Val d’Argent 2019

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Val d’Argent 2019

 

 

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Il tempo su di noi

Gatto Atlantico

Il tempo non esiste ma si vede. Un po’ come quelli che dicono che non esiste la canzone d’autore ma la ascoltano.

Ma non voglio parlare di musica. Voglio parlare di corpo e di viso e di cambiamenti.

Ringrazio molto – adesso – il non aver mai dato una importanza decisiva al mio aspetto fisico. Sia chiaro: sono una donna, quindi ci tengo. Tengo molto al decoro, alla pulizia, al viso rilassato, ai capelli in ordine di fronte al disordine. A coprire i capelli bianchi. A usare creme rinfrescanti.

Mi piacciono tantissime cose che sono assolutamente leggere. Adoro le borse, gli accessori, le scarpe, i gioielli. Non sopporto di abbinare colori sbagliati. Eccetera.

E quando mi dicono: stai bene, sembri più giovane, sei carina, sei bella, si affascinante e tutte le cose che ne conseguono sono sempre contenta e grata.

Quando dico che ho dato poca importanza all’aspetto fisico, intendo…

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Il Presepe di Stelio

Gatto Atlantico

Magari l’albero no.

Ma il Presepe era essenziale. Senza Presepe non era Natale.

Stelio in realtà amava i pupazzetti, le statuine, i soldatini, insomma: come si chiamano? quelle cose lì. E ne faceva collezione. Me lo ricordo a Parigi incantato ad ogni negozietto che vendeva questi oggetti. Ci si perdeva.

Ci si perdeva anche quando vedeva le tazzine di caffè. Ma quella giusta non la trovava mai e quindi la lasciava lì.

I pupazzetti no.

Figuriamoci quindi il Presepe.

Aveva in effetti un bambinello in porcellana di dimensioni enormi: sembrava un gigante. lo costrinsi a Piazza Navona a comprarne uno adeguato.

Per il resto il suo era un Presepe storico.

C’erano colonne, capitelli corinzi, riproduceva deserti e metteva egiziani e antichi romani.

I Pastori in effetti, con le zampogne e le ciaramelle, stridevano. Ma aveva la sua idea di globalizzazione geografica.

Lo scorso anno ho dovuto di nuovo sistemare le…

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Una vita spettacolare

Ogni giorno è uno spettacolo,
scena d’improvvisi artisti
sul battuto palco della vita.
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Tienti caro il tuo biglietto
e scendi tra le serrate file
d’una platea senza maschere.
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Cerca il posto a te riservato,
ma i numeri sempre cambiano
e spiegazioni non se ne danno.
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Nessuno si volge o s’alza
pur se t’affanni e disturbi,
sbandato in un mare di teste.
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Così di poltrona in poltrona
accetti la prima vacante
fingendola tua per diritto.
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Una o non una non importa
ormai quello è il tuo posto
e che gli altri pensino a sé.
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Ora il quadro è completo
finalmente il sipario si alza
su ciò che è concesso vedere.
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Guarda in faccia il pubblico
che attende la tua esibizione,
il numero che hai loro promesso.
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Lo scenario ti sta ora alle spalle
magari non è dei più amati
però tale t’ha serbato la sorte.
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Disfatto s’è il canovaccio,
sparito pure il programma,
ti tocca recitare a soggetto.
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Per ognuno di loro è lo stesso
di palco e di scena all’istante
nella parte decisa da altri.
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Essere è cedere, sedotti da
una folle rivista di guitti
nel teatro dei mille specchi.
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Il beffardo loggione fischia,
mendace è il suggeritore,
e l’ennesimo fiasco saremo.
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Perciò goditi lo spettacolo
qualunque trama ne sorga
e recita meglio che puoi.
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Se poi ridendo ti va di applaudire
fallo pure senza ritegno,
in fin dei conti applaudi te stesso.

 

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