Non si uccidono così anche le persone?

Mucca

Lo so anch’io che di qualcosa si deve pur morire, ma almeno lasciatemi il gusto della sorpresa.
Invece dietro ogni angolo so che mi aspetta un killer seriale; avverto la presenza di sicari che spiano ogni mio passo per colpirmi alle spalle; mi sento nel centro del mirino di un battaglione di impietosi cecchini; è come se mi trovassi in uno di quei videogiochi spara-spara, con la differenza che il GAME OVER sarà definitivo.
Così trascorro la mia esistenza come Neo, schivando pallottole e lame affilate, o come un vecchio pugile, sfiatato, suonato, ma grande incassatore, un indomito predestinato alla sconfitta, più adatto a una storia di Frank Miller che a una vita serena.
Chi sono costoro che attentano alla mia vita? Che domande, sono gli stessi che fanno la posta a voi, che attendono di impallinarvi, scannarvi, avvelenarvi, liquidarvi!
Sono i sofisticatori di alimenti.
Si dice che l’uomo non viva di solo pane (e già sul pane e sulle farine ci sarebbe più di qualcosa da ridire), e allora ci vuole del companatico. Dato che siamo delle persone dai gusti semplici, caserecci, pane e formaggio ci potrebbero stare.
Si fa presto a dire formaggio, son mica tutti uguali!
Emmental? Troppo grasso. Feta? Troppo salato. Gorgonzola? Troppo forte. Parmigiano? Troppo duro. Crescenza? Troppo morbida.
Un Montasio ci vorrebbe, un Montasio di 6 mesi, elastico ma non più molle, dal gusto pieno e non ancora piccante, meglio se è un Montasio DOP, ottenuto esclusivamente con latte bovino proveniente dalla stessa zona di produzione del formaggio.
E mentre mi sbafo questo panino al formaggio, apro il giornale e, quando si dice la combinazione, trovo che hanno dedicato una pagina intera al latte per il Montasio DOP.
Pare che il latte utilizzato per questo formaggio non fosse proprio il massimo (ammesso e non concesso che provenisse dalle zone di produzione del Montasio). I responsabili di questa frode alimentare sono alcuni aderenti del Cospalat FVG, con il loro leader in testa.
Il Cospalat nacque una quindicina di anni fa come comitato spontaneo di produttori per garantire e certificare il latte sano. È evidente che di “sano” ormai era rimasto solamente il loro conto in banca, in quanto una certa quantità di latte “sano” veniva utilizzato per tagliare il latte “pericoloso”, contaminato da aflatossine, un fungo cancerogeno con effetti sulla crescita dei bambini, e quindi adulterato per falsificare le analisi. Non volendosi far mancare niente, anche un residuo di antibiotici faceva la sua porca figura.
Per produrre il latte ricco di Omega3 invece erano più onesti, niente aflatossine, lo allungavano semplicemente con l’acqua, e si sa che l’acqua non ha fatto mai male a nessuno (magari, se fossero ancora vivi, quelli del naufragio del Titanic potrebbero dissentire…).
Cospalat… Cospalat… ah sì, sono quelli che portavano le mucche in piazza per protestare contro le multe per lo sforamento delle quote latte, quasi un miliardo e mezzo di Euro di multe mai pagate grazie al silenzio-assenso del governo, e per le quali rischiamo di saldare il salatissimo conto tutti noi contribuenti.
Qualora voleste rinfrescare il vostro vocabolario di insulti e magari imparare qualche nuova invettiva, vi consiglierei di visitare la pagina Facebook di Cospalat nella quale si può misurare la (viva e vibrante) soddisfazione dei loro (ex) clienti.
Vi starete chiedendo come mai un prodotto così delicato, indicato per l’alimentazione dei bambini, abbia potuto subire una tale pericolosa sofisticazione nonostante i serrati controlli della filiera produttiva. Semplice, erano corrotti anche dei controllori. Nel laboratorio incaricato delle analisi, non solamente non veniva segnalata la presenza delle tossine cancerogene, ma addirittura i referti venivano “aggiustati” per far rientrare quel latte pericolosissimo nei limiti prescritti dalla legge.
La notizia è destinata a valicare gli angusti confini regionali e a diffondersi inevitabilmente su tutto il territorio nazionale, con la conseguenza che il formaggio Montasio DOP nell’immaginario collettivo verrà associato al vino tagliato col metanolo, all’olio di sansa, alla mozzarella blu, al tarocco (inteso come truffa e non come agrume).
Chi ha scientemente imbastito la truffa del latte contaminato non è soltanto un volgare imbroglione, un incosciente che ha pensato unicamente al profitto, no, egli è imputabile di strage continuata.
Mai si conosceranno i danni alla salute dei consumatori, ma se un prodotto è considerato cancerogeno lo è perché ha tutte le potenzialità per scatenare nel nostro organismo delle mutazioni che portano allo sviluppo di tumori, patologie che spesso non lasciano scampo.
La strage però non si esaurisce qui, ma si estende anche a tutti i produttori onesti di quei caseifici che hanno sempre rispettato le rigide specifiche del Montasio DOP. Ormai costoro verranno trattati come degli untori, degli spacciatori di un alimento velenoso, improponibile, e perciò invendibile.
È veramente un “pasticciaccio brutto” in quanto sono state ferite a morte tutte le aziende locali che facevano della qualità e delle tradizioni i loro punti di forza, e tutti quei piccoli imprenditori che c’avevano creduto.
Magari la situazione è ancora peggiore, magari questa pratica di tagliare il latte è prassi comune, diffusissima nelle aziende perché è ormai impossibile trovare dei prodotti esenti da sostanze inquinanti, tossine, antibiotici, metalli pesanti, e bisogna far così e basta, altrimenti non si mangia; tutto è ormai sporcato dalla “civiltà”. Però allora ditecelo, non prendeteci in giro con i marchi, il bio, il salutismo e la dieta mediterranea. Se siamo ormai spacciati, amen, ci mettiamo il cuore in pace ed evitiamo anche il linciaggio dell’imprudente che si è fatto beccare con le mani nella marmellata: tanto di qualche cosa si deve pur morire.
Mentre sto scrivendo questo malinconico post, alla televisione un grosso imprenditore caseario casertano si indigna per i sospetti di frode, e giura che la mozzarella di bufala è il prodotto in assoluto più controllato al mondo, e perciò non vi può essere sofisticazione. Sì, controllato, in laboratorio, come il latte della Cospalat; ma fammi il piacere, sei un killer come tutti gli altri…

