Enrico, Sergio Endrigo, la musica e altre storie

Gatto Atlantico

13221660_1195097703835641_8747802159290306949_n

Me lo ricordo quel giorno a Zagarolo. Che detta così può sembrare uno scherzo. Invece è un ricordo, di tanti anni fa. C’era il Festival Stradarolo organizzato dai Têtes de Bois e c’eravamo noi di Radioscrigno, con Timi e con Cristina. E poi c’era un giradischi e i potenti mezzi di Radio Rai. E c’erano Sergio Endrigo e Enrico de Angelis.

Li guardavo entrambi: uno era il grande Sergio, così amato da mio padre che cantava sempre partirà la nave partirà dove arriverà questo non si sa, sarà come l’arca di noè, il cane il gatto io e te. Che poi lui era amico di mio nonno Augusto, che gli vendeva il pesce buono a via del Leoncino e lui gli regalava i 45 giri. Che puntualmente venivano distrutti dai miei fratelli piccoletti quando io nemmeno ero nata.

Che mamma me lo disse quel giorno: e diglielo no, di tuo…

View original post 400 altre parole

ABBIAMO FATTO BENE

Gatto Atlantico

Stamani un’amica carissima mi ha chiesto: abbiamo fatto bene?
Sia chiaro: era come me convinta del suo voto nel merito. Ne avevamo parlato lungamente. Ma anche mio fratello stamani diceva: quando “vinco” mi sento sempre dalla parte del torto.
Ed è giusto: è questa la prima ragione per cui ABBIAMO FATTO BENE. Perché sappiamo porci dei dubbi, anche quando le nostre decisioni sono frutto di lunghe e approfondite meditazioni.
E ABBIAMO FATTO BENE proprio perché le abbiamo fatte quelle meditazioni, abbiamo soppesato le ragioni, abbiamo letto, confrontato, ci siamo informati e abbiamo deciso che era NO.
E ABBIAMO FATTO BENE perché il nostro era un voto di coscienza.
E ABBIAMO FATTO BENE perché essendo di coscienza era un voto senza paura.
E ABBIAMO FATTO BENE perché quando si vota per paura si rinuncia alla propria libertà.
E ABBIAMO FATTO BENE perché ogni volta che abbiamo scelto per paura abbiamo regalato…

View original post 749 altre parole

Sulle tracce di Dio

Gatto Atlantico

Dio non è morto; non credo almeno. Credo invece che Dio se ne sia andato. Qualcuno potrebbe dire forse che ad andare via siamo stati noi.

Ma noi siamo sempre rimasti qui. Però siamo cambiati, abbiamo deciso di vivere la nostra vita in un altro modo e Dio se ne è andato.

Quando parlo con amici musulmani scopro una cosa che a noi non appartiene. Col tempo ho capito che una volta apparteneva anche a noi. Loro non hanno “fede”: loro non credono in Dio. Il Dio – come dicono loro – semplicemente è accanto a loro, fa parte della loro vita, è come mangiare dormire amare, avere gambe e braccia. Dio per loro è come tutto quello che vedono, toccano, sognano.

Conosco anche molti ebrei. La maggioranza degli ebrei che conosco è atea. Ma nessuno di loro ha perso quel Dio che nominano poco e col quale hanno un…

View original post 330 altre parole

I girasoli

Lastoffagiusta Dal blog www.lastoffagiusta.i

I girasoli

 

 

.

.

.

La Terza Fila

Gatto Atlantico

Stasera sono andata a Teatro, all’Argentina. Eravamo sedute in terza fila e lo spettacolo è stato fantastico. D’altra parte si trattava di un “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini messo in scena da Popolizio: il massimo della bellezza che mi potessi aspettare di trovare.

