Canaglie

Immagine da: blogs.scientificamerican.com

Cos’è uno stato canaglia?
Se andiamo a fare un ricerca in rete se ne ricava che si tratta di uno stato la cui forma di governo ha aspetti autoritari, opera in violazione dei diritti umani, attenta, talvolta in maniera evidente e talvolta con mezzi subdoli, alla stabilità di paesi considerati “nemici”, detiene e ostenta sistemi in grado di provocare distruzioni di massa.
Detto ciò, provate a fare un elenco di stati simili, e suppongo che vi verranno in mente i soliti nomi, presenti e passati.
Forse non tutti si rendono conto di quante vittime, anche italiane, stia provocando il più potente stato canaglia del mondo: gli USA.
È innegabile che con Donald abbia fatto la comparsa una deriva autoritaria nella conduzione di governo. Che ciò sia dovuto al carattere, a una scelta politica, all’alzheimer ha poca importanza. Così è.
I diritti umani sono garantiti di nome, non di fatto, né per gli strati sociali più poveri del paese e men che meno per le popolazioni di stati autoritari “amici” degli USA.
Sempre nell’ottica di misurare tutto secondo la loro convenienza economica, gli USA hanno diviso il mondo in due categorie, quelli che fanno comodo e quelli che non fanno comodo, cercando in tutti i modi, leciti e soprattutto illeciti, di rovesciare i regimi di quelle nazioni “scomode”, e questo a prescindere dal loro stato di democraticità.
Quanto alle armi di distruzione di massa, immagino che l’arsenale nucleare sia al primo posto dei vostri pensieri. Però in tutte le nazioni che dispongono di tali armi
è diffusa una decisa riluttanza a farne uso, essendo ben consapevoli di quali sarebbero le conseguenze.
Da qualche tempo però si profila all’orizzonte, anzi direi che è già sopra le nostre teste, un altro sistema per sterminarci, e gli USA hanno deciso di premere il fatale bottone per la distruzione di massa. Si chiama riscaldamento globale del pianeta.
Anche se molte nazioni concorrono più o meno consapevolmente a questa tragedia planetaria, gli USA sono gli unici che se ne fanno un vanto, e si divertono a ridicolizzare i ripetuti allarmi degli scienziati, negando persino l’evidenza.
“Bisogna smetterla con questa costosissima cagata del riscaldamento globale”, questo è il concetto espresso più volte da Donald, e il dramma è che molti, troppi, americani prestano fede a quelle parole demenziali, ignorando che si tratta di una politica di bassissimo livello per favorire la grande industria americana, deus ex machina della nazione.
Badate, non è solamente l’innalzamento del livello del mare che deve preoccupare, bensì è lo sconvolgimento degli eventi climatici a fare i maggiori danni. Ne abbiamo avuto appena un assaggio quest’anno, e sarà sempre peggio.
Lo scioglimento dei ghiacci del polo Nord sta addolcendo le acque dell’Oceano Atlantico settentrionale, il che potrebbe far scomparire la Corrente del Golfo, con tutte le nefaste conseguenze sulle condizioni climatiche in Europa. Tanto che lo sappiate, Roma è alla stessa latitudine di Chicago, e Milano corrisponde a Montreal, in Canada, perciò dovremmo aspettarci lo stesso clima di quelle città, se non peggio ancora a causa della polarizzazione degli eventi meteorologici.
Quindi non limitatevi a maledire i fondamentalisti islamici, i suprematisti bianchi, i guerrafondai e i razzisti di ogni sorta, perché sul pennone della Casa Bianca invece della bandiera a stelle e strisce dovrebbe pendere uno straccio nero col teschio e le tibie incrociate.

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E allora il PD?

