Olivo lì, olivo là

olio

Vediamo se avete studiato…
Quali sono le due più vaste regioni italiane?
Come dite? La Sicilia e il Piemonte?
Sbagliato.
Quali sono gli alberi più grandi del mondo?
Ah, per sicurezza state controllando su Wikipedia? Le sequoie giganti?
Sbagliato di nuovo.
Ecco le risposte esatte.
Le regioni più vaste d’Italia sono la Toscana e l’Umbria, mentre gli alberi più grandi sono gli olivi toscani e umbri, e vediamo di capire il perché.
Ecco un primo indizio (tanto per fare dei nomi, una volta tanto…): vi dicono niente i marchi Carapelli, Monini, Azienda olearia del Chianti, Coricelli, De Cecco, Duca di Toscana Salvadori? Sono alcuni dei clienti dell’Azienda Olearia Valpesana.
E allora? E allora si dà il caso che il presidente e otto dipendenti della Valpesana sono indagati dalla Procura di Siena per associazione a delinquere, frode in commercio, sofisticazione alimentare e falsità in registri ufficiali, robetta insomma.
Durante la perquisizione eseguita dalla Guardia di Finanza e dall’Ispettorato Centrale Repressione Frodi è saltata fuori una “contabilità parallela”, con tanto di procedure dettagliate per tagliare l’olio sfuso che Valpesana si procacciava in Italia, Spagna, Grecia e Tunisia, operazioni che avrebbero permesso di spacciarlo per extravergine. Immediatamente sono stati apposti i sigilli di sequestro a 8000 (ottomila!) tonnellate di olio presenti in azienda, in attesa degli esami di laboratorio.
Se voleste saperne di più potreste andarvi a leggere l’articolo completo sul Fatto Quotidiano e l’inchiesta condotta dall’IRPI (Investigative Reporting Project Italy), ovvero le fonti di questo post.
Passiamo al secondo indizio.
Quando vi capiterà la sfortuna di entrare in un supermercato, non dimenticate di dare un’occhiata a quante bottiglie di olio extravergine toscano sono presenti sugli scaffali (a occhio, non occorre che le contiate una per una!). A spanne dovrebbero essere una cinquantina.
È il momento di dare i numeri
Da una pianta di olivo di si possono ricavare circa 30 kg di olive, e di queste solamente il 15% diventa olio extravergine di oliva, perciò quelli che vedete sullo scaffale sono grossomodo 11 olivi toscani, e di sicuro ce ne sono altrettanti in magazzino. Pur non conoscendo i dettagli del fatturato dei supermercati, posso ragionevolmente supporre che quegli scaffali si svuotino e vengano ricaricati più volte nell’anno, e che altri olivi toscani prendano il posto di quelli che ci portiamo a casa per condire i nostri piatti.
Se adesso visualizzate idealmente l’assieme di più di 10000 (diecimila) punti vendita delle grandi catene di distribuzione alimentare in Italia (Coop, Conad, Carrefour, Despar, Dimeglio, ecc.), vedrete che ne viene fuori una distesa di ulivi più grande della Foresta Nera, e questo solamente per inondare di olio extravergine toscano i supermercati, e solamente in Italia.
Identico discorso vale per l’Umbria, ovviamente.
A questo punto, come dicevo all’inizio di questo post, risulta evidente che queste due regioni sono vaste quanto la Baviera, o che i loro olivi farebbero sfigurare le sequoie giganti americane, alla faccia delle tediose ore di scienze e geografia passate sui banchi di scuola.
Maliziosamente si potrebbe suggerire un’altra ipotesi, quella cioè che certi oli di toscano abbiano solamente del materiale sottile ottenuto dalla feltrazione, seguita da disidratazione ed essiccamento, di una sospensione acquosa di fibre cellulosiche, associato a pigmenti colorati ordinati secondo un codice predeterminato, altrimenti noto come “etichetta”, e la triste faccenda dell’Azienda Olearia Valpesana ne sarebbe una conferma.
Purtroppo in questo caso non sarebbe corretto addossare tutte le colpe al classico “mariuolo”, cioè a chi fornisce prodotti contraffatti ai grandi marchi oleari, in quanto anche questi ultimi hanno di certo una parte di colpa, se non altro quella di non aver vigilato, perché se uno viene a casa tua e ti offre un prodotto che costa la metà di quello della concorrenza il sospetto non è solamente legittimo, ma è obbligatorio. In caso contrario si è automaticamente complici, dal grado minore, quello della sciatteria e del disinteresse verso la qualità, a quello più grave, quello della consapevolezza di giocare sporco, specialmente quando si chiede al fornitore (da intercettazioni telefoniche) “Bisognerà che tu mi mandi (un olio) con una parvenza di extravergine”.