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Stand up and shout!

Pomodori

Monsanto vs. Mother Earth

It’s unbelievable, but Monsanto and Co. are at it again. These profit-hungry biotech companies have found a way to exclusively ‘own’ something that freely belongs to us all — our food! They’re trying to patent away our everyday vegetables and fruits like cucumber, broccoli and melons, forcing growers to pay them and risk being sued if they don’t.

But we can stop them from buying up Mother Earth. Companies like Monsanto have found loopholes in European law to get away with this, so we just need to close them shut before they set a dangerous global precedent. And to do that, we need key countries like Germany, France and the Netherlands — where opposition is already growing — to call for a vote to stop Monsanto’s plans. The Avaaz community has shifted governments before, and we can do it again.

Many farmers and politicians are already against this — we just need to bring in people power to pressure these countries to keep Monsanto’s hands off our food. Sign now and share with everyone to help build the biggest food defense call ever.

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Traduzione (pressapoco…)

E’ incredibile, ma la Monsanto e Co. Ci stanno provando di nuovo. Queste aziende biotech avide di profitti hanno trovato un modo rendere esclusivamente “loro” qualcosa che appartiene liberamente a tutti noi: Il nostro cibo! Stanno cercando di brevettare la nostre comunissime verdure e la frutta, come cetrioli, broccoli e meloni, costringendo i produttori a pagare, e minacciandoli di citarli in giudizio se non lo faranno.

