Un post fuori luogo – Four

Puntate precedenti:

Un post fuori luogo – One

Un post fuori luogo – Two

Un post fuori luogo – Three

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Ci rinuncio.

Sono ormai tre settimane che lotto con lo scanner, marchingegno troppo spesso riluttante a fare il suo dovere. L’ho già riparato solamente due volte e mi piange il cuore (e la tasca) all’eventualità di separarmi da lui. Vi starete chiedendo che ve ne cale di tutta questa faccenda. E’ presto detto.

Per vari motivi che non sto qui a dettagliare, non ho mai subito il fascino delle macchine fotografiche digitali e ho sempre preferito la compagnia della mia fedele reflex pellicolata. So di essere ormai un esemplare giurassico, però continuo a preferire una bella diapositiva, luminosa, incisiva, profonda, a una perfetta ma asettica immagine digitale. Sarà per il fatto che non sono un fotografo, sarà magari che per avere dei risultati accettabili in ambiente digitale bisogna sborsare migliaia di Euro (prospettiva che mi trova sempre abbastanza refrattario), ma ho tenuto duro finché ho potuto, ovvero fino a quando alcuni problemi tecnici mi hanno obbligato recentemente a cambiare macchina, sistema, e modo di fotografare. A imperitura memoria delle mie visioni analogiche resta una quantità di immagini che è impossibile diffondere in rete, a meno di spedirne una copia direttamente a casa del destinatario, oppure (più comodo) trattandole attraverso lo scanner, lo stesso oggetto che, al pari di un ostinatissimo ciuco, si rifiuta di collaborare.

Pazienza, mi sa che dovrò procurarmene uno nuovo (ovviamente usato) e, nel frattempo, andrò a pescare in rete le immagini che mi servono per illustrare questo articolo.

Se non ricordo male vi avevo lasciato come spaventapasseri presso la New Street Station di Birmingham, in attesa di scappare finalmente da quella città frettolosa e impersonale. Eccomi qua, on stage again, e vi do subito una bella notizia: dobbiamo muoverci perché non si parte da questa stazione.

Calma, calma, non è il caso di alterarsi, ma non penserete mica che uno snodo trafficato come Birmingham sia servito da una singola struttura? Oltre che da quella di New Street, i treni partono anche dalle stazioni di Snow Hill e Moor Street, ma non temete, entrambe sono facilmente raggiungibili anche a piedi in poche decine di minuti: il relax innanzitutto.

Birmingham, Snow Hill Station – da Googlemaps

Birmingham, Moor Street Station – Immagine di Brian Wilson

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La nostra destinazione è Warwick e il suo meraviglioso castello. Per arrivarci, il treno da Snow Hill ci mette mezz’ora, mentre se partissimo da Londra Marylebone di tempo ce ne vorrebbe almeno il triplo, senza contare quello per arrivare alla stazione ferroviaria.

Anche se il castello può vantare più di mezzo milione di visitatori ogni anno, ed è uno dei dieci edifici storici più importanti del Regno Unito, la stazione ferroviaria appare modesta, senza pretese, essenziale. Va detto però che si trova praticamente nel centro della cittadina, perciò con una passeggiata di mezz’oretta si arriva direttamente all’ingresso del castello.

Warwick, stazione ferroviaria – Immagine di Roger Marks

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Va da sé che anche le vie adiacenti concorrono alla piacevolezza dell’ambiente, con richiami storici più o meno autentici.

Warwick – da mysemesterabroadleeds.blogspot.com

Warwick – da idemonidiwestminster.blogspot.com

Warwick – da 3.bp.blogspot.com

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Mentre le automobili con sardine bipedi incluse si affollano nella Mill Street, noi possiamo percorrere comodamente la Marigold Ave attraverso il bosco e il giardino di Caste Hill, per arrivare alla spianata di fronte alla Guy’s Tower e all’imponente barbacane.

Barbacane e Guy’s Tower – da http://www.coachholidaynews.com

Quasi dimenticavo: non pensate di fare i furbi arrivando di buon mattino per evitare l’affollamento, non servirebbe a niente perché il castello apre appena alle 10 del mattino. Gli addetti inglesi se la prendono comoda, si godono il loro breakfast mattutino, si prendono il tempo per una comoda digestione, e finalmente, dopo un tè di incoraggiamento, si decidono a soddisfare la curiosità dei tanti turisti che già si affollano all’ingresso.

Un pò di storia.

Le vicende del castello si intrecciano con quelle della guerra tra gli York e i Lancaster, le due famiglie che per trent’anni si sono contese il trono d’Inghilterra nella famosa guerra delle due rose.

Richard Neville conte di Warwick, ottenne il soprannome di “kingmaker” in quanto i suoi maneggi militari e politici influenzarono non poco le vicende di quel periodo. Grazie al matrimonio di sua figlia Anna divenne suocero di Riccardo duca di Gloucester, lo stesso che nel 1483 sarebbe salito al trono come Riccardo III d’Inghilterra, lo stesso Riccardo III che ritroviamo come protagonista meschino, infido e violento della famosa opera teatrale di Shakespeare, quella di “Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!”.

Interni – da wikimedia.org

Il castello di Warwick non è solamente un bel mucchio di pietre sovrapposte e allineate, testimone silente e imponente di un passato burrascoso, ma anche un’occasione per un viaggio nel passato inglese, la sua potenza, i suoi personaggi famosi e il loro ambiente.