Che bell’incontro il mio con il teatro. Ero una ragazza di liceo quando quella professoressa – di cui non ricordo il nome – ci trovava proprio i biglietti per l’Argentina a potevamo vedere certe cose della Commedia dell’Arte. A me e a Flavia piaceva molto andare. Poi incontrammo Dario Fo e fu davvero tutto l’amore del mondo.

Un po’ più grandi abbiamo fatto abbonamenti da studenti e poi Maurizio Scaparro, che era mio vicino di casa, mi invitava alla prova generale dei suoi spettacoli. Ma che fortuna eh.

La fortuna più grande è stata incontrare Stelio che il Teatro proprio lo aveva fatto. Con lui…

View original post 362 altre parole

Lampi di Cassandra / SPID o non SPID?

Fonte: Punto Informatico del 7/11/16

di M. Calamari – “Essere o non essere digitali” è il grande quesito al quale noi italiani dobbiamo rispondere. Il rischio di furti di identità c’è ma fino a quando SPID non sarà realmente sicuro è meglio attendere

081210.wired.spy-cloud.large

Oggi l’amletico dubbio contenuto nel titolo, particolarmente evidente per i lettori che già conoscono le precedenti esternazioni di Cassandra in tema (questa e quest’altra), sarà sciolto razionalmente senza ricorrere alla divinazione, non dubitate.

Riassunto delle puntate precedenti: a parere di Cassandra solo la SPID di livello 2 con token OLTP o la SPID di livello 3 con token crittografico possono essere considerate affidabili.
Visto che a tutt’oggi nessuno ancora le fornisce, non bisogna (almeno per ora) usare o richiedere la SPID perché troppo insicura dal punto di vista informatico: rappresenta un rischio elevato (una grande superfice di attacco) alla propria “identità digitale” intesa in senso esteso.

Sul Fatto Quotidiano online è stato pubblicato di recente un video molto ben realizzato, che spiega come utilizzare mezzi illegali ma semplici, anzi banali, per ottenere l’identità digitale di un altra persona. È bene ripeterlo: per ottenere l’identità digitale di un’altra persona. Il video in questione, oltre che agghiacciante, è pure divertente, e Cassandra ne consiglia fortemente la visione prima di proseguire.

Riassunto del video: Il giornalista si è procurato i dati personali pubblici di una persona, ha rozzamente e velocemente falsificato due documenti di identità, e li ha usati per ottenere la SPID, ingannando l’operatore del fornitore di SPID che li esamina e li autentica utilizzando la webcam del portatile.

Bene, sorvoliamo sul fatto che durante la realizzazione del video, così ad occhio (Cassandra fa la profetessa e talvolta l’ingegnere, non l’avvocato), sono stati compiuti almeno tre reati tutt’altro che lievi. Tralasciando come detto queste “pinzillacchere”, citando il grande Totò, analizziamo direttamente la “procedura” seguita.
Quello che è stato violato non è il meccanismo informatico della SPID in quanto tale, ma uno degli svariati metodi per ottenerla da un fornitore certificato (attualmente ce ne sono 4), metodi che sono in parte lasciati all’arbitrio del singolo fornitore di SPID.

Il nocciolo del problema è che se falsificare documenti di identità che debbano essere “utilizzati” nella maniera tradizionale è operazione molto difficile, falsificarli per usarli davanti a una webcam è ridicolmente facile. Non è un caso che per facilitare la diffusione della SPID, tra le varie modalità di rilascio siano previste non solo la tradizionale visita di un apposito ufficio o l’utilizzo di una firma digitale (equivalente all’ancora inesistente SPID livello 3), ma anche modalità online molto semplici e “amichevoli” (ma certo non sicure) come la webcam. E non è nemmeno un caso che di solito le operazioni tradizionali e scomode siano gratuite mentre quelle online, semplici e comode, siano a pagamento. Non dimentichiamo che i fornitori di SPID sono aziende, e che come qualsiasi azienda devono, dopo essersi certificate e operando in base a regole tecniche precise, generare profitto.