Ma noi possiamo impedire loro di acquistare la Madre Terra. Aziende come la Monsanto hanno trovato delle scappatoie nella legislazione europea per raggiungere i loro scopi, quindi dobbiamo impedirglielo prima che ciò costituisca un pericoloso precedente. Per fare questo, abbiamo bisogno del supporto di paesi chiave come Germania, Francia e Paesi Bassi – dove l’opposizione è si è già mobilitata – per chiedere un voto che fermi i piani della Monsanto. E’ già capitato che la comunità di Avaaz si muova prima dei governi, e ora possiamo farlo di nuovo.

Molti agricoltori e politici sono già contrari alle pretese Monsanto – noi possiamo fare pressione verso questi paesi affinché tengano le mani Monsanto lontane dal nostro cibo. Firma ora per agire e condividi questo appello per contribuire alla più grande chiamata in difesa del cibo…

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Crazy horse

Calvin e Hobbes - 01

Parliamo di cabaret? No; Il famosissimo locale parigino non c’entra nulla.
Allora si tratta di storia dei nativi americani? Nemmeno; lasciamo riposare in pace il mitico guerriero sioux.
Crazy horse significa cavallo pazzo, e il titolo è in inglese non per caso, ma perché ci sono ricascati.

Un po’ di tempo fa espressi su questo blog le mie riserve, qualcuno potrebbe lecitamente definirli preconcetti, nei riguardi degli alimenti made in UK. L’articolo si intitola “Coprofagi”, un termine che non lascia adito a molti dubbi sulla mia opinione al riguardo.
Pur riguardando il tema abbastanza controverso della data di scadenza sulle confezioni, in quell’articolo non mancai di ricordare al lettore che la terra d’Albione è stata la culla dell’encefalopatia spongiforme bovina, più nota col nome di “morbo della mucca pazza”.
E’ stato dimostrato che a scatenare l’infezione fu l’utilizzo di farine animali per l’alimentazione dei bovini, una mera scelta economica che trasformò le mucche da erbivore a cannibali. Gli effetti esiziali di quella pratica sciagurata si riversarono anche sugli umani che si nutrirono della carne delle mucche infette.
Già nota dal 1986, sia per gli effetti che per le cause, questa infezione flagellò impunemente gli allevamenti inglesi per un decennio, ma durante tutto quel tempo a nessuno venne in mente di cambiare un regime alimentare innaturale, giacché era molto conveniente.
Fu solo quando venne trovata una correlazione tra la malattia di Creutzfeldt-Jacob e il morbo della mucca pazza che finalmente si decise di vietare l’uso di farine animali da scarti di macelleria. Infatti questa malattia è tipica dell’età avanzata dell’uomo (un caso su un milione), ma in Inghilterra cominciarono a esserne colpite anche persone giovani; finalmente qualcuno fece due più due e, tra le inevitabili polemiche e resistenze del settore agroalimentare, dichiarò che l’infezione umana dipendeva anche dall’infezione bovina.
Nel 2012 l’Unione Europea ha annacquato il divieto, permettendo l’uso di proteine animali da scarti di macelleria per l’alimentazione di suini, pollame e pesci.

Anche evitando di pensare alla carne bovina e suina importata dall’America, dove non esistono le particolari restrizioni europee, non posso che essere pessimista in quanto niente mi vieta di pensare che maiali o polli nutriti con la farina ricavata da vecchie mucche infette sviluppino una loro variante di encefalopatia spongiforme. Va detto inoltre che lo sterco di pollame lì viene utilizzato, dopo una fermentazione e lavorazione, come additivo per l’alimentazione bovina, e con questo il cerchio si chiude.
Com’è già successo per i felini domestici, alcuni cervidi e ungulati, e le mosche (sì anche le larve delle mosche che si nutrono di tessuti infetti possono contrarre l’infezione e trasmetterla agli insettivori), è probabile che prima o poi l’infezione trovi la strada, qualsiasi strada, anche un bicchiere di latte, un uovo, un gelato, un sapone, per arrivare ai reali responsabili di questa rovinosa scelta, ovvero noi.