Ce lo chiede l’Europa!
Appunto, ce lo chiede Lei, per il nostro bene, come farebbe una mamma.
Ci chiede di continuare a tirare la cinghia, e soprattutto ci chiede di non fare le cicale in pensione. Ragazzi, qua non ci sono più soldi per andare in pensione dopo quarant’anni di lavoro, e portate pazienza, perché se insistete a voler andare in pensione mettete in pericolo i risparmi degli italiani.
Ah, sì, ora ricordo, i risparmi degli italiani, quelli di Banca Popolare di Vicenza, di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, di MPS, di Banca delle Marche, di Cassa di Risparmio di Chieti, di Cassa di Risparmio di Ferrara, e dei soci COOP, sì, di quelli non ci dobbiamo preoccupare, tanto sono già sfumati, perché chi doveva vigilare sui risparmi degli italiani (gli stessi personaggi che si stracciano le vesti oggi) non hanno vigilato, e non voglio dire altro…
Dicevamo, ce lo chiede l’Europa.
Un momento, ma stiamo parlando della stessa Europa attenta ai conti, morigerata, austera, virtuosa, quella stessa che ci da lezioni di continenza?
Io non ne sarei tanto sicuro, giacché il parlamento UE a Bruxelles ha appena respinto un emendamento per riformare il trattamento pensionistico privilegiato degli eurodeputati.
Questi (dis)onorevoli, al raggiungimento della veneranda età di 63 anni (e non 67 come da noi) si portano a casa un assegno mensile per il quale non hanno mai versato un euro di contributi.
Ma, dico, questi non ci pensano ai risparmi degli italiani?
E allora il PD?
Di certo non c’hanno pensato gli eurodeputati targati PD Bresso, Chinnici, Costa, Cozzolino, De Castro, De Monte, Gentile, Giuffrida, Morgano, Panzeri, Paolucci, Picierno, Sassoli, Viotti, Zanonato, i quali hanno votato per respingere l’emendamento e per mantenere i privilegi.
Come se questa fosse una novità…

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I soliti sospetti

Shining

Dal film “Shining”

Non sarà un granché il vice-vicepremier Giuseppe Conte, però è di quella razzaccia che va a leggere le righe scritte in piccolo, e che anzi si diverte a scriverne di altre ancora più involute. In poche parole è un avvocato.
Lo sapevate che gli avvocati non godono di buona fama, vero?
Nel film “L’uomo della pioggia”, con Matt Damon, raccontano questa storiella: che differenza c’è tra un avvocato e una prostituta? La prostituta, quando sei morto, smette di fotterti.
Ancora più cattiva è quella che recita Robin Williams nel film “Hook – Capitan Uncino”: ho letto di recente che adesso per gli esperimenti scientifici si usano gli avvocati al posto dei topi. Lo si fa per un paio di ragioni: la prima è che gli scienziati si affezionano molto meno agli avvocati, la seconda è che ci sono certe cose che nemmeno un topo di fogna farebbe mai.
Suppongo allora che pure l’avvocato Giuseppe Conte avrà qualche nemico, e ora, questo è sicuro, ne ha uno in più: Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della Sera.
La storia è presto detta: durante l’esame del decreto fiscale, l’avvocato ha scoperto l’esistenza di un articoletto seminascosto che “qualcuno” aveva infilato a tradimento. Si trattava dell’articolo 23, “Disposizioni urgenti relative alla gestione liquidatoria dell’Ente strumentale alla Croce Rossa Italiana”, (circa 84 milioni di Euro, ovvero quasi 170 miliardi di Lire) del quale nessuno sapeva niente.
L’articolo clandestino è stato ovviamente stralciato dal decreto, e rimandato a un esame più approfondito, ma se “qualcuno” s’era preso la briga di scriverlo appare evidente che confidava nella proverbiale negligenza del lettore governativo. Chissà quante volte era già successo qualcosa del genere, e invece in questo giro hanno trovato quello pignolo…
Orbene, direte voi, che c’entra il Corriere della Sera in tutto questa storia?
Il fatto è che parte di questi soldi andavano alla struttura commissariale retta da Patrizia Ravaioli, già direttore generale della CRI, e oggi liquidatore, nonché moglie di Antonio Polito.
Ahi ahi ahi Giuseppe, ora mi sa che il bell’Antonio non perderà occasione di attaccare te e il tuo governo sul Corriere, e lo farà col dente avvelenato di chi è costretto a vendicare l’onore ferito della consorte.
Va da sé che queste mie sono soltanto illazioni, magari Antonio Polito si asterrà dal commentare ogni avvenimento politico per scongiurare il conflitto (coniugale) d’interesse, magari si dimostrerà olimpico, però, giuro, quando mi capita di vedere la sua faccia, la sua espressione, le sue movenze, mi viene da pensare che di lui non mi fiderei nemmeno se dovessi chiedergli un’indicazione stradale.
Auguri vice-vice, e guardati le spalle.