P.S. È ovvio che di questo scandalo non ne sentirete parlare in televisione, troppo compromessa con i grandi marchi dell’industria alimentare che giornalmente passano negli spazi pubblicitari.

Annunci

Fare la posta

Arieccoli.

Sono tornati alla carica con i messaggi fasulli e traditori. Ancora una volta hanno preso di mira le Poste Italiane, e più precisamente la carta ricaricabile PostePay.
Come al solito, citando problemi di sicurezza, pena il blocco della carta, invitano l’utente a cliccare su un link per sanare l’imbarazzante situazione.
Un vero peccato che quel link sia un cavallo di Troia (o un figlio di troia) in grado di installare nel computer dell’ingenuo utente qualche malvagio programma, un software i cui scopi non sono immediatamente evidenti, ma che si manifestano quando l’utente si accorge che ignoti gli hanno svuotato il conto in banca, oppure clonato la carta di credito, o anche quando gli hanno ripulito l’appartamento, avendo tenuto sotto controllo (anche audio e video tramite la webcam del pc) tutti i suoi movimenti in casa (e le sue telefonate con skype, le email, le prenotazioni per un viaggio, ecc.).

Però stavolta bisogna dar loro atto che si sono dati da fare, hanno studiato.
I tentativi precedenti erano frustrati da un italiano zoppicante che conteneva marchiani errori di ortografia. Stavolta la qualità del testo è perlomeno passabile, anche tenuto conto della pessima qualità dell’italianese (non mi azzardo definirla lingua italiana) che abitualmente sentiamo, un registro abbastanza basso, una specie di ocologo (o neolingua) infarcito di neologismi e anglicismi, segno distintivo di una popolazione che non legge, non studia, non migliora, ma che volentieri si adegua ai facili piatti precotti che i media riversano su di loro.
Gli errori veniali (le virgole, gli accenti, l’uso del tu, qualche plurale saltato) probabilmente sfuggono a un occhio non allenato, e in questo caso il testo potrebbe veramente apparire convincente.

Il passo successivo che dobbiamo aspettarci è un messaggio truffa scritto con un linguaggio degno dell’Accademia della Crusca, e allora sarà dura, almeno per chi non ha sufficiente dimestichezza informatica per individuare chi sia il reale mittente del messaggio, oppure potremmo insospettirci in quanto il testo sarebbe stato scritto veramente “troppo” bene.
Auguri.
Postepay_01

Surprise DHL

E’ arrivato il “pacco”.
Stamane apro la casella di posta elettronica e mi ritrovo un messaggio dalla DHL, nel quale mi si avvisa che non sono riusciti a consegnare un pacco a me destinato. Però mi danno la possibilità di ricevere la merce presso un ufficio postale (un ufficio a mia scelta spero).
Per avere notizie ulteriori sulla spedizione mi invitano a cliccare sul link presente nel messaggio.
Bene, cioè male.
La cosa mi puzza assai.
Primo, non aspetto nessun pacco (ma non si sa mai, potrebbe essere una sorpresa…).
Secondo, non mi risulta che DHL abbia rapporti con le Poste Italiane.
Terzo, il codice di spedizione non corrisponde a quelli utilizzati da DHL.
Quarto, l’ortografia della lingua italiana è stata massacrata.
Tiriamo le somme.
Si tratta di un “pacco”, ovvero un messaggio di posta elettronica con losche intenzioni.
Cliccando sul link presente nel messaggio è probabile che ci si becchi qualche malware, un programmino in grado di vagare liberamente dentro al nostro computer e di spiare le nostre operazioni, con lo scopo di rubarci le informazioni più varie, rubriche, password, contatti, numeri di conto, ecc. e non c’è antivirus che tenga perché gli avremmo aperto noi la porta a questa bestiaccia.
Ecco come appare il messaggio.

DHL

Va da sé che io ho immediatamente segnalato il messaggio come SPAM, e l’ho segregato nella cartella all’uopo.
Avrei volentieri avvisato anche la DHL dell’uso fraudolento del loro marchio, ma il messaggio che ho inviato loro per email mi è ritornato indietro (non consegnato, proprio come il pacco), e i loro contatti telefonici sono tutti a tariffazione speciale 199…, e allora ho lasciato perdere, si vede che la comunicazione non è il loro punto forte.

Aggiornamento del 24/01/13: ne è arrivato un’altro di questi messaggi “cavallo di Troia”, stavolta dall’indirizzo dhl-1860@dhl.it (ovviamente fasullo). Se insistono vuol dire che qualcuno ci casca ogni tanto. Beh, io vi ho avvisato, voi passate la voce…

.

Trappola 3

Dopo il premio graziosamente concesso dalla Microsoft (USA) , dopo il conto milionario bloccato (Burkina Faso), ti pareva che poteva mancare qualcosa di nostrano, come le Poste per esempio?