Detto ciò, passiamo dai bovini agli equini, ma restiamo nel Regno di Sua Maestà Britannica.

La scorsa settimana in Inghilterra è esploso il (prevedibilissimo) scandalo della carne di cavallo mescolata alla carne di manzo negli hamburger e in altri prodotti simili. A rimanere invischiata è stata una grande azienda di prodotti surgelati: la Findus. Anche nei tortellini e nei ravioli Buitoni (gruppo Nestlè) è stata rilevata la presenza di carne di cavallo.
Sono stupefatto. Avendo patito la sventura di assaggiare quei tortellini, avevo sempre pensato che al loro interno ci fosse di tutto tranne che carne.
Mi direte che tutti i gusti sono gusti, e che magari io sono un po’ prevenuto nei confronti dei prodotti preconfezionati e surgelati. Mi spiace deludervi, nei confronti di tali cibi io non sono un po’ prevenuto, bensì radicalmente prevenuto.
A casa mia, sopra il frigorifero, ho un piccolo congelatore da poco più di 40 litri, usato unicamente per tenere i refrigeranti della borsa termica e, in estate, per riporre un gelato destinato al dopocena. Stop. Anche se mi perquisite la casa dalla cantina al tetto, non troverete un prodotto surgelato che sia uno.

Va bene, lo ammetto, a volte esagero, divento integralista e presuntuoso. Chiedo venia.
Torniamo al nostro problema: la carne di cavallo infilata di soppiatto in un alimento nel quale doveva esserci solamente carne bovina.

Nel Regno Unito, cedendo alle pressioni di queste grandi multinazionali dell’alimentazione, stanno cercando di far passare il tutto come se fosse stata una svista, una frode, sì ma una frode minore; forse sarebbe bastato segnalare in etichetta “il prodotto può contenere tracce di carne di cavallo” per passarla liscia; tentano di levarsi dall’imbarazzo affermando che, tutto sommato, sempre di carne si tratta, e che perciò il prodotto non è pericoloso per il consumatore.

Emerite balle.

Chi va a fare la spesa sa benissimo che la carne di cavallo è generalmente più costosa della carne di manzo, e allora non si capisce il motivo di tale frode, sarebbe autolesionista. Ma se si ipotizza che gli animali siano sfuggiti al controlli veterinari, che provengano da allevamenti abusivi, che siano di provenienza ignota, o che non siano stati, all’origine, animali destinati all’alimentazione umana, come per esempio i cavalli da corsa, allora è lecito essere sospettosi e prudenti.
I cavalli malati, i cavalli imbottiti di steroidi e medicinali, i cavalli morti di vecchiaia, i cavalli malformati alla nascita, tutti gli animali dei quali bisogna disfarsi,  come farlo senza pagare i costi di smaltimento delle carcasse? E già che ci siamo, perché non guadagnarci anche un po’ su, con la complicità delle aziende alimentari?
Quando si dice il caso: nella carne di tre cavalli macellati in Gran Bretagna (sì, sempre lì) sono state rilevate tracce di phenylbutazone, un farmaco veterinario pericolosissimo per l’uomo. Stavolta hanno intercettato questi tre casi perché era scoppiato lo scandalo, ma chissà quante di queste bombe chimiche sono già finite nei surgelati e nei loro (e spero non vostri) piatti?
Il Primo Ministro inglese, Daniel Cameron, ha voluto tranquillizzare i suoi elettori mangiando in pubblico un pasticcio di carne. A parte il fatto che la mossa è tutt’altro che originale, sarebbe stato più onesto e credibile se fosse andato a comprarsi un hamburger surgelato in un hard discount, oppure se fosse andato a farsi un panino in uno dei tanti fast food di Londra. Si vede che i boccaloni non sono una nostra prerogativa nazionale.