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Le età

Immagine da wired.it

Vediamo se vi ricordate le principali fasi della civiltà umana
Età della pietra.
Età del rame.
Età del bronzo.
Età del ferro.
Oggi, in che età siamo?
Verrebbe da rispondere che siamo nell’età della plastica, ma ritengo che questo pervasivo materiale sia solo una delle manifestazioni dell’età che stiamo vivendo, come la ruggine lo era nell’età del ferro. Non si dovrebbe dimenticare che buona parte degli aspetti tecnologici che definiamo “moderni” derivano da un insieme di elementi che coniugano nuove forme di energia, quella elettrica in primis, e nuovi materiali, come per esempio le leghe leggere o le terre rare.
Mi si permetta allora di definire questi nostri tempi come “L’età del troppo”.
Convengo con voi nell’osservare che le ricadute di questa fase non sono uniformemente distribuite, ma non lo erano nemmeno quelle delle precedenti fasi protostoriche, però esiste una tensione universale che trova desiderabile alcuni aspetti gratificanti dei principali aspetti di questa nuova età.
Pensateci un attimo, il “troppo” è il marchio di fabbrica del primo mondo nel quale ci troviamo.
Troppo si mangia, e così siamo troppo grassi.
Troppi zuccheri e troppo sale nei nostri cibi e nelle nostre abitudini.
Troppe automobili e ciclomotori in città a fuori, e troppi gas di scarico.
Troppo caldo nelle case e negli uffici.
Troppi ammennicoli elettronici che diventano obsoleti troppo presto.
Troppi rifiuti, che poi vengono trattati troppo male.
Troppi centri commerciali, nei quali c’è quasi sempre troppa gente.
Troppo scadenti i capi di abbigliamento, e troppi nei nostri armadi.
Troppa fretta per andare da qua a là, e da là a qua.
Troppo facile fare e disfare un’unione.
Troppe voglie da soddisfare prima di subito.
Troppo bravi a scuola, tutti, e perciò troppo liberi di fare e non fare.
Troppe immagini e troppo suggestive per essere vere.
Troppo caldo e troppa pioggia nei nostri inverni.
Troppo forte la cacofonia di voci e rumori nei quali siamo immersi.
Troppo volubili le nostre opinioni, a causa di una memoria troppo corta.
Troppa aria condizionata, e sempre troppo fredda.
Troppo pesante il cemento che spargiamo ovunque.
Troppo sazi per comprendere chi ha fame.
Troppo artificiale la nostra vita.
Troppe parole che poi nessuno legge.
Nemmeno queste.
Per fortuna.
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Ritmo vitale

Il primo davanti al secondo,
poi questo d’un tratto s’avanza
a un ordine inverso dettare.

Nessuna vittoria o rivalsa,
è solo uno scambio di ruoli
tra chi guida e chi segue.

Ora che il moto è compiuto
tocca a chi è dietro quel gesto,
specchio di quanto è accaduto.

Fermo nel suo effimero ruolo
è paziente l’altro che aspetta
di cedere senza impedire.

Sembra una facile danza
di cui non si vede la fine,
che solo il destino risolve.

Il passo ha chiari principi,
mai un’impronta sull’altra
e il presente attende il passato.

Chi manca alla regola è goffo,
arranca in scelte già fatte
o giudica di essere Dio.

La via invece è dettata,
due strade sullo stesso percorso,
e cosi la vita cammina,
in due.

 

 

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