Il castello sull’Avon- da ispilledthebeans2.blogspot.com

L’ingresso alle stanze interne – da photographybytmorey.blogspot.com

Interni – da tuftsmission.blogspot.com

Grazie alla collaborazione degli esperti del museo delle cere di Madame Tussauds, in alcune aree del castello sono stati ricreati alcuni momenti della vita nel castello, dal medioevo fin quasi ai giorni nostri. Le statue di cera sono straordinarie per il loro realismo, e ancor di più è ammirevole la cura del dettaglio nella ricostruzione storica di arredi e suppellettili. Fate attenzione perché potrebbe capitarvi di chiedere informazioni a una statua di cera, oppure, al contrario, di essere spaventati a morte dal movimento improvviso di una figura storica che, in realtà, è un collaboratore del museo vestito in tono con l’ambientazione.

Interni – Immagine di Tom Briggs

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Se siete particolarmente impressionabili vi sconsiglio la discesa nelle segrete del castello, locali cupi e opprimenti dove vengono riproposte con eccezionale crudezza le torture e le pene inflitte agli sventurati che lì venivano reclusi: sono pulp, molto pulp, pure troppo…

Permettetemi un’altra raccomandazione, cercate di evitare i giorni festivi e prefestivi, non tanto per l’inevitabile affollamento, ma soprattutto per schivare i nugoli di ragazzini impertinenti e chiassosi che si scatenano tra gli austeri saloni del castello, palpolando ciò che sarebbe vietato toccare, sovrastando le parole della guida, impedendo di scattare una fotografia decente, trasformando il castello di Warwick in quello di Disneyland, scarsamente seguiti dal sorriso imbelle degli evanescenti genitori incapaci di comprendere che un decenne, alla domenica, va portato a giocare all’aperto e non tra severe pareti rivestite di quercia scura.

Corte interna – da andrewtat.wordpress.com

A proposito, all’aperto le attrazioni non mancherebbero neanche. Sulla riva dell’Avon è stata installato un trabucco, una macchina da guerra medievale, e gli addetti amano offrire ai visitatori la dimostrazione pratica e realistica della sua devastante potenza, per quei tempi ovviamente.

Non meno interessante è l’esibizione dei falconieri, che non usano falchi come il nome suggerirebbe, bensì aquile di una taglia tale da indurre a un certo timore.

Una delle aquile di Warwick – da http://www.warrenwilliams.co.nz

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Irrinunciabile, se Giove Pluvio lo consente, un’escursione nel parco meravigliosamente curato, con un prato inglese che più inglese non si può. Ricordo che l’impressione di tappeto verde fu tale da indurmi a togliermi scarpe e calze, suscitando sì imbarazzo e riprovazione tra i britannici che incontravo, ma godendo di una sensazione indimenticabile di accoglienza e morbidezza. Il manto verde era ancora umido di pioggia, e l’impressione era quella di scivolare su una carezzevole superficie fatta d’acqua e di piume.

Il parco – da http://www.kto-to.de

Prato “inglese” – da en.wikipedia.org

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Siamo qui da un bel po’, per torri e merlature, ammirando le esibizioni di falconeria oppure i duelli medievali a piedi e a cavallo, godendo degli attimi di relax nel vastissimo parco sulle rive dell’onnipresente Avon, scorrendo, come fosse un album 3D a grandezza naturale, le raffigurazioni dei momenti che hanno fatto la storia di queste contrade, gustando le riproduzioni multimediali di eventi memorabili, e ancora permane la sensazione di non aver visto tutto, quando, quasi inaspettato, giunge l’annuncio che è giunta l’ora fatidica, l’ora di chiusura. Come, di già? Ma se sono appena le cinque! (le sei in estate, bontà loro).

C’è poco da fare, gran parte dei musei inglesi chiude alle diciassette, forse per dar modo al loro personale di conservare un’antichissima tradizione british, quella del tè delle cinque. Fateci l’abitudine, oppure cercate di programmare la vostra visita come se fosse una Strafexpedition, il che però non mi pare il massimo del divertimento.

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Si torna a Brum, in treno of course. Solamente durante il tragitto ci si accorge che per tutto il giorno non abbiamo fatto altro che salire e scendere, camminare colla tipica andatura museale stop and go, correre per riuscire a vedere tutte le esibizioni, e se per caso fossimo di memoria corta, le gambe doloranti ne sono ottime supplenti. Si rimane con lo spirito combattuto tra l’eccitazione per aver potuto godere di sensazioni indimenticabili, e il vago dispiacere causato dalla sensazione di esser dovuti scappar via dalla festa prima che arrivi la torta. Non fa nulla, se non piove possiamo farci una capatina anche domani stesso, tanto è a un tiro di schioppo da Birmingham. Appunto, proprio qui sta il colmo e il bello: per quanto insulsa si possa trovare questa città, è circondata da posti meravigliosi, Birmingham gode di una posizione centrale invidiabile, collocazione geografica che la frequentatissima e blasonata capitale non può vantare neanche minimamente.

Bene, se vi è piaciuta la gita, ci sono tante altre destinazioni facilmente raggiungibili in treno che meritano di essere visitate. Io sono a vostra disposizione.

Segue…

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