Così, dopo la mucca pazza, presto avremo anche il cavallo pazzo, me ritengo che entrambe le definizioni non siano corrette, perché di pazzo, ma veramente pazzo, qua ce n’è uno solo: l’uomo, una gran testa di pazzo.
Allora, se tanto mi dà tanto, se per gli inglesi una carne vale l’altra, se alla fine per loro è solamente un problema di etichettatura, aspettiamoci altre pazzie, e chissà che prima o poi non si trovi negli hamburger anche del DNA umano.

Il Soylent Verde è alle porte…

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Ecce bambi

Segnale_di_pericolo

L’occasione di commentare, in un altro blog, alcuni aspetti poco commendevoli del comportamento umano nei riguardi della natura, mi ha riportato alla mente un episodio al quale assistetti parecchi anni fa.

Se non ricordo male era una domenica di marzo, una giornata eccezionalmente mite che aveva levato fuori di casa parecchia gente con l’esca di una passeggiata fuori porta.
Il borgo dove abito è all’imboccatura di una valle protetta (ma non più di tanto) che dà asilo a parecchie specie di animali selvatici, e offre al visitatore l’opportunità di corroboranti escursioni in una natura meno contaminata del normale.

Stavo in giardino, e valutavo con preoccupazione l’eventualità di dover ridipingere il telaio della pergola, quando la mia attenzione fu distratta da un vociare concitato in distanza. Notai che nei pressi di un orto vicino s’era formato un consistente capannello.
Non avendo niente di meglio da fare, e abbandonando volentieri l’esame fitologico del manufatto, colsi al volo l’opportunità di soddisfare la mia curiosità: andai in strada e mi avviai in quella direzione per capire il motivo di tanta agitazione – cosa mai avranno visto in un orto, in marzo poi, che non ci cresce ancora niente… –
C’era cresciuto un capriolo, una bestia giovane, la quale non si reggeva in piedi. Stava lì, semisdraiata sul terreno dissodato e fissava con timore tutti quei bipedi implumi vocianti.
Per fortuna nessuno di costoro s’era avvicinato all’animale, non so se per prudenza o per evitare di spaventarlo ulteriormente, o solamente perché una robusta rete metallica precludeva loro l’accesso all’orto. Il fatto è che non sarebbe stato da escludere un episodio di rabbia silvestre, in quanto il torrente che scorre accanto alle nostre case è un richiamo irresistibile per l’animale rabido, e talvolta si assiste a una paralisi progressiva. Non era quello il caso poiché il povero capriolo era spaventato, una reazione normalissima e pertanto rassicurante dal punto di vista neurologico.

Me ne stetti lì ancora un po’ finché arrivarono la Guardia Forestale e un guardiacaccia, accolti dalla soddisfazione generale; “Arrivano i nostri!”.
Il sollievo fu di breve durata perché la sentenza fu inappellabile: bacino rotto, il che comportava l’abbattimento dell’animale per evitargli ulteriori sofferenze.

Sapete, anche gli animali inciampano e cadono, e talvolta si fanno pure male, molto male. Quel giovane capriolo era stato sfortunato; forse gli era franato un appoggio, forse aveva valutato male la distanza per un salto, forse aveva fatto un movimento sbagliato nel greto del torrente, non lo sapremo mai.

Mentre nell’orto si svolgeva un naturalissimo dramma, dall’altra parte della rete le persone lì raccolte stavano recitando a soggetto una tragedia di Euripide.
I vari “poverino”, “che peccato”, “mamma mia”, “oh nooo”, si sprecavano in un ditirambo degno di miglior causa. Finché da quel coro una voce modello Rosa Russo Iervolino se ne uscì con “ma proprio non si può fare nulla?”.
Un tizio dietro a loro, un infame senza cuore, una persona volgare e pedestre, un vile uccisore dei sentimenti, un essere spudorato e cattivo, le rispose al balzo: “Sì, sugo!”.