Oplà, ecco la mail ricevuta da un indirizzo truffaldino, OTP87164@postepay.it, un indirizzo fasullo creato ad hoc per trarre in inganno. Cliccando sul link sopra l’immagine della carta Postepay si viene rimandati alla pagina http://puwiwhxizd.raanhuis.nl (nl = Olanda) , dove l’utente deve digitare i dati della carta per farseli fregare alla grande.

La trappola è insidiosa perchè sul gestore di posta il mittente appare come Poste Italiane, i premi non sono incredibili, e attualmente le Poste hanno in corso un’iniziativa simile.

Tanti auguri a tutti quelli che sono cascati in questa trappola.

Alla prossima !

🙂

Auguri

Come va? Vi siete abbuffati? Siete ancora preda dell’abbiocco postprandiale?

Bene.

Ho giusto giusto una notiziuola per voi, anzi due, e forse tre

La prima, e forse la saprete già, è che nel supermercato Auchan di Torino (C.so Romania), nel macinato sceltissimo di carne di cavallo hanno trovato di tutto tranne che il cavallo.

Questa è una notizia eccellente per tutti i cavalli, un po’ meno per chi è allergico alla carne di manzo o di pollo, e per tutti quei pii mussulmani che aborriscono la carne di maiale.

Il motivo di questa frode è lampante: si vende carne che costa poco al prezzo della carne di cavallo, ben più pregiata e quindi più costosa, con un surplus di guadagno non disprezzabile.

Siccome, è il caso di dirlo, l’appetito vien mangiando, oltre a rifilarci carne di infima qualità, hanno pensato bene di darcela anche avvelenata, ovvero abbondantemente contaminata da batteri di Lysteria monocitogenes.

===

La seconda notizia è che questo fattaccio è avvenuto in un supermercato della Auchan, non in una oscura rivendita di carni di provenienza ignota.

In quel supermercato, lo dicono le carte, nel 2010 sono entrati solamente 1000 chili di carne di cavallo e ne sono stati venduti ben 3000 chili, un bell’esempio di economia miracolistica. Per il 2011 stanno ancora facendo i calcoli…

Vista la non eccezionalità dell’evento, in quanto sembra che si trattasse di una prassi consolidata, niente mi vieta di pensare che questo andazzo sia tollerato, se non addirittura promosso, in altri punti vendita Auchan e non solo, tutto in nome, ovviamente, del profitto a tutti i costi, fosse pure a costo della salute di chi si fida di un marchio.

===

La terza notizia è la non notizia, e cioè che la segnalazione dell’irregolarità nella carne è dei primi di aprile, mentre solo oggi la notizia è stata resa pubblica.

Come dire: lasciamo tranquilli i consumatori, non spaventiamoli, proprio adesso che son tutti lì a rifornire allegramente le loro dispense per il pranzo pasquale. Sarebbe un vero peccato insinuare nelle loro testoline il dubbio che qualcuno li stia fregando alla grande.

Ora che è passata la festa (per i commercianti, naturalmente) si può fare emergere questo fattaccio, facendolo passare per una truffa ad opera di un mariuolo, contando sulle scarse capacità mnemoniche dei consumatori, cioè che a Natale sarà già tutto dimenticato.

===

Come sempre, mi concedo una frecciatina velenosa.

Sul solito blog ilfattoalimentare.it sponsorizzato dall’industria alimentare, la notizia è trattata con la soavità degna di una favola di Andersen. Cito alcuni passi.

Come è possibile? E’ difficile credere a un errore. Anche volendo immaginare uno scambio casuale  di pezzi tra carne bovina e di cavallo, la presenza di pollo e maiale lasciano spazio a legittimi dubbi.”

Ma và? Sussistono ancora dei dubbi che questi dolosamente spacciassero piombo per oro? E perché poi l’avrebbero fatto, sono forse sbadati, non distinguono un pollo da un cavallo?

Siamo di fronte ad un caso degno del “Tapiro d’Oro” di “Striscia la Notizia

Sdrammatizzare, sdrammatizzare, gettare tutto nel mucchio delle cazzate italiane, da prendere sul serio sì, ma solo per il periodo che intercorre tra un pubblicità di biscotti e l’ennesimo sculettamento ammiccante.

La  questione più grave riguarda  il rischio relativo alla  sicurezza alimentare. Secondo quanto previsto dal General Food Law (reg. CE n. 178/02, art. 14), la sicurezza di un alimento deve venire considerando le normali condizioni di utilizzo. E «mentre la tritata di cavallo è destinata a esser mangiata cruda, ingerire pollo crudo credendo si tratti di macinata di equino espone alla possibilità di essere infettati da uno o più batteri tipici del pollo: coli, salmonella e campylobacter», precisano all’Istituto Zooprofilattico. «Batteri che vengono eliminati solo con la cottura

Notizia mendace in quanto dice e non dice, in modo che non si capisca il nocciolo della questione.

