Annalisa, il treno, la vita

Gatto Atlantico

L’altro giorno, scendendo dall’ennesimo treno, ho visto che malgrado i suoi sette minuti di ritardo erano in molti a correre in direzione contraria alla mia per raggiungerlo.

Non mi sono girata a guardare e non per il normale disinteresse che la vita di estranei dovrebbe darmi (solo Iddio, se esiste così come ce lo hanno raccontato, può interessarsi ai treni persi di ognuno di noi). Non mi sono girata invece perché se poi qualcuno lo avesse perso io avrei sofferto davvero per lui, mi sarei chiesta che disagio, che appuntamento perduto, che occasione mancata, che disfatta quel ritardo avrebbe potuto significare. Lo so che è assurdo, ma io mi immedesimo sempre nel disagio altrui.

Questa mia constatazione interna mi ha fatto ripensare ad alcune cose che mi stanno capitando in questo periodo. E ho capito che quel non girarmi per evitare di incontrare lo sguardo di chi stava perdendo il…

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Il Paese, il Limes, la bellezza

Gatto Atlantico

Spesso ho pensato all’Italia come a un limes: basta inquadrarla geograficamente, magari dall’alto, da un satellite o su un vecchio mappamondo azzurro, in qualche vecchia scuola con qualche vecchio banco. Quelli che avevano i buchi per il calamaio.

Basta conoscere l’Appennino per capire il senso del limes. È così difficile varcarlo coi pensieri e con le opinioni. L’Adriatico non è il Tirreno, la Toscana non sono le Marche.

E c’è chi sta in mezzo.

E poi l’Italia è un limes umano.

Esiste un mondo orribile nel nostro Paese. Quello dell’ignoranza, dell’analfabetismo di ritorno, del consumo perverso, delle violenze negli stadi, delle pasticche nei locali, della musica mainstream, dei centri commerciali di domenica, dei film stupidi e misogini, della televisione aberrante di “uomini e donne”, della corruzione, del malgoverno, del ladrocinio, dell’evasione, della mafia, della collusione, della speculazione edilizia, del massacro idrogeologico, del caporalato nei campi di pomodori, dell’odio, del razzismo…

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Radio che follia

Gatto Atlantico

Quando nel 2000 Emilia mi telefonò formalmente per il mio primo contratto Rai ero emozionata e piena di aspettative.

Stelio diceva che era il mio e mi dava tante dritte.

Sono successe tante cose su questo corridoio che sbuca all’Audioteca. Ho ascoltato ore e ore di registrazioni, ho selezionato, analizzato, tagliato, ritrovato, catalogato, raccontato, scritto, parlato, immaginato.

Musica, suono, parole. La Radio è per me l’immagine più riuscita di quello che è l’anima così come ce la rappresentiamo.

In fondo noi non ci vediamo, ma ci sentiamo in qualche maniera distorta e a volte anche con qualche gracchio di troppo.

Pur avendo avuto un rapporto con i media sempre molto indipendente, ho amato molto la Radio.

Mi è stata di conforto, di aiuto, di insegnamento. Mi ha coccolato.

E qua ho incontrato amici, maestri, dolori, intensità.

Sono stati diciassette anni di grande amore.

Ora il distacco. Si chiama proprio così…

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Il maiale di Giovanna

Gatto Atlantico

Nessuno probabilmente tra Castello di Tora e Colle di Tora ha mai saputo cosa pensasse il maiale di Giovanna.

Fatto sta che le vicende legate al Lago del Turano sono interessanti.

Ogni tanto in Italia qualcuno – nel secolo scorso – si alzava molto presto e decideva: “ci serve tanta ma tanta energia elettrica, POFFERBACCO!”

E costruiva centrali e dighe. Per fortuna non sempre le dighe si costruivano in luoghi inadatti comequella del disastro del Vajont.

Per esempio quella che ha poi formato il lago del Turano (e pure un altro lago ma noi oggi parliamo di questo) ha addirittura addolcito il clima e creato un nuovo habitat per flora fauna e cristianetti. Tranne per quelli che abitavano naturalmente nel villaggio ormai sommerso.

Ma – almeno così dicono le cronache – li dovrebbero aver avvertiti prima e la loro sorte deve essere stata più banale di quella degli abitanti di…

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Fiori e frutti

Gatto Atlantico

Scherzando sul bel cappello di Lucia in partenza per qualche giorno verso una meritata vacanza, mi è venuto da pensare che in effetti quando si parte per una qualsiasi avventura è necessario avere sul cappello il fiore adeguato.

Sembra una faccenda tutta al femminile, ma è una convenzione. Anche un uomo quando parte deve portar con sé il giusto fiore.

Poi però c’è anche la frutta. Che stimola oltre all’olfatto e alla vista anche il gusto.

Leggevo un libro qualche tempo fa che invitava a simulare visioni diverse su se stessi. Pensarci belli invece che brutti, associare all’idea di noi stessi un’immagine che ci faccia stare bene.

Potrebbe essere un vecchio vestito che ci piaceva tanto quando eravamo magri e in forma, oppure Trilly che con la bacchetta magica vola circondata da tante stelline.

Potremmo immaginarci pesche tabacchiere, che sono così buone e dolci e ne mangi in quantità.

Oppure…

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Contatto

Dodici bozze in stallo richiamano ogni giorno la mia attenzione per chiedere quando deciderò di pubblicarle. Io clicco, entro, rileggo, rifletto ed esco lsciandole a languire. Non per pigrizia, ma per il peso dei contenuti; niente drammi ma importanti finestre sulla mia vita che in questo momento appare ai miei occhi più complicata del solito, oppure sono io ad essermi stancata delle complicazione e desiderare un po’ di noiosa serenità.

Le parole “gioia” e “felicità” non sono mai esistite nel mio vocabolario interiore, aspiro alla serenità che si manifesta saltuariamente nel quadro offerto dalla natura nelle sue innumerevoli manifestazioni. Per questo oggi condivido cartoline che gli amici m’inviano dalle loro vacanze.

Mentre io, che in vancanza non sono malgrado sia nullafacente, mi nutro di bellezza ammirando i campi di lavanda intorno a me

Osservando la mia casa da Altacollina

E’ quella gialla 🙂

Contenta di avere davanti alla un castello

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