Tutti tacquero di botto; anche i merli e le ghiandaie si azzittirono; le mosche per aria si fermarono come se fossero libellule; per un attimo, in quella zona del pianeta, il riscaldamento globale si arrestò e si sfiorò una microera glaciale.
Poi, detto ciò, quella carogna se ne andò per i fatti suoi, mani in tasca, senza nemmeno degnarli di uno sguardo.

E chi lo sa il motivo di quella sua risposta sferzante e impietosa; mah, forse non ne poteva più di quell’ipocrisia stucchevole, di quella commozione da manga, di quella empatia mordi e fuggi.
La maggioranza di quel pubblico trepidante per la sorte di quell’unico animale era appena uscita dalla trattoria vicina, nella quale si era strafogata di gnocchi col capriolo, specialità della casa, e senza versare una lacrima, neanche di coccodrillo. Privi di ogni remora, anzi con soddisfazione conviviale s’erano ingozzati di carne, i figli c’avevano giochicchiato, ne avevano data un po’ anche al cagnolino; e come si fa a dire di no a un bel sugo di selvaggina? Così, dopo aver scientemente mangiato la madre, se n’erano andati a compiangere la triste sorte del suo figlio infermo, tanto per lavarsi anche la coscienza dopo essersi lavati i denti.
Quel villano aveva osato ricordare a tutti il vero motivo della loro presenza lì. Era imperdonabile.

Già, proprio così, quel beduino sarebbe anche capace di mostrare ai loro pargoli un bel piatto di crocchette di carne e di dir loro che è quella della Lola; magari li farebbe giocare un po’ con un coniglio, per poi regalare ai bimbi la coda dell’animale come portachiavi; li porterebbe a vedere un vitellino da latte e chiederebbe loro quale parte tagliare per prima, giusto per ricavarne una gustosa bistecchina.

No, no, meglio non rischiare. La prossima volta che capiterà loro di vedere un capriolo, sano, malato, morto, non importa, e i pargoletti chiederanno che animale è, sarà utile rispondere – Un animale feroce, ferocissimo. Ricordate, solamente noi umani siamo buoni – .

Esatto, e forse anche in sugo…

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il prosciutto non mangiam se non è di marca Wham

Pare che sia arrivata l’estate, me ne sono accorto dall’odore. Sì è vero, non il caldo afoso, non le giornate lunghe, non le code ai caselli, non l’overdose di gelato, non “dove vai in ferie?”, non i soliti luoghi comuni in TV, niente di tutto ciò, bensì da un odore tipico di questa stagione stucchevole.
Sudore? Acqua…
Crema solare? Acqua…
Melone? Acqua…
Ozono? Acqua…
Fumo? Fuochino…
Incendi? Fuoco… fuoco… fuoco…
Non ci arrivate? L’odore delle grigliate all’aperto!

Non passa giorno che le mie sensibilissime mucose nasali non avvertano l’odore della carne abbrustolita, generalmente troppo, generalmente scadente.
Gli ingredienti per la grigliata sono i seguenti: carne, sale, pepe, carbonella, birra (per il cuoco). Tra le carni non manca mai quella di maiale, in forma di salsicce, spiedini, pancetta, costine, würstel, prosciutto, carrè, braciola, e in quantità che vanno dall’esagerato allo spaventoso.

E’ ovvio che per “consumare” tutta quella carne è necessario possedere uno stomaco forte.

Se pensate di essere tra questi “tritacarne” e perciò presumete che il vostro stomaco sia un collaboratore affidabile, non vi resta altro che dare un’occhiata a questo breve filmato (vedi link sottostante) che ha per oggetto ciò che avviene prima del gaio momento in cui la carne sfrigola sulla ghisa e spande d’intorno un aroma inconfondibile che accentua drammaticamente la vostra salivazione.