A parte il fatto che la maggior parte dei lettore è all’oscuro di cosa sia e cosa reciti il General Food Law, la parte più grave è che si ometta di segnalare che la carne era pesantemente infetta da Lysteria monocitogenes.

Sul sito sicurezzadeglialimenti.it si legge che:

“Di particolare nota è la sua capacità di sopravvivere sorprendentemente bene, per un batterio non sporigeno, al freddo, all’essicamento e al caldo. Rispetto alla crescita, inoltre, cresce bene al freddo, cioè fino a temperature fino 3°C, quindi anche nei frigoriferi” quindi più la conserviamo in frigo è più diventa pericolosa.

Ma quanto è pericolosa la listeriosi, la malattia provocata da questo batterio?

Sempre da sicurezzadeglialimenti.it :

Listerioisi.

E’ una malattia batterica, che si manifesta con meningoencefalite e/o setticemia nei neonati e negli adulti; con infezioni intrauterine o cervicali che possono portare all’aborto nelle donne incinte. Nelle donne incinte  (anche se la madre resta asintomatica) è pericolosa perché le madri possono trasmettere al feto l’infezione, con la conseguenza di decessi intrauterini, bambini nati con setticemia o sviluppo di meningite in epoca neonatale. L’aborto avviene raramente prima del secondo mese di gradivanza, ma di solito nella seconda metà della gravidanza stessa. L’infezione perinatale viene acquisita se la madre si infetta nell’ultimo trimestre.

La meningoencefalite può essere improvvisa (sintomi: febbre, mal di testa, nausea, vomito e segni di irritazione della meninge) oppure subacuta (soprattutto nelle persone con sistema immunitario compromesso e negli anziani); in alcuni casi si riscontra anche delirio, collasso, choc o coma. Si possono riscontrare endocardite, lesioni granulomatose del fegato e altri organi, ascessi localizzati interni o esterni, lesioni cutanee pustolose o papulari.

Spesso, invece, si riscontra solo una malattia lieve con sintomi di tipo influenzale, con febbre o sintomi gastrointestinali. A volte si riscontrano lesioni papulari sulle mani e le braccia derivate dal contatto diretto con il materiali infetto.

Complicazioni

La meningoencefalite e la setticemia sono “complicazioni” della forma asintomatica.

Decorso

Nei neonati colpiti la mortalità è elevata: si aggirava attorno al 30% nel 1995; raggiungeva il 50% quando si manifesta nei primi quattro giorni di vita. Anche negli adulti la mortalità può essere elevata.

Di tutto ciò nel blog ilfattoalimentare non v’è traccia, chissa come mai…

E allora di cosa voglio trattare questi qua, delle ricette suggerite dalla nonna per preparare la carne del mistero? Così quando ci si ammalerà ci verrà diagnosticata la misteriosi?

Per inciso non pensate di cavarvela con una semplice cottura veloce. Per distruggere completamente il batterio è indispensabile che la carne sia interamente ben cotta, quindi niente piatti “al sangue”, e che la presenza di grassi (intesi come ingredienti e non come persone) comporta un allungamento dei tempi di cottura minimi.

Come va? Siete ancora li? Perché siete verdi, vi sentite male?


Windows

Vedete che ci sono anche dei vantaggi ad usare i prodotti Microsoft?

Tutti gli snob che sfoggiano i loro Mac, con le loro mele, i loro iPod, iPhone, iPad, iPergiocattoli, mai e poi mai riceveranno una sì gradita notizia.

E agli smanettoni nerds che usano Linux, con le loro mille distro, che si nutrono di GNUtella, di OpenSource e dialogano con lo lo GNOME,  auguro di diventare verdi di invidia, perchè solo gli utenti di Microsoft Windows possono ricevere una mail come quella sottostante.

Microsoft Corporation Comunicato risultato finale
per i vincitori del 2011 promo 36 ° anniversario.
Congratulazioni, hai vinto 500.000 $ USD.Send Nome,
indirizzo, Paese al sig, Derek Nelson (derek.nelson80@live.com)
Sinceramente
Pastor, mrs. Anna Djaleva-Chonkova.
2011 PROMO COORDINATORE.
Copyright © 2011 Microsoft.
============================================================
Microsoft Corporation release final result
for winners of 2011 36 anniversary promo.
Congratulations, you won $500,000USD.Send Name,Address,
Country to Mr, Derek Nelson at  (derek.nelson80@live.com)
Sincerely
Pastor,mrs. Anna Djaleva-Chonkova.
2011 PROMO CO-ORDINATOR.
Copyright © 2011 Microsoft.

E pensare che c’è pure chi ci casca…

🙄