Ma basta ripetere concetti già noti, che rischiano di diventare noiosi. Se avete preso in considerazione la possibilità di aggiungere la SPID alle altre identità digitali di cui siete probabilmente già in possesso (Tessera Sanitaria, Carta di Identità Elettronica, Carta Nazionale dei Servizi, Firma Digitale) e non lo avete fatto perché negativamente influenzati da Cassandra, adesso dovreste porvi un quesito e trovare la relativa risposta: “Io la SPID non la vorrei avere, ma visto che è possibile che altri la ottengano fraudolentemente al mio posto, forse è meglio che la chieda prima io e poi magari non la utilizzi, tanto è anche gratis.”
Domanda sensatissima, tanto più che avendo la SPID potreste chiedere in ogni momento l’elenco degli accessi effettuati e accorgervi se qualcuno la sta usando al vostro posto.
Come aiuto per trovare una risposta, e anche per rendersi conto di quanto siano complesse le problematiche da affrontare, Cassandra consiglia la lettura della pagina FAQ nel sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale. Basta consultarla e magari scartabellare anche un po’ tra gli altri regolamenti della SPID, per darsi la risposta. La risposta è “NO”.

La SPID appartiene infatti a quella classe di identità digitali che possono essere multiple; insomma voi (e in maniera truffaldina altri) potete ottenerne più di una.
Non potete ottenere due carte di identità digitali, come non potete chiedere due tessere sanitarie, ma dovete denunciare la perdita, furto o distruzione della prima e farvene rilasciare una seconda.
È invece possibile, ragionevole e in certi casi necessario avere più di una firma digitale, come succede da sempre anche per la firma autografa, ad esempio l’amministratore di un’azienda che firma in un modo per gli atti aziendali e in modo diverso per quelli personali.
E poiché il fatto di aver richiesto la SPID non impedisce che altri ne chiedano una seconda, utilizzando metodi fantasiosi come quello illustrato sopra, potete continuare tranquillamente (mica tanto) a farne a meno.

Potete quindi continuare pazientemente ad attendere una SPID di livello 2 con token OLTP o di livello 3, sicure e rilasciate con metodi altrettanto affidabili, almeno fino a quando avere la SPID non diverrà obbligatorio.
Obbligatorio?!? Cassandra non vuole azzardare oggi altre profezie di sventura, ma solo far notare che, almeno a sentire i media, lo è già adesso in casi particolari, ad esempio per ottenere il “Bonus 18 anni” di 500 euro, che può essere richiesto solo ottenendo prima la SPID.

L’amletico dubbio se “Essere o non essere digitali” insomma, ha in questo caso una facile risposta.

Marco Calamari
Lo Slog (Static Blog) di Marco Calamari
L’archivio di Cassandra/ Scuola formazione e pensiero

Oggetti d’amore

img_3785 Il vecchio baule

Alma sapeva di dover liberare la casa al più presto e consegnarla vuota al proprietario dell’appartamento dove aveva trascorso la giovinezza.
Mamma Franca era passata a miglior vita il primo giorno di primavera, deceduta improvvisamente, senza disturbare, proprio come aveva vissuto. Rimasta vedova ancora giovane non si risposò mai, neppure quando la figlia Alma la lasciò per trasferirsi in un’altra città a convivere col fidanzato.
Benché diplomata, Franca, dopo aver trascorso infanzia e giovinezza in un collegio di suore perché orfana, scelse il mestiere di sarta poiché nutriva grande passione per i lavori artigianali. Era una di quelle sarte con le cosiddette “mani d’oro”, la permanenza forzata in istituto l’aveva stimolata a scoprire le proprie capacità di ricamatrice, sarta, magliaia e anche rammendatrice provetta. Insomma usava aghi, fili e lane come fossero bacchette magiche capaci di realizzare autentici prodigi.
Tale peculiarità l’aveva resa popolare. In paese, infatti…

View original post 964 altre parole