SPEAK OUT AGAINST WALMART’S CRUELTY

Se, dopo aver visionato il filmato, riuscirete ancora a guardare con voluttà il vostro prosciutto, i miei complimenti, avete veramente lo stomaco forte!

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Auguri

Come va? Vi siete abbuffati? Siete ancora preda dell’abbiocco postprandiale?

Bene.

Ho giusto giusto una notiziuola per voi, anzi due, e forse tre

La prima, e forse la saprete già, è che nel supermercato Auchan di Torino (C.so Romania), nel macinato sceltissimo di carne di cavallo hanno trovato di tutto tranne che il cavallo.

Questa è una notizia eccellente per tutti i cavalli, un po’ meno per chi è allergico alla carne di manzo o di pollo, e per tutti quei pii mussulmani che aborriscono la carne di maiale.

Il motivo di questa frode è lampante: si vende carne che costa poco al prezzo della carne di cavallo, ben più pregiata e quindi più costosa, con un surplus di guadagno non disprezzabile.

Siccome, è il caso di dirlo, l’appetito vien mangiando, oltre a rifilarci carne di infima qualità, hanno pensato bene di darcela anche avvelenata, ovvero abbondantemente contaminata da batteri di Lysteria monocitogenes.

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La seconda notizia è che questo fattaccio è avvenuto in un supermercato della Auchan, non in una oscura rivendita di carni di provenienza ignota.

In quel supermercato, lo dicono le carte, nel 2010 sono entrati solamente 1000 chili di carne di cavallo e ne sono stati venduti ben 3000 chili, un bell’esempio di economia miracolistica. Per il 2011 stanno ancora facendo i calcoli…

Vista la non eccezionalità dell’evento, in quanto sembra che si trattasse di una prassi consolidata, niente mi vieta di pensare che questo andazzo sia tollerato, se non addirittura promosso, in altri punti vendita Auchan e non solo, tutto in nome, ovviamente, del profitto a tutti i costi, fosse pure a costo della salute di chi si fida di un marchio.

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La terza notizia è la non notizia, e cioè che la segnalazione dell’irregolarità nella carne è dei primi di aprile, mentre solo oggi la notizia è stata resa pubblica.

Come dire: lasciamo tranquilli i consumatori, non spaventiamoli, proprio adesso che son tutti lì a rifornire allegramente le loro dispense per il pranzo pasquale. Sarebbe un vero peccato insinuare nelle loro testoline il dubbio che qualcuno li stia fregando alla grande.

Ora che è passata la festa (per i commercianti, naturalmente) si può fare emergere questo fattaccio, facendolo passare per una truffa ad opera di un mariuolo, contando sulle scarse capacità mnemoniche dei consumatori, cioè che a Natale sarà già tutto dimenticato.

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Come sempre, mi concedo una frecciatina velenosa.

Sul solito blog ilfattoalimentare.it sponsorizzato dall’industria alimentare, la notizia è trattata con la soavità degna di una favola di Andersen. Cito alcuni passi.

Come è possibile? E’ difficile credere a un errore. Anche volendo immaginare uno scambio casuale  di pezzi tra carne bovina e di cavallo, la presenza di pollo e maiale lasciano spazio a legittimi dubbi.”

Ma và? Sussistono ancora dei dubbi che questi dolosamente spacciassero piombo per oro? E perché poi l’avrebbero fatto, sono forse sbadati, non distinguono un pollo da un cavallo?

Siamo di fronte ad un caso degno del “Tapiro d’Oro” di “Striscia la Notizia

Sdrammatizzare, sdrammatizzare, gettare tutto nel mucchio delle cazzate italiane, da prendere sul serio sì, ma solo per il periodo che intercorre tra un pubblicità di biscotti e l’ennesimo sculettamento ammiccante.

