esistenza. Sperabilmente felice.

.

.