La  questione più grave riguarda  il rischio relativo alla  sicurezza alimentare. Secondo quanto previsto dal General Food Law (reg. CE n. 178/02, art. 14), la sicurezza di un alimento deve venire considerando le normali condizioni di utilizzo. E «mentre la tritata di cavallo è destinata a esser mangiata cruda, ingerire pollo crudo credendo si tratti di macinata di equino espone alla possibilità di essere infettati da uno o più batteri tipici del pollo: coli, salmonella e campylobacter», precisano all’Istituto Zooprofilattico. «Batteri che vengono eliminati solo con la cottura

Notizia mendace in quanto dice e non dice, in modo che non si capisca il nocciolo della questione.

A parte il fatto che la maggior parte dei lettore è all’oscuro di cosa sia e cosa reciti il General Food Law, la parte più grave è che si ometta di segnalare che la carne era pesantemente infetta da Lysteria monocitogenes.

Sul sito sicurezzadeglialimenti.it si legge che:

“Di particolare nota è la sua capacità di sopravvivere sorprendentemente bene, per un batterio non sporigeno, al freddo, all’essicamento e al caldo. Rispetto alla crescita, inoltre, cresce bene al freddo, cioè fino a temperature fino 3°C, quindi anche nei frigoriferi” quindi più la conserviamo in frigo è più diventa pericolosa.

Ma quanto è pericolosa la listeriosi, la malattia provocata da questo batterio?

Sempre da sicurezzadeglialimenti.it :

Listerioisi.

E’ una malattia batterica, che si manifesta con meningoencefalite e/o setticemia nei neonati e negli adulti; con infezioni intrauterine o cervicali che possono portare all’aborto nelle donne incinte. Nelle donne incinte  (anche se la madre resta asintomatica) è pericolosa perché le madri possono trasmettere al feto l’infezione, con la conseguenza di decessi intrauterini, bambini nati con setticemia o sviluppo di meningite in epoca neonatale. L’aborto avviene raramente prima del secondo mese di gradivanza, ma di solito nella seconda metà della gravidanza stessa. L’infezione perinatale viene acquisita se la madre si infetta nell’ultimo trimestre.

La meningoencefalite può essere improvvisa (sintomi: febbre, mal di testa, nausea, vomito e segni di irritazione della meninge) oppure subacuta (soprattutto nelle persone con sistema immunitario compromesso e negli anziani); in alcuni casi si riscontra anche delirio, collasso, choc o coma. Si possono riscontrare endocardite, lesioni granulomatose del fegato e altri organi, ascessi localizzati interni o esterni, lesioni cutanee pustolose o papulari.

Spesso, invece, si riscontra solo una malattia lieve con sintomi di tipo influenzale, con febbre o sintomi gastrointestinali. A volte si riscontrano lesioni papulari sulle mani e le braccia derivate dal contatto diretto con il materiali infetto.

Complicazioni

La meningoencefalite e la setticemia sono “complicazioni” della forma asintomatica.

Decorso

Nei neonati colpiti la mortalità è elevata: si aggirava attorno al 30% nel 1995; raggiungeva il 50% quando si manifesta nei primi quattro giorni di vita. Anche negli adulti la mortalità può essere elevata.

Di tutto ciò nel blog ilfattoalimentare non v’è traccia, chissa come mai…

E allora di cosa voglio trattare questi qua, delle ricette suggerite dalla nonna per preparare la carne del mistero? Così quando ci si ammalerà ci verrà diagnosticata la misteriosi?

Per inciso non pensate di cavarvela con una semplice cottura veloce. Per distruggere completamente il batterio è indispensabile che la carne sia interamente ben cotta, quindi niente piatti “al sangue”, e che la presenza di grassi (intesi come ingredienti e non come persone) comporta un allungamento dei tempi di cottura minimi.

Come va? Siete ancora li? Perché siete verdi, vi sentite male?